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20190731-esequie_MariaGraziaZiosi-omelia-GiovanniNicolini-16.mp3

Data: 31/07/2019

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Per me è importante chiarirlo perché la mia pecchiaia imbecillita mi impedisce di avere un atteggiamento adeguato a questa festa. Di questo chiedo scusa a Maria Grazia, al Signore e a tutti voi. Entriamo dunque in questa festa chiedendo al Signore di finarsi ancora una volta su ciascuno di noi e anche su questa storia. Di grande bellezza, di grande morta. Oggi quindi certamente festa particolarissima della famiglia di Simonetta e di Enrico. E festa di tutti noi per tutto il bene che in tutti questi anni abbiamo ricevuto da Maria Grazia attraverso l'affetto, la dolcezza, la tenerezza, la carezza di questa famiglia. Come abbiamo accettato del grande Vangelo che è stato proclamato, e poi in torno a quel famiglio che è gravemente malato e sta per morire. La persona che è stata proclamato, la persona che nella famiglia si impegna più direttamente, più fortemente, è il papà. E quindi questa mattina, preparando qualche pensiero per la messa di questa sera, sono molto accostato a questo vostro papà e vi ho chiesto di aiutare anche a capire che cosa stava succedendo. E questo papà, il Signore, chiede di intervenire alla terra perché questo bambino sta morendo, è molto grato alla sua situazione. Bisogna fare subito qualche cosa. E qui però succede un fatto molto singolare. Nella memoria dei Vangeli mi sembra quasi lungo. Perché di solito quando accadono questi fatti, la persona che sta molto male muore. E poi il Signore interviene e la riporta alla vita. Però qui, se potrete riprendere un momento queste righe del Vangelo, vedrete che c'è una cosa diversa. Perché il Signore non gli dice il verbo a risultato. Ma gli dice il tuo figlio. Vieni. E questa cosa viene poi in cui è ritenuta nelle partite conclusive del Vangelo. per cui non è la memoria di una recitazione del Vangelo. Ma è una potenza di Vangelo. Allora questo mi ha preso per mano e mi ha invitato a percorrere un po' questi anni. per esempio, è venuto in mente una coppia di scorsi. E' un po' questi anni. E' un po' di fare che lui fosse un professore, un insegnante. E sono stati loro a presentare la vicenda della nostra Maria Grazia. E' stato attraverso il passaggio delle loro mani. E noi abbiamo ricevuto Maria Grazia. E a partire da lì, dalla storia, insomma, su questi anni, mi è tornato molto nella mente e nel cuore. Però mi ha portato molto quella frase di Gesù che anche il testo del Vangelo ripete. Ma dottuto questo, tuo figlio, figlio. E quindi ho pensato che il Signore oggi ci vuole mostrare un segno particolare di tutte le lezioni. E' la nostra carissima, piccola, noiesca. E cioè che lui non deve neanche fare il miracolo di farlo di solito. Ma semplicemente lei, dall'amore di Dio, è tenuta. Quindi io ho visto la fede, quindi... io ho visto la fede, perché sono stretta da un'emozione, che però è anche forse un po' vicina alla notte. E quindi di un non credere. che non mi sono accortato a questa frase di Gesù. E ho detto che se troppo stasera devo farire in questa parte, io mi andrò a vedere questa frase. tua figlio, figlio. La vostra sovrittina, figlio. Lei è stata in mezzo a noi da sempre, fin dal primo istante, con tutta la ferita della sua storia e della sua crescita. ho pensato che per un singolare figlio di legge, lei, in questo momento, noi la vogliamo osservare, custodire, circondare, assolutamente figli. questo figlio di legge in questi anni è stato un impegno, un amore enorme. In questo punto, fortuna, non solo il Paranamo, ma anche questi fratelli, queste sorelle, hanno celebrato una grande liturgia della vita. Tanto più importante e impressionante quanto è tutta accompagnata da un'enorme fragilità che loro hanno custodito, circondare, baciando questa fragilità che noi. E quindi, secondo questo scherzo che mi permette di ricevere dal drama del Vangelo, in tutti questi anni, curandola, soprattutto e prima di tutto, con il grazie loro affetto. Loro l'hanno fatta vita. Oggi, però, per me, saremo tutti a dire, adesso, per me, il Signore non vuole questo. Il Signore vuole e vuole eredicare semplicemente questa parola del Vangelo, vita. E come la fede di voi, carissimi, a te e ma, a te e ma, a te e ma, a te e ma, a te e te, a te e te, l'avete tenuta in vita. Il Signore vi chiede di considerarla oggi, dolcemente ma fortemente, come vita. Come voi l'avete fatta vivere con la passione, l'affetto, la cura del vostro cuore, delle vostre giornate. Noi abbiamo molte volte avvertito la vostra casa, come una specie di santuario, ma non per fare della religione, ma per dire che eravate custodi di una speranza enorme. Quando la piccola è venuta a Vignone, era già fragilissima. E tutta la sua esistenza è stata così. E quindi non è che si chiedeva se lei non mi chiedeva o non mi chiedeva, ma si constatava con stupore e profunzione come per la potenza del vostro affetto. Lei vi deve. Tutto questo diventa oggi la preghiera che anche noi però vogliamo fare e che chiediamo a ciascuno di voi per ricevere questa risposta dal Signore. Maria Grazia, Vignone, nella pienezza della vita, ma anche nella commozione del tuo cuore, nel tuo affetto, anche nella mia persona di vecchio e te, nel cuore di tutti voi, questa persona di voi. e quindi mi sembra che si debba dire che lei oggi porta a noi, e prima di tutto evidentemente a Enrico e Simonetti e a questi figlioli e figlioli, il regalo di una vita più forte da noi. loro continueranno a volerle vedere, continueranno a pensare da un affetto. Qualche volta magari farebbero qualche pensiero che hanno fatto nel passato a loro preoccupazione, come fanno il papà e la mamma a tenere un po' tutta questa roba, come fanno? se l'hanno fatta bene. se l'hanno fatta bene. bravi e contenti i occhi, siccome avete vissuto, questa avventura strana ma dolorosa, con la dentizia del nostro corpo. bravi e per questa nostra piccola comunità di cantare, grande motore, grande motore, grande motore. E' successo qui, quello che il Vangelo dice che è successo là, e tanto tempo fa, cose così grosse che possono sembrare una leggella, invece questa è storia che il lunga tutta questa comunità, che oggi è qui, certo per accompagnare questa figlia, ma molto anche per ringraziare la vita. La sua vita non è stata facile, certo di questo tutti, credo, si sono amati, ma è stata molto amata. con l'unore che oggi riceviamo, figli in modo fortissimo e diretto, in essi, le famiglie che ci sono tornate, e che ci sono tornate, ma è un'energia di bene che si è rilevata. E se voi la contiene, porta grande frutto. Odazzi che qualcuno, a San Martino, da sempre parecchio, che è qui con noi, nella nostra vecchia chiesa, ritenga di non avere la fede, e per esempio, cosa dire? Beh, va bene, per loro è una cosa grande e importante, ma io non ho la fede, ma non c'è niente. E' bello anche per te, e' bello anche per te. E noi confidiamo che anche tu, possa oggi essere parteci, di questo mirando di me. Quindi, per non dirarle più lungo, vi chiedo la scusa. Quando mi diranno di lei, mi chiederanno di lei, e poi rispondete sempre con questa parola di amico. Vagia in capo di ziani, vi, e per questo sia credente il signore. E poi... ... ... ... ... ... ... ... ...