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14DomenicaTO-Giovanni_Nicolini-20090705.mp3

Data: 05/07/2009

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

C'è sempre stata, fin da quando ero ragazzo, nella mia testa una fiama, una fiama perché nessuna parola della Bibbia racconta questo fatto, sempre ho pensato a quel giorno in cui con un certo imbarazzo il padre ha detto a suo figlio, vieni un momento qui che bisogna che vediamo qualche cosa insieme. E gli ha fatto vedere tutto il mondo, da una grande finestra gli ha fatto vedere tutto il mondo. E gli ha detto, secondo la mia fantasia, da ragazza vedi come sono combinati. Non funziona niente. C'è un sacco di gente che sta male, più la gente che ha fame, non quella che riesce a mangiare, più sono anche finite male tutte le cose che ho fatto con la creazione. Ho cercato di dire qualche cosa, di Dio, dal principio che Dio è buono e vuole bene la gente, per questo ho fatto tante belle cose. Ma anche di questo ci sono i padroni, quindi loro hanno un'idea di Dio che è diversa dalla nostra, l'idea di un Dio che comanda, che sta sopra, che giudica, che ha il potere di vita e di morte, degli uppori di quelli che comandano nel mondo. Sono tutti un po' delle caricature di Dio. E Dio padre confida a suo figlio che è come la percezione di tutto quello che lui ha fatto, che sia stato derubato. Questa è una fiama. Un pochino ricontare però nel testo bellissimo del profeta Ezechiele, dove non si parla in modo diretto del padre e del figlio, ma si dice di Dio. Mi chiama questo uomo, questo profeta, e gli dice adesso ti devo dirmi a rocci, perché adesso ti mando in mezzo a quella gente con un incarico importante, ti dà il mio portare la mia parola da loro, perché possano conoscere, sapere, entrare il mio portare il mio portare e il mio portare il mio portare. E però Dio gli dice, guarda che ti tratteranno male, ma non ti daranno per niente a sconto. Però sapranno che tutto quello che io potevo fare, lo farò. Allora questa cosa che nella Bibbia c'è, che è appunto nel libro del profeta Ezechiele, è quella che assomiglia di più alla fiama che veniva in mente fin da ragazzo. E la mia fiama va a finire per Ezechiele, come sapete, va a finire per Gesù. Cioè che Gesù dice di sì a suo padre. E quindi viene in mezzo a noi, prende la nostra carne, entra nella nostra storia, entra nel nostro dolore, nelle nostre violenze, nelle nostre speranze, molto spesso sull'illusione. E appassionatamente questo figlio di Dio, sempre tenuto molto per mano da suo papà, si butta in mezzo alla storia dell'umanità. Dice cose splendide, rifà nuove, tante cose. Moltissima gente che va in ritorno, soprattutto i malati, i poveri, quelli che hanno degli schif, i cattivi, che li tengono prigionieri. Povera gente, folle, folle. E il Vangelo ha una specie di prima parte del racconto dove questa folla cresce sempre di più. Ma poi però, in realtà, nasce l'usilia, nasce l'inganna, nasce la maltricezza, nasce il tradimento. E c'è un ultimo drammatico incontro del papà e il suo figlio, si danno appuntamenti in quell'otto, quella sera di Pasqua, e il figlio capisce che la volontà del padre lo sta trascinando dentro alla sconfitta della croce. E il figlio dice, ma io non sono d'accordo, se è possibile bisogna che questo calice sia allontano. E però gli dice subito, però, non quello che voglio io, quello che vuoi tu. E gli obiettivo in fondo e viene consumato. Ecco, è la domenica che in qualche modo attaccandosi al Venerdì Santo ci fa rinventare sul mistero di Dio. Perché anche noi, insomma, alla fine abbiamo bisogno di pensare che Dio sia grande e grosso potente, che alla fine darà delle grandi legnate a quelli che stanno confinando tutti questi guai, che premieranno di piccoli. Abbiamo bisogno di pensare questo, se non che Dio è. E non credo che sia sbagliato a pensare, anzi, bisogna pensare che alla fine questa giustizia di Dio si affermerà, si affermerà. Ma come si afferma? Ecco, questo è il grande punto della nostra fede. Vedete, noi siamo avvisa di Dio, ma sono due mila anni che facciamo una fatica, una fatica. E perché ha fatto fatica? E' perché è la cosa più difficile per noi, è quella di avere come Dio questo Dio mite e pieno d'amore. Questo Dio che per voler bene ai poveri diventa povero. Per questo Dio che per andare a trovare tutti frequenta le cantite compagnie, di questo Dio che invece di difendersi, di aggredire, di pulire, di colpire, si fa colpire lui. Ma che Dio è? E voi sapete però che Dio è. Lo sapete, no? Perché è il Dio dell'amore. E' il Dio dell'amore. E assomiglia a te. Quando vai alla ricerca di tuo figlio. E lo vai a ricercare appassionatamente. E se qualcuno ti dice, beh, se sbagliamo, lascio perdere. Sarà il tuo per essere così. Ma io non lo lascio perdere di sicuro. E lo vai a cercarlo, cercarlo. E ti dicono ferma, di tanto non c'è niente da fare, ma tu continui a cercarlo. Come quel pastore che cerca la pecora e finché non l'ha trovata la cerca. E siccome questo figlio è andato a cacciarsi dentro dei guai, tu entri dentro dei suoi guai. E siccome anche il suo pensiero si è immerso in tanto buio, di fatto non lo abbandoni anche se la pensa sbagliata. Anche se sbaglia nel fare, tu non lo abbandoni. Perché? Perché gli vuoi bene. E qui salta fuori questo problema enorme. Perché noi siamo ben abituati se te i figli iniziani. Per noi è ovvio che Dio sia amore. Ma non è assolutamente una cosa diffusa, eh? Gli altri 10 sono molto più prudenti a dire che mi sono amore. Perché sanno come finisce l'amore. Perché l'amore, voi lo sapete, è la potenza più grande che ci sia. Per amore si possono fare proprio follie, ma anche quella che descrivevo prima, nella semplice relazione per una persona che vuole bene a un'altra, eh? Che potenza ha, e non doverla nessuno. E però voi sapete che l'amore ha questa stranezza, no? Che la sua massima potenza si manifesta nella debolezza. In più quello ricordo che noi abbiamo delle persone più importanti della nostra vita è quello che ci va a dire che quelle persone hanno dato la vita per noi. E' andato la vita. Eh, è andato la vita. Ma dare la vita è una strada di debolezza, è una strada di consegna, è una strada che non si risparmia, ma spende tutto fino alla firme, capite? E quindi la potenza dell'amore è una strada di debolezza. Coincido. Avete sentito cosa dice Paolo? Dice perché quando sono debole è allora che sono pochi. La chiesa fa fatica a supportare il Signore così, eh? La fatica. Infatti si potrebbe molto facilmente scrivere una storia di disonore di questa povera comunità cristiana. Perché cede un po', perché ha voglia di fare dei progetti e poi alla fine vincere, no? E lo dice c'è tutto la terra santa, tutto il santo sepolcro, tutto il male musulmano. Eh, non è forse di via. Bisogna che la rispondiamo a Cristo e giù. Perché vedete i progetti, ne parlavamo ieri proprio con gli amici, i progetti, ma non li mette insieme, sono fatti per uscire, via per fannire, no? E poi dice adesso questa roba qua, dobbiamo ottenere, dobbiamo ottenere, dobbiamo ottenere, e quindi la otteniamo tutti i costi. Dice ma non di voi pensi, però adesso in realtà non ti ricordo, perché se no il progetto fallisce. E quindi la comunità cristiana, capite, ma rischiate voi di giustificare la guerra, di giustificare le cose di morte, tante cose, eh? Tante cose. Perché si fa fatica a sopportare il mio così. Anche noi, personalmente, facciamo fatica. È vero? Io ormai sono vecchi, quindi mi ricordo sempre di una certa ironia. Quelle frasi fatte, no? Gli inglesi si potrebbe anche dire come la usa questa frase, che è ancora più ironica. È vero? Ma se non dici come va, cosa dici? bene, eh? Nove volte su virgola nove, su dieci dici che va bene, ma è proprio vero. Eh? No, non va bene. Non va bene. Eh? La mia vita non va bene. La mia famiglia, eh? C'ho sempre di problemi. È vero? La nostra città, il nostro paese, il mondo, la vicenda delle nazioni. Come va? Bene. Eh? Certo. E voi però invece avete dentro questa esperienza, che molte volte è un dolore, che molte volte va, eh? Il male, bisogna proprio intervenire, tra i interni, rosa, vedi a dire così, di pensare così. Perché mi dice tutto fallito, tutto fallito. Perché dici che tutto fallito? È perché non è riuscito, vedi? Non è riuscito. quello lì, lo continui così, quella cosa là. Io ho fatto di tutto, ma non è riuscito. E quindi è andata male. E qui bisogna allora adottare, vedete, la misura di Dio. Perché? Perché secondo Dio le cose vanno molto bene, molto, molto. Quando trete una cosa che mi sembra giusta e bella e importante e l'ha preso in cuore, te spendi tutto. Te spendi tutto. È vero? Ogni tanto la Chiesa dice, oh, ma quello là è un santo, beh? Ma lo dice perché ha preso su delle grandi riprese. No. Lo dice perché mi sembra di capire alla Chiesa che quello lì proprio ha speso da lui, lo capisci? Tutto il tempo, tutto il cuore, tutta la sua salute, tutti i suoi cuotini. L'ha speso tutto. È stato come traboccio. Da una grande passione d'amore. Di chi pare? Di Gesù? Eh sì, di Gesù, ma non solo. Parlo anche di te. Nel senso che gli pare che questa domenica debba fare più coraggio, debba far coraggio per tutte le cose che non ti riescono e che non sono riuscite. Tu devi far più coraggio per tutte le cose che non ti sono riuscite e non riescono. E dobbiamo portare ai nostri cuori e ai nostri cuori. Perché la verifica vera non è quella che è successo, ma è quella della spesa da morte. Un mio amico ha scritto un bel libro, perché adesso c'è una certa mania di parlare sempre della verità, la verità, bisogna dire la verità. Certe volte Dio non la dice sempre, la verità, perché quando sconda troppo non può riscontarsi, lo sapete benissimo che fa la verità. E lui dice, no, la verità è sempre, ma bisogna. E allora lui ha scritto questo bel libro e però ha scritto come titolo, la verità che non successe. E' stato svolgo. Certo, perché Gesù è proprio la verità, è la verità tutta intera. Però non si è capito bene che era la verità nel momento in cui è dato il suo libro. Perché la verità è l'amore. La verità intima di tutte le relazioni, di tutte le imprese, di tutti i progetti, è l'amore. E quindi va benissimo che tu voglia fare qualunque cosa, ma la verità, il filtro è che in ogni caso non c'è che sia un filtro che sia da morte. Nessuno ti predice di costruire un paiponte, di andare in mezzo, davvero, ai pagani, a praticare il Vangelo. Dice, però, però il figlio è il Vangelo. Eh? E su questo bisogna proprio solo affeggarsi. Perché pensate, ci sono stati degli equivoci per noi che rischiamo, persino di una cosa bella come l'annuncio del Vangelo. Però bisogna dire che qualche volta il Vangelo abbiamo portato il corpo con la spalla. Eh? E non si può portare il Vangelo con la spalla. Il Vangelo si può portare solo con la debolezza. Solo con la debolezza. Se tu non lo porti con quella debolezza che fa passare il Vangelo per le nata e la persona del nostro Gesù, il Vangelo non passa. Certo, tu vuoi imporre dei comandamenti, vuoi imporre il Vangelo, ma non è Vangelo. Non è il Vangelo. Non può cambiare il cuore. Nessuna legge può cambiare il cuore. Eh? È solo il Vangelo che può cambiare il cuore. E allora, come si dice, ti starebbe sotto tutte le lezioni. Oh, eh? Il Vangelo è un grande di ogni legge giusta e anche ingiusta. Quindi dopo, certo, ci può essere una freddita di Messa. Ma questa è la comprensione. Allora, questa è la bellezza di queste cose. Quando San Paolo dice, ma forco cane, con tutto quello che ho da fare, viaggio su questo, un'aufragio bastonante, mi ha anche messo una strina nella carne. Lui non ha mai segnato cosa fosse questa strina nella carne. Eh? Dice anche un diavolo di Satana, un angelo di Satana che si sia riferente. Anche di che cosa fa? L'apporto ha detto che era un male fisico, un'altra che ha detto che era un male della testa, un'altra che era una passione sbagliata. Eh? Però non si sa che lui non l'ha detto. Eh? Però dice che lui ha preso per il gravattivo, se il mio avanti lo ha detto, per il ma libera però questa roba. Perché Paolo è un'altra cosa importante che si abbia la vita di una strina. E però dice che il Signore ti ha risposto, scusa, ma ti basta la mia grazia? Oppure il te che senti e io? Cosa credi di poter riuscire a dare il Vangelo? Perché ti sembrava un te ad amico? Perché sono io e faccio fiorire le tue parole e i senti della tua vita. Ti basta? E Paolo accetta questa cosa, si tiene la sua strina e appunto arriva in tempo la frase che ricordava l'amena e vedete perché quando si muoveva, quando si muoveva, perché si muoveva. Perché non è così cos'è il nostro Dio, non cos'è. No. È Gesù. Come trova la verità della sua situazione? La trova guardando Gesù. Perché Gesù, Gesù non ci chiede, è il mio vero della vita al mondo. Non è quando tu non chiedi a passare delle grandi cose, fai delle grandi opere. Ma poi finalmente Gesù è qui dentro di te, è una voce fino a dove te la veniva. Allora, allora sì, è tanto. Io le ricordo sempre, no? Questa vicenda che ormai è tornata nel tempo, che fu quel 3 di giugno. Io lo ricordo bene perché il 2 di giugno è l'aniversario di matrimonio degli egipitori, quindi ci si trovava sempre, anche se magari avevano un po' di larcia, ci sarà un affrontamento di affetto e di festa. E quella sera, nel 1963, alla fine del pomeriggio, verso le 7 e mezza di sera, morì Papa Giovanni. C'era una grande messa in Piazza San Pietro, la presideva il Cardinale di Cario, cioè quello che lo rappresenta nella diocese di Roma, e quando l'Argivescovo il Cardinale ha arrivato a dire la messa che viene, dopo me, avrà morto. E è successo un dato molto grosso. E c'è che moltissime persone che nel bianco l'hanno tirato fuori. E' come se in quel momento avessero capito. C'erano state cose grandissime da parte di Papa Giovanni, no? Dalla prima visita alla prigione di Roma, all'idea del Concilio, insomma, alla parte dell'Interes, cinque anni avrei fatto una confusione per me, ma no? Quindi si potrebbe sapere che moltissime persone l'hanno capito, ma meglio che è morto. Ci siamo forti. Ma adesso che è morto, adesso si, ma non è stato. Perché ancora diventa Gesù. Non possiamo mai rinuncare quello ufficiale del Cardinale che governa il Dottore di Gesù di Gesù, no? E' lui che governa il mondo. E' l'ufficiale, e deve far esistire la teoria. Ma quando si sottura le cose, questo qui, tutto quello che ha fatto a cosa, da quale teologia, da quale tradizione, dicendo, ma quest'uomo è veramente il Dottore di Gesù. Il primo che riconosce in Gesù Cristo è l'ufficiale pagato, quello che gli ha fatto alla terra. D'altra parte, quello immediatamente prima, che era quella spazio che gli diceva, oh, ricordati di me quando mi sarai nel cuore. Dice, oggi ti sei tornato. E io mi riferisco, per come mi diceva, per tenerti il sangue, a giocare a forza e fare il Dottore di Gesù. Lui è il ladrone. E con il servizio è l'ufficiale pagato. Ed è questa la croce e lo puoi impetano. Era fina. Era fina. Per cui, dopo questa voce che sia che Gesù, con il prezzo, va nel suo paese, è vero, a leggere la Bibbia, il giorno del Signore, la del Shabbat, e poi dice un po' qualche parola sulla parola di Dio che è stata problemata. guarda, tutti si stupiscono. Ma che ci parliamo di Dio? Ma chi crede di essere? E dallo stupore passa nello scandale. E sembra come bellissimo, perché lui è andato a casa, forse per una careccia, e risulta invece, lo preso in giro, è come un po' paralizzato. Il Vangelo comprende, per dire, che è riuscito a fare qualche malattia, insomma, la fa tirare fuori. Ed è stupito. E' un po' di figli, eh? Lui che molte volte ama scutirsi, perché in volte non c'è la fe, trova la fe. E Gesù che si può rispondere per questo, no? E' vero, donna la vera, donna la fe, davanti al paletto della fe, non ho mai provato la fe, così in Israele. Quest'oggi si stupisce dolorosamente della loro imprendibilità. Ma non deve scutirsi. Perché in realtà non lo dirò, non diremo mai, non diremo mai. Vedete, se lui fosse grande e grosso, potente, io lei mi cerca di avere potente. Facciamo un po' fatica con questo Dio, che ci aspetta sempre al passaggio successivo della nostra fragilità, della nostra debolenza. Il po' lo vedete, è incredibile, che noi da una parte siamo sicurissimi della sua potenza a salvareci. Ma dall'altra bisogna che accettiamo che lui ci sia lo perverci. Perché cosa? Ieri, quello racconto di amici che si facciamo i due piatti, ricordate che nella lingua degli ebrei della Bibbia ci sono delle parole di amico. Una parola che manca nella Bibbia è la parola vittoria. Il verbo vincere, l'essere vincitore, non c'è mai la parola vincitore. Non c'è mai la parola vincitore. L'essere vincitore, l'essere vincitore, non c'è mai. E allora che cosa c'è? Che tutte le volte che noi diciamo la parola vittoria, lui dice salvato. Perché la tesi di Dio è che non si è diviso, si è salvato. Non è che per se sei arrivato perché hai il figlio, si sei arrivato perché ci sono salvati. L'unica nostra possibile vittoria è la sardeggia. E questo è un analisi delle scelte verso di noi. Oggi noi siamo finiti per questa impresa un po' di vicinina, eh, onorare la sua piccolenza, essere gravi per la sconfitta della sua croce, essere anche certi che nelle nostre stesse stile c'è un segreto positivo. Vuoi? Vorrei che anche tu andassi a casa oggi convinto che quello che hai ritenuto sempre un limite, uno stato da precipitare, un numero complicato, è quella di buonese che ti accosta al Presidente di Gesù e che forse rende teconda la tua solità. Grazie.