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-VenerdiSanto_omelia_GiovanniNicolini_Dozza-20150403(26).mp3

Data: 03/04/2015

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Nella preghiera che ho potuto fare in questi giorni su queste parole, mi è nato nella mente e nel cuore piano piano un criterio di unificazione, una linea di convergenza di tutto quello che abbiamo ascoltato. Certamente nella straordinaria potenza della memoria evangelica che abbiamo celebrato anche insieme, partecipando tutti alla memoria evangelica, è un testo che appunto io sempre consiglio come l'apice, il sommo di tutta la scrittura, dove tutto proprio si raccoglie e si rivela nella sua pienezza. Tra l'altro avete forse notato insomma, no? Che racconta della violenza che questo uomo subisce e della sua morte, ma tutto però è come anche riscattato da un segno e da un senso di regalità, di signoria. E si capisce che è proprio qui che tutta l'umanità, tutta la creazione e tutta la storia vengono salvate. E' un fatto umano straordinario, è una specie di miracolo anche letterario, che non si riesce mai a cogliere in tutta la sua pienezza. Mi dicevo che però piano piano è nato un certo stupore inizialmente, perché la parola del giovedì, della cena, è tutta cosa piena del segno della comunione, fino al punto che il Signore a un certo punto mi lava i piedi, mi li bacia. e quindi proprio un'intimità fisica. Ma poi invece oggi, come all'improvviso, l'ho visto solo e mi ha impressionato questa solitudine, sia nel testo del profeta Isaia che lo espone, tra l'altro anche come una specie di opropio visivo, perché è talmente stravolto dalla passione, da non avere più neanche sembianza umana, e poi in ogni caso sempre la sua totale solitudine, e anche quindi la interpretazione completamente distorta che viene data. interpretazione poi razionale, comprensibile, ovvero la fine di una grande avventura, una grande gloria che si trasforma in uno proprio, e poi anche nel finale però sarà lui che di fatto salverà una moltitudine. quindi sempre di più la sua persona appare come di fronte, ma anche staccata da tutti noi. Oggi siamo come tutti costretti ad assistere a quello che accade, più che ad esserne partecipi, come se noi potessimo dire niente e far niente. dobbiamo solo prendere atto di quello che succede. tra l'altro, ai versetti, no, anche della lettera agli ebrei, mi sono ricordato che mi pare facevo negli scout il maestro dei novizi, una cosa così, e dovevo spiegare qualche cosa di questo testo, e non riuscivo a orientarmi, ero anche molto preoccupato. E a un certo punto sono ritornato a quel versetto dove dice che Cristo nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime. E improvvisamente, non so perché, mi è venuto in mente mio padre, pensando se mio padre dovesse in qualche modo difendermi o essermi angelo di salvezza, offrendo lui a Dio queste forti grida e lacrime per me. Non c'erano dei motivi per la verità così gravi, ma mi sono spaventato. ed è stato proprio la memoria di questo piccolo stato d'animo di infiniti anni fa che appunto mi ha messo su questa strada, perché oggi quella parola misericordia e quindi quella parola che dice comunione d'amore non è certo minore di ieri, anzi, certamente è al suo apice e però lo è come comunione con noi senza di noi. E sapete, è un'esperienza che tutti abbiamo fatto. quando a un certo punto per stare veramente vicino a una persona, a una situazione, a una preoccupazione, a un dolore, devi accettare come di procedere da solo. o perché prendi una decisione, o perché accetti una prova, o perché dici una preghiera, o perché semplicemente pensi. E non c'è comunione più profonda che tu hai avuto con quella persona, di quella che vivi in questo momento quando quella persona non c'è. E quindi esperimenti la comunione nella solitudine. E' sempre stata condizione privilegiata, no, anche della vita eremitica, perché l'eremita non può fare questa vita per odio all'umanità o per fuga, ma esattamente per il suo rovescio. e cioè per vivere con tutta l'umanità una comunione totale, intesa. Perché quindi non si edifichi e non si arresti davanti a un volto o a una situazione, ma anche sempre di lati il cuore, la preghiera, la supplica, il ringraziamento e la commozione a livelli universali. Però tutti abbiamo vissuto e tutti viviamo questa comunione drammatica, perché se vuoi essere veramente con quella vicenda devi accettare di essere esposto alla solitudine. È una solitudine anche difficile, astra. E in questo senso appunto tutta la narrazione di Giovanni, del quarto evangelista, in questo testo della passione, è tutta piena di queste sottolineature. Per esempio, avete visto la versione dell'orto, no? Completamente diversa dalle altre memorie evangeliche. Una vicenda molto più tumultuosa, impressionante, arrivano tutti, c'è anche Giuda, e lui fa quella domanda, chi cercate? Dice Gesù il Nazareno, sono io, ma siccome quella risposta è la confessione di fede di Mosè, eh, quando Dio gli ha detto, eh, se vuoi andare a dire chi sono, io sono, gli ha mandato, quando sentono quella risposta, cadono tutti per terra. Poi dopo la cosa viene riproposta e lui dice, se cercate me, sono io, se cercate me, lasciate che questi se ne vadano. perché doveva compiere quello che aveva promesso al padre di quelli che mi hai dato, non ho perso nessuno, lui per tutti gli altri. E così, in questo modo, viene continuamente esaltata, ecco, questa solitudine, avete visto, non c'è neanche il Cireneo, eh, nel Vangelo di Giovanni, anzi, con un verbo ancora più forte di quello che è reso dalla traduzione italiana, dice che si è portato lui la croce, se l'è portata lui. E anche la compagnia dei due malfattori è diversa, non sono più nominati come malfattori, ma sono uno da una parte, uno dall'altra e lui in mezzo. Tutto sempre a sottolineare, capite? la sua presenza e nello stesso tempo la parte speciale che lui deve giocare in tutta questa vicenda, perché li deve raccogliere tutti e quello che accade deve essere assolutamente per tutti. E quindi, vedete, è il giorno in cui, celebrandosi la sua croce, si celebra l'apice della sua comunione con noi. Questo, per l'umanità cristiana, per l'esperienza cristiana, è molto importante. E tutti un po' cresciamo a questa scuola del grande intreccio tra l'amore e il dolore e all'incontro triplice tra l'amore e il dolore e quindi la potenza della partecipazione. Allora, adesso sì, sono veramente contento. quando sei lontano, te ne sei andato, io sono esposto qui al mio sentimento, al mio dolore, alle mie lacrime, alla mia speranza, alla mia supplica, e allora, in quel momento, la comunione è piena. indicazione, secondo me, straordinaria per come vivere intensamente e per non accettare mai, quindi, che la solitudine sia separazione e non accettare mai che la fuga dell'altro sia appunto quindi un perderlo, un perdersi, mai, mai accettarlo. Mai. E quindi, come dicevamo, che è fortissima l'esperienza della comunione d'amore, quando la persona è lontana e non la si vede, è molto più forte quando si deve scrivere una lettera piuttosto che parlare direttamente, così, di fatto, quando questo avviene nelle pieghe drammatiche della storia. una potenza straordinaria quindi che ci viene consegnata, capite? Come possiamo essere vicini sempre a tutti e in memoria grata, proprio in comunione con il mistero stesso del Signore, come ci sono stati vicini in tanti con la loro partecipazione affettuosa, come la nostra vita è stata sempre misteriosamente circondata, accompagnata, da sguardi, da attese, da speranze, qualche volta forse da dolore, qualche volta abbiamo portato qualcuno anche al dolore, ebbene, tutto viene recuperato, vedete, da questo giorno e da questo passaggio fondamentale della storia dell'umanità, salvata da questo, salvata da questo, con un riscatto molto importante anche rispetto a una sottocultura alla quale siamo molto esposti, insomma, fatalmente, no? circa il fatto che bisogna partecipare, che bisogna esserci, bisogna vedere, bisogna esserci sicuramente, in che modo? In che modo? E' questo, è molto da pensare, molte volte il Signore ci ha fatto un bellissimo regalo, quando pensavamo di aver proprio perso un'occasione, ma siccome abbiamo vissuto quell'occasione con una intensità, è vero, straordinariamente forte, poi si rivela, piena di frutti, piena di bontà, piena di bellezza. Ecco, allora, questo mi pare oggi ci possa accompagnare nella grande preghiera che la nostra liturgia di oggi prevede, la più grande preghiera universale di tutto l'anno liturgico, la si fa qui, è vero? proprio accanto al mistero della morte di Gesù. E quindi, appunto, grande speranza, insomma, grande speranza. E augurio, è vero? Augurio anche per noi, augurio per noi, perché la morte non porta via le persone, ce le dona. Pensate a che cosa voglia dire una persona come Francesco D'Assisi, ma cosa voglia dire un affetto profondo con il quale noi viviamo in grande intensità di comunione, di scambio, di intercessione, di intesa, di ispirazione, oso dire, di obbedienza. Una persona ormai irraggiungibile, eppure ancora più forte di tutto questo. E quindi elogio straordinario della debolezza di cui Dio si è rivestito in Gesù. Come è necessario, no? Che questo diventi fonte di sapienza per noi. E quindi anche calmare una certa preoccupazione, una certa angoscia, l'occasione persa, quello non detto, quando un semplice sentimento forse probabilmente è molto più potente, è molto più ricco. finora fino alla fine, fino alla nostra icona che adesso è coperta qui sopra il nostro altare, no? Che nel testo della passione che abbiamo celebrato celebra l'inizio della Chiesa. Molti padri, ho visto, parlano di questo inizio. C'è la croce che è l'albero della vita da cui pende questo frutto che c'è sempre, è sempre nutre, è sempre sana ed è lui il frutto che pende dall'albero della vita. E vicino l'uomo e la donna. Quelli che sotto l'albero sbagliato si erano dissociati, erano entrati in una dimensione di complessità, di conflitto, di tensione, di dominio, di servitù, è vero, e ora lì tutto si ricostruisce. Sono le grandi nozze. E lui appunto che dalla solitudine della croce genera la comunione nuova, nuziale, genera questa umanità riconciliata. Secondo, anche questa sera mi vedo volentieri con qualcuno di voi che lo desidera dopo la liturgia ancora per fermarci un momento su questa nascita della Chiesa che è la nascita di una umanità nuova. È vero, come è bello, no? della morte che genera la vita. La genera con titolazioni straordinarie, vero, speciali. e poi ancora da ultimo non proprio quella trafissione come è bello anche quel passaggio vero? Arrivano lì e lui non è è già morto allora quella trafissione del costato sangue e acqua segni sacramentali un piccolo ruscello nell'antica professia di Ezechiele che diventa poi progressivamente un grande fiume e tutti quelli che sono toccati da quest'acqua sono sanati un grande fiume di salvezza che esce dal sacrificio d'amore del figlio di Dio. E da ultimo ancora interessante per la nostra preghiera di questa sera i discepoli della notte mi è capitato di avere dei compagni di scuola degli amici che sono stati nella mia vita proprio i discepoli della notte Nicodemo che andava di notte capo degli ebrei a chiedergli come si fa a rinascere di nuovo come fa un vecchio rinascere di nuovo domande collegamenti singolari strani adesso è lì ai piedi della croce a dare una mano a Giuseppe d'Arimatea è vero discepolo ma segreto per paura dei giudei capite sempre discepoli della notte gente che ufficialmente non frequenta non crede non c'entra ma li avete conosciuti meravigliosi misteriosi sicché il racconto della passione non può finire senza di loro ci sono anche loro questa sera nella nostra preghiera e nella nostra celebrazione verranno qui nella notte in qualche modo è vero e anche loro quindi saranno partecipi che cosa possono fare una pietosa sepoltura eppure è preparazione dell'evento del risorto li dobbiamo molto amare questi discepoli della notte ed è molto importante che tu li riconosca ne conosci? sì lo conosco ce n'è uno io lo conosco bene è un discepolo della notte è uno che quindi non può dirsi veramente pienamente discepolo è vero però in questa notte coglie qualche cosa celebra misteriosamente qualche cosa e ne è consapevole o non è consapevole non lo so non lo so lo osservo però con attenzione con molta speranza e qualche volta addirittura mi sembra con grande convinzione è dentro anche lui nel gioco ci entreranno nella tradizione della chiesa questi discepoli della notte ci sono anche i nostri tempi anche loro sono da rendere partecipi questa sera insieme alla madre insieme al discepolo amato e a tutti gli altri personaggi che noi abbiamo anche rappresentato dando noi le risposte anche vero partecipanti piuttosto negativi però ci sono tutti c'è tutta l'umanità e quindi questa sera quella parola misericordia con la quale abbiamo voluto inaugurare quest'anno il trigo anche per pregare per questa disposizione del vescovo di Roma di raccogliersi di tutta la chiesa intorno al mistero della misericordia divina che è Gesù ecco allora questa sera vedete tutta l'intensità tutti hanno partecipato noi abbiamo dato voce a tutti è vero abbiamo rappresentato anche gente che sicuramente si presenta in modo molto problematico in questa sera ma c'è anche lei allora noi avvertiamo questa sera che la potenza della croce è veramente più forte di ogni male per quello che sta nella nostra possibilità di giudizio non c'è mai nessuno per cui noi possiamo dire che è escluso dalla potenza della misericordia di Dio non c'è mai nessuno è per questo sapete che sono stati proprio convocati tutti in maniera che ogni tempo ogni generazione ogni avvenimento anche avvenimenti spaventosi di questi giorni è vero per quella profezia che adesso si attua la profezia antica diceva volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto gli uccisori gli uccisori non ci sono limiti alla potenza della misericordia di Dio noi con timore e tremore non possiamo consegnarci al giudizio del Signore supplicando fino all'ultimo istante il suo perdono però per quello che la parola di Dio vuole regalarci e qui la parola è nella sua pienezza e nella celebrazione di questa sera è nella sua massima audacia di dichiarazione e di esposizione e di rischio della storia non c'è niente nessuna forza negativa nessuna personificazione del male che si possa dire che è fuori questa è la grande scommessa mi sembra che la comunità cristiana oggi si trova davanti è stata una sorpresa straordinaria c'era una tale rassegnazione è vero a pensare che insomma poi in fondo c'erano dei limiti insomma no invece è vero pensate che grande dono noi riceviamo quest'anno e come è bello che possiamo in questa Pasqua così semplicemente celebrarlo si capisce che dopo resta la grande scommessa per ognuno di noi è vero quando lui ieri sera ci lavava i piedi poi diceva adesso voi è certo eppure però com'è bello anche questo è vero com'è bello anche questo com'è bello supplicare il Signore che la nostra partecipazione al suo sacrificio d'amore malgrado noi stessi possa essere così potente da avvolgere assolutamente chi anche in qualche modo avesse concorso a metterci in una situazione ferita di difficoltà di giustizia subita ma noi più forti perché? perché gli vogliamo bene eh non una superiorità spirituale è vero un po' orientale perché siamo non violenti perché siamo stoici perché siamo capaci di tutto sopportare perché siamo superiori a tutte queste piccole ma che ma che ma che siamo i più piccoli ma vogliamo vedere il segreto di tutto questo procede è poi questo no? che cosa c'è che vale più di questo e che può più di questo potremmo metterci d'accordo no? anche di fare delle piccole avventure in questo senso e anche di raccontarci l'è capitato? sì mi è capitato mi è capitato o perché sono stato vinto da chi mi voleva bene o perché mi è capitato di vedere quanto anch'io nella mia fragilità diventavo potente rispondendo volendo bene con il volere e il bene e quindi così è la morte del Signore è il suo dare la vita ed è per quello che il testo della lettera di Ebrei è un po' contorto e un po' briccone perché dice che lui in quella notte lì ha offerto a Dio forti grida e lacrime ma il testo poi prosegue tranquillo che Dio lo ha esaudito nella sua richiesta di non dovere soccombere è vero Dio ha esaudito la richiesta con la resurrezione che aspettiamo è vero e che predidanti supplichiamo ma però in qualche modo capite che il testo si è compiaciuto di vederlo lì questo che può dare fastidio un fastidio di tipo grammaticale è importantissimo però per noi perché ci sembra di dire no ma questo non è il momento in cui però possiamo capire no è proprio il momento è proprio il momento e provate a pensare a persone che magari siano già nel giardino di Dio e che vi siano preziosamente presenti come memorie vive e provate a verificare come in realtà la conclusione del loro cammino in questo mondo regalando la loro vita è stato proprio il momento più potente in cui veramente hanno portato alla suprema potenza la loro piccola umile vita e di tutto questo allora benediciamo il Signore sia questo che ci introduce nella grande preghiera grazie a tutti