II DomenicaDiPasqua-Giovanni_Nicolini-20090419.mp3
Data: 19/04/2009
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Testo dell'Omelia
E' un personaggio interessante questo Tommaso, tipo deciso, è quello che quando Gesù si mette in testa di volere andare in Giudea perché il suo amico Lacerò è molto malato, quando dicono a Gesù ma ti vogliono fare la pelle, vai proprio là, ti sembra sensato, però è un testone e quindi la decisione è già presa e Tommaso si volta verso gli altri e dice andiamo anche noi a morire con lui, che non si sa bene se è morire con Lacerò o per risuscitare con Lacerò o per morire con Gesù. Ed è il protagonista di questo episodio, vi accennavo che è anche il protagonista dell'evangelizzazione dell'India, lo ricordo molto volentieri, questo dice il viaggio rapidissimo che il Vangelo ha fatto. In realtà nei secoli era sempre stata ritenuta come un po' una leggenda o una devozione e poi le cose sono cambiate perché quando nel 1500-1600 hanno cominciato ad andare in giù le grandi colplotte delle conquiste coloniali eccetera, ci sono andati dietro i missionari e però quando sono regati là hanno trovato una chiesa cristiana, una chiesa antichissima che ancora c'è, una piccola comunità cristiana, sono quelli del culto malabarico, vengono chiamati così e quindi loro hanno ancora tutta una liturgia in Indi che non hanno mai cambiato e che quindi è un segno. Tutto questo è stato confermato perché poi una settantina d'anni fa sulle rive dell'oceano indiano hanno trovato moltissime resti di sinagoge ebraiche, quindi gli ebrei nella loro dispersione erano giù fin là e la predicazione degli apostoli è avvenuta sempre in questo modo, cioè loro hanno preso la strada per andare dai loro fratelli nelle diverse comunità ebraiche del mondo a dirgli che il Messia che aspettavamo è arrivato, insomma quindi l'annuncio in realtà partiva anche da questo, insomma. A Roma il Vangelo è stato portato quasi immediatamente perché la sinagoga di Roma era in senso assoluto la prima sinagoga dell'impero, la più importante, anche oggi la comunità israelitica romana è considerata la comunità più illustre, più antica, più importante di tutto il mondo ebraico, anche se ci sono comunità sterminate, non numericamente, la comunità di New York ha una popolazione uguale a quella dello Stato di Israele, per dire insomma, quindi non è certa la più grande, però fa parte di tutto questo disegno apostolico. Tra l'altro è impressionante, insomma, che in ogni caso il viaggio del Vangelo sia stato così rapido, insomma, no? E quindi così alla svelta, ecco, la parola del Signore ha varcato proprio le terre, i mari, è vero. E lì a Madras c'è stato qualche anno fa un po' una chiacchierata che è andata a finire in una discussione, perché uno dei nostri fratelli, Francesco, ha fatto un viaggio in India insieme a un monaco di Montemeglio e in questa città di Madras hanno detto una messa a un certo punto. Ma Madras è una città terribile, più di metà della città è un enorme slam miserabile. E finita questa messa, insomma, sono andati un po' sulla spiaggia vicino alla tomba di San Tommaso e si sono posti la domanda se a tutte le condizioni si può celebrare la messa o se ci sono dei limiti, insomma, no? Limiti di umanità, di umanizzazione, no? Ricordavo stamattina che i preti operai francesi sono andati a lavorare in fabbrica con questo motto, no? Evangelisation d'abord, per dire che prima bisognava costruire un minimo di umanità per poi pensare di poter in qualche modo recuperare il filo del Vangelo. Però è stato proprio questo testo che nel colloquio di battito sulla spiaggia di Madras ha risolto il problema, perché tutta la scommessa del testo di oggi è legata a quel suo inizio. Cioè non c'è posto che possa escludere il mistero del Signore e la sua presenza. Quella a porte chiuse è vero è molto importante, perché appunto è il segno del nulla impedito alla potenza dell'amore di Dio di visitare ogni situazione, ogni questione, ogni vicenda, no? Essere quindi la Pasqua che abbiamo celebrato molto molto più forte di tutte le ferite, di tutte le stupidate, di tutte le violenze, di tutte le cattiverie che noi possiamo fare. E questo mi pare che vada detto molto fortemente, perché altrimenti c'è il rischio in qualche modo di compromettere la purezza dell'annuncio evangelico e la certezza della potenza dell'amore di Dio. E' vero, se di fatto ci occupiamo troppo di dire quali sono però le condizioni che da parte nostra ci devono essere, perché altrimenti, piano piano piano piano, questo Gesù diventa debolissimo. E questo sicuramente a Lui non fa piacere. In prima istanza, in prima battuta, bisogna sapere che non c'è nessuna chiusura dell'esperienza umana che sia impossibile e invalicabile dal Cristo della Pasqua. Il Signore può entrare dappertutto. Andrebbe aggiunto, ma siccome ne ho già parlato a Calamosco, adesso voglio un po' voltare pagina, ma insomma aggiungiamolo per un momento, che in realtà Lui vuole entrare e vuole entrare con una potenza certa. In tutte le vicende negative della storia umana vuole entrare con una forza certa, che è il suo amore. Lui per farsi riconoscere cosa fa? Fa vedere i buchi della croce. E loro, tutti contenti, lo riconoscono. Cioè la potenza di Dio è questa potenza d'amore che è capace di visitare, di sanare, di portare, di assumere da parte sua ogni ferita dell'umanità. Questa cosa oggi va ritrovata con una certa urgenza e con una certa semplicità, perché altrimenti le cose mi sembra si siano un po' troppo complicando. Bisogna un pochino partire da lì. Quindi cominciare in ogni situazione vuol dire, ma adesso c'è l'amore di Dio, espresso in modo pazzoidale, perché nessun Dio è mai morto d'amore, è vero per i suoi devoti, morendo d'amore però, come dice stamattina Giovanni nella lettera, quindi ha proclamato la sua paternità su ognuno dei suoi figli, e lascia alla Chiesa un compito delicatissimo, perché dice, una volta arrivato dentro, fatto vedere, dice come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. E quindi noi siamo al mondo per esprimere questa potenza d'amore di Dio che tutto sana, che tutto sana. Noi siamo qui per questo. Secondo me è sbagliata una lettura tribunalizia di questo testo che sarebbe che dire come io ho giudicato, adesso andate anche voi a giudicare, chi ha giudicato questo Gesù? Ha continuato a dire che non era venuto per giudicare, ma per salvare. Come il Padre ha mandato me, io mando voi. Come Lui è venuto a dare la vita, per sanare con questa potenza del suo sacrificio d'amore la condizione della storia ferita, il senso della Chiesa è questo. Tant'è che appunto, se c'è un passaggio molto preoccupante del testo di oggi, è il punto in cui dice a coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati. Quindi Lui si fida di noi. Te vai in giro, perdona, perdona, perdona. Lui accetta sempre. Se tu vai a perdonare anche colui che sembrerebbe non si possa perdonare, Lui perdona, è assicurato qua. E però aggiunge, a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati. O è un bel rischio che si corre. È molto delicato, no? Cioè bisogna che riusciamo a perdonare tutti, eh? Bisogna che riusciamo a trovare quelle vie di misericordia e di pacificazione in cui tutti possano stare dentro. Ah, bisogna per forza. Non so chi era in questi giorni, se al suo ritiro, ha fatto un intervento per dire ma una volta, per esempio, al suicida non si poteva fare il funerale religioso, adesso lo si fa sempre, perché si risale alle ragioni anche drammatiche di uno sconvolgimento della sua vita. Va bene. Certamente, in ogni caso, siamo ancora al principio di una strada che deve trovare con forza la possibilità di dare a tutti il perdono del padre. Va bene. Ma c'è Tommaso. Adesso parliamo un momento di Tommaso. Tommaso, appunto, tipo interessante, però esprime questi dubbi, è vero, superiamo tutta questa corsa, se non per dire che secondo me finisce benissimo, cioè io non ci credo che poi quando lui è ricomparso la settimana dopo Tommaso sia andato a mettere il dito. Il testo non lo dice e di per sé non concede che lo si pensi. e quando Gesù gli ha detto adesso metti il dito, metti la mano, lui, poveretto, si è buttato per terra e ha detto Signore mio, Dio mio. E poi l'ha detto ti schiassa, per esempio il quadro di Caravaggio a me piace moltissimo, però, vabbè, si può prendere bene il quadro di Caravaggio, è vero, e anche pensare che forse, però, non è stato proprio così. Ma quello che mi sembra molto importante sempre di più è quello che alla fine il Signore gli dice. notate che non gli dice che l'ha toccato, eh? Quindi continua la tesi che non ha fatto questi toccamenti. Gesù gli disse perché mi hai veduto tu hai creduto. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. Questa è la nuova traduzione, fino all'anno scorso si leggeva una traduzione diversa che andava così. Tu mi hai veduto, tu hai creduto, beati quelli che pur non avendo visto hanno creduto. C'era quel purno che non c'è nel testo. E infatti così è molto più bello ed è molto più importante. Intanto perché, come altre volte ci siamo ricordati, bisogna tenere presente che lui dice beati. beati. La parola beato non vuol dire bravo. La parola beato vuol dire fortunati. Quindi, Tommaso ha creduto perché ha veduto. Ma ci sono dei fortunatissimi che non vedono e credono. Siamo noi. Siamo noi. Perché la bellezza della Pasqua e il piacere della Pasqua, la vita nuova che scaturisce dalla Pasqua, è molto semplice, molto. E cioè, consiste nel fatto che ci facciamo una domanda e ci diamo una risposta. La domanda che ci facciamo è come sono le cose e andiamo a leggere il Vangelo. E che si deve fare e andiamo a leggere il Vangelo. Perché il Vangelo è il mondo con la Pasqua. è un mondo quello lì dove si è in 5.000 e si riesce a mangiare con 5 panetti. È un mondo dove uno è morto ma se tu gli vuoi un enorme bene lo risusciti. è un mondo dove dove i padri sono così potenti nell'affetto nei confronti dei loro figli che quei poveri qui non possono mai fare quello che pensano. E quindi quello che è andato via perché si è stufato è dovuto tornare. E la nostra speranza è che quello che è ingruglito dall'altra parte non vuole entrare perché è un padre così insopportabile che fa passare tutto. io proprio non lo speriamo che entri anche lui. E il Vangelo diventa la bellezza di Pasqua nella povera storia dell'umanità. E quindi vedete non è da considerare un merito è proprio da considerare una beatitudine. Che noi questa mattina abbiamo ascoltato un testo tremendo degli Atti degli Apostoli dove dice che in questa minuscola chiesa di Gerusalemme non c'era nessuno che fosse sott'acqua. Molto opportuno perché con la situazione che si è venuta a creare vi dirò che voi mi avete regalato un sacco di quatrini non la Mester avete regalato un sacco di quatrini con quello stiamo cercando di creare del lavoro ma adesso vi dico lo scandalo però del lavoro che io sono riuscito a creare per cui una persona viene a lavorare nel nostro laboratorio viene a lavorare cinque giorni alla settimana dalle otto e mezza alle dodici e mezza e alla fine della settimana io gli do cento euro nulla gli do nulla ci sono parecchi i ristoranti a Bologna dove non bastano cento euro per fare un pasto anche qui vicino io gli do cento euro niente pensate che d'altra parte una borsa lavoro oggi a Bologna vuol dire duecentocinquanta euro invece che gli erano e piglierà quattrocento alla fine d'altra parte ho chiesto al mio monaco Giobba e te quanto prendi lui mi ha detto cinque cinquanta e quindi le proporzioni sono quelle però noi abbiamo letto questo testo stamattina dove dice che a Gerusalemme non c'era nessuno che fosse sott'acqua perché loro stavano molto attenti e quando avevano delle cose facevano in modo di costruire un tesoretto comune come abbiamo fatto noi in questi giorni ed erano tutti un po' poverelli e però non c'era nessuno che era sott'acqua e noi questa mattina abbiamo ascoltato questo e pensando ai cento euro la settimana che io darò a quella signora ci viene da piangere però è la nostra speranza è la nostra vita noi abbiamo bisogno di questo abbiamo bisogno continuamente di sentire questa buona notizia che poi si infila nella nostra storia con tutte le nostre ombre le nostre sinuosità le nostre fatiche le nostre complicazioni le nostre avidità quello che volete e però noi siamo anche questa mattina a dissentarci di questa vita nuova che è il Vangelo di Gesù e nel Vangelo di Gesù c'è la beatitudine dei poveri c'è la beatitudine di quelli che piangono c'è la beatitudine dei miti c'è la beatitudine dei puri di cuore e io non sono niente di questo ma vivo di questo ormai e quindi mi considero beato perché essendo quella personaggia che sono e facendo la vita mediocre che faccio lui mi concede di dissentarmi continuamente a questa fonte della bellezza e della pace cambia molto la vita beh sì in una direzione senz'altro è una vita commossa senz'altro è una vita commossa è una vita che non può darsi delle autogiustificazioni e che vive sempre nella speranza che il Signore mi farà fare qualcosina che qualcosina il Signore me lo concederà e qualche volta mi mette nella mano una piccola pietruzza di luce e io godo come un bambino che ha trovato un piccolo regalino nella sabbia e viviamo di questo e noi non possiamo non credere a questo non ce lo possiamo permettere Tommaso fa benissimo a mettere avanti questa cosa serve molto per tante persone importanti ma noi qui alla doccia con quelle cento euro che diamo a quella signora noi non possiamo permetterci di non dissetarci di questo se no come facciamo ci rassegniamo è vero e invece abbiamo bisogno di vedere per piccoli segni che tutto è vero è per questo che adesso portiamo sull'altare dell'Eucaristia un po' di pane e un po' di vino e chiediamo allo spirito di trasferirci tutti con questo pane e questo vino nella grande cena e nutrirci anche noi poveretti e peccatori di quel pane del cielo è per quello che avremo il coraggio di dire oseremo dire come ci suggerisce la liturgia che malgrado tutte le nostre divisioni no malgrado basta niente perché uno ti faccia star male noi questa mattina diremo padre nostro che sei nei cieli e lo diremo a nome anche di tanti che ci portiamo nel cuore con affetto è irrinunciabile se non potessimo dire padre nostro come faremo beati quelli che non vedono e credono quindi forse il credere è una cosa poverissima è la cosa di un bambino che non sa parlare e la sua mamma gli dice ma prova prova a dire mamma mamma e io ormai vecchio imbacucchito provo a dire mamma padre nostro che consapevolezza ne ho cos'è per me però è una gran cosa la fede è proprio una grande cosa e possono capirla non tanto le persone forse come in quel momento tommaso ancora probabilmente piuttosto acquerrito diciamo sia dalla grande tradizione che proviene sia dalla compagnia affascinante che lui ha frequentato per un pochino di mesi è vero e quindi adesso non può rassegnarsi a una cosa è vero così piccola e povera forse ma noi non possiamo per fortuna noi non possiamo per fortuna pensavo tra ieri e oggi non prevedevo dire questa messa pregando un po' per l'assemblea che avrei incontrato ho detto ma però per noi va bene così per noi va bene per noi è una bella notizia che malgrado i nostri occhi vedano delle cose anche molto diverse noi possiamo con l'occhio della fede vederne delle altre perché sapete che poi succede uno scherzo bellissimo non usatelo d'azzardo usatelo in un gioco modesto e cioè che in realtà anche dentro alla situazione più sbagliata c'è della luce c'è della luce provate provate a riempire affettuosamente di Vangelo anche una situazione molto sbagliata io adesso non ho il coraggio di farvi degli esempi ma lo vedrete noi stessi vedrete che abbiamo un occhio è vero purtroppo così che non vede bene non vede bene bisogna cominciare a non vedere capite per vedere bisogna cominciare a non vedere per vedere come quel vecchio monaco che era là che vivivano nella campagna e c'erano intorno delle campagne di altri eremiti lui era un vecchione loro erano dei giovanotti a un certo punto non ce l'hanno fatta più hanno preso delle donne hanno fatto dei bambini insomma hanno messo su famiglia là in campagna quando nel monastero l'hanno saputo scandalo nel monastero cosa succede giù un gran processo e nel gran processo mettono però sotto fuoco anche il vecchio monaco ma che cavolo sei là sono lì e te non vedi niente hai detto ah non vedo niente non vedo niente perché ho gli occhi così pieni di lacrime che mi vengono in mente continuamente i peccati che ho fatto che vedo niente bisogna cominciare a non vedere per vedere bisogna che cominciamo a rinunciare a un occhio che rischia di pretendere di essere molto acuto ma forse è molto mio e che non riesce ad essere quell'occhio della fede che attraverso la potente luce del Vangelo vede anche nella distruzione una segreta meraviglia che vede anche là dove proprio i canoni non funzionano un respiro nuovo splendido noi siamo qui per questo ci conviene avere quell'occhio buono lì per via di quel compito che ci ha dato di perdonare e quindi le mei che possiamo dire al Padre Eterno si va bene quella roba lì non va bene la non va bene qui non funziona però ho visto una routine te la posso dire domani devo partire per l'Africa ma non vado se non riesco ad andare dal mio orcivescovo a dirgli una cosa perché perché non va c'è di mezzo una persona non va bisogna che gli vada a dire qualche cosa quindi se riesco a dirgliela non mi vedete per due settimane se no ci rivediamo grazie a tutti grazie a tutti grazie a tutti