Da alcuni anni questa liturgia è diventata importantissima, perché non solamente segna la partenza verso la Pasqua, ma anche ho visto negli anni che in qualche modo le dà anche un indirizzo, insomma, in qualche modo traccia la direzione. Per cui poi ci si sente legati a questa liturgia per tutto il cammino e quando poi si arriva alla grande settimana e al triduo ancora si avverte di essere stati condotti per mano in una certa continuità. E quindi anch'io ho avvertito in qualche modo la necessità oggi di trovare nel po' di preghiera che ho potuto fare, appunto, una linea, una parola di unione. E mi è sembrato di cogliere in tutte le scritture che abbiamo ascoltato una grande indicazione in direzione della comunione, della volersi bene. E ho avvertito l'espressione dell'Apostolo quando dice lasciatevi riconciliare. Ecco, come fosse il cuore della nostra liturgia di questa sera. Lasciamoci riconciliare con Dio per riconciliarci tra di noi e in certo modo anche per riconciliarci con noi stessi. A questo proposito volevo spendere subito una piccola parola per questa facenda del digiuno. Lo si pratica poco quando io ero ragazzo per fare la comunione bisognava essere digiuni. E' vero, qualcuno diceva dalla sera prima, qualcuno dalla mezzanotte, poi è diventato un'ora e mezza, poi è scomparso un po' tutto. E peraltro invece, per quello che riguarda il digiuno, è venuto molto avanti nella cultura o nella sottocultura occidentale Una accorcezione del digiuno che non è propria della nostra tradizione ebraica e cristiana, ma che appartiene alle grandi spiritualità dell'Oriente. E quindi il pensare che il digiuno sia una grande via di spiritualizzazione, di elevazione sopra le contingenze materiali, una specie di dominio che si acquista sui propri impulsi, sulle proprie necessità, Che è un po' quasi il contrario di quello che invece il digiuno è per un ebreo e che è anche per un cristiano, se ci teniamo nel solto profondo di questa tradizione. Perché per noi invece il digiuno è in qualche modo una celebrazione di fragilità, è un po' il contrario in questo senso. Ecco, invece di affermare una forza spirituale tale che ci consente anche di digiunare, è vero, il digiuno per la nostra tradizione è invece un segno del nostro limite, della nostra povertà, della nostra debolezza, proprio della nostra debolezza. E' per dire al Signore, vedi come sono poveretto. Ed è in questo senso invece una cosa molto importante, perché noi abbiamo molta paura della nostra debolezza, abbiamo molta paura della nostra fragilità. Non me ne intendo, ma mi pare di avere capito che anche tanti disturbi delle malattie del nostro tempo, di infermità, di tipo psicologico, così, spigono molte volte le persone a nutrirsi molto, per reagire a un senso di angoscia, di paura, di esposizione alla realtà. E quindi, in di fatto, noi invece avremmo questa tradizione proprio per guardare in faccia la nostra piccolezza e la nostra povertà. E questo è abbastanza importante, secondo me, perché è una via di riconciliazione, e lo stesso obbedire all'Apostolo che dice lasciatevi riconciliare con Dio. In fondo, vedete, nasce molto concretamente dalla consapevolezza del nostro limite, della nostra povertà. E' vero? E' proprio perché tutte le volte che nella giornata celebriamo le ore della preghiera, e iniziamo la nostra preghiera in quel momento attraverso i versetti iniziali di quel Salmo 70, che dice Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto. E questa invocazione è vera, evidentemente, proprio a partire dalla considerazione della nostra fragilità, della nostra povertà, della nostra pochezza. Povertà e pochezza che sono sia davanti alla prova, ma anche davanti ai grandi doni che Dio fa, è vero? Perché anche davanti ai grandi doni della vita ci sentiamo poi molto piccoli, molto inadeguati, molto impreparati, è vero? E quindi abbiamo a tutti i costi bisogno di essere presi per mano. E quindi è un rapporto che parte anche da noi stessi, insomma, questa sera. E poi certo è la grande riconciliazione con Dio. Se date poi un'occhiata, magari con un momento di tempo, anche al testo del profeta, del profeta Joelle, lui fa emergere nel suo linguaggio anche un'ipotesi un po' curiosa, e cioè che anche Dio poi è un po' solo e che quindi bisogna che anche lui un pochino si converta. Le espressioni sono molto forti, sapete, perché quando parla di Dio dice che Dio è tardo all'ira, ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura. Però la nuova traduzione che io non ho qui davanti dice che si ravvede riguardo alla sventura, e si ravvede riguardo al male che ha pensato di noi, è per noi. È vero? Chi sa che Dio non si converta, dice questa sera il profeta. È interessante, insomma, perché è come se partisse da una specie di buon esempio di lui. È vero? Noi dobbiamo convertirci a lui, ma anche lui deve convertirsi a noi. È vero? In un altro testo molto bello il profeta Isaia dice convertiti e noi ci convertiremo. Cioè bisogna che cominci te però. Se tu non ti pieghi verso di me, io non sono in grado di piegarmi e di dirigermi verso di te. È vero? Anche questo mi sembra molto prezioso. E quindi noi possiamo ereditare questa sera questo desiderio di comunione, di incontro, di volersi bene, come sorgente in Dio stesso di tutto questo. È lui stesso che desidera la sua comunione con noi. È lui stesso che desidera stare con noi. È vero? È lui stesso che desidera camminare nel deserto della vita insieme a noi. È vero? Gli rimase sempre impressa in Dio questa idea, questa grande camminata dei quarant'anni nel deserto. È vero? C'erano state anche tante tribolazioni, tanti problemi, tante trofe. Ma nel passare del tempo Dio lo ricorda come per lui un'esperienza meravigliosa. È vero? Che salta particolarmente fuori quella volta che decidono, ma siccome abita ancora sotto la tenda, è un po' ridicolo perché ormai sono entrati nella terra promessa, tutti ci sono fatti la loro casettina. Il re che è Davide in quel momento si è fatto addirittura una villa bellissima di legno di cedro. E dice, ma è ancora nella tenda quello là? Facciamoglielo subito una casa e prenderebbe la decisione di costruire quello che poi sarà il tempio. Ma sulle prime lui reagisce con un po' di difficoltà. Ma no, no, no. Ovvero, oltre tutte queste strane caratteristiche che Dio ha, certamente anche la claustrofobia, e quindi gli spaventa un po' il fatto che lo chiudiamo dentro. E allora in quel momento evoca la bellezza di quella camminata dei 40 anni. E dice, ma io ti ho mai chiesto di farmi una casa allora? Io ho avuto piacere che la mia tenda fosse in mezzo alle vostre tende. E lì si camminava insieme. Molto bello, insomma, secondo me questo. Cioè Dio, il Dio di Israele, che è il padre di Gesù, è molto mosso verso di noi. Ovvero, bisogna ricordarselo. Non è fermo là nel suo santuario. È uscito dal suo santuario. Camminando nei primi testi del Vangelo di Marco, quest'anno l'abbiamo già trovato, no? Dentro la sinagoga, ma poi fuori dalla sinagoga. Entra nella casa di Pietro. Alla sera la gente, e vero, lo va a trovare. Lui poi scappa fuori dal villaggio e va in campagna a pregare. Ma tutti ti cercano, ma io devo andare. Ovvero, perché? È perché desidera portare questo viaggio importantissimo del suo amore, del suo affetto. È vero? Molte volte si sta lì a sottolineare che gli vogliamo poco bene. Questo sarà anche vero in gran parte. È molto importante sottolineare che in ogni caso lui ci vuole bene. E la nostra vita, la vita di ciascuno di noi, è l'esperienza di una vita visitata da lui. Visitata. Noi, granché per lui, non abbiamo fatto. Ma certamente lui ha fatto molto per noi. E la nostra memoria è appunto la memoria che costruiva la ragazza di Nazareth e che la porta nella casa di Elisabetta che lei è andata a trovare. È vero? È proprio questo splendore di una visita ricevuta. Il Signore ha guardato la mia miseria. È vero? E ha fatto per me grandi cose. Ha fatto meraviglie. Dunque è lui per primo che ci dà questo esempio. E questa riconciliazione di questo viaggio d'amore. Perché il peccato è molto vicino alla solitudine, come tante volte ci siamo detti. E nella tradizione biblica e nella sapienza delle scritture, peccato, solitudine e morte sono molto vicini. Lasciatevi riconciliare. Il viaggio che incominciamo quindi questa sera è il grande viaggio dell'amore. La cosa straordinaria è che lui ha mandato per questo viaggio dell'amore che noi celebriamo in questi 40 giorni. È vero che sono il ricordo dei 40 anni dei padri nel deserto. È vero che Gesù anche nell'Evangelo che celebreremo domenica tra pochi giorni celebra nel deserto delle tentazioni. È vero? È la misura della vita. Tutta la vita cammina. Dallo strato che lui ha fatto dalla nostra schiavitù, tirandoci fuori dall'Egitto del male e della morte, per portarci fino alla terra promessa. Cos'è la vita? Una grande trottata. Una grande trottata che si fa insieme, guidati da uno che ci sa fare, verso l'intimità suprema della casa di nostro padre. L'ultimo dato prezioso della terra promessa. Ma dove sono anche tutti i nostri cari che non sono più con noi, no? È vero? È un incessante pellegrinaggio che torna a casa. Persino la parabola del prodigo, eh? Persino la parabola del prodigo. Da molti padri dell'antica chiesa è stato interpretato come il grande viaggio che Adamo fa per ritornare a casa. È vero che è il grande viaggio che l'umanità sta facendo. Ma questo viaggio, dicevo, è condotto bene. È vero perché viene condotto da Gesù. Non Mosè, non altri pure bravissimi, ma uno super bravo. È vero? Solo che usa questa espressione fortissima, no? E tutti gli anni questa sera la incontriamo. Però ci piace sottolinearla. È vero? Io continuo a non avere la traduzione nuova appoggiata sul ginocchio, però la ricordo così a memoria. Perché dice che per mandarselo, lui ha fatto questa operazione. E parlando di lui, dice di Gesù, colui che non aveva conosciuto peccato, perché è il figlio buono, è il figlio di Dio, Dio lo fece peccato. È vero? Per mandarlo in mezzo a noi. Ma che cosa vuol dire che lo fece peccato? Ma l'amica è venuto a fare delle brutte cose. Ma lo mette nella condizione del peccatore, la condizione del peccato. E qual è la condizione del peccato? È appunto la solitudine. È lo strappo dalla comunione. È vero? E voi sapete che questo strappo dalla comunione per Gesù è stato drammaticissimo. È vero? L'ha portato addirittura nell'ora della croce di gridare l'inizio del Salmo 21 per dire Dio mio, Dio mio, ma perché mi hai abbandonato? Perché l'ha abbandonato? L'ha abbandonato per mandarlo in mezzo a noi e per guidarlo da stasera fino a Pasqua in questo grande viaggio della riconciliazione della comunione. Capite? Si è messo lui nell'esilio della nostra storia per essere in qualche modo quello che prendendo per mano ciascuno e tutti ci porta verso la piedezza della comunione. Lasciatevi riconciliare con Dio, dice allora l'Apostolo. È vero? Non resistete nelle vostre solitudini. Sia che siano solitudini un po' disperate siano che siano solitudini di vanità o di orgoglio o di darsi delle arie lasciate perdere. E quindi questa sera si deve lasciare la solitudine della nostra individualità per mettersi dentro in questo grande cammino. A me è parso che questo fosse anche il senso di quelle istruzioni che lui dà nel Vangelo. È vero? Come dice, state attenti però su quel che fate. È vero? Perché qualcuno dice che per quaresima bisogna digiunare bisogna fare l'elemosina e bisogna pregare di più. E il Signore è d'accordo su tutto questo con un'aggiunta però. Dice però mi raccomando, eh? Fallo di nascosto. E che cosa vuol dire fallo di nascosto? Vuol dire non farlo per essere veduti dagli altri. Siccome faccio una bella cosa mi faccio vedere dagli altri. E lui ironizza un po', eh? Un po' carognetto anche su quelli che fanno digiuno e allora si smagrano tutta la bocca e fanno i pallidoni per far vedere che digiunano. Oppure fanno le lemosine, ma a lei le fanno alla grande. È vero? Con pubblicazioni sul giornale. Oppure pregano, ma però pregano appunto. E dice ma allora l'hai già ricevuta la tua ricompensa, no? Invece tutte queste cose vanno fatte di nascosto perché sono fatte da poveri. Ma anche a tu fare l'elemosina fa una cosa così da povero? Sì, sì, sì. Io non so qui chi devo sgridare, però l'ha fatto per sgridare. Perché? Perché ci sono dei matti che mi fanno dei regali e li lasciano sempre in posti pazzeschi dove prendono l'acqua, dove... No? No, sta mica bene far così. Però loro lo fanno perché? Perché non vogliono farsi vedere. Quindi io mi trovo sempre dei regali segreti, sapete? È una cosa enorme questa. E però quando penso a questa persona che mi fa un regalo segreto e io penso che questa persona lo faccia perché spera che io usi il suo regalo per dare una mano a qualcuno e lui sente il bisogno di essere aiutato da quel qualcuno che riceve qualche cosa da lui. Perché l'elemosina vera, è vero, quando è fatta bene, diciamo, che vuol dire avere compassione, che vuol dire magari anche tirarsi fuori qualche cosa di tasca, che vuol dire in qualche modo mettersi nella condizione dell'altro ed essere aiutato dall'altro, che è un povero che riceve e anche tu hai bisogno di diventare un povero che riceve. E quindi cerchi di buttare fuori quello che hai in tasca un po' così per essere anche tu un po' di più come quel povero che ha bisogno di tutto e dice Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto, il mio aiuto. E quindi fare le cose nel segreto non è che bisogna farle come di nascosto, come se fosse una specie di carboneria, ma è farlo da poveri. Farlo da poveri. Allora anche la preghiera è una cosa che va bene se e perché è da poveri. E quindi è di gente che ha bisogno che qualcuno si chieni su di noi, ci prenda per mano e ci faccia fare la strada. Allora in questo modo sia l'elemosina che la preghiera e che il digiuno diventano quegli elementi di povertà che consentono di prendere la strada. Perché se uno non sa e non ha capito ancora di essere povero ovviamente sta dove è, sta bene dove è. E' vero, ha già capito tutto, sa fare tutto, è capace di tutto e quindi non ha bisogno mica di niente perché devo mettermi in viaggio. Per mettersi in viaggio questa sera è necessario invece che noi comprendiamo la nostra povertà. E' vero? Per farci comprendere la nostra povertà ecco che allora il padre manda il figlio e il figlio è diventato uno di noi e a questo punto ci dice facciamo un giretto insieme e facciamo un viaggetto insieme e partiamo dietro a lui. E' questo grande pellegrinaggio, no? Che ha a Gerusalemme sulla terra il suo punto d'arrivo che è la croce e la gloria di Gesù e che però significa il grande viaggio verso il padre. Ma concretamente adesso nelle settimane che vengono che cosa vuol dire viaggiare? Vuol dire lasciarsi vigere dalla seduzione d'amore non resistere alla potenza dell'amore. E' quindi certo riconciliarsi con Dio riconciliarsi fra di noi e appunto come accennavo all'inizio un po' anche, credetemi riconciliarsi con se stessi. Ma cosa vuol dire riconciliarsi con se stessi? Quello che tentavamo prima di balbettare far pace con la propria povertà far pace con i propri limiti far pace con i propri difetti far pace anche con gli errori che abbiamo accumulato nella nostra vita troppo lunga e trarre da questo una conseguenza e quindi ho bisogno anch'io di aiuto e quindi non alienarsi non vivere una situazione mistificata con se stessi che dovrebbe far vedere quanto sono bravo quanto sono buono quanto ho i punti in pari no, no conviene non averli in pari mica per fare del dolorismo per dire ma allora mi metto in viaggio anch'io quando da un villaggio del terzo mondo qualcuno decide di partire è il primo che decide di partire non è mica il più povero del villaggio è quasi il più rico certamente è largamente un penultimo perché ci vuole un bel coraggio per dire allora voglio partire da qui voglio eccetera eccetera e però mi dicono che quando lui dice io parto ci sono tanti altri che prendono coraggio e dicono allora veniamo anche noi allora veniamo anche noi questa sera lui è venuto a darci coraggio il padre l'ha mandato nell'esilio in mezzo a noi nel deserto della nostra vita si intraprende questo cammino è venuto per darci coraggio allora lo metto in viaggio anch'io lo metto in viaggio anch'io mi viene in mente che in questo viaggio ci saranno anche dei problemi e delle defezioni perché si capirà piano piano e sempre di più che lui però va verso la croce che non è mica un viaggetto semplice è vero questo ma il Signore ce lo farà capire giorno per giorno durante la quaresima domenica per domenica nella preziosità di queste domeniche quaresimali e mi viene in mente un pensiero molto simpatico del cardinale Carlo Maria Martini che confida a un certo punto di avere detto al Signore ma se sei già morto tu perché devo morire anch'io e dice che poi gli è venuto in mente un altro pensiero però siccome sei morto tu voglio farlo anch'io la potenza della guida che questa sera viene a prenderci per mano è talmente forte dolce potente che anche in quelle che noi possiamo considerare come da lontano come delle prove troppo difficili per la nostra povertà fatte con lui e insieme diventano insieme la grande avventura della vita ripetiamo tanto per chiudere la partita dice ma ci vuole una grande fede sì mi ci vuole la tua dice perché tu non lo so se ce l'ho popolo sbadato forse nessuno ce l'ha e si attacca alla fede degli altri che però si attaccano alla sua fede sì è così potente la comunione d'amore è così potente la riconciliazione che ci fa essere ricchi persino di quello di cui potremmo piuttosto dubitare se ce l'abbiamo abbiamo un po' di fede da testimoniare ai nostri figli ah non lo so proprio non lo so proprio ma il fatto di volerci bene è già in qualche modo la prima grande edificazione della nostra fede oggi è molto importante partire insieme è molto importante che usiamo queste settimane per un'opera grossa di riconciliazione ognuno di noi ha probabilmente dei muri di separazione delle memorie di divisione delle aggressività recenti o lontane bisogna che cerchiamo di ripararle ma come faccio devo andare a chiedere scusa boh la modalità può essere varia la cosa più bella sarebbe pensare che anche chi abbiamo separato da noi potessimo fargli venire voglia di unirsi al nostro stesso viaggio un viaggio che voi lo capite ormai viviamo in una società multiculturale multietnica multireligiosa ma noi questo viaggio stasera lo inauguriamo assolutamente per tutti e quindi anche chi non sa che stasera comincia un viaggio lo portiamo in viaggio noi con il nostro affetto con la carezza della nostra vita con la nostra preghiera per lui è vero e più in qualche modo lo scoglio potesse essere astro e più forte e più appassionato sarà il nostro affetto e la nostra preghiera grazie a tutti grazie a tutti