IV DomenicaQuaresima-Giovanni_Nicolini-20090322.mp3
Data: 22/03/2009
🗣️ Lettura Vocale Testo:
Testo dell'Omelia
Il Signore prevede uno scarsissimo successo di questa domenica e ci avverte che avverrà perché noi odiamo la luce, quindi non ci piacerà per niente quello che Lui tenta di comunicarci, anche perché siamo poco abituati a questo. Mi pare che se vogliamo subito identificare con precisione qual è il cuore del suo annuncio, lo possiamo ricevere da quell'immagine sgradevole del serpente che nel deserto è stato innalzato perché chiunque guardava quel serpente di bronzo era salvato dal morso dei serpenti velenosi che affliggevano il popolo di Dio nel suo cammino. Che cosa vuol dire questo segno? Che cosa di fatto Gesù ne trae per noi questa mattina? Mi pare una cosa che di per sé è semplice da dire. Lui capisce che deve essere innalzato sulla croce per essere il segno chiaro e evidente di tutti quelli che nel mondo sono stati e sono condannati. Alcuni sono innocenti, alcuni sono colpevoli e in ogni modo sono condannati. E quindi su quella croce è appeso il nostro Signore per ricordarci tutti quelli che nella nostra vita noi abbiamo condannato e abbiamo giudicato. Perché altrimenti prima si pensava che appunto sulla croce doveva finirci che aveva combinato dei guai. Tu hai combinato dei guai e quindi sei pulito. Noi abbiamo l'onore e l'onere di avere nel nostro territorio parrocchiale il carcere. E il carcere che è uno dei supremi monumenti dell'ingiustizia umana appunto è il posto dove devono andarci dentro quelli che hanno sbagliato. Forse così poi sarebbe anche abbastanza più consolante ma c'è di peggio. Cioè se uno prova un pochino qualche volta ad andare dentro al carcere si rende conto che dentro al carcere ci sono dei presunti colpevoli. E invece noi che siamo fuori dal carcere saremmo dei presunti innocenti. Vero? In ogni caso non è da pensare che il cristianesimo vorrebbe essere la riforma carceraria. Che peraltro è impossibile. Non riesce. Cioè umanamente non si può mettere insieme altro che una giustizia vendicativa. Tu hai fatto del male e adesso paghi. Chi rompe paga. E' interessante l'equazione perché se tu hai fatto molto male devi pagare molto di più. E quindi molto male viene pagato con molto male. Male più male dove si finirà? Male. Male. Poi dopo il buon Dio è capace di rovesciare da cavallo tutti nelle situazioni più incredibili. Ma il sistema è di per sé un sistema di moltiplicazione del male. Perché sarebbe come se uno deve essere ricoverato in oncologia e in oncologia lo avvelenano. Dice ma allora facevo meglio stare a casa mia. Attivamente l'ospedale è un posto un po' pericoloso. Però nelle sue intenzioni vorrebbe operare con delle terapie. Cioè io cerco di venirti incontro con del bene. E' vero. Quindi bisogna dire che il pensiero di Dio è anche piuttosto ovvio e piuttosto scontato. Però la misura è talmente impegnativa che Dio deve prendere questa decisione. E cioè che sulla croce, nei patiboli e all'interno non ci deve andare più nessuno. E perché non ci deve andare più nessuno? Perché nessuno fa il male? Oh no no no. Ci sono tutti specialisti. Ci sono tutti bravissimi a fare il male. E' un pochino più complesso fare il male. E' vero. E' facilissimo. E' un istante. Un batter d'occhio. Un pensieraccio. Già fatto alla frittata. Quindi è facilissimo. E' vero. Però è che Dio ha intenzione di spezzare questo circolo perverso tra la colpa e la pena. E' vero. Voi sapete che anche, ne approfittiamo che i ragazzini sono fuori a divertirsi a un'omelia più divertente. Per dire, voi sapete che nella nostra parrocchia è un po' difficiletto per esempio tirar fuori tutti i padrini della cresima. E' vero. Perché? Perché di fatto molte persone sono escluse da queste possibilità. Adesso mi telefonava Francesco della Campania che dice che tutti i parrocchi intorno lo accusano di essere un accapparatore di battesimi eccetera così. Perché lui anche se un battesimo non è proprio un padrino non è proprio in ordine gli fa un segno di croce e lo tira dentro. Ed in città non so come facciamo noi siamo un pochino più vicini alla curia. Però certo dei sistemi dovremmo trovarli perché si rischia che non troviamo più i padrini perché non c'è nessuno a posto con la disciplina della Chiesa. E' vero. Tra l'altro ai cresimandi ovviamente gli piace al massimo sempre lo zio più pazzoite. Quindi è facile che incorriamo nel problema. Capite? E' vero. Perché tutti sono fuori. Il buon Dio si è accorto che con questi sistemi anche le religioni alla fine lasciano Dio molto solo. Perché se con Dio ci stanno solo quelli che funzionano, beh ci stanno pochi. Anzi non ci sta proprio nessuno. E' vero. Quindi lui fin dal principio ha fatto un progetto che doveva essere il progetto per il quale se qualcuno si era un po' perso lui lo andava a prendere, lo andava a cercare e se lo portava a casa. Perché il nostro Dio che è un po' stranetto non è particolarmente interessato al fatto che noi funzioniamo bene. Il suo desiderio non è quello che noi funzioniamo bene. Il suo desiderio è quello di far compagnia con noi. Questo è il grande segreto del Dio di Israele che però è anche il padre di Gesù. E quindi che tu sia bravo ma là per conto tuo e Dio è dall'altra parte per conto suo, questa cosa qui non gli va affatto bene. E quindi questa domenica che ormai è vicinissima alla Pasqua, sapete che questa domenica quarta di quaresima con una dizione latina si chiama lettare, che vuol dire rallegratis, allegro. E' vero, infatti vedete che il paramento del prete oggi non è proprio viola. Infatti i diaconi crepano di invidia perché loro sono lì con le loro strisce da morto e invece il prete fa lo scherzolino perché noi abbiamo anche questo paramento un po' più allegro. E c'è questa allegria perché la Pasqua è vicina. Essendo vicino alla Pasqua oggi il Signore chiarisce insomma qual è il senso della Pasqua, qual è il patto serio della Pasqua. E cioè il fatto che lui è come quei padri di famiglia che ha intorno dei figli pazzoidi che si giocano tutte le sostanze con le carte, o li spendono con le donne eccetera. Così io avevo per esempio dei miei pro zii che appartenevano a una famiglia piuttosto ricca. Avevano la mania di andare alla prima dell'Opera di Parigi solo che si era alla fine del XIX secolo e veniva organizzato un viaggio per cui ogni 30 km trovavano i cavalli freschi per le loro carrozze. E' vero, alla fine hanno venduto tutto, hanno cercato di sposare delle donne ricche perché avevano completamente rovinato la famiglia. E' vero, ecco allora un papà che ha dei figli così scagurati cosa fa? Gira dappertutto a pagare i debiti dei suoi figli insomma. E quindi sostanzialmente la linea scelta da Dio è quella di decidere che siccome il gioco non riesce perché i figli non funzionano, paga lui. Paga lui. E quindi noi abbiamo questa fede un po' assurda secondo la quale il crocifisto, cioè la croce di Gesù, è l'ultimo pagamento del padre. Vuol dire l'ultimo perché si dice, oh ragazzi più di così io non posso fare. E' vero perché? Perché la croce nel suo linguaggio più semplice è quello di dire tu hai il debito ma te lo pago io. Te lo pago io. E la croce del Signore è lì per dire che tutti quindi sono nel perdono. Però allora qui nel test di oggi salta fuori un problema che è un po' delicato, che è quello della conversione. Dice però che devi convertire. E cosa vuol dire convertirsi? Io adesso me lo ricordo anche se mi ricordo che un po' di domeniche fa ne abbiamo fatto cena. Ma insomma sono cose poi che si dimenticano. Perché quando Dio parla della conversione non intende dire che prima fumavi 40 sigarette e adesso ne fumi due e insomma quindi ti sei parecchio convertito. Che prima tutte le ragazze le grattavi la schiena e invece adesso sei come San Luigi Gonzaga. che va bene o neanche quello. Ma la vera conversione, quella grossa, quella che secondo me noi non riusciamo a fare, per cui questa domenica odiosa è molto importante, è in convertirsi al suo sistema. E questo è il grande punto. Perché noi crediamo che Dio ci perdona perché noi ci convertiamo. Mentre invece è vero esattamente il loro feccio. E cioè che qualche volta ci convertiamo perché Lui ci perdona. Provate a pensare, ci sono alcuni schemi molto semplici per capire. Prendete la parabola di quei due figli, no? Uno va via, ti si fa tutto, è costretto a mangiare insieme ai maiali, rientra in se stesso con motivazioni morali modestissime. No, gli dirò, no metti mi lì con i tuoi servi, non sono più degno. Perché quello che gli interessa non sembra essere poi così tanto la casa di suo padre, quanto il pane. La fame, semplicemente. Lo prende per fame e quindi Lui ritorna. Però il padre, però il padre che vuole bene a questo sciagurato, scopriamo quel punto della parabola, no? Come ci siamo già detti, che da quando il figlio è andato via non si è più scostato dalla finestra. E' rimasto col naso schiacciato contro il vetro della finestra perché voleva buttare gli occhi fuori dai vetri tanto che l'aspettava. Per cui quando lo sciagurato ritorna e quando è ancora lontano Lui lo vede, e che cosa fa? Lo aspetta in casa, dice adesso vediamo cosa dice, vediamo se è veramente pentito, vediamo... No, perché per il padre l'importante è che quello lì ritorni. E allora esce di casa di volata, gli corre incontro, il testo dice alla lettera che gli salta sul collo e lo bacia. Lui fa tutto il suo discorsino di circostanza e intanto il padre organizza la festa. In maniera che quel ragazzo che torna non potrà però mai raccontare nei suoi amici, nei suoi figli, che però finalmente mi sono pentito, ho preso una strada nuova, sono... No, dice, per fame sono tornato a casa, è vero mi accontentavo dell'ultimo posto e invece mio padre mi ha travolto con l'impedo della sua festosità e del suo affetto. E quindi avrà un ricordo impressionante di questo padre, ma in realtà a quel punto lì siamo solo al principio del problema, perché c'è l'altro fratello. È lui il vero protagonista della parabola, è lui l'osso duro della faccenda. Perché? Perché gli è insopportabile questa ingiustizia di suo padre. E quindi suo padre abbia organizzato l'orchestrina, i poliarostro, lo spiedo, le feste, i canti. È vero che si sentivano già da quando lui era ancora a zappare in campagna. Dice, ma cosa fanno oggi pomeriggio? Sono diventati matti in casa che fanno tutta questa confusione di musica. E' tornato, ma cosa c'è? Come cosa c'è di nuovo? E' tornato quello là, tuo padre, il pazzito, è lì che gli fa una festa. E' tornato, no, ma io non ci vado mica in casa. Questo qui mi va mica bene però. E il padre esce, pensate, il padre, questo vigliaccone, esce a pregarlo. Proprio dice così, uscì a pregarlo. E dice, ma scherzi? Questo qui ha sciupato tutto con le prostitute? Beh, io sono tu qui a lavorare come un cane tutto il tempo, ma non mi hai mai dato neanche la paghetta a fine settimana. Niente, mai. E' scorrere quello lì, tutti questi squasi. Ma scherziamo? Ecco, vedete? La conversione è questa. Questa è la conversione. Perché l'altra è pericolosissima, eh? Perché se te prima eri un bascalzone e poi sei diventato tutto un sartarellino, sai cosa rischi di essere un fustigliatore dei costumi? Per cui, te dappertutto vedi, eh, te sbagli lì, te sbagli lì, te sbagli lì, perché te sei un espertissimo di peccati. Ma va a quel paese. Tu, la gente, rischi di tenerla fuori. Per cosa crediamo che sia stato acceso? Questo focchino di quattro paci che credono che uno sia crepato ma tre giorni dopo sia risolto. Questa piccola congrega che dice sempre, no, ma si può tutto ricominciare, non importa. Lui l'ha accesa perché? Perché vuole che ci siano dei posti caldi e accoglienti e affettuosi in cui tutti possono entrare qualunque sia la loro vicenda. Il gioco è stato fatto per questo, capite? C'è in atto un equivoco tremendo. Cioè c'è in atto l'idea che appunto noi siamo dei giustizieri. E che quindi siamo espertissimi della legge. Sappiamo spaccare il cappello in quattro. E diciamo, eh no, tu no, eh no, tu ancora devi fare venti giorni. Eh no, tu devi salire a Zopo Galletto fino a San Luca. Poi vediamo, c'è in fatto la stanza penitenza. Corridoi strettissimi per riuscire. Questo è esattamente il rovescio però di quello che lui ha pensato. È esattamente il rovescio. Lui ha pensato che in tanti luoghi della terra, soprattutto nei posti più difficili, fosse importante accendere dei cocchi nella notte. In maniera che chi non sapeva dove andare a dormire, chi aveva freddo, chi era stufo di stare da solo, chi aveva bisogno di una carezza, potesse trovare un posto. Che comincia con la carezza. Che comincia con la carezza. Che comincia quindi con l'espressione dell'accoglienza del perdono. Che incomincia col dire prima di tutto te sei mio figlio, che sono contento che sei tornato, e cominciamo a ballare. I conti non facendo male, tanto adesso però vieni dentro. Adesso stiamo insieme. E poi i conti non avremo neanche bisogno di farli, perché sei stato talmente fuori al prezzo, e a mangiare il mangiare dei maiali, che sei tranquillo che adesso in casa ci stai. E vedrai che non ti stufi più. No? Ricordate Don Primo, vecchio Don Primo Mazzolari, qui con la sua fantasia biblica, diceva fra l'altro che il fratello piccolo se ne andò da casa, perché non sopportava più quel fratello modello, è vero che è sempre là nei campi a fare il suo dovere. Lui era un po' più fantasioso, si è rotto e è andato via. Non ci andrà più via. Non ci andrà più via. Perché finalmente ha conosciuto la casa di suo padre, non come la casa del dovere del fratello maggiore, ma come la casa della tenerezza, che lo ha aspettato sempre, che è contenta perché lui è tornato, ed è lì. Lui, come è? Perché in fondo, permettetemi di dire, senza offendere nessuno, sapendo che tutti siete gente molto più buona e più brava di me, però mi permetto di dire, ma il posto che in questo momento noi occupiamo in questa Assemblea Santa è un posto che ci siamo meritati, l'abbiamo comprato, qualcuno ci ha chiesto qualcosa alla porta, scusi lei, eccetera, qui abbiamo letto quella legge, avviso che dovremmo leggere ogni tanto per dire che può fare la Santa Comunione. Chi si è confessato, se facessimo così ti saluto, è vero, faremo bianco. Allora cosa vuoi fare? Eh? Cosa vuoi fare? Ecco, io spero proprio molto che anche attraverso queste strette, queste strettoie, capito, si possa trovare delle vie di luce nuova, di vera conversione. Perché è sbagliato pensare che la comunità ecclesiale sia una comunità di giusti. La comunità ecclesiale, se va dritta, è una comunità di giustificati, non di giusti, ma di perdonati, non di gente che ha sempre funzionato come un orologino svizzero, ma di risorti da morte, quando uno risorge da morte è un po' pallidino, un po' sbatacchiato, è vero, perché ne ha passata una piuttosto feroce, come facendo. Sapete che il bardo è uno che ha risuscitato uno dai morti, c'è un signore che credeva di essere stato risuscitato dai morti, da lui. Il bardo, state attenti, che è potentissimo. Vabbè, a parte il dottore, dicono, no, ecco, mi pare che questo sia veramente il cuore di tutta la vicenda di oggi, capite? Avete sentito il gusto con cui San Paolo ancora scrive, in queste domeniche è scatenato, eh? Per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo, per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato, ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia. E quindi, vedete, dopo resterebbe solo un punto, dopo andiamo avanti nella messa, perché dice, no, Giovanni, sei tutto che ti dimentichi un punto, non me lo dimentico, perché Gesù dice che quindi per non essere condannati bisogna credere, guardare a lui. È un tema molto importante, questo, che ci dà occasione di un po' fare un piccolo passettino a capire che cos'è la fede. La fede è un, innanzitutto, diciamocelo con forza, è un grande regalo, la fede non la puoi comprare, ottenere, meritare, rubare, niente da fare, è un grande regalo che ti viene. E qual è il regalo che ti viene grandissimo? E ti viene il regalo che sarebbe il fatto che tu capisci che da solo non ce la fai più, perché la tua vita non ha significato, non ha porta, non ha speranza, non ha luce se continui ad andare avanti da solo. E poi magari succede che sulla strada della tua vita, dice, beh, adesso il parco dirà che viene avanti Dio. No, no, no, viene avanti quella persona che per te è preziosa, è cara, è importante. E tu lo consideri quella persona lì è il più grande regalo della tua vita. E dopo che tu sia anche uno che va a messa non ci va, va in chiesa non ci va, in fondo vedi la struttura fondamentale della fede, ci sei già entrato. Perché la fede è la certezza che la nostra vita è buona se qualcuno ci salva e se invece siamo lì soli come degli radicchi o come la statua di Vittorio Emanuele II verso il suo cavalone di bronzo a far brutto in quasi tutte le piazze d'Italia, e se tu sei lì solo come un radicchio non convidi niente. La fede è una specie di sete, è un gemito, è un'insufficienza, è un vuoto, è un pianto. È quello che molte volte la nostra carne cerca gemendo e forse non sa ancora che cosa deve cercare, non sa neanche che cosa troverà. Ma esce però in maniera radicale da tutte quelle tesi che vengono fin dai vecchi filosofi che tocciavano i piedi nel Mediterraneo, per cui ognuno ha il principio della sua perfezione, ognuno deve realizzarsi, ognuno deve conoscersi, no? Che sono queste follie idolatriche delle proprie solitudini realizzate, mentre invece la tenerezza della vita sta finalmente quando cominci a capire che da solo sei niente, che solo nel momento che puoi mettere la tua mano in una mano più bella, più grande, più forte, più luminosa, finalmente cominci a vivere, e finché sei solo non sei neanche capace di capire chi sei e capisci chi sei quando finalmente capisci che cosa vuol dire che ci sia qualcuno che per caso si ferma e ti vuole bene. Questo è il principio della vita e questa è la conversione. Per qualcuno dopo la cosa si amplifica, si approfondisce, non lo so, uno arriva a dire padre nostro, buona, arriva a dire padre nostro. Ma molti miei amici che ritengono di non avere la fede ci sono dentro, ci sono già dentro. Perché? Perché hanno capito che la bellezza della vita, la cosa più grande della vita è questa comunione d'amore che consente a ciascuno di avere bisogno che qualcuno gli lavi i piedi per poi scoprire che anche lui però forse può lavare i piedi a qualcuno. E possiamo portare gli uni i pesi degli altri e addirittura possiamo portarci l'un l'altro nell'affetto, nella pazienza, nella carità, esperienze della fede che noi facciamo in casa nostra. Sarebbe bello farle anche nella parrocchia, nella chiesa, nel mondo. Adesso, per esempio, sarebbe così bello che con questa parola povertà che è andata a abitare persino in questi posti delle nostre opulenze occidentali imparassimo tutti che conviene partire sempre dalla povertà. E conviene sempre partire dai poveri. Finché non si partirà dalla povertà e dai poveri non si risolverà niente. E partire dalla povertà vuol dire partire da ciascuno di noi che cominciando a ripensare la vita. Ho compiuto gli anni l'altro ieri. Un sacco di anni ho compiuto. Allora, avendo compiuto un sacco di anni ho pensato in tutti questi anni quanto bene, quante persone, quanti angeli di Dio hanno fatto a me. Una vita bellissima appunto perché aiutatissima, circondatissima. Provate a fare il riassunto della vostra vita. Scoprirete la stessa cosa. E quindi scopriremo che quello che ci unisce è molto di più di quello che ci si è fare.