Entriamo nella Divina Litologia che per questa occasione è stata un po' combinata, certamente custodendo la parola di Dio prevista dalla Santa Chiesa e sistemandola un po' tra la messa di questa sera, quella di domani e poi forse nella memoria almeno quella di 50 anni fa. Insieme alla Gisella e a Italo, lì nel secondo banco, ci sono altri due sposi che proprio in questi giorni ricordano le loro Nazze d'Oro. Noi siamo qui a ringraziare il Signore, perché in un modo o nell'altro siamo tutti figli, cugini, nipoti di questa avventura d'amore. E siamo inevitabilmente e appassionatamente attenti a persone che non vediamo, perché sono già nel giardino del Signore. Anche loro dobbiamo rendere presenti con grande affetto, riconoscendo tutto il bene che il Signore ci ha fatto anche attraverso di loro. Se poi c'è qualcuno che magari aspettavate che ci fosse e non c'è, sapete perché forse non c'è, rendetelo presente con il vostro affetto. c'è in ogni caso una notte che ci aiuta molto a celebrare questa liturgia. perché il Vangelo di questa Domenica ha una particolare attenzione per tutto quello che in noi è piccolezza, minorità e che dunque esige in modo assoluto una manifestazione e una celebrazione fortissima della misericordia di Dio. E quindi è una messa di lusso, insomma, dove i festeggiati possono rendere atto che si può essere piccoli, poveri, inadeguati, mancati in tanti doni, perché tanto c'è lui. E più noi siamo piccoli, più noi siamo poveri, più noi siamo peccatori, più il Signore manifesta e dona la sua misericordia. Ed è nella misericordia del Signore che chiediamo di essere in questo momento accolti insieme a questi sposi, insieme ai loro cari che in questi cinquant'anni si sono aggiunti, tutti contenti del nostro grande bisogno che il Signore sia misericordioso. Per fortuna c'è lui, per grazia di Dio c'è lui. E noi ci lasciamo prendere per mano e ci lasciamo abbracciare, appunto, dal suo misericordio, che vince ogni ostacolo, ogni lottadanza, ogni fedeltà, e che in questo momento ci raccoglie nella pienezza della pace. Ma per dire proprio una parola, che per me è stata importante, quando ho visto che oggi questa è la parola che il Signore ci regalava, ho avvertito di una grandissima riconoscenza. perché nelle cose che sono nostre, ma che soprattutto sono di Dio, e che sono di Dio per noi, c'è una condizione molto importante, che non siano difficili, che non esigano delle grandi virtù, che non esigano delle fortezze interiori o psicologiche di grande richiede. infatti il pane più saporito della nostra fede è il pane per i poveri, per i piccoli, un pane per i peccatori. L'intima verità della fede è la santezza. Per migliaia di anni, i nostri padri ebrei, oggi presenti, per la bellezza anche della prima lettura che abbiamo celebrato, sempre di più si sono imposti alla storia delle fede e alla storia dei popoli come i grandi annunciatori della salvezza. Un certo catechismo di campagna viceversa aveva suggerito alla mia generazione che in paradiso bisognava meritarlo, ma la diversità e il confronto è inevitabile. dopo per rendere possibili le cose è stata tirata fuori la storia del purgatorio, è stata tirata fuori la storia delle indulgenze, dei pellegrinaci penitenziati, non c'è bisogno di discutere la verità e l'importanza di queste affermazioni, ma non sono quelle che la parola evangelica di oggi e la circostanza che ci edifici vuole dire, perché la vita invece è salvezza. Per me è stato importante, quanto non sapendo quasi niente delle scritture antiche e delle antiche interpretazioni, sono venuto a sapere che la parola Gesù vuol dire salvezza di Dio. come ti chiami tu? Salvezza di Dio. E fin da quando è nato e per i pochi anni che è stato con noi, lui ha rivelato e compiuto i gesti fondamentali della salvezza. Per cui noi siamo tutti dei salvati e siamo tutti tenuti nella attenzione appassionata del Signore fino alla passione di Gesù, perché tutti possano essere salvati. Non so se c'è qualcuno non condannato e salvato o se c'è qualcuno invece che non c'è la cavalla. E quindi... Ma una circostanza come quella che ci unisce questa sera insieme, insieme tra l'altro a questi nostri amicissimi, altri due sposi, che festeggiano la stessa circostanza, credo nella stessa data, insomma, presso poco, ecco, siamo tutti dei salvati. Del paradiso non si può essere meritevoli, si può essere solo salvati. Ed è per questo che è stata providenziale oggi la parola che abbiamo ascoltato pochi istanti fa, dove la grande beatitudine, la grande lode a Dio, la grande bellezza della vita, è perché siamo salvati, non perché ce ne verifichiamo. La bellezza è proprio questa. Questi sposi che questa sera fanno festa per la loro storia anunziale hanno dei figli. E come sono questi figli? Salvati. Salvati. E noi che cosa dobbiamo dire del Vangelo e della vita cristiana? Che è una grande storia di salvezza. E si potrebbe addirittura dire che più è cresciuta dentro di noi la convinzione di essere dei poveri peccatori, più è cresciuta la meraviglia, lo stupore, il ringraziamento per essere stati salvati. La storia di questi 50 anni che cosa? È una storia di salvezza. E perché è una storia di salvezza? Perché certo è anche la storia della loro fragilità, della loro debolezza, della loro stranchezza, delle loro paure e di tante cose che nel linguaggio ecclesiastico si chiamano i peccati. Ma sono state tutte occasioni in cui Dio si è legato su di loro e ha annunciato a loro e compiuto gesti precisi nei loro confronti per dire che sì, è vero, erano peccatori, ma Dio li voleva salvare. salvare. E quindi noi nel nostro titolo questa sera e nella vicenda molto legata anche a poche persone che sono qui per ringraziare, stiamo però celebrando l'evento fondamentale della realtà della storia e del mondo. E quindi è importantissimo che chiediamo tutti questa grazia perché chiedendo al Signore il regalo della salvezza non è che gli chiediamo di riconoscere che siamo della brava gente, noi siamo gente da poco e 50 anni di storia insieme e certamente hanno rivelato tutte le fragilità, le piccolezze, le povertà, c'è anche la storia del tempo e nel tempo certe cose possono andare un po' meglio ma tante altre inevitabilmente portano dei problemi, delle oscurità. Ma tutto questo è salvezza. E quindi mi pare che l'augurio che questa sera dobbiamo fare, prendendo atto di una storia che è stata la storia della loro salvezza, noi chiediamo questa grazia, che ognuno di noi possa essere testimone di questo. Se uno è testimone di salvezza, non è che testimone di un funzionamento perfetto. E quindi certo, è per questo che è uno dei nomi più importanti della liturgia che stiamo celebrando, vuol dire ringraziamento. Certo, è che ogni giornata, anche la più difficile, deve sempre concludersi con un ringraziamento. Questo è estremamente bello, perché ci consente anche di pacificarci in modo profondo con tutte le nostre miserie, le nostre povertà, le nostre inadempienze, perché non va in paradiso chi ha i conti a posto, ma semplicemente chi si fa prendere per mano. E se conoscete qualcuno che non è neanche della possibilità di farsi prendere per mano, tenete conto che il Padre Eterno se ne accorge e manda qualcuno a prendere. E dunque questa sera la festa di questi sposi che ringraziano il Signore, dei loro figli, dei loro figli che tanto hanno imparato dai loro genitori, circa appunto la misericordia di Dio, il suo desiderio che ognuno possa percorrere una strada verso la pienezza della vita. Tutto questo è andato bene. Grazie a Dio non c'è da fare un processo né un elenco né una memoria impegnata nelle buone azioni, non c'è niente di tutto questo. tutto quello che ci raccoglie questa sera è semplicemente il rinnovare la buona notizia. Il Signore è buono e vuole la salvezza di tutti. Qualche rischio lo correrebbe qualcuno troppo persuaso di essere a posto o troppo sicuro di non essere ma pregando l'uno per l'altro questa sera ci diamo una mano perché ognuno possa entrare in questa pace. La condizione della salvezza evidentemente è che deve essere un regalo. Non è che tu puoi essere salvo se e perché te lo meriti. questo non va. Invece sei salvo perché Lui vuole la tua salvezza. Tutto questo deve essere tenuto in particolare custodia per tutti i nostri amici e sono molti che pensano di non avere la fede o dicono di non averla perché allora per loro c'è un compito e quindi qui bisogna che ci mettiamo di impegno che siccome non credono nella salvezza di Dio bisogna che vedano la salvezza che noi gli offriamo. Se potrete guardare con attenzione le scritture di questa liturgia vedrete che di questo si sottolinea la grande importanza. loro vanno a messa ma tu li inviti a cena. Loro non sono praticanti ma tu li inviti incessantemente nella bellezza e nella bontà della tua vita. Abbiamo qui un compito in me penso che senza di me lo staccia ma potrete rivedervi fra altri 50 anni e a quel punto con tutta la massa di gente che vi porterete dietro perché vogliono anche loro ringraziare per il bene che hanno ricevuto. quest'anno noi a livello di famiglia siamo stati coinvolti in una circostanza molto delicata perché il Signore è venuto a chiamare uno di loro tra l'altro dei fratelli i più piccoli. Io sono rimasto sgomento quando questo è capitato. e lo ricordo questa sera perché in quel momento ho detto al Signore com'è che hai sbagliato il conto il più vecchio sui dovevi prendere me così che saprei niente e lui non mi ha dato l'istossia. Oggi però mentre venivo a Bologna per questa messa è venuto in mente un pensiero che sicuramente voi dovete correggere insomma perché mentre pensavo a questa cosa il pensiero che mi è venuto è venuto a prendere lui perché era l'unico veramente a posto. infatti in queste settimane ho ricevuto moltissime lettere cartoline messaggi che mi parlano di questo fratello più piccolo e mi hanno convinto effettivamente che forse lui era proprio la posta. La cosa non è molto consolante soprattutto per chi patisce in modo più grave una partenza un distacco ma siccome mi è capitato in automobile questo pensiero ho pensato di dire bisogna che lo dica però questa sera che in ogni caso appunto siamo qui anche noi per ringraziare perché la strada buona è stata preparata per tutti e ognuno di noi è preso per l'anno e condotto per questo si è ringraziato il Signore non c'è nessuna condizione per questo sì ce ne è una averne bisogno questa è le condizioni e quindi i più convinti di non meritarsi proprio sono i più pronti e quelli che sono un po' meno pronti hanno sicuramente vicino qualche mano e qualche sguardo che li può chiamare raccogliere e portare insieme dunque siamo tutti sulla strada buona non perché siamo buoni ma perché lui essendo buono non può che volere la salvezza di tutti altrimenti non sarebbe Dio ma Dio appunto è buono a