Per entrare un po' nella parola preziosa che oggi il Signore ci regala, volevo partire da un termine che qualche anno fa mi si è chiarito, insomma, attraverso proprio il testo biblico, che è la parola vendetta. Oggi è presente nel primo testo dove dice ecco il vostro Dio giunge la vendetta, la ricompensa divina, e gli viene a salvarvi. Ecco, è interessante anche l'accostamento delle parole, insomma, proprio per capire che cosa vuol dire questa parola vendetta, che nelle vicende umane è una cosa tremenda purtroppo. Anche noi ci siamo vendicati e il nostro cuore poi si è riempito di amarezza. Mentre ci vendicavamo oscuramente pensavamo di fare giustizia e poi invece non abbiamo avuto pace. La memoria di noi vecchi è inseguita soprattutto da quelle vicende che non possiamo più riparare. Molte volte mi è capitato che anche quando una persona ha lasciato questo mondo, magari mi ha colto nel dolore per l'affetto che mi legava a quella persona, ma poi in certo modo più grave ancora, mi veniva nel cuore proprio il fantasma del non poter riparare l'aggressione con la quale magari avevo stabilito a certo punto delle parole o dei gesti, insomma. E' tenuti anche giusti, capite? Ecco. E quindi quando si parla della vendetta di Dio ci sia stata una cosa così, insomma, che tante le abbiamo combinate e adesso arriva. E per me è stato molto importante scoprire che questa parola vendetta ha una sua ultima illuminazione. Perché sapete, la vendetta di Dio è Gesù. E contro tutto il male che abbiamo fatto e che anche altri hanno fatto e il male che in ogni caso c'è nel mondo, la grande vendetta da Dio per tutto questo male è la croce del Signore. Perché la vendetta di Dio per il male è il suo grande bene. Perché, vedete, Dio non si vendica di noi, ma si vendica del male. Del male che può essere entrato nei nostri cuori, del male che certe volte domina entere culture o ideologie di violenza, il male che giustifica la guerra, male che giustifica anche delle violenze inaudite, e peraltro anche il male che ci imprigiona, il male che ci tiene prigionieri, il male che ci impedisce di vedere la strada della speranza, il male che ci impedisce di trovare dentro di noi parole di consolazione e di pace. Lui si vendica contro questo male. E come si vendica? Appunto non contro le nostre povere persone, ma facendoci dono della persona di suo figlio. e tutte le cose buone che Gesù è venuto a insegnare, a suggerire, a mettere nel nostro cuore, mettendo tra le sue mani dei grandi poteri di bene. Siccome ci sono grandi poteri di male, lui gli ha consegnato dei grandi impegni di bene. Vai a fare il bene, fino al bene supremo. Supremo. E questo Gesù è venuto ad insegnarci che il bene più grande che si può fare alla fine di tutto, quando si è cercato di dire qualche parola, o fare qualche azione buona, di andare a chiedere un po' perdono, in ogni caso sempre di perdonare, quando si è fatto tutto quello che si pensava di poter fare, resta un ultimo bene che si può fare, ed è un bene che peraltro avvolge tutta la nostra vita. Perché il massimo bene che possiamo fare è quello di regalare la nostra vita, di offrirla. Come noi la offriamo volentieri, insomma, no? Per i nostri figli, noi volentieri offriamo la nostra vita. in un momento delicatissimo, di pericolo, noi diciamo al Padre Eterno, oh, sta bene attento, prendi me, ma... non puoi mica prender lui. E se un nostro figlio fuggisse nella notte della sua vita, noi lo inseguiremo, e scopriremo che, mentre di solito la notte ci fa paura, lì non ci importa niente, perché noi lo stiamo cercando. E niente e nessuno può fermarci. E vedete, è per questo che dobbiamo ancora una volta ricordare l'immagine che è qui alle mie spalle, questo bellissimo Signore, no? Stamattina, mentre incensavo l'immagine del Crucifisso, dicevo, vabbè, o ci vediamo domenica prossima, o ci vediamo in Paradiso. Non perché io abbia la convinzione di andarci subito in Paradiso, ma però, cosa volete? La infinita misericordia di Dio alla fine prende su, prende su tutti, prende su anche gli sciagurati come me, insomma, quindi, o mi dà un appuntamento per domenica prossima alla Chiesa della Dozia, oppure ci vedremo là. E mi piace pensarlo, proprio così, vedete, con la bellezza di questa immagine, non posso parlarne troppo bene, perché l'iconografo che l'ha dipinto è qui stamattina, quindi bisogna che sia un po' moderato, però vedete, per esempio, com'è bello che quel Crucifisso abbia gli occhi aperti, perché non è un Signore dei morti, è un Signore dei viti, e Lui è venuto a liberare da tutte le porte di morte, perché tutto possa riprendere la vita. la vendetta di Dio, capite, quindi, è il perdono. Ci sarebbero delle cose anche carine, insomma, da dire di questo testo, sia per quello che riguarda la sua versione d'origine ebraica, sia le altre antiche, però sentite come lo dice, giunge la vendetta, la ricompensa divina, viene a salvarvi. Sentitelo come una cosa che cresce nella direzione della luce, no? È come se ci tirasse fuori. Attento, viene la vendetta, e poi è una ricompensa. Viene a salvarvi. Ecco, sei fuori. Esci dal tuo sepolcro di paura, o di ira, o di invidia, o di angoscia. Vieni fuori. Apriti. Ecco. Tutto il senso della vita, e della vita cristiana, è questo. Molte volte le nostre teologie, cupe, lo hanno immobilizzato, come se fosse un giudice che ci aspetta alla fine, è vero? Per vedere se abbiamo fatto bello o abbiamo fatto brutto. E però qui sostanzialmente da soli, con niente che siamo, no? Esposti come siamo a cadere, il primo idolo stupido che passa per strada, io gli credo subito, e gli cuoro dietro. È vero? E ma Dio non è così. Dio non è così. Già con i nostri padri, li ha accompagnati, ogni giorno, nel loro cammino nel deserto, nella loro storia difficile. È vero? che nella pienezza dei tempi è diventato la persona umana di Gesù, capace di toccare, di benedire, è vero? Con una attenzione, poi, che è molto interessante, che bisogna tener conto, anche quello, perché San Giacomo, scrivendo la sua lettera, dice, state attenti, eh, di non fare dei favoritismi personali. È vero? Ogni tanto questa espressione è tradotta con non fare preferenze di persona, ma è un po' pericoloso, perché invece Dio fa sì che bisogna farle le preferenze di persona. Guai a noi se non le facciamo. Perché? Perché se tu non fai preferenze di persone e dici, avanti, la porta è aperta per tutti, ci sono quelli in gagliardi e svelti che riescono ad entrare, ci sono quelli in zoppi che fanno più fatica e si chiudono i cancelli, e ci sono quelli che proprio non si muovono e sono lontani e allora qui non arriveranno mai. Per cui lui, invece, ascoltatela, quando potete, riascoltatela questa parola di Giacomo. Dice lui, bisogna farla la differenza. Per cui, se c'è uno che sta già tutto bene, eccetera, così, la tentazione è quella di dire, ops, stamattina è venuto l'onorevole, si accomodi, si metta qui, faccia vedere. E dopo c'è quello là, insomma, che magari fa anche qualche grigolino durante la messa che è un po' scompostino, che è vero, e allora quello lì dice, tu stai bene in fondo, ecco, tu stai bene in fondo, perché bisogna fare buona figura con l'onorevole. E lui dice, guarda che non è così, però, è vero, perché lui è venuto a rovesciare questa roba e quindi venendo ad aiutare tutti, però si comincia da chi ne ha più bisogno, si comincia da chi è più prigioniero ancora, si comincia quindi dal più cattivo, ma certo, dal più pecatore, è vero, si comincia da quello più lontano, non deve esserci il rischio che si pensi che qui nella chiesina della Dossa ci sono quelli che funzionano e fuori quelli che non funzionano, se così fosse Dio non sarebbe qui, ma invece Dio è qui perché siamo tutti degli sciagurati e quindi in questo momento questa qui è la sua corsia d'ospedale, ma intanto lui è là in fondo, poi è là in fondo, poi è in tanti posti che penso e che conosco e che bisogna che lui ci sia stamattina, bisogna assolutamente, perché domenica c'è il sole, ma in quella stanza là non c'è il sole, non c'è la pace, allora bisogna che lui sia proprio là, e lui ci tiene molto, capite, ad essere là, e quindi non fate dei favoritismi di persona, vuol dire non lasciatemi ingannare dall'apparenza, guardate bene nella sostanza, perché lui in questo senso è un padre molto, molto severo, in che cosa sta la sua severità? Perché lui li vuole tutti, capite? Allora, e te perché non me l'hai portato, e te perché sei stato via, e te perché l'hai giudicato, capite? Questo è il respiro di Dio ormai seminato nella storia, nella nostra liturgia di oggi tutto si raccoglie a questo miracolo che il Signore fa, ne fa tanti, chissà perché vuole raccontare proprio questo, ma anche questo invece merita attenzione, si tratta di una persona che è sorda e muta, è una malattia diffusa, no? Molto spesso quando nasce un bambino sordo c'è una grande preoccupazione perché facilmente neanche parlerà, è vero, facilmente non sentendo la parola, è vero, non solo quindi per un difetto organico, ma non non parlerà, perché? Perché non potrà ascoltare. Allora, qui si considera molto importante questo miracolo, e avete visto come è raccontato con grande enfasi, perché gli portano un sordo muto, e lo pregano di imporgli la mano, allora lui lo prende per mano e lo porta via, e fa tutta una cosa speciale, persino anche un po' imbarassante, è vero, perché dice che gli mette le dita negli orecchi, e poi dice, e con la saliva gli toccò la lingua, perché il traduttore italiano non ha avuto il coraggio di dire tutto fino in fondo quello che Gesù ha fatto, però se andate a vedere il miracolo del cieco nel Vangelo secondo Giovanni, è al capitolo 9, è lì spiega che cosa ha fatto, eh, perché lui, Gesù, l'ha sputtato per terra, e con la polvere e il suo sputto ha fatto del fango, l'ha preso, e poi gliel'ha appoggiato sugli occhi. questa cosa difficile, no, quasi imbarazzante, però, è molto importante nel linguaggio, perché, capite che lui, è come se l'avesse un po' creato, capite perché? Perché all'inizio la creazione dell'uomo è stata fatta con della terra, dove lui, dove Dio, dopo aver fatto quella figurina di terra, che era la prima creatura umana, gli ha soffiato dentro la sua vita, capite? Allora, è come se ripetesse questa cosa, e perché fa questa cosa? Perché, è per dire che proprio quella persona lì la deve rifare come tutta nuova, e quando il Signore ci perdona, è come se finalmente ci liberasse da una vita che non sa più ricevere niente e non sa più esprimere niente, perché siamo chiusi dentro. Allora, come un bambino che è importantissimo che possa ascoltare per poter poi parlare, è vero, e noi, è l'ultimo gesto che facciamo nella liturgia del Battesimo, proprio ricordando questo episodio del Vangelo, noi facciamo una benedizione sulle orecchie e una benedizione sulla bocca, e diciamo, Dio, che fa udire i sordi e parlare i muti, ti conceda conceda alla svelta di poter ascoltare la parola dell'Evangelo e di poterla comunicare. In certo senso, quindi, il sordo muto diventa il simbolo qui della condizione più grave, capisci? Di uno che non può né ricevere niente né dare niente. Di uno che, non avendo mai ricevuto niente nella sua vita, non è capace di dare niente. Gli altri dicono che è cattivo, che è violento, che bisogna chiuderlo in galera alla dozza, ma lui, vi assicuro, non ha ricevuto niente. Io ho conosciuto delle persone che non hanno ricevuto niente, e non tanto perché, capite, erano sordi dal punto di vista organico, ma perché non avevano mai ricevuto la parola dell'affetto, del perdono, della carezza, del bacio. E quindi, non avendo mai ricevuto parola d'amore, non avevano parole e non hanno parole d'amore dentro di loro da esprimere. Perché voi siete invece così teneri e affettuosi con le persone che Dio vi ha affidato? È perché molto avete ricevuto e continuate a ricevere. È vero, sapete che abbiamo questo debito immenso di restituzione, di qualche cosa, di quel molto di buono che abbiamo avuto. E accanto magari anche a esperienze meno felici, in questo momento ognuno di voi ha in mente dei volti, delle circostanze, delle relazioni in cui la bontà di Dio si è dilattata nei vostri cuori attraverso queste persone che sono stati i suoi angeli, i suoi annunciatori, i suoi donatori del bene che Dio ci voleva e che ci vuole comunicare. Allora, questo è un miracolo del sottomuto, capite? Diventa allora il miracolo della bontà infinita di Dio. La vendetta di Dio, dicevamo, è il suo fare il bene. Il suo fare il bene è riparare il male con il bene. Al carcere della dozza si tenta di riparare il male con il male. È un gioco che riesce poco. Invece, nella chiesa della dozza bisognerete cambiare registro, è vero? Cambiamo registro da oggi. Il male lo si deve vendicare con il bene. È vero? Capite? Davanti a tutto il male del mondo, ah, ma c'è troppa ingiustizia, bisogna fare giustizia. Benissimo, bisogna farla. Il problema è quale giustizia, come? Come la giustizia. Sia nelle relazioni personali, sia nelle grandi vicende della fatica, del travaglio, delle nazioni. Come fare? Capite? È un problema grosso questo qua. È un problema grosso. Io capisco che adesso, ieri in sera sentivo stamattina che il Presidente dello Stato di Israele ha molto congratulato il Presidente del Consiglio Italiano, perché anche noi siamo stati dentro nel gioco di queste sanzioni, no? Siccome c'è questa nazione iraniana molto pericolosa, noi cerchiamo di tagliargli i viveri, di non comprare più il suo petrolio, di metterli alla fame. Tra l'altro, cosa credete? Che in Iran, il Presidente dell'Iran, che è certamente molto responsabile di questo guaio, sarà alla fame? Non avrà più la benzina per l'automobile? Difficile pensarlo. Può essere che invece non abbiano più da fare la correnza elettrica in un ospedale dove se non c'è però la correnza elettrica è un bel problema, è vero? allora sono sempre e poi alla fine i piccoli e i poveri che pagano nella maggiore misura le vendette del mondo. Ieri e chi, insomma, trovano più il modo di cavarsela? Allora vedete Gesù che ci dice di cominciare dai poveretti e che per farlo si è fatto il poveretto più poveretto di tutti e si è messo vicino a tutti ha fatto in maniera che anche all'ultimo momento è vero quello che era crocifisso vicino a loro perché erano dei mascalzoni alla fine gli ha riaperto la porta sapete che io penso che si siano salvati tutti e due eh? Eh, sicuro perché quando il ladrone quello che si dice che è pentito dice ma cosa dice ma lui non ha fatto niente l'altro non ha più detto niente perché si è messo a piangere e quindi a quel punto gli è stata aperta forse per primo la porta del paradiso e quindi non ci dobbiamo mai stancare di osservare questa azione di Dio capite? perché c'è per fortuna c'è certe volte ci sembra molto rara ebbene guardate bisogna che aggutizziamo gli occhi non tanto forse solo questi ma gli occhi del cuore se aggutizziamo gli occhi della mente e del cuore vediamo molto di più non il male che c'è nel mondo ma il grande bene che c'è che forse non sempre sarà ufficiale non sarà sulla prima pagina di Repubblica o del Corriere vero ma che è nascosto nelle strade del nostro quartiere dietro molte porte che sembrano uguali a tutte le altre e invece in molti luoghi e presso molte persone ci sono grandissimi miracoli di amore e quindi quando Gesù è vero forse ha preso questo qui gli ha fatto tutto questo pasticcio poi alza gli occhi verso il cielo e dice è fatà che è un verbo della lingua ebraica che vuol dire apriti apriti è vero allora oggi mi permetto di dire portiamocelo a casa dalla messa questa parola apriti perché ci sono tante situazioni a casa e in giro e al lavoro e per strada e nelle scuole è vero che attendono questa invocazione e questo gemito apriti portiamolo a casa come memoria del bene che anche questa mattina riceviamo dalla bontà di Dio e come impegno però di essere l'eco della sua voce non possiamo essere noi capaci però possiamo certamente trasmettere con molta potenza con molta potenza è vero tutto quello che abbiamo ricevuto attraverso questo apriti perché ogni prigionia sia sciolta ogni catena cada ogni chiusura diventi scioltezza comunicazione comunione d'amore grazie a tutti grazie a tutti grazie a tutti