VIII DomenicaDiPasqua_Pentecoste-Giovanni_Nicolini-20120527.mp3
Data: 27/05/2012
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Testo dell'Omelia
Dunque ci sono dei posti qua, se volete sederli, se magari faccio un'omelia di quattro ore... Se prendete una cartina geografica che porta i nomi anche antichi delle regioni e dei territori intorno al Mediterraneo, potreste vedere che quelli che questa mattina a Pentecoste ascoltano la parola di Dio e con stupore ognuno la capisce nella sua lingua. Vedreste che di fatto ci sono tutte le zone, tutti i paesi d'Europa, insomma, dall'Europa meridionale e del Nord Africa, dalla Spagna al Libano, dall'Egitto a Roma, tutti riescono a cogliere la parola del Vangelo. E' il segno prezioso da Pentecoste. E' il desiderio di Dio di comunicarsi a ogni uomo e donna della Terra. Abbiamo batteggiato un bambinello nella messa precedente e veniva da dire, vedi, questo bambino diventa da oggi un nuovo posto bello dove Dio ama abitare. Perché il dono dello Spirito è la presenza della vita di Dio in ognuno di noi. E oggi è preso questa fendina nuova, si chiama Gabriele Francesco, e da oggi c'è una voce di Dio nuova dentro di lui. Perché ognuno di voi, lo sapete, è una bellissima parola di Dio. Perché come Dio si dice in te è tutto speciale, è tutto diverso da come si dice in te e in te. Lo Spirito parla, lo Spirito del Signore parla dentro ad ogni vita, e la diversità delle nostre vite dice la ricchezza infinita di questa parola, che ha infinite rifrazioni, significati, lucentezze, pazienze. E quindi vedete, noi anche qui questa mattina, siamo una certa conversazione di Dio. Io ormai mi sono abituato che solo alla domenica faccio la predica da solo. E i giorni feriali la facciamo tutti insieme. Io dico solo la fine, un po', e intanto mi godo le cose che vengono regalate dagli altri. E quindi la vita è diventata questo scambiarsi il dono di Dio. A te ha dato un bel regalo, a me ne ha dato un altro, ecco scambiamo tutti. Qualche volta ci sono dei tempi necessari per capirsi, si ha l'impressione anche di essere molto lontani, ma poi invece si scopre che è sempre lo stesso Signore. come sapete, anche del tutto al di là di quelli che noi potremmo pensare ai confini della Chiesa, dal tutto anche al di là. Le Chiese sono dentro in una luce che è per dire che tutta l'umanità è ormai dentro a questa luce di Dio. Poi qui ci teniamo molto, molto a ricordare il più possibile che Dio è il Padre di tutti, che non è il Padre di un gruppo e che Dio non è il Dio di una certa religione. Il nostro, che è il Papà di Gesù, è il Dio di tutta l'umanità. E pensavo, che tra l'altro è nominata la Siria, per esempio, tra questi paesi. È nominata l'Egitto, è nominata Roma, e mi sembra che in questi giorni abbia un terremoto, Roma ha più che creva il cuore, secondo me. Mi pare che i palazzi siano disturbati, insomma. Credo che di fatto una situazione così difficile non si verificasse più dalla seconda parte del XVIII secolo. e quando, perciò poco, lì effettivamente erano tempi in cui la compromissione con i poteri era fortissima, insomma. Quando è scoppiata la rivoluzione francese c'è stato un momento di imbarazzo perché tutti i re di Francia, tutti, erano tutti alla corte del re. Nessuno era a casa sua. Era un'impostazione di adesso. Però poi invece adesso è certamente un momento molto difficile. per cui è importantissimo la festa come oggi. Perché? Perché fa vedere che in realtà il mistero di Dio è dentro ad ogni persona. E quindi, certo, ci sarà poi una grande organizzazione, una certa struttura, però, per esempio, lì nella zona di Crevalcore tutte le strutture ecclesiastiche sono tutte andate giù, eh? E quindi non c'è mica un posto per dire la messa da noi, in parrocchia da noi, oggi si dice nel laboratorio è vero della cooperativa che fa i lavori così con i nostri amici meno fortunati e alla domenica si dice la messa. E questo giro che facciamo sempre la mattina della Pentecoste passava di chiesa in chiesa stamattina all'Isba. Però c'è stata una cosa interessante siamo passati di casa in casa. E' una bella cosa, eh? Perché io credo che questo sia l'orientamento. La grande struttura ha dei grandi turbamenti. Ma io penso che sia il momento in cui appunto, proprio anche per la forza della festa di Pentecoste, siamo chiamati a riscoprire che la chiesa, più che essere una struttura, è una grande ricchezza di relazioni, di affetti, di conoscenze, di visite, ma fa tante di scambi reciproci. E' il mistero di questa umanità amata e visitata da Dio. Questa è la chiesa. Ha fatto bene il Papa, mi pare, ieri a reagire dicendo vabbè, c'è uno tsunami, però la chiesa sta in piedi. Sì, probabilmente una chiesa, una chiesa ripensata, io direi, in questa maniera. Quella chiesa è troppo complicata, no? Andiamo, si capisce? Persone tutte santissime, ma un po' essersi il maggior dono, dai. Tra l'altro scappa anche da ridere, vedete che mi scappa da ridere? Non sta mica bene, però mi scappa da ridere. Ma invece capite, noi in questo momento, qui nella nostra miseria, abbiamo la fraternità, abbiamo la maternità, la figlia, l'anza, che sono i titoli più alti dell'esperienza umana. Ed è un modo nuovo, capite, per vedere l'umanità, perché se noi ci ricordassimo sempre che ogni persona che ti incontri sull'autobus, che è il tuo collega di lavoro, che trovi all'ospedale, ogni persona è una ineffabile parola del Signore, la guarderesti con più attenzione, con più preziosità. Ed è proprio quello che oggi chiediamo, che il cammino della nostra vita sia una scoperta sempre più ricca, sempre più profonda, del mistero di bellezza, che è l'umanità. Perché è così, eh? E quindi sì, dobbiamo chiedere oggi con molta forza che tutto si riscopre in questa maniera. Il concilio è stato un grande regalo, si ha un po' paura che si è dato troppo avanti, si sta cercando di tirarlo un po' indietro, ma non si può, è un errore. Risca di moltiplicare gli incidenti, questo. invece dobbiamo prendere rapidamente una strada più facile. Vabbè, vabbè, però io volevo un po' adesso dire una parola sul Vangelo e poi andiamo avanti. Perché il Vangelo è bellissimo, no? È la sera di Pasqua, loro sono chiusi dentro, hanno paura, e lui entra a porte chiuse. Questo particolare è importantissimo, no? Perché le porte chiuse sono moltissime, no? Noi stessi siamo una porta chiusa, ma però siamo tutti testimoni di come lui sia bravo a entrare, in qualche modo entra. Lo tengo chiuso, tento di scappare via, dico che ho altro da fare, da pensare, ma lui ha trovato questo e quest'altro ed è venuto. È bellissimo questo non aver paura delle porte chiuse, no? Se no ti dicono che, caro mio, per avere devi fare tanti di quegli esami, passarti di quelle cose, far vedere che lo meriti, insomma. Invece è tutto il rovescio. Non siamo noi che passiamo l'esame, è lui che ci viene a trovare. e vince tutte le nostre chiusure. E poi quando entra dentro, lui dice la parola bella, pace, e però ci fa capire che parlare di lui non sono solamente le parole, ma è tutta la tua vita che parla di lui, capisci? La tua vita è eloquente del Signore. Con i miei amici altri abbiamo deciso un nuovo argomento adesso, l'altra sera, e cioè adesso parleremo dello sguardo, perché tutti riconoscono che lo sguardo è una cosa molto grande. e se un po' senza dar fastidio, senza sembrare anche irriverenti o poco casti, impariamo a guardare le persone e noi intuiamo che dietro al loro sguardo c'è il mistero e l'universo bellissimo della loro vita. E la tua vita è una bellissima parola del Signore. Avete visto lui come fa a far vedere, a farsi riconoscere, fa vedere il suo corpo, le sue mani e i suoi piedi che portano le ferite della croce e allora loro lo riconoscono. Perché? Perché quello lì è quello che ci vuole bene. È quello che ci vuole bene. Perché chi è Dio? È quello che ci vuole bene. È quello che varca le porte chiuse per venirci a trovare non ci fa l'esame lui, viene a trovarci e ci fa vedere subito che ci vuole bene. Noi loro conosciamo perché ci sono altre divinità e altri signori che non ci vogliono bene. E allora diventa una gara dura. Invece qui la strada è aperta e le porte sono aperte perché lui viene lui. E chiunque tu sia viene lui. E qualunque sia la tua vita vuole lui venire da te e viene con il segno semplice che ti vuole bene. E loro sono tutti contenti. E allora siccome è il giorno del Pentecoste lui soffia, no, perché è il giorno del soffio, eh, del vento del soffio, soffia, soffia la sua vita, aveva soffiato la prima volta perché avesse vita quella statuina di terra fatta lassù nel giardino del paradiso e adesso soffia di te, su di te qui alla doccia perché tu possa andare. E anche questa ultima parte del brano del Vangelo bisogna che oggi un po' ce lo diciamo. Perché quando dice come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. Certo. E come li manda questi qui? Li manda a essere i giudici? Li manda a essere dei capi? Li manda a essere dei comandanti o dei professori? Li manda come il Padre ha mandato lui? E come l'ha mandato? L'ha mandato come un poveretto. È uno che è morto con il supplizio che i Romani davano ai malfattori, ma è morto in mezzo ai malfattori. È morto come un povero. Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. Perché qualche volta, altrimenti si ha l'impressione che noi appunto, come già ti dicevamo, siamo diventati una specie di tribunale dove bisogna filare dritto, dove altrimenti sei condannato. Ma invece la Chiesa è diversa. La Chiesa è tua mamma che ha dato la vita per te. La Chiesa sono tutte quelle persone che credenti o non credenti si sono incontrate con te e in un modo o nell'altro ti hanno dato un pezzo della loro vita. sono tutte le persone che in qualche modo ti hanno potuto dire ci voglio un bene da morire. Il giudizio è l'amore di Dio. Come il Padre ha mandato me, dice Gesù, io mando voi. Capite? Questa Chiesa meravigliosa che è mandata per tutto il Mediterraneo, ma fino in Cina, in India, in America e dappertutto a volere bene. Perché è questo il grande annuncio. Il grande annuncio non può essere la galera della doccia. Il grande annuncio è il perdono perché ci ama. E quando tu dicessi ma io però sono un peccatore, in quel momento, come ho cercato di dirvi in queste ultime domeniche, quando tu dici ma io sono un povero peccatore, sono un peccatore incallito, in quel momento lì vuol dire che Dio ti ha già trovato perché altrimenti tu non potresti essere nel dispiacere e nel dubbio di dire ma io però non ho posto qui in mezzo a voi perché io sono un disgraziato. Nel momento in cui tu dici questo, tu sei dei nostri. Perché? Perché tu puoi dire così solo perché in questo momento ti dispiace quello che sei o quello che fai o quello che hai fatto perché non è così questo Signore buono che è venuto in mezzo a noi. Siccome Lui è venuto in mezzo a noi così buono certo che tutti ci accorgiamo di essere cattivi ma certo ma è venuto proprio per questo e siccome è venuto per questo tutti i cattivi sono invitatissimi qui Francesco che fa il parco adesso là dove tutta la campagna è distrutta e dice l'altro figlio o me c'è uno che è venuto a fare la prima comunione ma adesso ci viene anche lui il nostro fratello grande ma lui viene tutto regolare invece questo qui niente proprio altra religione altra roba tutto altra roba però è un nostro carissimo fratello abita in casa nostra è un nostro amico è una persona ferita e lui è venuto lì e Francesco mi ha detto oh senti è venuto lì a fare la comunione e io glielo ho dato eh ma certo ma chi è che avrebbe il coraggio di dire a te no non si può mica dire a te no non si può allora a me pare che la festa di Pentecoste sia questa festa il fondo vedete che le grandi strutture crollino un po' può essere proprio anche una grazia perché noi abbiamo bisogno di ritrovare una strada più diretta perché per il tuo bambino a casa tua sei ferre mio signore sei ferre io ieri mattina sono stato qualche oretta lì a Montasole a prendere le confessioni dei nostri bambini sono stato spezzato dalla commozione per la meraviglia che ho visto meraviglia e però siccome c'erano poi tanti papà e mamma perché ci avevano accompagnati ci siamo visti un momento io per dirgli oh ma avete delle meraviglie ma che cosa facciamo adesso perché è tremendo avere delle meraviglie in casa perché te ti senti del tutto incapace ti dici ma come andrà poi e non c'è che una cosa quella che oggi Gesù fa nel Vangelo volergli un grande bene io non posso fare nient'altro vorrei mica che organizzi qua clara metteremo insieme qualche cosa per mettere insieme che cosa il segno del nostro affetto no perché Dio passa attraverso di te per il tuo bambino crederai mica che passi col parroco col parroco sono tutti agitati viene una bambina poi ieri e poi alla fine della confessione mi ha detto ah ero molto agitata adesso invece sono molto tranquilla vendi come vendi sono un vecchio nonno però non vuoi avere paura allora lei mi fa ma quelli che sono fuori dalla porta sono tutti agitati invece con te il tuo bambino non si agita perché avverte tutta la carezza del tuo amore precisamente come quella sera lì quando lui è arrivato a porte chiuse loro l'hanno subito riconosciuto questo qui è quello che ci vuol bene vedete no quando anche un bambino è battesato semplicemente in braccio a sua mamma prova a tirarlo via si mette a strillare vero? e perché si mette a strillare il tuo e quel bambino quando tu lo porti via dalle braccia della sua mamma qual è il motivo profondo della sua psicologia eh? perché lui ha paura della morte dopo piano piano tu lo convincerai che anche se viene via dalla mamma va in altre braccia buone ma lui istintivamente non vuole andare via dalle braccia di sua mamma perché lui vive dalle braccia della sua mamma questa è la potenza capite che Dio ci consegna nella festa di Tentecoste la consegna a tutti i popoli la consegna a tutte le genti e quindi è un grande reinizio per noi bisogna ripartire è bellissimo vedersi qui quando possiamo a dire la messa però guarda che la messa che conta è quella di casa tua adesso qui noi spezziamo il pane di Dio ed è bellissimo ma non si potrà capire niente del pane di Dio se non sarà in qualche modo l'illuminazione del pane che tu spezzi per i tuoi figli che può essere anche proprio il pane della messa che è il pane del tuo lavoro che è però il pane del tuo affetto allora è lì è il mistero di Dio e quindi per sé non ci sarebbe in modo assoluto bisogno di andare a messa e abbiamo bisogno perché? perché di fatto abbiamo bisogno di reimparare la liturgia di casa la liturgia della vita la liturgia della tua vita il santo allora questa è la festa di oggi con grande pace con un po' di strizza torniamo a casa a curare molto bene la liturgia d'amore che ci è stata affidata ma non c'è la dottrina da imparare certo che c'è è appunto questa dottrina del cuore e questo insegnamento che viene dalla grande eloquenza dell'amore allora io per tutto questo vi devo moltissimi ringraziamenti perché anche la mia angoscia pomeridiana è sempre molto visitata io passo in rassegna le facce della domenica per cercare di venirne fuori e tutti noi abbiamo questa esperienza e come gli altri siano la nostra salvezza e la nostra pace ed è perché in ognuno degli altri c'è la presenza e il segreto di Dio di Dio di Dio