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XXVIIDomenicaTO-omelia-GiovanniNicolini-Dozza-20151004(24).mp3

Data: 04/10/2015

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Nella preghiera di questi giorni mi è sembrato che la parola che oggi il Signore ci regala per questa festa del Patrono è un po' un'immagine anche di noi. È come se volesse dirci, come accennavo all'inizio, come siamo, chi siamo, e appunto certo anche come dovremmo essere. Perché, vedete, a Bologna non c'è un'altra presenza del Signore che non sia quella dei Suoi discepoli. Così come a casa tua, tu sei l'immagine e la presenza del Signore. E quindi, qualunque sia poi la nostra vita, i nostri limiti, c'è una investitura a priori, insomma, capite? Noi siamo stati mandati per questo. Vedete, dice, il Signore mi ha consacrato con unzione, sarà quella del battesimo, sarà quella della cresima, non so. Mi ha mandato, mi ha mandato a portare il vieto annunzio ai poveri. Noi siamo tutti dei mandati. Il Signore ci ha riservato a sé in maniera privilegiata, evidentemente. Ognuno credo che potrebbe raccontare la bellissima storia d'amore che Dio ha intrecciato con lui, le vicende, le sconfitte, le speranze, le fughe. Ma tutto sempre è stata questa sinfonia d'amore, dove magari, come è noto, è un po' stonata, un po' laterale. Però siamo stati presidenti. E quindi questa è la nostra realtà profonda e la nostra responsabilità. Siamo il segno del Signore. Questo non si scatta, è vero? La prima destinazione della nostra vita, secondo il profeta Isaia, è quella di portare il lieto annunzio e la buona notizia alle parti afflitte del suo popolo. Sono i poveri, quelli che hanno il cuore spezzato, gli schiavi, i prigionieri, gli afflitti, li conoscevano. Sono qualche volta anche nelle nostre case, abitano vicino a noi, stanno nascosti, bisogna andarli a cercare. Sono troppo feriti e noi ne siamo fuggiti. siamo impauriti anche della nostra stessa vicenda e quindi non possiamo avere spazio. È una bambina un po' rapita che in questa domenica stiamo inseguendo con la preghiera, con qualche preoccupazione, con molto affetto e tante vicende vostre. Il Signore ci ha piegati sui Suoi figli più piccoli e più poveri. Non c'è neanche bisogno di fare cose speciali. Tra l'altro, in questa parte del profeta Isaia ci siamo dentro anche noi e dall'altra parte, perché anche noi siamo poveri e siamo stati afflitti. anche noi siamo stati prigionieri di vicende, situazioni anche pericolose, anche sbagliate, ma Dio non ci ha dimenticati. Siamo qui questa mattina perché siamo dei salvati. Qualcuno è stato mandato come angelo di Dio a prenderci per mano, a dire una parola, a tirarci le orecchie, a fare una carezza, a stare in silenzio, compazienti, davanti alle nostre ribellioni o alle nostre conti. E siamo qui questa mattina proprio per questo, perché Lui ha mandato qualcuno alla nostra vita e poi ha mandato noi. La prima opera che il Signore desidera fare in un territorio, in una cultura, nell'appartamento dove abiti, nel tuo condominio, nel luogo del tuo lavoro, è prima di tutto piegarsi sulle condizioni più ferite, più povere, più piccole. Il testo, la parola di Dio esordisce così, ecco, con questo testo di Isaia, prima di tutto, prima di tutto. Questa parola della misericordia, che in questi tempi è diventata così forte, così potente, così esistente, da diventare addirittura prima parola. Per cui, alla domanda chi è Dio, non potremmo rispondere più col nostro vecchio catechismo, di noi vecchi, è vero, è l'essere perfettissimo, eccetera, ma dovremmo dire semplicemente, Dio è misericordia. È misericordia. E tutto il resto che Dio è, lo è se sta dentro a sta misericordia, altrimenti abbiamo detto qualche cosa di sbagliato di lui. Se non è per dire la sua misericordia, se non è per confermarla, per illuminarla, per approfondirla, ma a me si dà... ha usato dire ultimamente delle cose molto audaci, che scudirò, penso che le pagherà anche cara, è vero perché, appunto, mi pare di averlo già ricordato, ma voglio ricordarlo anche oggi. Lui è andato fuori a dire che Dio, direi, ne ha date pochissime. E che invece in duemila anni di storia la Chiesa ne ha date molto. Però bisogna fare un po' di distinzione tra le poche che ha dato. E quindi ha avuto il coraggio di dire che quindi forse tante regole vanno un po' ripensate, vanno un po' rivedute. Lui si impremite, quindi dice, al loro tempo andavano ben ora, in quella situazione si poteva capire, ma adesso forse bisogna un po' pensarci. Ora che ci siano le regole assolute di Dio, poche, e le morte, che però, alle quali è necessario chiedere di piegarsi sulla storia, sulle persone, sulle ferite, sugli errori, questo è importantissimo. Che in qualche modo la legge diventi relativa alla storia, alla situazione, questo è decisivo. La regola è la misericordia e l'amore. Ma quanto cambia la misericordia e l'amore? Sono alcuni giorni che regolarmente le persone mi vengono a chiedere delle cose chiedendomi di uscire dalle regole. E' chiaro che è un po' imbarazzato. E poi, chi sono io per farlo? D'altra parte, se vado a chiederlo, è facile che mi dicano di no. E quindi, pregate per te. Vedrò come fate. Ma quello che è certo è che la parola di Dio ama dirsi nella storia, ama dirsi a te, così come sei, con la tua situazione, con la tua vicenda, con la tua testa e il tuo cuore, con le tue ferite, le tue speranze. E quindi, quella parola che è viva, eterna, di Dio, per sempre, però, si rilassurizza a te. Vuole scendere con te. In una cosa che ho dovuto scrivere, visto che è stata messa in un libro recentemente, c'è stata una volta il Cardinale Martini che commentava nel Salmo 131, 131, dove dice che la mia anima è come un bambino svezzato in braccio alla sua mamma. E lui prendeva questa immagine per dire che il Vangelo, la parola di Dio, è come un bambino, nelle tue braccia, nelle tue mani. E tu lo fai giocare, lo fai divertire. E Ieri diceva questo, oggi dice quest'altro, è vero, è questo bambino che tra le tue braccia, ieri ti piangeva, oggi sorride, ti allieva, ti dà speranza, è il tuo bambino. E Martini diceva che appunto così andava a letta l'immagine. Poi un monaco molto bravo, nostro amico, che adesso è anche lui in paradiso, è vero, diceva, beh, però è un po' pericoloso dire così, piuttosto bisogna dire che noi siamo dei bambini in braccio a una mamma, che questa mamma è la parola di Dio e che la mamma ci pulla, eccetera. E ci fu un po' di conversazione tra l'arcivesco di Milano e questo monaco. E poi salto su un altro, un padre, un padre grande, che disse, no, ma va bene, avete ragione tutte e due, avete ragione tutte e due, perché certo, rispetto a questa parola, noi siamo piccoli, ogni giorno ce ne nutriamo, è vero, abbiamo bisogno della sua protezione, della sua potenza di speranza, della sua immensità d'amore, certo, quindi è sicuramente lei la mamma, però, questa parola, per delicatezza e per amore, ama farsi piccola, ama farsi piccola nelle tue mani, nel tuo pensiero, nel tuo cuore, nella tua storia, è vero, in maniera che anche tu possa tenerla in mano, possa sentirla tua, possa sentirla regalo a te, possa sentirla proprio quello che ti occorreva, certe volte, anche alla tua storia sbagliata, anche alla mia vicenda, prigioniera, sentite, ha mandato portare lieto annunzi ai poveri, a fasciare le piave dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a prolungare, sentite, l'anno di misericordia del Signore, per se non lo sa, l'anno di misericordia del Signore, le membra afflitte, quelli più fuori, sono i primi, i primi a cui si rivolge la parola di Dio, non per prima, ai primi della classe, poi andiamo a vedere, recuperare anche gli ultimi, no, per primi, più ultimi, eh, e chi sarà piccolo sarà ancora più cercato, e chi sarà più in basso, ancora di più, sarà innalzato, e poi, la parola dell'Epistola, la parola di Paolo ai Romani, che quindi dice, allora, quindi come deve essere la vostra vita? Beh, bellissima, eh, intanto, dovete essere insieme, perché se siete tutti insieme, siete la presenza del Signore, perché nessuno, può rappresentare il Signore, per quanto suo, non capisco, San Petronio, se poi si pensa che oggi, tutti i normali, e San Francesco, è vero, ma certo, ci sono dei rappresentanti del Signore, che capperini, più di così, come si fa, però è previsto, che il Signore, viene rappresentato, da noi insieme, da noi perché siamo insieme, e quindi, siamo in un solo corpo, e un corpo a molte membri, e queste membra, non hanno tutta la stessa funzione, vedete, eh, tu che cosa fai, tu chi sei, qual è il tuo carattere, sai cantare bene, tu sei simpatico, eh, allora, dice, abbiamo pertanto, toni diversi, secondo la grazia, da ciascuno, ma siamo membra, gli uni degli altri, quindi solo se siamo insieme, capite, e qualche volta, la diversità dei doni, eh, può restare qualche problema, no, perché, perché uno si sogna, che il dono, un dono più bello del suo, non ce l'è, e però anche te pensi così, come facciamo, è vero, allora, per quello che li ha affidati a noi, e alla nostra debolezza, e quando ci riunisce insieme, nella Santa Eucaristia, eh, c'è la convocazione dei doni, capite, e ognuno è venuto, a chiedere scusa, perché il dono di Dio, l'ha usato male, e uno viene a ringraziare, per il dono che ha ricevuto, e uno viene a dire, aspetta che ne ha provvito, perché, siccome so, che ci va anche mia cognata, su Pugnista, la do anche io, con l'Eucaristia lì, perché fare la pace con lei, esco solo a me, seppena fuori, ci diamo delle manganellate, e quindi, siamo qui a mettere insieme i doni, è vero? Perché? Ma perché tutti sono preziosi, tutti sono necessari, non c'è nessuno, che deve essere respinto, nessun barcone della vita, deve essere affrontato, bisogna anzi, certi barconi, un po' pericolati, e un po' andarli a cercare, e quando sta arrivando, qualcuno dice, mamma mia, ma che cosa mi arriva addosso? e conviene preparare un buon pasticcio, è perché anche lui, ha bisogno di essere accorto, e se è accorto, ha un sacco di regali da dare, capisci? Sono le persone che non sono state accorte, che alla fine, si sono impoverite del dono, e di quello che potevano fare, perché non sono state accorte. La Chiesa deve essere un luogo, di accoglienza assoluta, totale, non c'è nessuno, che deve essere scomunicato, ma tutti devono essere cercati, perché abbiano un posto, e il Vangelo che si deve proporzionare a ciascuno, come dicevo, chiede che anche noi, però, ci proporzioniamo, non è che possiamo pensare che le persone stanno nel nostro stampino, per fortuna nel nostro stampino, ci sta nessuno, è vero, ci stiamo a fatica, noi, e salta fuori una pastina, anche piuttosto bruttina, è vero, per fortuna, però, ci sono tanti, e per fortuna si tratta di accogliere l'altro, come è, al punto della sua storia, è vero, allora, io non avrei la possibilità di fare la matrina, perché, c'è questo e questo, però, quel papino lì, però, dice alla sua mamma, che è mia sorella, che devo essere proprio io, e come facciamo, ecco, l'avevo accennato prima, e ce n'è molto di questi problemi, l'importante, è, che sia accogliente per tutti, per quello che il Vescovo di Roma, ha trasformato la Chiesa, che non è più, come dicevano, nei decenni precedenti, una fortezza, assediata da molti nemici, che deve valorosamente, difendere il vero, lui propone, invece, l'ospedale da campo, eh, l'ospedale da campo, è vero, quello che si deve mettere, insieme, è vero, è un po' alla svelta, non quello che ieri, gli americani hanno distrutto, per sbaglio, insomma, con verrebbe non distruggere niente, così, non si fanno neanche gli sbagli, è vero, ma, in ogni caso, lì dove sei, mettiti subito, un ospedale da campo, è vero, perché, è perché quella persona lì, adesso ha bisogno di quello, è vero, è inutile pretendere, adesso ci mettiamo in un gingheri, perché, non siamo in grado, in questo momento, non siamo in grado, cerco sempre di pregare, per gli ospedali da campo, di cui voi mi date notizie, no, signore, mi raccomando, dalle una mano, perché, è stufa, rasa, no, come facciamo, e, ecco, ecco, allora, ospedale da campo, perché ognuno, è molto impegnato, oggi è il giorno di riposo, morete di riposo, cerchiamo di riposare, e dopo, però, ci aspettiamo, perché la grande malattia, alla fine, è la solitudine, e la grande guarigione, è la comunione, in questa comunione, che è l'approccio, del Signore, c'è un posto per tutti, tutti sono da Lui, amati e cercati, e di questo, noi abbiamo certezza, per un motivo molto semplice, che ognuno di noi, è stato cercato, e trovato, che ognuno di noi, addirittura, da questa presa d'amore, un po' eccessiva, è vero, magari anche, scappa via, quindi noi sappiamo, che Lui, è un implacabile, ricercatore, la sua misericordia, non affrema, questa, è la bellezza, di questa chiesa, che adesso, appunto, aspetta un pastore, con dei problemi, molto grandi, molto grossi, uno ve lo dico, sì, perché probabilmente, è il motivo, per cui le cose, per Bologna, vanno così le, c'è un problema, ma sì, c'è un problema, è un problema strano, sapete, che siamo troppo ricchi, sapete che c'è questo problema, che noi, senza saperlo, fino a quattro anni fa, cinque anni fa, eravamo la chiesa più ricca d'Italia, però non lo sapevamo, adesso, siamo la chiesa più ricca del mondo, e lo sappiamo, un patriarca dell'Orieto, la fa una stupidata, la messo su, un'assurda, università nel deserto, adesso dice, pagare i debiti, allora, ha scritto a Roma, Roma ha scritto a Bologna, ha detto, non è che puoi mandargli giù, tre milioni, ma il giorno dopo, gli spediti, a meno quello, bisogna che lo faccia, però, ma è un problema, no? Perché, che vescovo mando, adesso, capite? Mando, un direttore di banca, un ministro del tesoro, o parlo, un curato, è vero che il giorno dopo, organizzo una messa, è vero che tutta la città, è bella che finisce, è difficile, è difficile, è difficile, noi siamo una chiesa difficile, perché abbiamo moltissimi problemi, e, però, abbiamo anche moltissimi problemi, è vero, sapete che quando ero giovane, 300 anni fa, facevo il capoclano, nella mia città di Marto, e però, avevo già molti contatti, con Bologna, era un po' successo, che siccome, il suo nome perno forte, mi piace la musica, venivo spesso qui, a sentire dei concerti, con i miei amici, e qui però, avevo conosciuto, già persone, così, però questo, era come Mosca, era il regime comunista, è vero, ti ricordate, 300 anni fa, era il regime comunista, allora, nel mio clan, mi diceva, ma, a Bologna, si può dire la messa, eh? Quando gli ho detto, che venivo, a mettermi, in questa detta chiesa, ma come farai? E vengono, si, si, e li ho portati, li ho portati, una serie, e qui c'era la cosa, la decennale, eh? E li ho portati a una messa, mi ricordo, lì sulla collina, lì vicino, ad Arizona, una messa, l'aperto, una cosa straordinaria, ecco, noi siamo una chiesa, un po' fatta così, con tutti gli urti, della storia, e con tutta la generosità, del tono, di noi, si capisce, che uno ha profitto, parecchio, no? Si capisce, che se uno ha il peccato di prendere, la persona, che un po', preghiamo per lui, eh? E un po', possiamo, aiutiamo, con delle abbe marie, con lo so che, e vero, l'intanto, certamente. L'altra sera, che ho fatto questa riunione, per fare sto volontariato, solidale, ha una risposta, enorme, enorme, inaspettata, meravigliosa, fino a una persona, in nome di un mio amico, carissimo, senza Dio, al quale fece un funerarone, perché, era un grande eroe dei poveri, e uno, ventina d'anni fa. Sono sicuro che, in paradiso, sicuro, sicuro, perché, ha dato da mangiare, agli affamati, anche agli assettati, non ha mai visto il Cristo, ma ogni volta, che ha fatto questo, l'ha fatto da lui. E insomma, quando sta, che due vecchi indini suoi, mi hanno portato, a una busta, con dentro, con regalo, a un poveri, ho fatto in modo di, spargere, perché, ho paura dei miei vizi, che lo uso male, però, quanta, quanta, larghezza, che chiesa meravigliosa sia, e questa parrocchia, che parrocchia meravigliosa, si ama. e perché, siamo una parrocchia meravigliosa? Perché lui, ci vuole bene, perché lui, è buono con noi, perché lui, rinnova, continuamente, i suoi, sono io, che in questo momento, capisco, che, un pochino, prepari un mio concetto, sono vecchio, ma, vedo, che la gente si stufa, insomma, c'è bisogno, probabilmente, di, una voce nuova, però, certo, magari resto seduto nel banco, no? Però, vorrei custodire, un posto in un banco, in questa chiesa, meravigliosa. Domani, devo vedermi qui, nei parenti, perché, nella divisione, nella vendita del patrimonio, ci siamo tutti dimenticati, un pezzettino di terra, che, adesso, vale un sacco di soldi, non so perché, solo che, credo che saremmo, in trenta, in trenta parenti, dove ci, vedere a dividere, il pezzettino di terra, domani ci vediamo, però, io sono contento, quando vado al mio paese, dove ero, quando ero piccolo, vado volentieri, a città, e mi piace, che mi viene un po', a chiacchere, con loro, che non sono lì, loro sono, in paradiso, però, lì sono la memoria, dei loro occhi, delle loro parole, delle loro parole, tutta la vita, no? È molto preziosa, siete d'accordo? Siete d'accordo? Il problema, per noi, non è che ci sono troppi problemi, il vero problema, per noi, è che ci sono troppi regali, anche quando vi dicono, ah, ma sti profughi, sono un bel problema, anche in te, ognuno di loro, è figlio di Dio, è cucchino, del Padre Altissimo, la Madonna, gli vuole un pene speciale, c'ha un santo, di cui forse il nome, che le tremente, ah, sono Dio che ha un bel problema, è un bel problema davvero, perché è un grande tesoro, che qui ha portato, e tutto quello che ti accadrà, da oggi in avanti, sarà un regalo di Dio, Francesco d'Assisi, e quelli normali, oggi, alla festa di Francesco d'Assisi, è arrivato a ringraziare il Signore, a lodarlo, per solo nostra morte corporale, e l'ha lodato, perché l'ha sentita, amico, questo vuol dire, che tutto quello, che Lui metterà, nella nostra vita, sarà un regalo, ci aiuteremo fra di noi, a comprenderlo, e ad accoglierlo come regalo, ci aiuti il Signore, a illuminare il nostro cuore.