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13DomenicaTO-Giovanni_Nicoloini-20090628.mp3

Data: 28/06/2009

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Non solamente perché è un simbolo di oppressione, la donna viene scelta come figura privilegiata nel Vangelo, ma anche perché è una donna, e quindi in modo evidentemente diretto, profondo, è il segno di questa umanità che Dio ha creata per amarla, l'ha perduta, l'ha cercata, l'ha trovata. Quindi la figura femminile è la figura della sposa, ed è la figura di quella sposa per la quale lo sposo pone la vita. Oggi in termini bellissimi, molto forti, l'Apostolo scrivendo ai suoi figli e fratelli della Chiesa di Corinto, ricorda in termini molto semplici la modalità di questa ricerca, che noi siamo molto attenti di cercare di ricordare, come ha fatto a trovarci. Perché nelle cose del mondo possono fare cose grandi e potenti coloro che sono grandi e potenti, ma nelle cose di Dio la cosa non funziona. Vedete come anche la storia della povera umanità, anche certamente con intenzioni positive, continuando ad affidarsi alla potenza, alla forza, alla ricchezza, non riesce a risolvere il dramma dell'umanità, non riesce a liberarla dal male e dalla morte. C'è una specie di fragilità segreta e tremenda in tutto quello che sembra potente, grande e forte, e che invece poi si rivela come incapacità. E quindi non si riesce a tirare fuori il piccolo, il povero, il morto, non ci si riesce. E sono duemila anni che siamo dentro a questa pedagogia di Dio, che peraltro è molto più antica perché ha accompagnato anche tutta la storia di Israele, e oggi in termini precisi dice che appunto il nostro Signore, da ricco che era, si fece povero. Di fatto la via è questa. Ma questo noi lo sperimentiamo molto bene, no? Appunto vi citavo prima la vicenda di questa piccola bambina, sono molti molti mesi, ormai bisogna contare a livelli di qualche anno, eppure lei di anni ne ha pochissimi, che ha lottato contro la sua malattia, e poi insomma si vedeva già da molto tempo che non c'era esito positivo davanti, e se ne è andata. Però il Vangelo di questa mattina, non c'è dubbio che è una provocazione tremenda, perché domani mattina bisognerebbe andare a dire a quella mamma e a quel papà che la bambina dorme. È vero, perché non ci riusciamo? Perché io non posso andare da quella mamma a dire alla bambina dorme? Perché di fatto capisco che non sono capace prima di tutto di scendere dentro, nella povertà e nel dolore di quella mamma e di quel papà. E la cosa è quasi implacabile, tu sei capace di entrare, di consolare, e addirittura di mostrare una luce nuova, tanto quanto sai entrare dentro, nella carne e nella sofferenza di chi è davanti a te. Altrimenti non ci se la fa, non ci se la cava. E quindi oggi è la festa ancora una volta di questo amore di Dio e del suo amore sconfinato per i piccoli, per i poveri, per i peccatori, per quelli che stanno facendo strade sbagliate, per tutti coloro che sono fredati, idoli ingannatori, per tutti coloro che anche la fatica della vita e la durezza del cuore spinge a gesti e cose sbagliate. Ma in questo il cammino di Dio è assoluto. E quindi tutto quello che è ferito lo attira. E tutto quello che è povero e sbagliato lo chiama, lo provoca, lo invoca. E' per quello che noi qualche volta nella nostra comunità cristiana proprio andiamo in un certo senso in direzione opposta, perché è vero, facciamo un tale mito di una perfezione intoccabile e di una situazione assolutamente perfetta che poi però di Dio non capiamo più niente. Cioè ci mettiamo davanti a un Dio che per fortuna non c'è, è un idolo, ma non c'è. L'unico Dio che è veramente Dio, perché di dei e di signori del mondo ce ne sono moltissimi, ma l'unico Dio che è veramente Dio è quello crocifisso, è quella persona di Dio povero e umiliato fino alla croce e che ha voluto morire in mezzo ai malfattori e che non ha voluto scendere dalla croce. E' quello che voi conoscete bene perché si è chinato verso di voi. E' vero? In fondo qual è la cosa che questa mattina ci porta a messa, non so, e che forse anche domenica prossima ci porterà a messa. E' il precetto della Chiesa, ma non credo che voi siate sensibili a questo. C'è qualche cosa di molto più grande che ci porta intorno a quest'altare ed è prima di tutto il bisogno che noi abbiamo di essere salvati. quella mia amica che ha scoperto la sua malattia, quella bambina morta e i suoi cari intorno, e ognuno di noi con l'esperienza diretta che siamo molto più piccoli della nostra vita e che siamo insufficienti per le cose splendide che Dio ci dona e che siamo assolutamente inadeguati per le prove nelle quali entriamo. E quindi perché siamo qui? Perché siamo poveri. Siamo poveri. E perché siamo qui? Perché abbiamo bisogno. E perché siamo qui? Perché abbiamo bisogno di essere salvati. E dunque che cos'è la fede nel suo primo fiorire? è il percepire che la nostra è una vita che però malgrado tutto è visitata. C'è qualche cosa o qualcuno, qui non sappiamo magari neanche dare un nome, che si è piegato su di noi. E quindi la fede è prima di tutto l'esperienza che ha tutto quello che in me è fragilità e insufficienza, su questo si sta posando uno sguardo e una carenza. Questa è la fede. Questa è la fede. Poi dopo la fede può precisarsi, approfondirsi, posso riconoscere che si tratta di una persona che è la persona stessa di Dio, sì. Però devo anche dirvi che nella mia esperienza quotidiana scopro la fede anche in termini ancora molto più iniziali. Eppure è già fede. È già fede. Ed è già fede perché in ogni caso è contrasto e contrapposizione con quello che è l'istinto inevitabile della persona umana. Io non ho nessuna vergogna a dirvi che non sarei in grado di dirvi niente del primo testo di oggi. Il primo testo di oggi mi fa paura. Quindi l'ho letto e l'ho riletto, ma lo lascio proprio lì. È vero perché mi sono assediato da domande che sono dentro di me, che sono anche grida, ma perché c'è il male, ma com'è? Che sto diavolo ha fatto entrare la morte, ma che palle sono queste qua? Come mai questo Dio non è stato capace? Sono figlio di un Dio sconfitto, forse. Non lo so. Non lo so. Quindi non posso più neanche mettervi c'è queste cose. Solo che, appunto, sono dentro al stupore di questo Dio che vuole giocare la partita con me, e che quindi mi si mette a fianco. E che quindi mi dice, no, ma tu, non temere, tu continua solo a credere. Che è quello che Gesù dice a quel papà. Gli dicono, sto papà, ma non disturbarlo più, ormai non c'è più il trafare, insomma, quello che l'ha previsto, è avvenuto esattamente come questa bambina del santosso. È vero. E invece no, dice no, continua a credere. Continua a credere. E qui in fondo, vedete, io sono qui perché di questo ho esperienza. Io so che cosa voglia dire nella vita. Ho sciupato tutto. Ho ormai rovinato tutto. E poi invece una mano che ti rialza e che ti rimette per strada. E che tu anche accogli malvolentieri con un senso di fastidio, di non volontà, perché tanto ormai è perduto. Lui... Coraggio, coraggio. E anche ho conosciuto evidentemente il fatto della coscienza ferita in modo inguaribile, no? Certo. È come la morte della coscienza. Quando la coscienza ha l'impressione di rimanere prigioniera di sé stessa dentro al buio. Io evito, per esempio, di dormire al buio. Perché mi ricorda la mia coscienza. Che Dio però ha visitato. Questo non posso non dirlo. E quindi io mi sento testimone della fede non perché sono capace di ascoltare la parola di Dio e di testimoniare le scritture, ma perché sono capace di ricordare qualche cosa di me. essendo stato salvato, questa mattina sono qui anch'io con tante domande più grandi di me, con tante paure, con tante necessità, con tante speranze, anche con una sfida in certo senso, no? Perché mi porto a messa tantissime persone, bimbi grandi, sani, malati, santi, mascalzoni, e me li porto tutti a messa per dire a Dio adesso però di loro che cosa facciamo? Che cosa fai? E io cosa posso fare? E io posso dire qualche cosa? Ma capisco che primo di tutto, capite, lo posso presentare, lì posso presentare al Signore, quanto io per primo piccolo ci vivo dentro. Anche all'interno della comunità cristiana, dove ci sono peraltro esperienze anche molto belle, molto forti, un problema si dà. Per esempio, le persone troppo buone sono problematiche, troppo buone, sono problematiche. Io litigo sempre, per esempio, per i miei giovani amici che vogliono molto impegnarsi a far del bene, io sono sempre piuttosto perplesso. Perché? È perché la tua esperienza più vera non è la tua possibilità o anche volontà del tutto sincero di fare del bene, ma la tua esperienza più forte, più fondante è quella del tuo bisogno di ricevere del bene, di essere tu il più povero di tutti, di essere tu il povero con i poveri, e lì giocare la tua vita. Allora lì, certo, si capisce che scoprendo che qualcuno ti lava i piedi anche tu potrai pensare di fare qualche cosa. Ma come si fa a fare il mestiere di far del bene? È pazzesco, si può fare. Ed è rischioso, ed è rischioso. Perché rischia di ricostruire dentro di noi ancora tutte le potenzialità che sono nella direzione dell'efficienza, della grandezza, è certo, è certo che tu puoi fare qualche cosa, e lui è poverissimo, tu sei qualche cosa, sai fare qualche cosa, è una... E quindi certo che puoi... Ah, sì, è vero, ma nell'intimo è problemato. Se tu prima di tutto non sei l'ultimo dei figli di Dio, è vero, e ti senti... e sai di essere un sopravvissuto, perché eri morto e lui ti ha riportato alla vita, eri perduto e lui ti ha ritrovato, è difficile che tu possa introdurre quella energia veramente nuova. Si capisce che di filantropia c'è sempre bisogno, meglio dare carezza che sberle, su questo non c'è problema, meglio dare una minestra che rubargiela, no? Certamente è vero, però non è la novità del Vangelo. La novità del Vangelo è affidata ai poveri, eh? E quindi è affidata alla parte povera di ciascuno di noi. Finché tu non sei semplicemente uno che ha bisogno di chiamare il papà, eh? Che ha bisogno di chiamare il papà. Dicono che lo Spirito Santo è vero, dentro di noi dice solo una parola, continua a dire papà, papà, non dice neanche padre, lo dice con una specie di diminutivo messaggiativo come fanno i bambini, proprio. Babbo, papà, secondo le usanze. È vero, e continuo a invocare questo. Perché? Perché ho paura, perché mi sento solo, molte volte anche perché lui si è affacciato alla mia vita, io sono sorpreso di questa visita meravigliosa, e anche perché lo riconosco in una mano che prende la mia mano e sempre lo Spirito dentro di me dice papà, papà, eh? un piccolino. È il grande segreto dell'esistenza. Da ricco che era si fece povero, ecco, certo, per arricchire noi della sua povertà. E quindi c'è un primato della fraternità, che è la fraternità dei poveri. E questa è oggi la speranza più grande della Chiesa. È lì che assolutamente dobbiamo ritornare. perché certo si può anche pensare, no? Che la Chiesa sia una comunità di persone che nel nome di Cristo fa del bene e quindi bisogna in qualche modo cercare di aiutarla, cercare di darle qualche privilegio, qualche esenzione. Però così è tutto mondato, cioè, ma non perché sia sbagliata, che non succede niente, non può succedere niente. È la stessa logica, è vero che porterà poi Erode a lasciarsi invaghire dalla danza della panciulla e accetterà che la testa di Giovanni Battista sia tagliata per un pomeriggio di divertimento e di lussuria. Questo non funziona, non è questo che risolve. Bisogna decisamente passare dall'altra parte. E notate bene che poi, questo però mi pare la cosa più bella, per passare dall'altra parte. Non è che ci sia bisogno di fare nessuna conversione, eh? Ti prendiamoci. Non è, sì, c'è qualcuno, forse Francesco, ecco, un ricco borghese molto bravo per andare via, è vero, dalla sua situazione ha dovuto cavarsi giù nudo e metterci sotto il mantello del vescovo di Assisi, ma se no, normalmente, la cosa è molto più semplice perché basta che ognuno di noi prenda atto della sua totale. No? È molto semplice questo. La conversione è una conversione da figli che in qualche modo si rendono conto che finalmente, no? C'è qualcuno che gli dà una mano ed essere contenti perché ha il bisogno di essere salvati nel Salmo del Miserere segue come apice dell'invocazione di dire e dammi la gioia di essere salvato e dammi la gioia di essere salvato. Cosa c'era di più bello di quando vedevo mio padre e mia madre che avevano bisogno l'uno dell'altro e si davano delle grandi arie per la fortuna che avevano, no? E di poter avere quest'altro vicino. Quante cose si sono imparate da questa povertà che si fa gemito d'amore e che si fa bisogno d'amore. E queste sono le cose più importanti della vita. E quindi i ricchi, i sappienti servono a niente. Servono a niente. E' vero? Dobbiamo ricominciare la strada come ha fatto Gesù. E avete visto com'era infatti lì poverino, no? Incalciato dalla folla tutti che lo spingevano. E' interessante anche il fatto che lui avesse una certa scortina. E' vero? Per cui a un certo punto dicevo oh ragazzo ma qui mi ha portato via della rota. Ma chi è che mi ha portato via tutto un pezzo di rota? Ma dicevo con tutti qui che ti strigono intorno fai una domanda assurda. No, non ci guarda che qui c'è qualcuno che mi ha preso qualche cosa. E c'è questa povera donna insomma, no? Che ha pensato che bastava toccare la francia del mantello. Adesso quando a Gerusalemme o a Bologna o a Milano capite di vedere qualche ebreo col suo mantello mi chiedo sempre mamma mia non sarà che a toccare la francia è vero? Succede qualche cosa. Perché portava quel mantello di preghiera lì quel giorno lì. Era il mantello della preghiera. E' vero? una povera donna malata chiudo dicendo quelle due donne alla fine sapete che sono una donna sola vero? Nella potenza dell'immagine evangelica sono una donna sola e hanno fra di loro non si conoscono assolutamente umanamente però avete notato la finezza del Vangelo della donna malata si dice che era malata da 12 anni e la bambina malata di morte aveva 12 anni e quindi insieme vogliono essere la figura di un'umanità che fin da principio è malata che nello scorrere della vita non trova soluzione finché non trova la francia del mantello di quest'altro che è il suo sposo e il salvatore. Allora non solamente la strada per entrare nella nostra povertà e scoprire che siamo dei poveretti che è già mortissimo può esserci qualche cosa di più e cioè può essere il riconoscimento dello sposo il riconoscimento del salvatore il riconoscimento di lui ed è bellissimo quando il nostro fratello piccolo grande buono meno buono all'improvviso scopriamo che è lui quello delle frange e del mantello con le frange perché questo altro non va immaginato in modi magici l'accostarsi di Dio è l'accostarsi a noi del nostro prossimo il salvatore è quello che viene è vero dopodiché si scopre il segreto che c'è dentro a tutto questo gioco che è proprio quel Gesù ma si scopre che quel Gesù è continuamente reso presente e predicato nella vita di un sacco di gente che si è fatta povera per noi e io ho potuto toccare la frange del suo mantello dunque questa vicenda drammatica di oggi è una vicenda dolcissima meravigliosa è la riscoperta della nostra vita visitata è la riconciliazione con tutte le nostre povertà comprese le nostre malefatte compresi i nostri vizi compresi i peccati dai quali non siamo in grado di uscire compresi quelli il Signore bisogna sfidarlo molto quando a mio papà chiedevo cos'è la preghiera lui mi diceva è fare delle domande difficili a Dio e quindi la domanda più difficile che c'è è quella di dire io sono assolutamente indinonato quindi è vero quindi questa mattina ne approfittiamo e facciamo a Dio delle domande difficili che è la presentazione di tutte le nostre povertà vicine e meno vicine una certa sfida nei suoi confronti e la scoperta che questo Dio che pensavamo così lontano ci è seduto accanto in questo banco in questo momento io credo in Dio a un bel proposito micro... con chocolate odiocomings conf webinar con domandu низ bah cosmos estrogen街 tecnsu conc autumn Dogs движ over shadows tensions cic us