In certo senso è l'ultima domenica dell'anno, è l'ultima domenica dell'anno liturgico, festeggiamo la regalità del Signore, una regalità molto strana, molto diversa dalle regalità di questo mondo. Noi desideriamo in questa liturgia soprattutto ringraziarlo perché i regali che abbiamo ricevuto da lui erano evidentemente infinitamente superiori alla nostra vita di povera gente, di poveri peccatori. Ma era anche inaspettato perché così buono non ce l'aspettavamo, così largo non lo sapevamo. Anche al catechismo l'avevano fatta più stretta insomma. Se era con il catechismo ce n'era di purgatorio da fare. Invece questa domenica per noi è una festa di paradiso. Dove tutto è gratuito, tutto è sorprendente. Tutte le volte che riascolti una parola del Vangelo che hai ascoltato 4.000 volte c'è una sorpresa, è una novità, è un regalo. Per cui siamo in pace anche per la nostra condizione di peccatori. Perché la sua misericordia è infinitamente più grande. Ne abbiamo combinate di cotte e di crude. Ma lo troviamo qui a braccia aperte. Queste braccia se le hai fatte fissare persino sulla croce perché sia chiaro che sono aperte sempre per tutti. E non c'è nessuno che è escluso dal suo amore. Se c'è una cosa di cui dobbiamo domandare scusa è semplicemente questa. Che qualche volta abbiamo dubitato che fosse proprio così. E invece non si può pensare a nessuna persona pensando che quello quindi è fuori. La cosa è più semplice. Nessuno se lo merita e tutti sono accolti. Benvenuto, benvenuto, benvenuto. Aspettato. Mettiamoci tra le sue braccia con umiltà e con gioia. Facevamo colazione stamattina. Subito è saltato fuori per colpa mia un discorsetto. Perché ho ricordato che le chiese antiche non pregavano mai per i governanti. Né per l'imperatore. Facevano una preghiera chiedendo che le grandi magistrature del mondo li lasciassero in pace. E loro potessero in qualche modo portare avanti la vita cristiana. Dopo le preghiere per i governanti sono cominciate quando hanno fatto il Sacro Romano Impero. E poi, è vero, i regali di Spagna. E quindi dei grandi intrecci tra la Chiesa Cattolica e il potere. E quindi si infigliate a questa preghiera. Beh, dice però è un re. Questa è la festa di un re. E Gesù dice, tu lo dici. Tu lo dici. Se fossi un re come tutti gli altri, ci sarebbe stata subito la polizia, l'esercito. È vero. Ma dice allora tu in che senso sei il re? E lui dà questa risposta interessante. Dice, guarda, io sono un re perché sono un testimone. Possiamo dirgli sono il testimone. E quindi, mentre i re rappresentano se stessi, questo Gesù è il nostro re. E noi gradiamo molto oggi la sua visita e la sua presenza, perché è semplicemente il grande testimone di Dio Padre. Lui è un bravo figlio, è il figlio di Dio. Dopo una serata di crisi, che non c'è scritta nella Bibbia, ma che mi piace sempre citare, è vero, guardavano dal balcone di casa e vedevano che Giù, insomma, era piuttosto un disastro. Avevano già fatto molte cose belle, importanti. Avevano eletto questo piccolo popolo prigioniero degli egiziani, ricordate? Gli avevano fatto a fare tutto il deserto a piedi. Anzi, un viaggio esagerato. Quarant'anni per una roba che anche a piedi in una settimana si fa. Quarant'anni. In quei quarant'anni lì gli aveva regalato ogni giorno il pane del cielo. E soprattutto gli aveva regalato il pane della sua parola. E quindi gli aveva costituiti loro, quattro gatti che facevano i pastori, il popolo di Dio. E però questo popolo di Dio, che sono gli ebrei, non si è mai finito di conoscerli. Sono anche un po' birbanti, ma hanno una conoscenza e un'esperienza di Dio che sono inarrivabili. Credo che se non ci fossero gli ebrei non ci potrebbero essere neanche i cristiani. Anche perché Gesù, bisogna dire, era un ebreo proprio regolare, era circonciso, tutto a posto. E lì loro avevano avuto questa avventura meravigliosa, che poi avete capito diventata sempre più importante. perché quando tra di loro, in loro, in mezzo a loro, è nato quel bambino, vi ricordate? Vi ricordate a Natale? Non c'era posto per loro nell'albergo. Sapete, no, che la parola presepio è una parola della lingua latina, greca, antica, che vuol dire mangiatoria. Mangiatoria. Quindi se dovrebbe dire, andiamo a vedere la mangiatoria. Bellissimo presepio. È la mangiatoria. Non c'era altro posto. E d'altra parte, è stato uno stile della sua regalità. Come si fa a fare il re? O comandi dall'alto, mandando i poliziotti, eccetera, facendo le guerre, oppure, e lui ha questa proposta. Oppure fai così, vai dall'ultimo, ti metti all'ultimo posto, e da lì cominci a tirarli su. Questa è stata la scelta di Dio. Ha fatto il re in mezzo a noi, cominciando da più masca al sole, cioè da me, e poi a partire da lì, li prende su tutti. E' la meravigliosa storia della salvezza. Perché non è vero, eh? Che alla fine c'è un tribunale. Non è vero. Alla fine c'è la salvezza. Ed è per questo che è lunghina la faccenda, no? Perché del senso abbiamo già fatto tutto. C'è il Vangelo. Lui è proprio il re dell'universo. Allora, va bene, buona. Facciamo una bella festona, e la infinita, eh no? Perché c'è ancora quello là. Ma te lo conosci quel prete che si chiama Giovanni? Uno sciagurato quello lì, eh? Guarda che mica a posto, bisogna andarla a prendere. Insomma, c'era sempre una. Gli angeli intorno a lui, che sono sempre un po' nervosi, eh? Gli angeli sono bravissimi, troppo bravi. E quindi sono un po' rigidi, poverini. Allora basta, adesso basta. No, no, aspetta un momento. Aspetta un momento. Perché c'è ancora uno da andare a cercare. C'è un pianto da consolare. C'è una solitudine in cui entrare in compagnia. C'è una famiglia che fa fatica a stare insieme. Insieme. E quindi è un'ultima ora tirata, tirata. Vi ricordate quando si giocava che a tre siamo pronti? Uno, due. E poi? Due e un quarto, due e venti, due e mezza. E poi? L'è l'ultima ora. Che tira, tira. Sono passati due mila anni. Ma mio papà mi diceva sempre non preoccuparti, siamo alla preistoria. A me davanti. Perché c'è un lavoro da fare. Che roba, che roba. Che roba. Ma tutto il lavoro è tutto il lavoro della sua misericordia. E come fa a avere misericordia? Quando si arriva che uno ne ha combinate. E' un disastro. Più di Bertoldo ne ha combinate. Cosa facciamo? E lui ha questo stile invece. E' lento del convincimento. E sapete come fa? Si fa vedere. E' bellissimo. Ti faccio vedere come si fa. Per cui se c'è un povero si fa più povero di lui. Si mette vicino a un cieco, a un sordo, a un muto, a un disperato. E assume dentro di sé il pianto della storia. Che roba, vero? Quella volta, vero? Che eri così nel dolore e a un certo punto ti sei accorto che il Cristo piangeva accanto a te. Questo testimone meraviglioso. Perché? Perché è venuto a dirci che Dio è fatto così. E quindi non si è mai finito, capite? Di conoscere Dio. Perché più noi ci affondiamo nella nostra storia, più lo vediamo. Dicevo prima che il miracolo continuo del Vangelo è che l'abbiamo letto 38.000 volte, è antica questa parola, ma è sempre nuova. ed è sempre veramente nuova. Non perché ti ricorda qualche cosa che ti eri dimenticato, ma perché va avanti con la tua storia. e quindi ti ricordi te quella sorina tremenda che ti ha fatto imparare i dieci comandamenti, i precetti, le feste comandate, e più ti faceva fare i fioretti con quel sassolino nel sandalo che così guadagnavi, chissà che, è vero, nel passato di tutti i colori, adesso non te lo metteresti, un sassolino nella scarpa, però ho un sasso nel cuore. È così. È questo Dio, vedete, fedele alla nostra storia. Pilato non è una persona qualsiasi, è un uomo intelligente. Per lui è molto difficile avere la fede, perché lo hanno sempre fatto ragionare in corto, insomma, su relazioni di potere, quindi, e l'unica domanda che gli sa fare, dice, ma tu sei il re, insomma, perché non ti ha tutta un'idea del re. Ma dice, te lo dici, però poi improvvisamente gli dà ragione, ma guarda, hai ragione, e gli fa vedere come è il re. E lui fa il re in questa maniera, che a te come a me, ci fa continuamente vedere questo Dio benedetto, ma com'è, com'è fatto? E se tu guardi Gesù, guardi Dio. E se tu ascolti Gesù, ascolti Dio. E tutto quello che Gesù dice e fa è semplicemente la presenza di Dio in mezzo a noi. Perché Gesù, essendo il figlio di Dio, è Dio in mezzo a noi. È Dio con la nostra carne, con i nostri occhi, con il nostro sorriso, con il nostro pianto. è questo Dio che si è fatto domestico nostro. Dice una parola oggi, eh? Servire. È venuto a servire Dio servendo noi. la storia di ognuno di noi, vero? È meravigliosa, no? È bellissima la tua storia. È la storia di quest'anno, ma non ti dico. Guarda, pensa che sono persino calato dei centimetri in questo anno. Dice, beh, perché sei vecchio? No, perché ho fatto un'operazione che mi ha tolto un pezzo di schiena senza accorgerne. È vero? Eh, mi sono messo i parametri, beh, ma ci ingiampavo dentro. Ma com'era? Ma all'anno, ha fatto un brutto anno? Bellissimo. Bellissimo. Pieno di incontri, pieno di pazienza, pieno di perdono per me, pieno di carezza, pieno di pace. La vita è bella, sì. La vita dei figli di Dio è bella. Ed ha questa potenza, no? Anche quest'anno è stato così. Cioè che lui è bravissimo a fare le feste allegre, ma è ancora più di bravo a fare le feste difficili. quel campanello che suona alle nove di sera, ma chi è? Ve l'ho raccontato, no? E' un giorno proprio, veramente, ero un po' solo in casa, continuamente il campanello, il campanello, e gente che ha bisogno, dai, dai, dai, dai. E' un po' da sera, e' un po' da sera, e' un po' da sera, e' un po' da sera, e' un po' da sera, basta, siamo arrivati, suona il campanello. Vado a aprire, e lui gli dice, avete qui qualcosa da mangiare? Beh, sapete, avevo appena letto quel testo di Giovanni, dove quella mattina, loro hanno pescato niente tutta notte, lui è là sulla riva, e gli dice, figlioli, avete qualche cosa da mangiare? e gli dice, no, non abbiamo niente, gettate la rete, e la rete è piena. Noi continuiamo a vivere dentro al Vangelo, capite? Adesso vi dico una roba che dopo dovete cancellare, che è per sì bello l'essere peccatore. E conviene che sia così, perché se no, nessuno lo conoscerebbe. Se le conoscessero sui Pierini, io penso qui, eccetto alcune eccezioni pericolose, di super bravissimi, saremmo tutti fuori. Invece, noi tutti li abbiamo conosciuto perché lui, perché lui non è bravissimo, è molto di più, è il testimone del padre. Il padre è amore. E lui è venuto a farci vedere come ha fatto il padre. Ma è finito male. È finito male? È finito male? È venuto a regalare la sua vita. e te, mamma, sei continuamente oggetto della mia ammirazione, perché vedo come dai la vita a partire da quel gnocco di tuo marito che non ho mai capito come lo puoi sopportare. E poi tutti quei figli lì, tutti strani, mai nessuno regolare, nessuno uguale all'altro. ed è che è il posto per tutti. E stamattina, non so se avete trovato anche qualcuno di voi, tutto un messaggio sulla donna. Bellissimo. Mengo scritto sotto per dire che avevo gradito. Spero che l'abbia scritto un uomo. Eh sì, gli uomini debbano molto alle donne. un senza moglie garantisce dopo le nozze si ritrovano in tanti modi. Che bella è la festa di oggi. Che bella è la festa del re che è nascosto tra noi, vedete? E nessuno lo riconosce. però ciascuno di noi lo conosce. Perché quando quella persona ti ha perdonato e quell'altra stamattina ti ha salutato dice ma questo posto è pieno di Dio. E siamo andati a benedire la casipola super bella di cui sei impadronita già con una famiglia che è qui a messa stamattina. Noi siamo già andati a benedire la casa. io pensavo ma chissà forse no avrò un po' di invidia. Dice glielo dico a me sono stato già a benedire la tua casa. E' bellissimo. E mi veniva da dire ma il Signore com'è buono. E' la festa di Cristo re. E quindi si capisce perché per i governanti o si fa quella preghiera ruspa che dice ti preghiamo Signore che possiamo andare avanti senza che questi qui ci rompa troppo. Perché il mio padre nella fede che si chiama Giuseppe Dossetti lui proprio diceva questa cosa che stamattina mi sono ricordato lui diceva guarda che nessuno può fare di mestiere il politico eh lui diceva tutti quei suoi amici importanti bravissimi uno lo sta già facendo santo che facevano un po' i politici lui no dice guarda far la politica deve essere un incidente di un momento dice lei cosa fa l'uomo politico vabbè non è un mestiere o proprio lo fai gratis gratis gratis ma allora non c'è bisogno che fare l'uomo politico è vero non si può bisogna per fare il re bisogna essere in mezzo a tutti e fare il gioco dell'ultimo ecco allora oggi ringraziamo molto per questo io non avrei preseduto oggi come ho detto al vostro parico lo vado fu dal monace messa oppure devo rimanere allora ho detto rimani e poi presidi ma sono contento di obbedire al vostro parico perché è una brava persona anche se è il parico di una delle ultime delle diocesi della delle ultime parocchie della diocese è proprio una parocchia che adesso non sai neanche come tenerla perché ci sono pochi preti insomma vedrete come fare tenetelo bene questo qui perché secondo me ho paura che sia l'ultimo però non sono preoccupato per cui adesso sto preparando perché abbiamo una riunione di famiglia importante tra qualche giorno chiederei ai miei fratelli preti di fare una piccola rivoluzione di costume non fatevi più chiamare don intanto vi siete tolti alla saltana mica che siete in mutande siete vestiti come gli altri quindi non fatevi chiamare don perché don intanto vorrebbe dire in latino dominus e poi perché o diciamo che anche il capo della cooperativa deve essere chiamato don e invece no no e se tutto agli don anche se a San Marzini non mandano più un prete noi non abbiamo bisogno di chiedere a un don di dirci la messa e domani ci sarà qualcuno che non è un don prete e potrà dirci la messa per forza sapete che sapete che fino a conto questo poi capiamo via che una volta ha raccontato a me e a don Giuseppe che in un in un lager di questi qui della Germania in un capannone di sto lager però tutta la notte tutte le notti dicevano la messa perché c'erano alcuni preti tre prigionieri eh e lì don Giuseppe non ha fatto domande difficili su che vino che pane per dire la messa insomma ha solo volato un po' dato l'ambiente e però dopo un po' loro hanno detto poi a un certo punto però non c'è stato più e lui ha detto perché e loro dopo un po' di silenzio hanno detto perché l'ultimo dei preti era morto anche lui e lui ha lasciato ancora un po' di silenzio e ha detto bisognava andare avanti perché non si può non avere la messa non si può non ricevere il pane del cielo ed essere dissentati dal vino di Dio che è il suo sangue e allora vedete il Signore provvede e continuerà a accompagnare la bellezza ineffabile della nostra vita auguri al Signore per il suo compleanno auguri a voi voi un piccolo auguri a me e proseguiamo questa strada meravigliosa nell'umiltà nella pace ma anche nella gioia che è... intormi...