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VI DomenicaDiPasqua-Giovanni_Nicolini-20090517.mp3

Data: 17/05/2009

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Ci è molto preziosa la presenza con noi questa mattina di questi due bambini, perché ci aiutano a cogliere con molta immediatezza e molta semplicità quello che oggi le parole di Dio ci hanno detto. E come accennavo all'inizio della Messa ci hanno voluto dire intorno al regalo più bello che Dio ha fatto all'umanità. Possiamo per un istante ricordare insieme la grande memoria biblica dell'inizio quando dice che Dio ha deciso di fare una creatura diversa da tutte le altre. Qui ci sono molti problemi che Dio ha, perché anche lui ne ha, ma non possiamo poi troppo adesso dedicarci a quello. Fatto sta che ha bisogno di una creatura diversa dalle altre perché ha bisogno di una creatura che sia capace di volere bene, sia capace d'amore. Perché lui è fatto d'amore, però come a tutti noi gli piacerebbe che qualche volta ci fosse uno scambio, insomma. Tu vuoi bene, però anche c'è un altro che ti vuole un po' bene. E allora fa questa creatura speciale, il racconto dice che fa una cosa di terra, perché tutto è di terra. È vero? E poi gli soffia il suo spirito. Dopo diventa anche un discorso complicato, è quello dello Spirito Santo. E anche oggi per parlare del battesimo bisognerebbe dire che appunto il dono che loro ricevono è lo Spirito Santo. Ma, oh, Spirito Santo è difficile secondo me capire bene cos'è. Allora il regalo che questa Domenica ci dà è un nome semplice. Qual è il regalo dello Spirito Santo? Che cos'è lo Spirito Santo? Appunto è l'amore. E quindi dopo aver fatto quella statuina di terra, è vero? Ne fa una creatura straordinaria perché gli regala l'amore. E quella statuina di terra che siamo noi, siamo diventati capaci di amare, di voler bene. E quindi è chiaro, no? Deve rimanere fermo questo, che però l'amore nessuno può comprarlo, nessuno può meritarsi, e quindi è un regalo, penso tantomeno che nessuno possa rubarlo, l'amore. L'amore è un regalo, è solo regalo di Dio. E allora anche per questo è importante oggi il battesimo dei due piccoli, che questo regalo non l'hanno chiesto, forse non sanno neanche tanto di riceverlo. Bisognerà che magari tutti questi meravigliosi papà, mamme e padrini glielo ricordino quando sono diventati grandi. E perché è bene che sia così? Perché bisogna che sia chiaro che il dono dell'amore è proprio un regalo, capisci? Quelli che dicono che bisognerebbe battezzare solo da grandi. Se facessimo una roba così, ne facciamo tantissimi noi cristiani di spagli. Ma questo sarebbe tremendo, proprio, tremendo. Perché perderemmo il senso del dono di Dio, capite? Perché invece, anche se uno venisse battezzato a quarant'anni, ha fatto due anni di catechismo, va bene, ma cos'è? È il dono lo stesso, è il regalo lo stesso. Tra l'altro questa è un'esperienza comune, non lo so. Qui ci sarà qualcuno, magari, che durante la messa farà la comunione. Perché voi avete capito cos'è la comunione? Io più vado avanti più non lo capisco. Sì, il dono di Dio è la sua persona. Però mi sembra sempre più grande, mi sembra sempre più grande. Forse io divento anche sempre più tonto. È vero, fatto sta che mi sembra sempre più al di là delle mie possibilità di capire. È vero? Ma anche in questo momento, per la verità, essere qui anch'io con voi, sono un po' stupito. Perché la mia testa, la mia vita, mi porterebbe da tutta altra parte. Poi mi avvertono che c'è un posto anche per me in questa assemblea del Padre. E ci vengo volentieri. Ma ci vengo con la consapevolezza che non la merito, non la capisco. Boh, ci sono. È vero, ci sto volentieri. Ringrazio il buon Dio che mi ha messo anche oggi in mezzo a voi nella messa. È vero, però tutte le cose di Dio sono grandi. È vero, l'idea che si possono capire meritare. Pericoloso, molto pericoloso. Tra l'altro oggi, avete visto com'è diventato più bello, per esempio, anche la vita degli scienziati. Perché gli scienziati, povretti, una volta credevano di essere capaci di capire tutto. Adesso capisco questo, poi capisco questo, poi sicurissimi che si andrà avanti. Invece gli scienziati di oggi, quelli veri, più cercano, più sono convinti di essere piccolini rispetto allo spazio immenso della loro ricerca. È vero, più vanno avanti a conoscere, più sono consapevoli di non conoscere. È perché gli orizzonti della luce e del sapere si continuano a dilatare. La volta poi che un mio amico scienziato mi ha detto che anche l'universo cresce, ho perso la testa. Perché io di fisica mi sono sempre intenduto poco, ma così proprio. Se l'universo come va a crescere? Vabbè, pazienza. In ogni modo, è tutto regalo. È tutto regalo. E al centro del regalo c'è questo regalo supremo che oggi da Matilda e Giovanni ricevono, che è il regalo dell'amore. Questo regalo dell'amore è stato fatto anche al papà, alla mamma, al padrino, alla madrina, ai fratellini, alla nonna, al nonno. E quindi tutti però che hanno ricevuto questo regalo d'amore, cosa faranno? Aiuteranno i due piccolini a crescere nell'amore. Vero? A crescere nell'amore. Ieri nella mia testa e nel mio cuore per tutto il giorno ho inseguito mio padre perché era l'anniversario della sua ultima Pasqua. E certo per me lui continua ad essere la fonte principale per me dell'amore di Dio. Anzi, io devo dire la verità che Dio ovviamente non l'ho mai visto, ma penso che non l'avrei mai neanche conosciuto se non fosse stato attraverso mio padre. E però non è che mi ha fatto delle lezioni di catechismo, ma mi ha fatto vedere l'amore. E non è che mi ha fatto vedere l'amore volendomi bene, certo che l'ha fatto così, ma per come ho visto la sua vita, tutta sempre e sempre di più come consumarsi nell'amore. Mi piace sempre ricordare che quando quella mattina la morte venne a prenderlo, e io non volevo assolutamente, però ovviamente ha vinto lei, quando è arrivata però per prendere lui praticamente non ha trovato più niente, perché si era tutto consumato nell'amore. E l'amore diventa allora la grande avventura, la grande impresa, la grande bellezza della vita di tutti noi. Ma le scritture di oggi dicono una cosa ancora più grossa, perché va bene noi siamo qui, ci sono i bambini del battesimo, io ho questa gabbana, voi siete venuti per andare a messa, bravi bravi. Però c'è un sacco di gente che qui non c'è, no? Siamo quattro gatti qua. E quanta gente c'è fuori? Allora loro niente? E invece sì. E invece sì. Perché le chiese sono quel che sono un po' strettine, non solo di muri, ma anche perché se te non fai bello ti devi andare fuori, ma allora niente, allora c'è anche pochini. Bene? Ma però oggi le scritture ci dicono che chiunque vuol bene, che chiunque vuol bene, vuol dire che dentro hai il Signore. Addirittura hai il coraggio di dire che se uno ama, conosce Dio, dice ma no, non l'ho mai conosciuto, l'ho mai visto, non l'ho mai sentito parlare, però ne hai l'esperienza. Perché chiunque ama può fare questo perché c'è il tono di Dio dentro di lui. È bellissimo, no? Quindi pensare che siamo quattro gatti a messa, anche se siete in tanti. Però in realtà anche al di là di questi muri, anche dentro nelle nostre case dove magari c'è quello là che ti messa non ne vuol sapere, quell'altro che si è fatto un po' buttista, quell'altro che alla domenica gli piace andare a fare delle corse in bici, eccetera, eccetera. E però l'amore di Dio non ci sta dentro qui. Del cuore di tutte le persone. Perché è sempre più grande dei nostri confini. E' per quello che ho pensato che ogni tanto vi darò anche qualche notizia di quell'altra chiesa che io spero diventi sempre di più vostra chiesa, adesso la dico mia tanto perché non voglio disturbare nessuno, è che è tutta una famiglia di persone che per me sono molto importanti. E loro dicono di non avere la fede però. e loro quindi non vengono quando noi ci riuniamo qui. E quindi ci troviamo in altre maniere, no? In altri spazi. E però stiamo facendo una strada bella. E che non è una strada per dire così dopo diventate cristiani, no. Stiamo facendo una strada perché siamo amici e mettiamo insieme la nostra vita. Per esempio questa settimana abbiamo fatto una cena qua perché prima di Pasqua era morto un nostro amico, un tipo molto speciale, che aveva conosciuto un po' tutti i guai dell'esistenza. Infatti è morto piuttosto giovane, è già bello e stramacciato perché insomma era difficile andare avanti a vivere per lui. E ci siamo visti insieme e poi dopo mangiato ognuno ha cominciato a parlare di questo amico. Ed è stato un parlare molto strano. Perché? Perché da una parte tutti l'avevano avuto molto vicino, ma dall'altra avevano anche l'idea che lui fosse però al di là delle loro possibilità di conoscerlo, preciso. E poi per uno era stato così quel lì, per quell'altro era stato così. e io capivo che in realtà quell'amico era stato il segno di Gesù per queste persone, che hanno trovato davanti a loro una vita che è stato un mistero più grande di loro, più importante di loro. E quindi in realtà anche in quella sera ci siamo detti delle cose molto preziose. In fondo forse il Signore era in mezzo a noi. E tutto questo era dovuto al fatto che quella lì, essendo della gente comune come noi, e però non dicendo che ha la fede, non ce l'ha, e quindi alla domenica, alla messa non ci va, però è gente che sa voler bene, sa amare, ha ricevuto il regalo dell'amore e ama. E quindi in realtà sono nostri fratelli, sono di noi, fanno parte della stessa famiglia di Dio. Dio è loro padre. Quanto è grande la Chiesa, dov'è che finisce la Chiesa e comincia il buddismo? Eh, non si sa. Non si sa. Perché c'è un salmo molto bello della scrittura che dice Tu, Signore, hai messo come mio confine la pace. e quindi là dove ci dovrebbe essere la frontiera, finisce una roba e ne comincia un'altra, invece non l'ho trovato quella paletto di confine, ma un invito ad andare più avanti. E andando più avanti ho trovato ancora figli di Dio, persone che, piene dell'amore di Dio, riversano l'amore del loro cuore intorno a loro. E quindi la Chiesa è immensa e misteriosa, e dove, nel posto più lontano della terra, nella persona più piccola o al limite più sbagliata del mondo, però c'è una piccola scintilla, una piccola fiamma d'amore, lì c'è Dio. Lì c'è Dio. Dice, ma non se le cose sono così vanno benone. Beh, no, non vanno benone, perché, per esempio, se io ce l'ho su con mia cognata e non la posso vedere, il gioco l'ho un po' rovinato, è vero? Allora succede che da una parte l'amore è grande, però dall'altra l'amore è molto severo, è molto severo. Noi viviamo in una famiglia di fratelli e di sorelle, tutti i giorni c'è questo interrogativo, ma siamo veramente capaci di volerci bene? È un grande interrogativo. E anche questi bambini, è vero, saranno fortunati e saranno protetti se il loro papà e la loro mamma continueranno a fare la gara, spesso difficile, non di voler bene a loro, ma di volersi bene tra di loro, che è una gara, ragazzi, è vero? Volersi bene sempre, tutti i giorni, alla mattina, alla sera, quando si è malati, quando le cose van bene, quando vanno male, volersi bene. La scrittura spesso dice che l'amore è fatica, eh? E San Paolo, per esempio, manda dei complimenti ai suoi figli cristiani, dicendo, conosco bene la fatica del vostro amore. Non perché per loro l'amore sia una brutta cosa, è bellissima, però custodirla, eh? Custodirla sempre, rinnovarla sempre, è un grande miracolo, è vero? È un grande miracolo. E quindi approfittiamone questa mattina per ringraziare molto per l'amore di Dio. Ringraziare per l'amore di Dio vuol dire che chissà quante persone adesso state pensando nella vostra testa e nel vostro cuore. Fin da quando eravate piccolini, piccolini, e l'amore di Dio si è posato su di voi attraverso uno sguardo, una carezza, una maestra di scuola, una persona amica, e via via tutta la vita, tutta la vita, tutta visitata e piena sempre dell'amore di Dio. Tanto che c'è qualcuno che può dire ma io per forza non faccio neanche fatica a voler bene, sono talmente stato riempito di ste amore e ne ho, ne ho, ne ho, perché ne ho ricevuto tanto. È la bellezza della vita, è effettivamente questo, vedete? Possono succedere delle cose anche delicate, anche gravi. Ovviamente uno che fa il mio mestiere, insomma, se uno sta bene va a Rimini, mica va dal prete. E quindi un pochino degli attiraguai noi lo siamo fatalmente, no? Ebbene, però io vedo che anche nei guai più grossi quando ci si vuol bene tutto è diverso, tutto ha un mistero di dolcezza, tutto è in un mistero di speranza, tutto è alla fine in una specie di grande ringraziamento perché in qualunque fatto della vita si avverte tenera, potente, affettuosa la carezza del Signore. Allora, questo è l'augurio che noi facciamo ai due piccoli che oggi ricevono il dono. Ed è l'augurio che ci facciamo fra di noi in nome e in ricordo di tutto il bene che abbiamo ricevuto con un certo tremore della vita perché magari abbiamo sempre paura di dire cosa succede domani e poi allora cosa ci sarà, ma con una certezza più grande che se ci teniamo per mano tutti insieme dal più anziano al più piccolo la strada sarà buona sicuramente è bellissimo che tutta sta roba sia stata pensata al plurale e che nessuno debba dire padre mio che sei nei cieli è vero invece diciamo padre nostro così quella volta lì che io non ne ho voglia siccome lo dici tu lo dici anche per me è vero e ci sono dentro anch'io però quel dire padre nostro mi sembra mia mamma appunto quando diceva dalla nostra sera a tavola non ci venite se non fate la pace perché lei voleva essere mamma dell'uno e anche dell'altro come fate a litigare dovete mettervi d'accordo se no io non sono vostra madre questa sera e così è Dio quindi se c'è qualche muretto che abbiamo lasciato venire su alla fine della messa corriamo a putarlo giù per darci una grande abbracciatona e riconoscere che quello che ci unisce è poi veramente molto di più dei piccoli inevitabili incidenti che potrebbero dividerci è vero siamo uniti da questo grande vincolo che è il regalo del tuo Dio grazie a tutti