Il lettore della prima lettura, leggendo direttamente dalla Bibbia, non ha messo il soggetto che è il soggetto di tutto il testo, che sul lezionario è aggiunto con questa espressione, dicono gli empi, e ho capito che di questi empi si è molto parlato nel gruppo, nei gruppi, però non condivido la traduzione perché in italiano l'empio è scopertamente un mascalzone, è un fuorilegge, è chiaro chi è. Invece qui il problema è molto più sottile perché la parola che dice, che è stata resa dal traduttore con empi, vorrebbe dire persone che non vivono secondo la pietas di Dio. Quindi nel modo come lui vede la sua relazione con noi, la nostra relazione con lui, la storia che viviamo, dunque è l'animus, l'animo con il quale Dio guarda la storia. Gli empi non sono così. Questi empi vengono resi con altre parole nei testi che abbiamo ascoltato, e nel salmo responsoriale vengono chiamati stranieri. Dice, poiché stranieri contro di me sono insorti, e prepotenti insidiano la mia vita, non pongono Dio davanti ai loro occhi. Sono degli alieni, non c'entrano con Dio, è una cosa che si è insinuata, ma non viene da Dio. Rispetto al vero pensare e agire di Dio sono degli stranieri, degli estranei. diventa un'accusa severa nel testo della lettera di Giacomo, perché è un voi che viene interpellato. Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni, che fanno guerra nelle vostre membra? E poi avanti siete pieni di desideri, non riuscite a possedere? E via. Tutto questo, in modo un po' imbarazzante, salta fuori nel testo del Vangelo, dove c'è un gruppo di discepoli che cammina dietro al Signore sulle rive del lago, finché arrivano a Cafarnao, sono genericamente i discepoli, però nella seconda parte del testo il confronto è proprio con i dodici. E questa volta sono loro che non se la sentono di rispondere alla domanda di Gesù, ma di che cosa discutevate? Lungo la strada? E loro stanno zitti, perché lungo la strada discutevano litigando, il verbo è molto forte, litigavano su chi era il più grande. Siamo sempre dentro alla stessa cornice. Un tradimento si è insinuato nella fede ebraica e cristiana. Per fortuna il tradimento è stato svelato. Non so se si è stato proprio svelato, però mi pare che siamo sulla strada buona. Ecco subito una piccola notizia, che poi invece è una grande notizia, perché negli ultimi tempi, anche a motivo di questo anno della misericordia, è stato fuori un discorso che dal punto di vista della teologia è molto imbarazzante, della tradizione teologica, perché da Roma si è cominciato a sostenere che la misericordia vale di più della giustizia. E quindi si esce dalla tesi classica, secondo la quale quello che è proprio di Dio è la giustizia. E su questo non si può discutere. Ogni tanto in un angolo c'è una linea scappadora che fa misericordia. La tesi invece è nuova, che è da esaminare, insomma, da mettere anche, secondo me, in molta preghiera. E mi permetto di dire, prima di tutto per me, da mettere con molta severità nella nostra stessa vita. E cioè verrebbe fuori, appunto, l'annuncio che la misericordia è più della giustizia. Perché in certo senso la giustizia è quella che deve essere di tutti. ma dire di più. E quindi a partire dalla giustizia lui prende la strada della misericordia. E' per questo che lui non accoglie volentieri e a tutesta per il peccatore che si è pentito. Ma lui va alla ricerca di quello che è scappato via, che è impenitente. Lui lo va a cercare. E quindi la misericordia, ancora una volta, nei testi di questa domenica, risplende attraverso tutte le opposizioni che ci sono state e che ci sono. Quindi quei signori lì, del testo della sapienza, ce l'hanno su con uno, che evidentemente non può non essere figura del Cristo. tra l'altro pensate che i libri sapienziali sono relativamente nel tempo vicinissimi a Gesù. E ce l'hanno su con uno, loro, quelli che sono stati chiamati empi. E che sono delle persone che non la pesano come Dio. E sono arrabbiati con lui. Perché? Perché lui, con la sua vita, la sua persona, il suo atteggiamento, le sue parole, è di grande contrasto. E' un'altra roba. E' chiaro che si sta andando al di là della spietatezza della legge. E il tempo e la malattia del tempo ha provocato un'aggressione nei confronti della purissima concezione della legge che ha la fede ebraica, l'ha fatta diventare un elenco di norme e l'ha identificata con la giustizia. Per cui se tu stai alla norma, sei nella giustizia. Se tu sei fuori dalla norma, sei nell'ingiustizia. Perché è vero? Perché è vero? Solo che non si può dimenticare qual è dunque la commozione e l'azione di Dio. Dio è misericordia. Faranno un gravissimo errore profeticamente, è vero, questi enti, chiamiamolo ormai così, perché dicono adesso non c'è che una cosa, gli facciamo la pelle. Siccome lui ha detto che in questo caso probabilmente succederebbe qualche cosa di molto importante e di molto interessante, facciamogli la pelle. è qualche cosa che evidentemente quei discepoli e anche gli apostoli che camminano sulle rive del lago e arrivano a Cafarnao non conoscono o hanno dimenticato. Perché siccome mentre passeggiano per la Galilea salta fuori ancora una volta che lui è il Cristo, lui subito dice zitti però, questo non si può dirlo. Perché adesso il figlio dell'uomo deve andare a Gerusalemme e lì verrà consegnato, verrà ucciso e risorgerà il terzo giorno. E' l'adempimento della profezia del libro della sapienza. Mettiamolo a morte, vediamo cosa succede. Al contrario, questo è l'imbarazzo di Cafarnao, mentre lui ha parlato del suo diventare piccolo fino alla morte, loro per strada, che è un po' la strada della vita, capite? è il cammino di tutti i giorni, è quello che istintivamente pensiamo e facciamo. Chi è il più grande? Chi è il più grande? Evidentemente non. Non hanno fiato per rispondere. Lui evidentemente cattisce, prende il bambino, lo mette in mezzo. Ma qual è allora la strada da fare? Diventare grandi o diventare piccoli? Diventare piccoli. piccoli. Però si fa presto a dirlo, ma è difficilissimo. È difficilissimo. Ma quasi sempre, anche nelle cose che sono ufficialmente buonissime, si tira a diventare grandi. per esempio, sempre più buono, la più buona di casa. I santi sono considerati degli atleti che battono tutti i record, e loro vanno avanti, vincono sempre, sono sempre i primi. Vai a interrogare. Francesco, con quel suo discepolo che si chiamava Giovanni, e lui, a un certo punto, vuole un enorme bene a Francesco, questo discepolo, e però vuole diventare come lui. E quindi cosa succede? Che gli sta dietro, se Francesco mangia, lui mangia, se Francesco digiona, lui digiona, se Francesco prega, lui prega, se venga di notte, lui morì, però risultato scarso. E quindi a un certo punto, va da Francesco e gli dice, senti bene, ma come è la, che io faccio tutto quel che fai, che è assolutamente sempre, passo per passo, ma tu che cos'hai di speciale? Che quando parli tutti ti ascoltano, che se viene la gente che litiga, tu li metti in pace. Che cos'hai di speciale? Qual è il tuo segreto? Francesco, è che il buon Dio, guardandosi intorno, non ha trovato nessuno più piccolo, più povero, più miserabile di me, e allora, mi ha scelto, per le cose un po' speciali. E lì, e quindi rivendica, rivendica lì, Francesco, una strada, ancora, di piccolezza. Se vogliamo diventare piccoli, ecco, è vero, e se vogliamo, entrare nella pienezza dell'amore, questa, è la strada che dobbiamo fare, ma non è una specie di campionato, delle virtù, della ragione, l'amore, è questo, la strada da percorrere, è questa, la gloria di questa domenica, è la gloria della mia piccolezza, e della tua piccolezza, che dobbiamo smettere di disprezzare, e dobbiamo cominciare ad assumerla, con riconoscenza, può essere una malattia, può essere, quel carattere terribile, che ieri sera mi ha messo ancora una volta, sull'orlo, di chiedere a Francesco di confessarmi, mancavano pochi istanti, per cominciare a mangiare, e io, come regolarmente mi capita, verificavo una cosa, di non voler bene a nessuno, ero in mezzo a tutti voi, distrutto, perché mi trovo senza la carità, e dico, ma accidenti, ma cosa vivi a fare, e quando sono proprio disperato, vado a confessarmi, ma non è che vado a confessarmi, è che perché è così, e d'altra parte capisco, che devo accettare questo, come una prova importante, della mia vita, e quindi devo accettare, di scoprirmi continuamente, chiuso su me stesso, e penso che il buon Dio, non vorrà servirsene di tutto questo, perché non è che mi fa piacere, non è che mi fa piacere, però capisco, che se non avessi questo, probabilmente, entrerei, entrerei in un grande inganno, e per questo che lui, nella mia vita, è stato un regalo enorme, ecco, non oso dire il regalo più grande, però, un regalo enorme, perché, da una parte, Dio, e certamente attraverso voi, molti di voi, e poi anche molti, che sono qui a messa con noi, questa mattina, anche se non li vediamo, per esempio, con Giuseppe, ho ricevuto il grande dono della parola, proprio me l'ha regalata, e però, lui, mi ha fatto un altro regalo, facile da indovinare, lui mi ha regalato il silenzio, e questo è molto importante, perché la parola e il silenzio, sono continuamente confrontati, vi ricordate forse, all'inizio, nel profeta Sofonia, dove a un certo punto, lo dice esplicitamente, silenzio, non è un silenzio hindù, perché così nel silenzio mediti, nel silenzio ti elevi, no, è il silenzio, perché lui parla, e lo devi ascoltare, e allora, questo troppo mio parlare, parlare che appunto, ho messo nelle disposizioni testamentarie, di scrivere sulla mia tomba, qui finalmente tace Giovanni, ecco, Massimo è nella mia vita, questo regalo del silenzio, e con la eloquenza, del suo sguardo, e delle sue mani, lui continua a avvertirmi, che non c'è parola, se non c'è silenzio, perché non c'è Vangelo, se non c'è piccolezza, e non c'è salvezza, se non c'è la croce, cioè se non c'è, il dono della vita, questa meraviglia, appunto, della misericordia di Dio, loro sanno, che per l'anno giubilare, è stato disposto, dal vescovo di Roma, la creazione di un manipolo di pazzi, spesso siano dei presi matti, che lui vorrebbe mandare in giro, per tutto il mondo, invece, che chiederà ai suoi colleghi vescovi, di riceverli anche nelle loro sedi, con un unico compito, di perdonare, loro devono andare, dappertutto, a perdonare, non a confessare, ma a confessare, in un'altra cosa, a perdonare, quello che Francesco raccomanda, ai responsabili, delle sue case, non succeda mai, che un tuo fratello, venga a chiederti il perdono, e se ne va da te, senza averlo ricevuto, ma se viene da te, e non te lo chiede il perdono, diglielo tu, hai bisogno di essere perdonato, e perdonalo, con il compito di perdonare, tra l'altro, con una passia giuridica, perché pare che lui darebbe, a questo manipolo di passi, tutte le facoltà della Santa Sede, per la soluzione, eccetera, per sottolineare, che non c'è niente, che possa fermare, la potenza del perdono, stanotte, ho fatto un piccolo sogno, e termino la mia noia, su di voi, con questo piccolo sogno, ho sognato questo manipolo, di persone pazze, però forse per certi discorsi, che c'erano stati in questi ultimi giorni, e con mia grande sorpresa, non erano preti nel mio sogno, erano donne, forse perché un po', se hai parlato di maternità, se hai parlato anche di stanchezza, molte volte, delle donne, che fanno una vita, troppo fatticosa, e che poi crea, in loro, delle difficoltà, e le difficoltà, possono maturare in loro, facendole diventare, anche loro, persone della legge, persone della norma, persone che bisogna fare così, e quindi, meno, persone di compassione, che è la grande genialità, meno, persone, della comunione, che è molto di più, dell'ordine, allora, piccolo sogno, è una bagianata, e va, subito messo da parte, però, devo dire, che in qualche modo, rivisita, questo pensiero, per motivi preziosi, e quindi, per una preghiera, che in modo particolare, possiamo fare, per le donne, oggi, proprio noi, nell'assemblea, per le donne, di tutta la nostra vita, e in generale, per la grande scommessa, con il femminile, potrebbe essere, nelle risse, tremende, che oggi, le scritture, hanno ricordato, anche attraverso, l'apestolo Giacomo, e che, assediano, al mondo, mentre noi, su questo mondo, assediato dalle guerre, abbiamo, in questo momento, la grazia, di celebrare, la potente, e umile, morte del Cristo, e la sua risurrezione.