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-GiovediSanto_omelia_GiovanniNicolini_Dozza-20150402(17).mp3

Data: 02/04/2015

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Nel tempo che abbiamo avuto per un po' di preghiera, per prepararci alla celebrazione della Pasqua, è inevitabilmente emerso un termine, una parola, che sempre più ha raccolto la nostra attenzione e ha raccolto tutte le parole che abbiamo celebrato e che se Dio vorrà celebreremo nei prossimi giorni. Ed è il termine della misericordia, ed è appunto questo grande appello che è risonato nella Chiesa perché si dedichi questo anno giubilare prossimo appunto al mistero dell'amore. Mistero Supremo Per cui non è stato difficile quest'anno camminare un po' di preparazione inferiore attraverso queste parole perché fiorisce immediatamente questa volontà del Signore di montare tutti con la potenza del suo amore. Quelli che stanno bene e quelli che stanno male Quelli che vanno bene e quelli che vanno male con una volontà assoluta. In questi ultimi tempi si sono molto affievoliti i termini di confine tra la Chiesa e l'intera umanità perché è nell'intera umanità che la Chiesa trova i segni del suo Signore e anche gli eventi privilegiati della sua presenza. E dunque questo piccolo gruppo, ormai un piccolo gruppo di persone che come nella Chiesa dei primissimi tempi viveva in un mondo tutto pagano, diciamo così noi oggi viviamo in mezzo a questa umanità con una percezione profondissima di esserne parte proprio perché loro sono parte con noi della stessa paternità di Dio e dello stesso mistero d'amore che il Figlio è venuto a svelare e a regalare. E quindi avete visto che questa sera abbiamo preso inizio del nostro cammino in terra d'Egitto in quella famosa notte e quindi in quella prima grande profezia di quello che noi celebriamo questa sera questo pasto nella notte che doveva essere consumato in fretta in queste case che erano preservate dalla distruzione perché avevano il sangue dell'agnello sugli stititi delle porte e quindi l'angelo passava oltre e non c'era sterminio e poi questo pane mangiato insieme all'agnello sacrificato al tramonto pane non lievitato perché bisognava fuggire scappar via e non c'era tempo per la levitazione un pane senza lievito e in piedi col bastone in mano con le vesti già raccolte perché si doveva andare fuggire, andare, andare e quella mirabile cena dove i nostri fratelli e padri ebrei hanno tratto il grande cuore della loro fede trasfersi tra tutte le nazioni del mondo fino ad oggi da custodire in mezzo alle genti il segreto della salvezza questa liberazione dal male e dalla morte per intraprendere il grande viaggio dell'amore segno della realtà e della vita di ciascuno di noi e questa sera poi ancora la memoria di Paolo nella lettera ai Corinti io avevo più mediocremente guardato il testo previsto dal lezionario mi sono molto rallegrato di sentire invece il lettore di datare la lettura del testo perché proprio in quelle parole è curioso Paolo sgrida la gente perché non fanno bene si lamenta di un'eucarestia che non è conferma e fioritura della carità è vero quindi ma non è così che si dice la messa è vero e però quindi è detto a quelli che la messa la dicono male a quelli che non corrispondono nella loro vita a quello che celebrano nella liturgia anche noi quindi certo ed è sempre tutti raccolti tutti e poi appunto infine il grande racconto di quella cena secondo l'evangelista Giovanni avete notato due persone particolarmente ricordate dal testo Pietro che non capisce che dice di no e che accetta anche di non capire per ora e soprattutto l'altra figura drammaticamente presente Giuda e lui si dice che il diavolo aveva già messo nel suo cuore la decisione di tradire il suo signore è presente anche lui i piedi vengono lavati anche a lui questa sera perché la misericordia di Dio non ha confini questo è necessario fissarlo in modo fortissimo dentro di noi un po' malabituati un po' traditi bisogna dire da una certa catechesi giustizialista tribunalista che in fondo è sempre stata come più preoccupata di vedere chi funziona e chi non funziona chi è dentro chi è fuori chi può chi non può e invece questa nuova forza questa nuova ispirazione da parte del Signore è andare a cercare fuori i propri figli perché sono moltissimi che sono fuori e attendono l'avuncio e il segno della salvezza e quindi tutti tutti i nostri fratelli e quindi il mio augurio che anche voi che siete qui questa sera noi che siamo qui insieme questa sera nella carezza dell'amore di Dio nella straordinaria esperienza della sua bontà quasi nell'imbarasso anche di questo gesto della lavanda dei piedi che adesso faremo e che appunto è quasi in certo modo troppo violento eppure così importante per lui per Gesù per far vedere che cosa vuol dire volere bene e come il Signore vuole bene e quindi noi in questo momento possiamo popolare la nostra mente il nostro cuore di presenze di situazioni di vicende che potrebbero sembrare lontane strane nemiche perdute ormai smarrite andatele recuperare tutte però adesso perché perché attraverso di voi sono qui perché attraverso di voi sono nello stesso amore del Padre farlo hop stavattina questi nostri poveri amici del carcere come sapete persone assolutamente come noi con un paratro di svantaggio nei tuoi confronti Molto meno amati di te. Perché noi siamo qui per questo. Siamo qui perché il Signore incessantemente ci ha visitati con la potenza del suo amore. Attraverso infiniti volti, sguardi, persone, avvenimenti. Siamo qui portati dalla potenza dell'amore del Signore. Nessuno è qui per adempiere un precetto stasera. Siamo qui perché il Signore ci disseta e nello stesso tempo rinnova la nostra sete di Lui. E questo mistero meraviglioso del suo Vangelo che cresce mentre noi lo ascoltiamo e che più lo ascoltiamo più Lui cresce. Parola antica che quindi diventa sempre nuova. Parola che ci stupisce per la sua capacità di entrare nella storia di ciascuno e di tutti. La vicenda del più piccolo di noi è la vicenda delle nazioni. Dappertutto. A dire la parola nuova di un giudizio per la speranza, di un giudizio per la salvezza. Mai di un giudizio per la condanna. Mai. Mai. Certe volte parola severa. Ma perché semplicemente ci vuole bene, ci vuole prendere per mano, ci vuole sfriggere più fortemente. Deve venire a prenderci più lontani perché siamo più lontani di quello che pensavamo. Bene, anche lì, anche lì, desiderio. Ecco, stasera proprio dobbiamo riempirci il cuore di questo desiderio, di questa assoluta volontà. Volere bene. È la cosa che il Signore poi ci chiede. E lavati i piedi dei dodici a dire, vedete, come io ho lavato i vostri piedi, così voi lavate i piedi gli uni gli altri. E' vero, sapete, questo, dirlo stamattina in questa chiesa del carcere con intorno tutte le guardie che fanno poi il loro lavoro. In mezzo del nostro gruppettino e poi tutti questi amici, le loro storie, le loro fragilità, il loro stupore e la loro contentezza perché però ci si dà il segno della pace. Sapete, tutto è un po' etnico in queste liturgie, no? Quante particole consacriamo qua? Consacrano un po', poi vediamo, no? Poi ti accorgi che devi spezzare, spezzare, spezzare. E' vero? Che bello, che bello. Come mi riportava il fatto che c'erano 5.000 persone che avevano fame e lui ha dato da mangiare a tutti. Com'è bello pensare che il cibo di Dio sia proprio per tutti. Nel desiderio di essere dato, senza ferritoie, senza chiusure, senza esclusioni, vero? Per tutti. E addirittura con dei privilegi. Perché forse c'è qualcuno che ne ha più bisogno. Perché è più triste. Perché è andato più lontano. Perché gli è capitato in qualche modo di tradire di più la bellezza del Vangelo che gli era stato regalato. Quindi ne ha più bisogno, vero? Ne ha più bisogno. Pietro ne ha più bisogno, vero? Rispetto agli altri, caduti tranquilli, si lasciano lavare i piedi e capiscono, non capiscono. Lui è più in difficoltà. È Giuda. È Giuda. È una figura inarrivabile, Giuda. Perché non è mai abbandonato dall'amore di Dio. Anche in quello che gli capiterà. Anche in quello. In fondo, in fondo, è inevitabile. Chiamare in gioco ancora queste due persone, eh? Bisognerà chiamarle in gioco. Lo faremo nella celebrazione della passione. Pietro da una parte, Giuda dall'altra. Pietro tradisce il Signore, no? Non lo conosco. Qualcosa crede? Non lo conosco. Non ho niente a che fare con lui. Poi, secondo il testo evangelico di Luca, il Signore lo guarda, lui capisce tutto e piange. Giuda capirà tutto e andrà nella sua disperazione. Però, capite, è inevitabile l'accostamento. E quindi la fragranza del pane della misericordia, del pane dell'amore. Ora, dunque, come è stato fatto a noi, perché questo sia il comandamento della nostra vita. In fondo, anche quando abbiamo l'impressione di dover dire, ma non riesco più a volerli bere. In fondo, facciamo un confronto troppo serrato e in fondo troppo limitato con la persona alla quale diciamo di non riuscire più a volere bene. In quel momento è necessario guardare a noi, al senso della nostra vita, al perché ci siamo. Intanto, come mai ci siamo? Perché siamo stati voluti dall'amore. Perché siamo stati generati dall'amore. Perché siamo fatti crescere nell'amore. Non saremo qui, no? Ce lo diciamo quasi sempre quando ci incontriamo qui. Siamo qui solo perché siamo amati. Non perché ce lo meritiamo, non perché abbiamo capito. No, no. Semplicemente per questo. Allora, è questa, vedete? È questa la qualità dell'amore. Ma io ti voglio bene. L'amore molto spesso è un'obiezione. La vertigo lì, anche questa mattina, no? Diciamo, traguardi e ladri. Ma io ti voglio bene. Perché questo è il tesoro che lui depone nel nostro cuore e nella nostra storia. Non dipende dai tuoi sentimenti. Non dipende dalla qualità delle persone che hai vicino. È legato solo al regalo che Dio ti ha fatto. Questa sera, noi celebrando questo, e questo segno privilegiato con il quale entriamo nel Priduo Santo, è questo che dobbiamo domandare. Certo. Tutti riconoscendo che siamo fragilissimi. Non preoccupatevi troppo delle fragilità su altri spazi e per altri problemi. Preoccupiamoci solo di questo. Perché siamo molto fragili e molto deboli nel mistero dell'amore. Siamo addirittura pieni di autogiustificazioni. Non si può. Non si può. La cena di questa sera prepara la croce di domani. In questi giorni preparandoci ci è stato insediato, ricordato, che questa sera è iniziata una liturgia, sapete, che non termina più, eh? Fino alla fine della veglia pasquale. Là in mezzo alla notte. Con l'ultima benedizione, anzi, fino alla mattina, è vero, delle donne e degli angeli. Là finirà la celebrazione della Pasqua. Non ci sarà congedo finale in questi giorni, eh? Non c'è una benedizione. Non c'è dire andate in pace. È finita. No, no, no, no, no. È un'unica, grande celebrazione del mistero dell'amore di Dio. Eh, che bello. Vedete? Siamo qui, ci accoccoliamo da stasera, mi raccomando, non perdiamoci di vista. È vero? Se qualcuno sta poco bene, a perdere qualcun altro. Se qualcuno dice, no, no, qualcuno non ci riesco a voler bene, veniamoci subito a trovare. Subito a trovare. Perché ognuno di noi ritroverà sicuramente dentro di sé qualche traccia e qualche scintilla di quel bene di cui è stato amato fino a questo momento. grande responsabilità, evidentemente. La nostra casa, la nostra città, il nostro lavoro, la nostra età, la nostra salute, come la nostra malattia, in un certo modo ci ha affidato. Perché sia cosa? Perché sia linguaggio dell'amore. Tutte le regole, è vero, che spogliate dell'amore sono così fredde, così aride, così anche poco utili. Come diventano preziose tutte le parole di Dio, tutte le tracce che lui ci ha lasciato per camminare bene, perché siano tutte vie dell'amore, modalità dell'amore, occasioni per volere bene. Allora tutta la vita, capite, si riempie di questa luce e di questa luce fiorisce. mi pare che adesso nel segno della lavanda dei piedi sia stato, forse è vuoto un posto, vedete voi. se c'è... è stato riempito, in ogni modo, se anche uno per caso volesse far poi tredici, faccia pure. C'è posto per tutti, in ogni caso, del cuore del Padre, anche senza la faccenda del piede, è vero? Quindi tutti siamo qui a ringraziarlo, perché lui è molto buono e ci vuole molto bene.