Penso di avere tolto una nota purverissima di fascino e di poesia che è legato a questa festa. D'altra parte avverto sempre di più la necessità di chiedere al Signore di consegnarsi alla mia storia e alla nostra storia. Dalla mia storia non sono capace di fuggire, non penso che sia bene fuggire, e però appunto allora mi chiedo, ma dunque tutte queste memorie antiche e la nostra stessa celebrazione di questa sera, in che modo è significativo, anche perché sarebbe insopportabile pensare che questa sia per noi un'occasione di fuga. E quindi stanchi del quotidiano e delle sue contraddizioni, cerchiamo rifugio, avvadiamo in una specie di grande sogno. E questo non è bene. Può essere seducente talvolta, quando il peso della storia si fa particolarmente pesante. E' giusto pensare da poter qualche volta fuggire, ma noi non ce lo possiamo permettere. E quindi proviamo a cercare una piccola strada questa sera, semplicemente per rispondere a quella domanda che mi sono posto e che ponevo all'inizio del nostro incontro di questa sera. Ma che cos'è questa nascita? E chi nasce? E che cosa vuol dire per noi? E allora mi piace tener conto questa sera che c'è quasi troppa gente qua. Non siamo abituati a vedere tanta gente. E che quindi possa esserci qualcuno che qui è venuto quasi per caso, o perché c'è una consuetudine, o perché è una festa e quindi non si vuole rimanerne assenti. Qualcuno quindi che si senta anche particolarmente lontano da tutto quello che noi chiamiamo la religione, i suoi riti, le sue regole. Ma dunque, per loro, ma anche per me, che cos'è questa sera? Perché ha senso parlare di una nascita? Ecco. Perché credo che questa sera, forse è sempre così, nel suo volto sostanziale, noi celebriamo la festa del Vangelo. Io credo che questa sera noi possiamo entrare bene in quello che stiamo celebrando se pensiamo che appunto questo Gesù, questo bambino, nato molti secoli fa, per noi questa sera, voglio dire la nascita del Vangelo. Di rompere del Vangelo. forse per poter mettere in questa condizione, in questa attenzione, dobbiamo tirar via molte cose. Forse, quasi maliziosamente, dobbiamo tirar via anche la religione, le sue abitudini, i suoi riti, le sue regole. Forse, forse dobbiamo pensare che questa nascita è la provocazione a una nascita che ci riguarda. Forse questa nascita è per una rinascita. allora pazientemente, per un momento, bisognerebbe mettere tutto da parte. Bisognerebbe che quindi qui si sentisse abilitato, in questo momento, a prendere atto, ad ascoltare, a considerare con un briciolo di attenzione, anche chi fosse completamente estraneo. Anche chi potesse dire di non saper neanche che cosa sia la fede. E tantomeno certe regole della vita, certe abitudini, certe consuetudini, quelle che fin da bimbi abbiamo sentito, bisogna far questo, non bisogna far questo. E provare a pensare se per noi è possibile questa nascita. Cioè, se è possibile lasciare nascere per noi il Vangelo. La parola del Signore, il Signore del Vangelo, se volete. Ma solo questo, solo questo. Se è possibile per noi ristabilire questa sera la grazia di un inizio, di un annuncio e di un inizio. Ci aiutano alcune figure che sono, è la memoria evangelica che abbiamo celebrato, ma sono questi pastori della notte. Sono molto interessanti. Credo che nel loro significato più profondo vogliano essere la memoria di quel piccolo popolo di pastori erranti nella penisola del Sinai, che hanno attraversato l'oscurità della storia continuamente vegliando. perché le concezioni più sapienti di questo mondo dicono che tanto non c'è più niente che può capitare. i più doti, i più esperti dicono che tanto tutto è già stato pensato e che di fatto siamo destinati a una specie di continua ripetizione di quello che c'è già stato. persino le stagioni possono suggerire una certa noia della storia. Non capita più niente. non capita niente. Alla notte segue il giorno, poi viene ancora la notte, le stagioni si susseguono, la vita e la morte con un ritmo intraccabile si susseguono. Le grandi spiritualità dell'Oriente suppongono infatti che non ci sia che una possibilità fuggire da questo ritmo oppressivo della storia che si ripete. Finalmente non nascere più. Ma questo piccolo popolo di pastori ha invece vegliato nella notte della storia perché gli era stato detto che bisogna sperare, che bisogna aspettare. E quindi dice il testo evangelico che non sono andati in casa, sono stati fuori, fa freddo fuori, questa sera. Nella notte non hanno dormito e di notte si riposa. E loro sono stati fuori casa vegliando. hanno cioè contestato il fatto che il tempo abbia una sua circolarità implacabile e hanno pensato che invece la storia sia come una strada aperta dove io cammino e cammino anche affrettando il passo perché aspetto qualcuno o qualche cosa che deve venire. Ma può venire qualche cosa di nuovo ancora? può esserci una novità, una novità splendente ed esplosiva per il mio cuore, per la mia vita, per i passi del mio cammino. Mi sembra di avere sperimentato tutto, nel bene e nel male. Che cosa può succedere? Ecco, loro hanno vegliato. E questo è il senso anche del nostro essere qui, vedete? Anche noi siamo fuori casa, io sono il più vicino a casa mia, ma tutti siamo fuori casa, non siamo ancora andati a dormire e malgrado il peso del sonno ci sforziamo di vegliare. Perché? Perché celebriamo un'attesa, perché celebriamo una speranza. e tutti noi abbiamo conosciuto qualcuno che nella nostra vita non ci ha concesso la rassegnazione e non ci ha abbandonati nelle nostre piccole o grandi disperazioni, ma è stato vicino a noi vegliando. Ci ha impedito di disperare e accanto a noi ha continuato ad attendere. Ma sono sicuro che anche voi che siete qui siete parte di questi pastori della notte e rappresentate una speranza reale per un vostro figliolo, per una persona che vi è cara, per un amore che sembra caduto, per una relazione importantissima che appare in franta, per una fede che questa sera potrebbe schiaffeggiarci presentandosi come illusione. Ma voi siete qui perché non disperate e perché sperate. E allora avete ascoltato che cosa accade nel Vangelo. Accade questa notte ai pastori che vegliano quello che poco tempo fa è accaduto alla ragazza di Nazareth che nella sua casa ha ricevuto improvvisa la visita di un angelo che è entrato nella sua casa e le ha detto rallegrati, piena del dono di Dio. Il Signore è con te. Vedete, la scena si ripete, eh? Questa sera è l'annuncio ai pastori, è l'annuncio a noi. Viene l'angelo anche per noi e ci annuncia una grande gioia. Ecco, noi siamo qui per questo. Noi siamo qui questa sera per sperare e per manifestare che in realtà contro tutte le oscurità e ingrigiori del pessimismo e della rassegnazione noi siamo qui ad attendere il dono di Dio. viene presentato dal profeta come una luce che improvvisamente si accende nella notte. E le tenebre del nostro cuore o del nostro pensiero o della nostra vicenda familiare o delle nostre fragilissime relazioni sentimentali. Bene, in tutto questo è la preoccupazione per un nostro figliolo. È il pianto che ci impedisce il riposo della notte e anche se siamo nella nostra stanza continuiamo ad inseguire colui che non riusciamo a raggiungere. Ebbene, per tutto questo, ecco, questa sera viene proclamata la nascita del Vangelo. Questo bambino è la buona notizia per la tua vita, per la mia vita, per la storia del mondo. Avete sentito in che modo molto semplice e bello scrive l'Apostolo al suo figliolo Tito figliolo mio, è apparsa la grazia di Dio. Si è manifestato, il dono di Dio si è manifestato. È venuto qualche cosa di bello, di nuovo, di vero. Non badare più alle tue spalle, non seguire più le antiche abitudini. Se ti stufa venire a messa, non venirci. Però portati a casa questa attenzione, questa idea. Io appartengo a una generazione che pensava che tutto dovesse cambiare e che tutto quello che era stato fino a ieri doveva essere rimosso, doveva essere contestato. Nel secolo passato si misura in qualche modo la cronologia attraverso questa contestazione totale. Poi qualcuno piano piano ci convince che in realtà il sistema del mondo e le strutture del suo potere fanno cadere tutte queste parole di illusione, di speranza, la contestazione globale, eccetera. Però quella stessa voce ci avvertiva che ci sono alcune parole che invece non cadono mai. E ci parlava del Vangelo. Appunto. Questa parola è nuova. Il miracolo di questa parola è che è antica e nuova. Questa parola è così nuova che non cessa di suscitare in noi domande. Bisogno di comprensione. Perché è grande, è luminosa, ma che cosa vuol dire questo per me? Ecco. Questo è il tuono di questa sera. Avete notato che c'è anche una circostanza storica che vale la pena forse di sottolineare. Dice che quel bambino che era stato concepito da Nazareth nasce a Bethlehem perché la regola dell'imperatore che vuole il censimento di tutti i suoi sudditi trasporta questo uomo e questa donna appunto a Bethlehem. Ed è l'occasione di un censimento che riguarda tutta la terra. È interessante questo. Perché? Perché in realtà questo bambino che nasce e cioè il Vangelo che noi riceviamo questa sera non è il credo di una religione. non è così. Non è in qualche modo la regola e il codice di giustizia e di verità di una certa forma di pensiero. Non è così. È, come dice ancora l'Apostolo, la salvezza da tutti gli uomini. È una parola regalata a tutti, capite? a di sopra delle religioni, a di sopra dei pensieri, delle ideologie, delle razze, delle divisioni, delle risse, delle esclusioni, delle immani ingiustizie davanti alle quali questa sera noi celebriamo la divina liturgia. È un mondo troppo sazio, è un mondo troppo affamato. Dunque, davanti a tutto questo una parola che è salvezza per tutti, di tutti, credenti e non credenti, cristiani e non cristiani. Tutte queste qualificazioni gli impallidiscono questa sera davanti alla potenza di questa proposta. Dice, ma io che ne devo fare? Quello che si fa per un bambino, quello che si fa per un bambino. Probabilmente non hai un posto molto prezioso dove deporre il Vangelo nella tua mente, nel tuo cuore o nella tua storia. È una storia frantumata la mia, in gran parte sciupata, è una mente distratta, è un cuore a questo punto scettico. Bene, è una mangiatoia. Il presepio è un brutto posto dove collocare un bambino, ma non è niente di meglio. Dove lo appoggi questa sera del Vangelo nella povertà della tua vita, nella povertà della tua persona. Lì, come sei? Dove sei? Allora, abbiamo sperimentato questi anni sempre di più tra le parole che il Signore ha regalato all'umanità questa felice vicenda per la quale per venire non chiede condizioni, non importa. Non bisogna né meritarselo, né prepararlo, né conquistarlo. Non importa niente. Così come sei, ti ama. E così come sei, puoi collocarlo nella tua vita. Al punto che non è che ti si chieda neanche questa sera di cambiare qualche cosa, ma semplicemente di ascoltare questa parola, di accoglierla. E accoglierla così com'è, perché adesso bisogna dirlo, questa parola di Dio, quanto è fragile, è vero? La stessa comunità cristiana e la sua tradizione non ha retto alla povertà di questa parola, no? Ma dopo ci sono degli studenti di teologia. Eh, la teologia è un segno, è un segno di non resistenza alla fragilità del bambino, è troppo fragile. Dire che Dio è un bambino non è possibile. E allora istintivamente ci si innamora di filosofie, di teorie che insomma lo collicano in una certa grandezza. non farlo, non farlo, non fare la teologia. La parola di Dio è fragilissima, come un piccolo bambino. Prendilo con molta delicatezza, perché molto facilmente si può soffocare il Vangelo. Noi anziani te lo dobbiamo dire, perché noi molte volte abbiamo soffocato questo piccolo bambino della parola evangelica. Facilmente lo puoi ignorare, lo puoi abbandonare, lo puoi persino calpestare. E' fragilissima la parola di Dio, come questo bambino. E quindi con grande cura, ti prego, accoglilo con delicatezza. E questa sera è chiaro che tutto questo è una scommessa. Al massimo potresti dire va bene, proverò. C'è un vecchio Vangelo forse che è dentro al cassetto del tuo comodino, ma vero? L'hai sempre guardato come da lontano, insomma, non hai mai pensato di aprirlo. Forse potrebbe valerla appena prendere in mano questo libro come si prende in mano un bambino e provare ad ascoltarlo, provare. E dice, ma come faccio a capirlo? Non provare a capirlo, non si può capirlo. E' lui che capisce te. E' lui che capisce te. Non preoccuparti di quello che di questo bambino ti resta eritmatico, fantastico, arido. Non preoccuparti. Semplicemente chiede, ho visto come si fa con un bambino. Piange, sorride, mangia, non mangia, non si tiene com'è. Cosa facciamo noi con i nostri figli? E alla fine ce li teniamo come sono, no? E' vero. E questo premia, però, perché piano piano la ricchezza e la bellezza di questo bambino si illumina. Vedrai che questo bambino, come dice la scrittura antica, è principe della pace, addirittura è padre in una storia nuova. Bene, allora questa notte e la veglia serve semplicemente questa sera per dire questo. Noi qui nella nostra chiesa da periferia vogliamo inaugurare ancora una volta la nascita del Vangelo. Ho fatto un po' di confusione in queste ultime settimane, ho mandato qualche messaggio preoccupato, ho denunciato la mia vecchiaia, ho detto oh, sono a fine corsa, non sono ancora riuscito a consegnare questo bambino ed è per questo che mi sono accostato al Natale in questa maniera. Mi piacerebbe lasciare l'avventura della mia storia con l'idea di essere riuscito a chiederti puoi prendere in questo momento il bambino perché io ho finito la mia strada e possa tu prendere questo bambino e custodirlo e crescerci dentro e poi a tua volta consegnarlo. Consegnarlo perché hai capito che questa è la speranza vera di tutta la storia. Allora facciamo questa sera tra di noi questo piccolo patto. Mi piace pensare che per qualcuno sia la prima volta per me vecchio distratto ormai piuttosto sclerotico è una stanza scommessa ma voglio rifarla anch'io aiutami anche tu a fare questa scommessa. Per questo è necessario anche dire una cosa e dobbiamo piantarla di fare le prediche io ci campo sopra è il mio mestiere la mia dieta è questa qua ma bisogna piantarla perché il Vangelo deve smettere di essere una predica ma deve cominciare ad essere la conversazione fra di noi la ricchezza fra di noi lo scambio di regali fra di noi a te che cosa ha detto e tu me lo regali e io ti posso regalare quello che a me nella fragilità della mia preghiera lui mi ha detto bisogna farlo diventare una conversazione della quale siamo tutti responsabili in questo senso dico bisogna piantarla e fare le prediche oppure si può anche provare a dire qualcosa come anch'io ho provato ma la cosa importante è quello di riscoprirlo dentro la nostra storia c'è stata una vicenda recentemente interessante un libro regalato rifiutato da chi lo riceveva dicendo ma non so cosa farmele insomma è troppo complicato ma io ho mutato un momento un occhio e mi è perso di capire che sarebbe interessante scrivere un libro quale? quello della tua vita in che modo? tu dovresti riuscire a far vedere come nella tua vita tu hai in realtà celebrato il Vangelo e una volta sei stato il samaritano una volta sei stato uomo soccorso dal samaritano una volta sei stato quel figliolo che se ne andava di casa e quell'altra sei stato quel padre che è stato dietro il vetro della finestra per aspettarlo e anche tu hai una volta pianto sulla città della tua vita e anche tu ti sei rallegrato quando hai visto che il più piccolo dei tuoi figlioli riceveva volentieri il dono del Signore ecco sarebbe bello che ognuno cioè potesse ricostruire la storia evangelica della sua vita non per dire che lui è bravo ed è evangelico no no no per dire che lui è quello che è ma il Vangelo gli si è graziosamente donato e si è impresso nella sua vicenda proviamo a vedere se riusciamo a ripassare la nostra storia considerando con sottore che la nostra storia come il Vangelo ma scritta il dito di Dio grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie grazie