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+VegliaPasquale-Giovanni_Nicolini-20120408.mp3

Data: 08/04/2012

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Il panchino occorre perché il femore non mi consente ancora di essere troppo disinvolto. Come potete immaginare, ieri è stata una giornata piuttosto vivace, perché la genialità strana del nostro amico Aldo, un bravissimo architetto, è venuto qui di nascosto a fotografare tutta la chiesa e poi ci ha mandato tutto un progetto per capovolgerla e quindi abbiamo passato la giornata a capovolgere la chiesa. Ma la cosa più bella non è stata solamente la sua idea per dire proviamo a pensare una cosa, ma una cosa che ha detto questa mattina mentre si sistemavano le panche, e mi ha detto che dopo tanto tempo che si passa a vedere solo la schiena della gente, forse è importante cominciare a guardarla in faccia. Quindi il motivo per cui lui ha fatto questa strana proposta è la possibilità di vedersi più in volto, insomma. E mi sembra molto vero, molto bello questo, proprio anche per un motivo serio, grande, cioè che ogni volto ormai è molto prezioso, no? Perché è molto prezioso ogni volto? Perché da quando Dio è diventato uno di noi, ed è diventato il nostro prossimo, ogni volto del nostro prossimo è in qualche modo una immagine di Lui che è venuto vicino a noi. E quindi ogni volto è prezioso, dietro ogni sguardo c'è una storia straordinaria. Ogni persona è una persona speciale, ogni persona è un grande mistero. E da questo piccolino qui piccolissimo, vedete qui davanti, che adesso noi battezziamo, la vita di ogni persona è una grande perla che Dio ama e custodisce. E qui c'è stata un po' la seconda distrazione della giornata, perché rispetto a quello che mi sono lasciato dire, andare a dire per la liturgia del Venerdì Santo, ho avuto parecchie voci, insomma, un po', no? Così, insomma, qualche obiezione, diciamo, perché saltava fuori che se questo uomo sulla croce è Dio, e noi pensiamo che questo uomo sulla croce sia Dio. se Dio ha fatto una strada così fino a finir lì, fino all'ultimo stadio della ferita dell'uomo, se è arrivato fin lì è riuscito sicuramente a prendere per mano ogni esistenza, anche la più bassa, anche la più povera, anche la più ferita, anche la più sbagliata. E tutto ci portava a pensare che forse l'inferno che sicuramente c'è, forse è vuoto. Perché è molto difficile pensare che una strada così come quella che Dio ha percorso arrivando fino a questo punto, non gli renda possibile salvare ogni vita. perché Lui ama ogni vita, anche la nostra vita, qualsiasi mediocre, povera, sbagliata, Lui ci ama. E quindi è impossibile che ci lasci perdere, è impossibile. E questo ha avuto conferma anche nelle parole che abbiamo ascoltato, fatalmente si dormichi un po', perché l'ora, poi le parole sono molte, questa liturgia della notte non finisce mai. Però, insomma, almeno una cosa volevo dire, perché soprattutto un testo di Isaia che abbiamo ascoltato questa sera, dice una cosa che è decisiva, secondo me, e cioè che è quella di un Dio molto diverso da quello che abbiamo un po' imparato nei nostri vecchi catechismi. Dio non è un giudice che ci aspetta per vedere se abbiamo funzionato o no, e se abbiamo funzionato ci dà il premio, e se abbiamo fatto male ci dà una condanna. Non è così. È una figura strana di Dio che emerge da quel testo di Isaia, perché dice che Dio è un innamorato, ed è un innamorato di noi, dell'umanità. E quindi non è molto importante per lui come siamo, perché quello che di fatto lo porta verso di noi è una specie di misterioso innamoramento. è una vicenda che anche i padri ebrei avevano sperimentato e molte volte gli avevano detto ma com'è che noi siamo così speciali per te? Ma come per tutti gli innamorati è una domanda difficile, perché uno dice ma perché sei innamorato? Eh, sono innamorato perché mi sono innamorato, che devo dirti? È vero? E Dio risponde sempre così, è vero? Eh, ti ho preso perché ti amo, che devo fare? E' questo amore che costringe in un certo senso l'innamorato ad arrivare fino a noi, fino a te questa sera, fino a questa strada che l'ha portato alla croce, e per dire che quindi però, per la potenza di questo suo amore di innamoramento per noi, ognuno di noi gli è caro e gli è prezioso. Ed è venuto per prendere per mano ognuno. E che quindi la nostra vita non è come proprio la si intende normalmente, che appunto è un insieme di regole e di leggi e devi star dentro, perché se non stai dentro alle regole e alle leggi, eh, allora ti pulirà. E se invece sei bravo e virtuoso, no, ma non è così. Dio non è una montagna da conquistare, è una presenza da accogliere, è una visita d'amore, da ricevere, e quindi la vita non può essere sempre pensata come una grande arrampicata, chissà se ce la faccio, chissà se ce la faccio, perché invece la vita è chiamata ad essere una porta aperta, per dire vieni pure, vieni pure, perché è lui che viene, non siamo noi che dobbiamo andare da lui, è lui che è venuto in mezzo a noi, non siamo noi che lo dobbiamo conquistare, siamo noi che, così come siamo, poveretti come siamo, lo dobbiamo semplicemente accogliere, sarà che quella volta che suoni il campanello di casa nostra, tireremo fuori il servizio un po' più bello, ecco, per fargli un po' festa, ma non va conquistato. E allora lui ci faceva questa sera che è un esempio del deserto, molto bello, Andrea e Lorenzo in questi giorni mi dicevano che tutto il deserto adesso intorno a Gerusalemme è fiorito, perché è la stagione delle piogge, e quando piove il deserto tutto fiorisce, è meraviglioso in questa stagione. Tra l'altro le colline del deserto, prendono tutte dei colori diversi, c'è una collina che ha più dei fiori azzurri, una che li ha più gialli, una che li ha più rossi, ma tutto è fiorito, perché dice appunto questa sera il profeta che è impossibile che scenda la pioggia e che il deserto non fiorisca. E quindi saremo un deserto anche noi, no? Saremo un deserto, ma se lui fa scendere la pioggia del suo Vangelo e della sua bontà, anche io che sono un deserto, qualche fiore, probabilmente riuscirò a farlo spuntare dalla mia povera vita. E quindi c'è l'avvertimento che la cosa che conviene è ricevere il regalo, insomma, no? Ecco, se ti avesse chiesto di fare una grande arampicata avresti potuto dire, ma non ce la faccio, non c'è niente da fare. E invece no, si tratta di accogliere tutto il bene che ti viene. E tutto il bene che ti viene, che ti viene da Dio, da dove ti viene? Ti viene dalla persona che è accanto a te in questo momento. Ti viene dalla persona che vive accanto a te, con la quale stai facendo strada insieme, che la vita vi ha messo insieme. è quello, è il bene di Dio. Perché? Perché il bene di Dio è non essere da soli. Stamattina parlavo con questi amici, si parlava della povertà, dei poveri, perché in questi giorni loro hanno un po' vagato in mezzo a qualche vicenda di povertà qui e qui intorno, e si diceva, ma qual è il mistero della povertà? È che tutti noi siamo dei poveri, tutti noi siamo dei poveri, tutti, e abbiamo quindi tutti bisogno, di che cosa? Di essere amati. Ora, la vicenda di Dio non è appunto una roba di legge, di premi e di punizioni, è una grande avventura d'amore, dove facciamo la scoperta che così come siamo, Lui ci vuole bene e che desidera prendere per mano ognuno di noi. Ogni vita, ogni vita è preziosissima. Bene, ma non possiamo tirarla in lungo, perché adesso dobbiamo battezzare, eccetera, quindi adesso la tiriamo corta, per dire semplicemente e adesso però, che facciamo? Il nostro compito è questo, il nostro compito è quello di dare il segnale della bontà di Dio. Io sono un po' stufo che si dia sempre il segnale della severità di Dio, per cui mai nessuno funziona. Adesso il compito che qui, noi che siamo qui tutti insieme in questa notte, è quello di diffondere la buona notizia, è il fatto che Dio vuole bene alle persone, le ama così come sono e non come dovrebbero essere, desidera prendere tutto per mano e ogni vita gli è preziosa, ogni vita gli è preziosa. E non vuole che nessuno sia tagliato fuori dal suo abbraccio di salvezza e d'amore. Questa è la potenza della Pasqua, perché capite, se perfino un morto può risorgere, non c'è nessuna condizione, la più morta che non possa risorgere. È un impegno grandissimo. Stasera il Vangelo è finito un po' male, tanto che mi hanno fatto vedere che un libro della Chiesa tira via l'ultimo versetto del Vangelo, invece il diacono lo ha cantato stasera, perché dice che quelle donne che erano state al sepolcro e c'era stato sto ragazzo che gli aveva detto è risorto, adesso andate a dirlo. Loro hanno preso un tale spavento che non hanno detto niente a nessuno e sono scappati. Certo, perché le cose che adesso ci stiamo dicendo sono molto grosse, capite, e quindi vi ha il voglio di scappare via e dire no, ma guarda, io non ce la faccio, insomma, no? In questo mondo che dà tutte cattive notizie e punizioni e che continuamente si è sotto il mitra, è vero, sarà una parte dello Stato, dall'altra la Chiesa, poi la finanza, insomma, no? C'è tante, insomma, robe difficili, no? In questi giorni tanta gente è venuta a farsi vedere per fare due chiacchiere così, ma moltissima gente è venuta a dire che non ha più il lavoro, che non ce la fanno a finire il mese, che la vita è diventata improvvisamente molto astra, è vero. Allora, bisogna che reagiamo a tutto questo. Come? Eh, volendoci bene, volendoci bene, o l'altra sera per il giovedì in Sanza, no? Abbiamo detto, oh, siccome c'è tanta gente che ha bisogno, questa sera, mentre portiamo su il pane e il vino per l'altare e per la messa, se qualcuno ha qualche cosa, porti pure. Eh, c'è arrivato un sacco di roba, e sono arrivati anche un sacco di soldi. Io non so chi ringraziare, direttamente, perché, ovviamente, sono tutte buste dove non c'è un nome, dove non c'è la firma, e in qualche busta di soldi, secondo me ce ne erano troppi, un matto, secondo me, è vero. Però, mi ha fatto un gran piacere che ci fossero anche delle monetine, anche monetine da uno. Eh, dice voi ragazzi, stamattina che mi ha fatto pensare che quindi c'era qualcuno che ha accettato molto, ma forse c'era anche quella povera vedova del Vangelo, no? Vi ricordate? Che c'aveva niente, era proprio sott'acqua, e ha messo lì, è vero, quella cosa piccolissima, e nella strana matematica di Gesù, lui ha visto subito che lei aveva dato più di tutti gli altri, perché aveva dato tutto quello che aveva. Ora, mi pare che adesso questa sia un po' la scommessa, e così come siamo e con tutto quello che abbiamo, la Pasqua di quest'anno ci chiede di essere annunciatori, a tutti i costi, della buona notizia. Non bisogna più dare cattive notizie, è vero, nel gruppo dei nonni, è vero, dei quali faccio parte, e tu non ne puoi far parte perché non hai dei nipotini e non hai, non credo che tu abbia 60 anni, però, nel gruppo dei nonni noi abbiamo deciso che noi non parliamo più male di nessuno, è vero, e dice, ma se lo merita glielo dirà un altro, noi abbiamo già abbastanza brontolato, adesso noi vogliamo solo dire bene, però abbiamo bocciato la proposta di una nonna che voleva che anche non pensassimo male, quello lì è un po' troppo difficile, è vero, però, parlare male, parlare male di nessuno. Adesso il Signore stasera ci consegna una parola di luce, una parola di speranza, una parola di positività e di vita, l'impegno, bisogna che, facciamo diverso da quelle donnelle del sepolcro che si era spaventate e si sono scappate via e ognuno come può, adesso andando a casa, porta la buona notizia, la buona notizia è che la vita è più forte della morte, che il bene è molto più del male. Si capisce che se vuoi fare un giornale bisogna cattere sulle braci e così ci metti le cattive notizie perché sono quelle che fanno impressione. Le buone notizie hanno la caratteristica di amare anche la segretezza, l'intimità di un bacio d'amore e quindi, certo, non vanno a finire sui giornali con molto successo, ma il mondo è pieno di buone notizie, credo che bisogna coraggiosamente voltare pagina e da questa sera essere tutti come possiamo angeli di questa buona notizia. È vero, che siamo tutti voluti bene, che ci è chiesto quindi di volerci bene fra di noi, che il perdono è meglio che la vendetta e che la speranza è vero, ormai è forte e grande in mezzo a noi. e quindi volentieri prendiamo la voce di tutti. Questa sera un bambinellino è che dal fatale conto piano dell'oncologia pediatrica mi ha telefonato per dirmi ma tu che fai il parroco domani fai in tempo a portarmi la comunione che è Pasqua? Ho detto ma tu l'hai fatta la prima comunione? E dice sì che l'ho fatta perché sono talmente malato che quando avevo quattro anni mi ha fatto fare la prima comunione perché non dovevo campare più di due mesi e ti dico adesso tanti anni hai? Ne ho sei allora tiriamo avanti domani mattina trovo a portarti la comunione chiediamo al Signore che come per questo piccolo Mattia si chiama dell'ospedale ci sia per ogni persona un'ipotesi e una riserva di speranza e di bene e l'augurio che faccio a ciascuno di voi a partire da questo piccolino che adesso partezziamo grazie grazie grazie grazie