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IV DomenicaDiPasqua-Giovanni_Nicolini-20120429.mp3

Data: 29/04/2012

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Dobbiamo domandare oggi un regalo speciale al Signore, un po' un ripensamento. Perché con il passare del tempo abbiamo un po' smarrito il senso di questa realtà che è incominciata con la Pasqua. Per cui oggi è importante per un momento considerare le figure essenziali di questa relazione che appunto oggi è nell'immagine del pastore. C'è una piccola notazione storica che possiamo fare, ci serve forse per prendere un po' il viaggio dentro a queste scritture. Perché a un certo punto lui fa questa osservazione e dice ci sono delle altre pecore che non sono parte di questo recinto, anche quelle io devo guidare. A che cosa si riferisce Gesù quando dice di quel recinto? Il testo evangelico usa una parola interessante che nella Bibbia è normalmente riferita al Tempio, al Tempio di Gerusalemme. Al cortile del Tempio di Gerusalemme. E loro sanno che la prima chiesa è sostanzialmente una chiesa di ebrei. La Madonna è ebrea, gli apostoli sono ebrei e la prima chiesa è una chiesa che viene chiamata Giudeo Cristiana. E sono quegli ebrei che avendo appeso per secoli il Messia, a Gesù riconoscono colui che il Padre ha mandato. E Gesù ha feste però. E dice guardate che io ho altre pecore che non sono da questo recinto. Io devo andare a guidare anche quelle. Ecco questo gesto è importante, è importantissimo per la chiesa dei primi tempi. perché come altre volte abbiamo ricordato il primo concilio della chiesa, ed è l'unico ricordato nella Bibbia, negli atti degli apostoli, ha questo tema problema. Va bene, allora Gesù è il Messia. Ma questo qui è il Messia per gli ebrei o è il Messia per tutti? E prevale in questo primo concilio l'affermazione che questo Gesù è stato mandato per tutti. e che quindi il Vangelo va portato da Gerusalemme fino ai confini della terra. Affermazione fondamentale per il cristianesimo. Appunto non è una fede regionale collegata a una cultura. E in fondo non può essere neanche limitata alla grande storia dei padri ebrei che hanno portato fino al Messia, l'hanno regalato al mondo il Messia. Ma appunto questo nuovo pastore non deve ancora una volta riportare nel recinto la pecora che si è perduta. Adesso bisogna che lui chiami fuori dal recinto e inauguri un grande viaggio verso la casa del Padre che riguarda però tutta l'umanità. Tutta l'umanità. Dio è il Padre di tutta l'umanità. E vecchiando un po' anche per l'artereosclerosi che mi assale io riesco sempre o meno a fare una distinzione tra la Chiesa e l'umanità. Perché capisco che tutte le volte che si parla della Chiesa però si parla di tutta l'umanità. E allora è qui lo splendore di questa immagine. Innanzitutto il Grece. Nel Grece c'è di tutto. Ci sono i buoni e i cattivi, i credenti e i non credenti. Tutti ci sono. Annotate come non c'è nella immagine di oggi nessuna qualificazione morale. Non si dice che per stare in un grece o per essere un grece bisogna aver fatto questo e non bisogna fare questo. Non c'è niente. C'è il tastore e il grece e il grece universale. Perché lui, Gesù, ha dato la vita per tutta l'umanità. E noi siamo quel gruppetto che ha la terribile responsabilità di respirare a respiri mondiali e di vedere in ogni uomo e in ogni donna della terra un figlio di Dio. Perché il sacrificio d'amore di Gesù è la salvezza di tutta l'umanità. E Dio, come tante volte ci diciamo, non è il padre solamente dei cattolici, non è il padre solamente dei cristiani, non è il padre solamente di quelli che vanno in chiesa, non è il padre solamente di quelli che tengono botta nel matrimonio, e via e via e via. È il padre di tutti. E nella famiglia di Dio ci sono tutti. E il nostro compito qual è? È precisamente quello di annunciare, manifestare, testimoniare che Dio è proprio il padre di tutti e che quindi siamo tutti un'unica famiglia e che il padre non è contento, come il papà e la mamma in famiglia non sono contenti quando i figli non vanno d'accordo. E in questo senso sono sempre più convinto che la chiesa deve molto riflettere sulla realtà familiare la più semplice, casa tua, casa tua, dove questo senso di appartenenza è molto forte. Perché tu, appunto, i tuoi figli, se hai tre figli e due funzionano, ma uno no, non è che quello che non funziona non è tuo figlio. E anche nella parabola evangelica, quando ci sono quei due figli e il più piccolo se ne va facendosi dare la parte del patrimonio che gli spetta, non è che non sia tuo figlio. La parabola ci fa scoprire che quel padre ha continuato appassionatamente e ansiosamente ad aspettarlo. Tant'è che, come sapete, lo vede quando un figlio è ancora lontano, quello là torna a casa con l'idea che gli basta stare con i servi, o di mangiare un po' di pane, senza dover dividere il cibo dei maiali, ma questo qui gli corre incontro, gli salta sul collo, lo bacia, e mentre lui gli dice il figlio non sono più degno di essere chiamato, lui organizza la festa, allora pronti, organizzate le musico, uccidete il vitello grasso, portategli con vestiti belli, perché è ritornato. Si può quindi pensare, addirittura per eccesso, che il figlio che è fuori casa, nel cuore del padre, è più intensamente il figlio. Tant'è che certo, se poi anche l'incidente dell'altro, no? Che, quando si accorgi di tutta questa festa, fatta per quello sciagurato, mi sei in casa qui, questa casa non c'entro mica, non è mica a posto questa casa qua, sto padre non è mica a posto, non è mica giusto sto padre qua, ma scherzi, questo quindi ha rovinato tutto, è stato fuori, ha preso tutto quel che poteva, di storto, per buttare via tutto, e adesso torna e gli fai la festa. A me non mi hai mai dato neanche la paghetta a fine settimana, e con questo poverino rivela che lui non ha un rapporto figliale, ma servile, con la casa di suo padre. E forse un mercenario, perché ecco, si aspetta lo stipendio. Ma invece siamo tutti figli, e l'uno e l'altro, il padre li va a prendere, perché entrino in casa. E se c'è qualcuno che rischia di essere fuori casa, chi è? È quello di noi che non riesce a accettare questa strana giustizia di nostro padre, che vuole essere il padre di tutti i suoi figli, il cui cuore batte in fondo più ansiosamente per i figli che non ci sono, per i figli che non se lo meritano, per i figli che non vanno bene. Allora vedete, nell'igreggio di questa mattina tutto questo non c'è. Ma dappertutto c'è semplicemente l'igreggio di Dio, la sua famiglia. E poi c'è il mistero del male, sì, c'è quel lupo, c'è quel lupo, che può essere che arrivi, per le pecore non è simpatico. Io personalmente non ho antipatia per i lupi, sono sostanzialmente un difensore dei lupi, però è vero che se sono digiuni le pecore sono proprio attraenti per il mio lupo affamato. È pericoloso il lupo. Però anche lì c'è una cosa interessante, perché quel lupo è l'elemento negativo della storia, hai capito? Non sei negativo tu perché te sei cattivo, allora sei te che rovini la parte. No! Questo è tutto grece. E poi c'è questa figura strana del lupo che è lui il vero nemico. Lui sì bisogna avere paura. Lui bisogna temerlo. Perché è un nemico più forte di tutto. E mica uno che fa tre stupidate. Cosa vuoi che sia. Tutti i figli hanno fatto delle stupidate. E poi si sono messi a posto. Questa qui è una roba diversa. Ed è interessante perché peraltro il Vangelo non ci dice che quel lupo lì le vuole mangiare. Dice due altre cose che sono in realtà più delicate. Perché dice che vuole aggredirle e disperderle. La vita vuole disperderle. Ci vuole dividere. Capite? Stamattina mi veniva in mente per esempio che la Chiesa Antica anche davanti a questo fenomeno molto forte molto notevole che anche nei nostri tempi costituisce un certo punto di riflessione mi riferisco alla fede islamica ma la più profonda riflessione cristiana sull'Islam non si è mai sognata di pensare che fosse stato un diavolo a inventare il gioco ma piuttosto pensato che Dio conduce a sé tutti i suoi figli seguendo via via e leggendo via via delle strade che sono più adatte all'uno e all'altro a una cultura e un'altra a una tradizione e a un'altra ma c'è sempre la mano di Dio dentro il nostro padre ricordate quella novella che ci siamo ricordati qualche volta no? quella novella di Boccaccio delle tre anelle no? parla di una famiglia appunto che abita al continente arabo e una grande famiglia una grande stirpe che ha un privilegio assoluto di sapienza di intelletto di possesso in mezzo alle altre tribù e il motivo è questo che la famiglia ha un anello preziosissimo che si tramanda di generazione in generazione e viene data al migliore dei figli e quello però in quell'anello c'è poi il segreto di tutta la fortuna e la sapienza di quella stirpe tutto funziona finché si arriva a uno che ha tre figli tre super figli lui gli vuole un gran bene e assolutamente non è in grado di capire a chi deve lasciare l'anello non vuole lasciarlo a uno e non agli altri due disperatissimo perché avverte che sta tirando gli ultimi va dal migliore orificio della città e gli dice sensi fammi due coppie perfetti mi raccomando perfetti quello là lavora un po' di tempo va a ritirare in bottega lui stesso non riesce più a distinguere qual è l'anello originario e quali sono le coppie e se la cava facendo così segretamente li chiama tutti e tre separatamente e a ognuno dà l'anello dicendo ecco tu hai l'anello e tu lo devi portare bene e con onore e con bellezza c'è una riflessione che su quella novella di Boccaccio va fino alla cultura illuministica insomma del settecento soprattutto francese e tedesca che dice che quelle tre anella sono in realtà le tre grandi religioni monoteiste l'ebraismo il cristianesimo e l'islam e che la cosa importante è che ognuno tenga bene la sua parte faccia bene la sua parte con l'immagine del pastore noi abbiamo in questo appunto quindi un'immagine avvolgente che tra l'altro è un'immagine anche della nostra vita no? perché? perché questo vuol dire che noi siamo qui questa mattina e siamo cristiani siamo cristiani non perché l'abbiamo scelto non perché ce lo siamo meritati non perché l'abbiamo conferato e conquistato ma di fatto perché siamo stati eletti oggi noi abbiamo ascoltato l'espressione forse più bella di tutta la Bibbia per dire di come siamo amati da Dio un'espressione quasi statica è la lettera di Giovanni vedete carissimi quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente perché siamo figli di Dio perché ci ha amati e ci ha scelti dell'amore e solo per quello che siamo capite? e dopo la nostra storia è fatta come è fatta con le nostre mediocrità le nostre ferite i nostri errori le nostre ingiustizie i nostri peccati ma più forte di tutto questo è che siamo avvolti dall'amore di Dio e così tutti perché l'amore di Dio precede la nostra vita la avvolge e la conduce e quindi certo noi siamo qui anche questa mattina con tutti i nostri limiti e le nostre fatiche e i nostri peccati ma noi siamo qui ancora questa mattina a dire Padre nostro e però sapete quelle due prime parole della preghiera che Gesù ci ha insegnato sono sublimi e terribili insieme perché quando dico Padre non posso dire Padre mio devo dire nostro ma dicendo nostro necessariamente devo coinvolgerti non posso dire nostro meno quello lì non è possibile Padre nostro quella preghiera se noi la vivessimo fino in fondo sarebbe una preghiera infinita nella sua potenza si costringerebbe alla riconciliazione alla pace al riconoscimento dell'altro al soccorso del più piccolo dei nostri fratelli all'attenzione per il più anziano alla cura all'affetto alla considerazione di questa casa del mondo ovvero che ogni giorno diventa sempre più piccola sempre più bofolata con meno risorse con più intelligenza e ricerca con più guai sicuramente e noi cosa ci dobbiamo mettere dentro a questa casa di Dio questo ci dobbiamo dire che siamo amati che siamo amati e lo splendore della vita è l'essere amati questa mattina ci sono degli amici dei fratelli che sono venuti a chiederci di ricordare una persona di loro che se ne è andata e come la pensiamo questa persona amata da Dio fino in fondo e adesso come la pensiamo quella persona con Dio fino in fondo perché questa è la potenza dell'amore di Dio questa è quella casa verso la quale stiamo camminando nessuno cammina più verso la morte è vero cerchiamo di ricordarcelo quasi ogni domenica cerchiamo di ricordarcelo si cammina verso la vita verso la carezza suprema del nostro padre un nostro amico che è stato anche un grande padre dello spirito diceva per esempio questo che se uno vive la sua vita bene con passione con affetto dando tutto se stesso nella passione della vita fede o non fede fede in un modo fede dell'altro lui diceva alla fine non sarà deluso e troverà il volto del padre che lo aspetta per fargli festa ogni persona allora dobbiamo evitare capite di tenere strette queste misure dell'igreggio bisogna che lo evitiamo bisogna che facciamo placare in noi tutto questo discorso del dentro e del fuori e chi è dentro e chi è fuori bisogna placarlo perché Gesù a nome del padre ci ha detto ma io ho anche quelle là che non sono di questo anche queste bisogna abbassare il tono e alzare invece la commossa consapevolezza che stiamo camminando tutti insieme la persona che loro vogliono ricordare è già arrivata a casa noi siamo per strada quelli che sono in questo mondo non c'è nessuno che è già arrivato non c'è nessuno che può pretendere di dire venite con me perché io sono già arrivato siamo tutti per strada dal papa all'ultimo di noi qualcuno è appena entrato e sta facendo i primi passi qualcuno ha camminato un po' di più bene così ci aiuta ma tutto per strada e questa è la bellezza del mistero di Gesù ed è così forte che la redazione del lezionario ha voluto mettere dentro anche quelle poche righe del libro degli atti che sono un momento delicatissimo perché in quel momento lì degli atti degli apostoli è la lettura che abbiamo fatto per prima si tratta di un discorso molto delicato che Pietro fa a Gerusalemme davanti alla cittadinanza di Gerusalemme che è quella cittadinanza che pochi giorni prima vi ricordate non so ha gridato crocifigilo crocifigilo ebbene lui è lì per dire che anche quel guaio che hanno combinato quel guaio lì proprio quello è per loro il principio della loro salvezza il principio della loro vita nuova perché ricorda un vecchio profeta che ha detto che volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto pensate un po' l'hanno ucciso e lui li ha salvati e lui ha dato la vita per loro credevano di farlo fuori e invece lui è venuto a loro in pienezza di misericordia e di dono di pace tutti ricordate no? quell'episodietto di Elie Visery prese il premio Nobel della pace un po' di anni fa con un librettino che si chiama La Notte molto bello molto pesante ma molto bello lui è un ragazzino ebreo che è stato ad Auschwitz tutta la sua famiglia è stata sperminata lui sopravvive e negli anni successivi c'è una grande caccia tutti questi capi che hanno fatto fuori un sacco di gente e trovano anche quell'Eichmann Eichmann in maniera improvvida e inopportuna viene consegnato agli israeliani che se lo portano in Israele lo processano e lo condannano a morte ma Elie Visery ha seguito tutta questa vicenda e voleva giustizia bisognava fare giustizia e quindi va anche in quell'aula di tribunale e assiste alla sentenza e dice va bene giustizia è fatta è condannato a morte poi succede che la sala nel tribunale sfolla e poi alla fine per una strana coincidenza lui resta da una parte e là in fondo c'è il trappello di guardia con in mezzo il condannato a morte e succede però che in quel momento lo sguardo suo e di quell'a si incrociano e per lui tutto è finito però sì perché vedete da Gesù in poi ogni morte misteriosamente celebra celebra quella morte perché da Gesù in poi sapete nessuno muore più adesso non si muore più da lui in poi si dà la vita si dà la vita non si muore la croce è diventata un grembo un grembo fecondo che continua a generare la vita noi non siamo più della stilte di Caino che aveva trovato come strada il potere della morte a noi è stato dato il potere da dare la vita alla potenza più bella che ci sia è quella del nostro caro pastore è quella che è affidata a ciascuno di noi di voi oggi per il compito importante che avete di voler bene a quelli che il buon Dio vi ha affidato come è grande il vostro compito come è importante cari fratelli e care sorelle la vostra vita come è prezioso il vostro amore quanta gente fate vivere amandola proprio come tutti quelli che ci hanno fatto vivere fino a questa mattina amandoci volendoci bene e ci hanno promossi all'esistenza fino ad oggi grazie