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Natale(Messa_di_mezzanotte-Dozza)-Giovanni_Nicolini-20081225.mp3

Data: 25/12/2008

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

La festa del Natale è la festa della emarginazione di Dio ed è la festa del suo esilio ed è l'inizio del suo perdersi. Questo era stato ampiamente previsto, anche se tutto si è molto chiarito da Gesù, da Gesù in voi. Cioè veramente per noi non è tanto chiaro, neanche oggi, ma il Vangelo è il chiarimento di questa vicenda. E cioè di un Dio che si presenta diversamente dagli altri dei. Qui ci sono dei problemi anche di rappresentazione, di iconografia, perché capisco che magari molte volte, giustamente, che anche con dei motivi importanti, Dio si mette sempre al centro. E anche lo stesso Gesù lo si rappresenta glorioso. Però è meglio non correre il pericolo di una deviazione, che poi ha portato nella storia molte volte tante cose ingiuste, violente. Ci facciamo un momento guidare proprio dalla semplicità del testo evangelico, che vi propongo come un testo sottilmente ironico, che parte con la descrizione della struttura imperiale del mondo e con il desiderio dell'imperatore di verificare i confini della sua potenza. E quindi una struttura di grande dominio. E poi l'individuazione di una provincia secondaria dell'impero e in questa terra una coppia di sposi che per andare a votare deve fare un viaggio. Capita anche adesso che per andare a votare si deve fare un viaggio per tornare alla propria terra d'origine. Lei è incinta e anzi ormai è l'ora del parto e quella memoria antica dice che ha dovuto partorire in grande disagio e il bambino è stato messo in una mangiatoia. Il presepio, la parola presepio è una parola che vuol dire mangiatoia. Perché? Perché è questo? E qui dice la cosa importantissima dice perché per loro non c'era posto. Ecco questa è la storia dell'emarginazione di Dio. tutti sono a posto tutti hanno il loro posto ma per loro non c'è posto. E il segreto di Dio è dentro a questo bambino che nasce. Se si vuole tenere vivo il mistero cristiano appunto è necessario tenere conto di questa immarginazione. ha sempre fatto così fin da quando è andato a prendersi un vecchio pastore nella terra tra i due fiumi e quando attraverso di lui ha eletto un piccolo popolo nomade di pastori pastori nel deserto e lungo tutta una storia in cui lui si è massimamente impegnato con un gruppo di persone molto fragili combattendo per loro muovendosi per loro perché senza di lui non erano capaci di fare niente. E sempre fuori dalle grandi strutture del potere della cultura del dominio del mondo in disparte. Ecco noi siamo figli di un Dio in disparte al punto che nessuno di noi può realmente poi riconoscere la sua condizione di figlio di Dio se non a partire proprio da questo. E quindi a partire dal nostro bisogno di essere salvati perché da soli non siamo capaci di aggiustare il volto della nostra vita. E qui si compie il grande mistero di Gesù di Gesù perché invece di aspettare che noi siamo in grado di Lui è Lui che diventa in grado di noi. È Lui che scende verso di noi. È Lui che si tira fuori dall'Olimpio degli Dei perché si fa come noi. Il problema è delicatissimo perché appunto questo avviene perché diversamente dagli altri Dei come ci è capitato ultimamente di notare più volte nelle scritture non è questo nostro Dio capace di autosufficienza e quindi ha bisogno di noi. Nel senso che sta bene volendoci bene e sta bene se sta con noi. Mi è capitato di notare ormai più volte che non si può misurare il nostro bisogno di Lui col bisogno che Lui ha di noi. È molto più grande il bisogno che Lui ha di noi. Noi facilmente troviamo altre strade e Lui invece non ne trova un'altra. Tutta la storia dell'umanità è segnata da questa segreta strada che Dio cerca per riuscire a venire in mezzo a noi. e questo appunto però è la storia del suo tirarsi in disparte rispetto al mistero di Dio per venire in mezzo alla povertà dell'uomo. Essendo questa sera la festa della emarginazione di Dio è la festa di tutti quelli che sono fuori posto. la comunità che si costruisce intorno a Lui è una comunità fuori posto è una comunità per la quale non c'è posto. La sua tentazione sono duemila anni che facciamo questo esperimento sarà sempre quella di mettersi a posto e quindi in qualche modo di arrivare addirittura a identificarsi con quelle strutture potenti e universali ma poi providenzialmente nella storia Dio spinge il suo popolo ai margini perché è lì che c'è il segreto nuovo. E anche questa sera noi siamo in mezzo a questa competizione chi potrà risolvere l'enigma della storia chi troverà la via della liberazione della pace sarà quella grande struttura imperiale o sarà questa coppia che ha messo al mondo un bambino e non ha neanche la culla dove metterlo sarà questa struttura organizzata oppure saranno i fuori posto e il Vangelo di questa sera non ha dubbio ci segnala che la salvezza è affidata a questa condizione emarginata di Dio che non è da pensare come un incidente di percorso ma che rimane sempre così anche nella nostra esperienza personale la nostra reale e vera esperienza di Dio non è quando siamo a posto ma è quando siamo fuori posto io penso cioè ormai che anche quella vicenda che noi chiamiamo la vicenda del peccatore certo delicatissima è essenziale è importantissima perché altrimenti uno non ha mica più bisogno di niente e crede di avere messo a posto tutte le cose e pensa che qui per esempio ci possano stare solo quelli che sono a posto invece lui ha creato capite questa è stata la sua genialità ha creato una comunità fuori posto e ha affidato a queste il compito della salvezza questa comunità di peccatori perdonati e salvati questa gente nuova che sconosce la storia dell'umanità come una storia di perdono di posto vieni c'è posto anche per te per cui questa sera ho maturato la mia gioia e la mia pace nell'incontrarmi con voi proprio nella speranza di incontrarmi con gente fuori posto e vi invito con semplicità con tenerezza con commozione a riconoscerci tutti fuori posto e in questo a trovare la legittimazione del nostro essere qui siamo molto stanchi di continui avvertimenti che questo non si può che questo non si può che questo non si può e siamo ormai rassegnati convinti va bene sì noi siamo fuori noi siamo fuori anzi bisogna dire che è maturato dentro di noi un certo sentimento un certo desiderio di essere partecipi dei fuori posti per cui quasi in una specie di dispetto sapientiale ci piace sempre meno essere le persone a posto perché abbiamo paura di non poter gustare e vedere quanto è buono il nostro Signore perché se sei a posto non hai nessun bisogno che Lui sia buono allora questa sera noi siamo qui per celebrare questa festa dobbiamo immaginarci tutti fuori dal posto e Lui che è venuto in mezzo a noi e che questa sera è venuto per consolarci per prenderci per mano per dirci che siamo i Suoi fratelli per dirci che noi siamo figli di Dio noi gli indeni noi gli impuri con questi dubbi anche di appartenenza a che genere apparteniamo siamo dei fuori casta e proprio per questo siamo figli di Dio proprio perché non siamo degni siamo chiamati proprio perché non siamo capaci siamo cercati e presi per mano noi siamo quel popolo come dice il profeta Isaia che cammina nel buio quel popolo che però questa sera vede una luce tra l'altro celebriamo un Natale secondo me di grandissimo interesse lo celebriamo in una condizione culturale ma secondo me soprattutto psicologica del tutto imprevista sei mesi fa eravamo tutti tranquilli me lo diceva oggi un amico questa sera siamo tutti con tutti questi discorsi della povertà che non sono solo discorsi questa settimana a Bologna è stata una settimana molto difficile molte persone hanno perso il posto di lavoro e si è un po' usata questa stradina di dire adesso ci sono le feste di Pasqua tutti i ponti li riempiamo con un po' di ferie anticipate e un po' di cassa integrazione poi magari a 20 gennaio se sarà possibile vi chiameremo e c'è scupa è fatta è venuta a raccontarmi ho provato a telefonare a qualcuno che se li intende si si è proprio così è interessante questo è terribile e interessante perché si pensava che c'era il mondo povero e il mondo ricco celebriamo un Natale in questo senso straordinario un Natale attraversato dal pensiero della povertà ma la povertà non è solo un problema e non è solo un dramma è anche una grande opportunità perché finché non siamo poveri e finché non ci avvertiamo poveri non abbiamo ancora l'idea che abbiamo bisogno che qualcuno ci prenda per mano e rischiamo di costruire anche dei sistemi morali in cui dobbiamo essere capaci e dobbiamo farcela e dobbiamo convertirci e dobbiamo diventare bravi ma noi non siamo capaci è importantissima la povertà la povertà è un grande problema è un grande dramma perché è una grande opportunità perché è la condizione della salvezza e questo è tutto significato da un Dio che ha deciso di precipitare nella nostra povertà fino a che si dovesse dire che non c'è costo per lui infatti non c'è costo in una struttura molto organizzata non c'è più posto per Dio è vero? non c'è più posto persino il Natale lo sento nominare culturalmente sempre e con altre vie anche rispettose ma in cui non c'è costo non c'è bisogno è una bella festa è una festa di sentimenti è una festa di intimità familiare tutte cose bellissime ma non c'è nessun bisogno di lui quest'anno celebriamo un Natale più ricco di timore vorrei incoraggiarvi a non avere paura di questo mi permetterei di dire come ho avuto forse un po' vergogna a tenere quella statuina di legno tra le mani per entrare a messa e forse ho anche un po' vergogna a dire che quello che noi riteniamo un orrore una povertà una cosa da evitare è una cosa da vincere è impossibile che ci riduciamo così eppure credetemi è una cosa di cui dobbiamo fare grande tesoro correvamo il rischio di essere in qualche modo addormentati assopiti e resi anche un po' stolti dalla idea che si può tutto fare tutto conquistare siamo arrivati a dire che forse la vita la si può prolungare prolungare prolungare indefinitamente siamo andati nel rischio quasi di negare il mistero grande della morte che per noi è la grande porta verso la pienezza della vita tutto si riduce tutto diventa più semplice più piccolo se noi questa sera facciamo tesoro del mistero che celebriamo e del tempo in cui viviamo abbiamo l'opportunità mi sembra di trovare una più profonda verità di noi stessi e della nostra vita tra l'altro nelle nostre relazioni reciproche io ho bisogno di te io ho bisogno di te forse posso fare qualcosa per te ma siamo tutti profondamente legati e nessuno da solo può camminare e tutti siamo dei poveretti e tutti abbiamo bisogno di perdono di soccorso di un dono insperato di pace allora quando Paolo scrive questa lettera di cui abbiamo letto un breve tratto dice ad un certo punto che lo spirito ci insegna a vivere in una vita sobria e questa vita sobria vuol dire una vita modesta ma è interessante perché la parola vuol dire anche di buon senso sensata una vita semplice e sensata senza le idolatrie le illusioni e le falsificazioni di una condizione che rischia di pensare di non avere bisogno di niente e di nessuno è bello questa sera essere riportati dunque a questa povertà dell'inizio cogliamo con affetto e con attenzione questa grazia probabilmente abbiamo davanti un tempo nel quale dovremmo anche concretamente stare più attenti soccorrerci penso che sia bene anche tra di noi organizzare una certa providenza molto discreta è vero molto segreta se volete in cui dobbiamo però poter stare attenti a soccorrerci perché probabilmente avremo dei problemi molto delicati è molto bello pensare questo è molto bello pensare cioè che questo Natale sia la necessità di reinventare una carità dei poveri e una carità tra i poveri che ci coinvolge siamo troppo abituati a pensare che il meglio che possiamo fare è quello di mandare qualcosa a gente molto lontana perché noi ne abbiamo anche fin troppo il che va benone ma è molto più importante pensare che forse tra di noi abbiamo bisogno di accorgerci che ognuno in qualche modo ha bisogno che qualcuno gli faccia posto nella testa nel cuore nella mensa nell'attenzione quindi viviamo con pacatezza e riconoscenza ho molto desiderio anche di ringraziare il fatto che in questi giorni moltissimi hanno voluto aiutare dare segni di aiuto ho una bellissima notizia e in ogni modo tutto l'aiuto che è stato dato non c'è più è già stato tutto dato quindi non preoccupatevi che tutto è già andato a segno è vero si può ricominciare domani mattina perché siamo già azzerati è vero nelle nostre possibilità di fare del bene però questa sera non è qui per fare del bene ma per riceverlo e quindi per ringraziare il Signore l'uno per la presenza dell'altro per quel grandono che ogni persona è ormai indubitabilmente segno del mistero del Signore e ogni sguardo ogni persona ogni mano tesa è vero diventa la partecipazione a questo grande presepio di un'umanità che finalmente riscoprendosi povera sa accorgersi di questo Dio che viene nella piccolezza di un bimbo e quindi sa in qualche modo ritrovare la direzione di una sapienza nuova che appunto provi a scommettere è vero una volta per tutte se a salvarci invece di essere in qualche modo una struttura è vero divina molto salda molto eterna molto forte molto razionale non è forse in qualche modo uno scandalo di piccolezza e di povertà che è l'unico che sa però veramente avvicinarsi alla povertà di ciascuno di noi e alla povertà di noi tutti