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IVDomenicaQuaresima-omelia-GiovanniNicolini-Dozza-20150315(27).mp3

Data: 15/03/2015

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Quello che il Papa ha messo insieme è un atto di guerra, bisogna un po' rendersene conto, perché è molto cresciuta l'obiezione e l'opposizione nei suoi confronti, nella sua forma di pensiero, nella sua interpretazione della vita e quindi anche nel suo ministero episcopale. Quindi la difficoltà non è poca, si capisce anche perché abbiamo detto che ha poco tempo da campare. La fatica sicuramente è molto forte, questo mi spinge a chiedervi una grande simpatia per questa persona che alla fine è certamente anche in una condizione di solitudine, con rispetto alla vita che deve fare, certamente con dei problemi non piccoli, ed è però meraviglioso per noi pensare che tutta questa fatica debba essere per mettere in evidenza e in luce la potenza dell'amore di Dio. Anche il gioco di parole che abbiamo ascoltato adesso dalla proclamazione dell'Angelo, di questa tensione tra luce e tenebre, non c'è niente da fare, l'opposizione a queste tesi viene dal fatto che l'istinto è attirato dalle tenebre, insomma. Purtroppo siamo così anche noi. Ci sono delle ragioni anche di grande tradizione filosofica, ma adesso questo non è nel luogo, nel tempo per parlarne, ma per noi è molto più facile vedere quello che non funziona, più che gioire per quello che funziona. E quindi, secondo la tradizione di pensiero più profonda alla quale noi implacabilmente apparteniamo e rispetto alla quale la concezione ebraica dell'uomo e della vita è del tutto isolata, del tutto minoritaria. Poi ha avuto anche nella nostra cultura dei grandi ingressi, ma sostanzialmente noi siamo tutti per un pensiero razionale, diciamo così, anche quando esaltiamo le razionalità siamo razionali. Per cui per noi normalmente uno funziona bene, sta bene, ha buoni rapporti, è intelligente, riesce bene nel lavoro. Poi invece purtroppo ci sono degli incidenti. E per cui ci accorgiamo poco della bellezza del sole che sorge e ci accorgiamo moltissimo di quella nuvola che gli passa davanti. Siamo molto più bravi a vedere i difetti, gli errori, le mancanze. Abbiamo una tensione proprio per queste cose. Siamo fatti così. Siamo fatti così. Ma è proprio perché siamo fatti così, che invece il pensiero traico è capovolto. Per lui è sempre una sorpresa straordinaria che le cose possano qualche volta andare bene. È vero, la normalità per un ebreo non è che tutto funzioni. È che siccome funziona niente abbiamo sempre bisogno di aiuto. Ieri sera ci siamo visti qui con la mia parrocchia degli atei. Il tema di ieri sera, sul quale c'era stata una riflessione, c'era una conversazione, era il tema della cura. E quindi si è molto parlato di questa cura. Anche perché poi diversi di loro fanno di mestiere i medici. Quindi l'hanno dentro nel sangue, insomma. E però siccome si era parlato molto di curare, di curare bene, del dovere di curare, del dovere di prendersi cura. Saltava fuori che siamo tutti dei curatori e si dimenticava che siamo tutti dei curati. È vero, per fortuna. Per fortuna. Perché non saremmo neanche qui se fin dal primo istante molte persone, molte vicende non si fossero presi cura di noi. Noi siamo il risultato di una grande convergenza di attenzioni, di affettuosità, di amore, di tempo speso, di gente che si è spesa per noi. Se no non saremmo qua. E quindi questa è questa misteriosa miseria dell'esistenza che è una meraviglia. Ve ne ho già detto qualche cosa due settimane fa, ma ho pensato che dovendo adesso entrare in questo grande tema della misericordia ve ne avrei riparlato. Perché per fortuna non funzioniamo. Per fortuna ho bisogno di te. Per fortuna da solo ho paura. Sì che abbiamo bisogno di ogni degli altri. Se tutti funzionassero, sapete cosa succede? Che non ci vorremmo neanche bene perché non ce ne sarebbe neanche bisogno e poi non ci sarebbe il motivo. Mentre invece più invecchiamo, più aumenta la lista delle nostre riconoscenze. Se pensiamo in un modo un po' semplice e realistico. Cosa vuoi ricordarti di quelli che ti ha fatto un disperto? Pazienza. Rispetto a tutti quelli e via via via. E questo è in fondo, vedete, il grande segreto dell'amore. Ed è il grande segreto di Dio. Perché Dio guarda il mondo, si gratta la testa e dice Porco cane, ma qui bisogna fare qualche cosa. Puvret, ne ha da fare, vero? È perché il mondo è turbolento, perché il mio cuore è inquieto, perché il tuo sguardo è stato, perché la tua vita è ferita. E lui continua a operare meravigliosamente nell'amore. Che cos'è rispetto all'amore la misericordia? Perché l'amore è talmente decisivo come termine, come realtà, che quando bisogna dire chi è Dio, si dice che Dio è amore. Le scritture dicono Dio è amore. Tra l'altro dicono quella cosa bella, no? Che anche quella voglio che ricordiamo ancora. E cioè che siccome Dio è amore, tutte le volte che anche magari un filibustiere ama, in quel momento lì agisce come Dio. È così grande l'amore che è più forte della fede non fede, per bene non per bene. Per cui tutte le volte che in ogni caso si ama, di fatto è di Dio. Invece noi facciamo mille distinzioni, no? Lo ama, ma perché, ma come, ma con che sesso, ma con quale campo, ma è disastro. Invece è potente in questo senso. Ebbene, rispetto all'amore, Dio è l'amore, la misericordia si potrebbe dire che è l'avventura dell'amore, il rischio dell'amore. È l'esuberanza e nello stesso tempo il travaglio. Ma io ti voglio bene lo stesso. Tutto il primo testo che abbiamo ascoltato questa mattina, che è la conclusione del secondo libro delle croniche, quindi un libro di storia, Cosa dice in un'ultima sintesi di tutta la storia? Dice che questo popolo di Dio, popolo di sciagurati, insomma, lui li ama moltissimo, non gli importa niente. Lui gli manda continuamente i profeti, degli angeli, eccetera, niente, si dimentica di tutto, adorano gli altri dèi, di quel Dio gli importa niente. No, disastro, disastro. Tanto che si arriva anche ai fericonti. No, avete sentito, abbiamo cantato quel bellissimo Salmo 136 dei fiumi di Babilonia, perché a un certo punto, vabbè, li lascia in mano a sti assiro babilonesi, che non erano proprio, è vero, delle figlie di Maria, e quindi quelli distruggono il tempo, portano via tutti, portano tutti a Babilonia e li tira via. E lui permette tutta sta roba. Però è fumo. Perché? Perché quando loro sono lontani, a cappere gli viene la nostalgia, beh. E i cittadini di Babilonia gli dicono, ma voi avete quelle belle canzoni? Cantateci bene quelle belle canzoni? Dice, ma come faremo a fare i canti del Signore in terra straniera? Si tolgono le chitarre, le cetro, le appendono ai rami degli alberi. E però in questa lontananza cosa succede? Chi si reinnamora? Eh? Si capisce, no? Tutti lo sappiamo com'è. Che se amiamo molto una persona, se siamo magari molto innamorati di una persona, ma poi per tanti motivi, eccetera, così a un certo punto quella persona è lontana da noi, in quel momento sperimentiamo quanto l'amiamo. Molto di più. Molto di più. Sapete che, infatti, le lettere degli innamorati si conservano, no? Anche con una certa celosia. È vero? Perché? È perché quando eravamo un di fronte all'altro non eravamo così bravi a esprimere in maniera così forte. Quindi siamo in presenza e siamo ancora di più nell'assenza, nella lontananza. È potentissimo l'amore. È in certo senso persecutorio. È vero? E Dio ha fatto così. E quindi la misericordia di Dio vuol dire questo. Vuol dire questo. Dio chi è? Misericordia. Dice, ma lui ha fatto questo. L'altro che... Sì, ma Dio è misericordia. Questo qui è un posto di chiesa. C'è un luogo di misericordia. Se no, non lo è. Non è la casa di Dio se non è la casa della misericordia. Così se qui c'è qualcuno che entra e ha bisogno di compagnia, di un quattrino, di fare la comunione, di essere perdonato, di essere invitato a cena e diciamo, ma ci spiace, tu non sei in lista, no? Questa non è la casa. Questa non è la casa. Dice, ma quindi per essere nella casa di Dio bisogna essere ricchissimo. Niente affatto. Le devi essere poveretti. Perché? Perché se tu sei poveretto poveretto, anche tu impari la mendicità. E non è che mi puoi dare un chilo di pasta oggi, perché ce l'ho abbastanza per farlo. E non è che hai un ombrello che piove. Sì, ce l'ho. E non è che hai un po' di tempo. C'è che la nostra vita si costruisce come meravigliosa memoria di tutto il bene che abbiamo ricevuto e di quel po' di bene che magari abbiamo avuto anche occasione di comunicare. Quindi vi raccomando, ecco la disposizione sapiente e importante. Quando compite 60 anni, fra molti anni, perché siete tutti giovanissimi, ricordatevi che dovete cominciare a scrivere la vostra storia. La vostra meravigliosa storia. Perché ogni storia è meravigliosa. E che cos'è? È la storia della salvezza di Dio. È la storia dell'amore. È la storia della vostra fede. È la storia della vostra fede. È anche la storia della nostra non fede, no? E quindi dei nostri peccati, delle nostre lontananze, che sono state tutte occasioni, è vero? Per cui lui ha mandato quell'angelo lì, quell'angelo là, quell'angelo là, ti ha preso il sottobraccio, poi passate e via e via. Raccontala, raccontala la tua storia. Raccontala la tua bellissima storia della salvezza. Perché vedete anche il librone, il bibione, la Bibbia, è una specie di struttura, di paradigma, della vita di ciascuno di noi, capite? La Bibbia parla di noi. Parla pochissimo di Dio. Parla moltissimo di noi. Ah, io sono quelli, ah, non è capitato questo. È vero? È per quello che, per esempio, la Bibbia è un po' lussuriosa, per forza, eh? Se no, non ci rispeccia. È anche violenta, la Bibbia. È vero? È perché? Perché è questo Dio immerso nella nostra storia che la fa camminare verso la pienezza della pace. e quindi c'è già scritta, in un certo senso, la tua vita, eh? Nel Vangelo. E però tu puoi fare l'altra operazione, è vero? Che è quella di cogliere nella tua vita quegli avvenimenti, la zia Evelina, la nonna Cesira, è vero, sette amanti che hai avuto nel 33, e via e via. Tutto diventa la storia della tua salvezza. Diventa il Vangelo. Il Vangelo secondo Giovanni si chiude dicendo che lui ha scritto quel librotto, è vero il Vangelo, perché possiate avere la fede. E poi fa un'aggiunta, dice ma se si dovessero scrivere tutti i libri per portare tutte le cose che questo Gesù ha detto a parte, penso che il mondo intero non basterebbe a contenere questi libri, altro che biblioteca di Alessandria, ma ce ne vorrebbero. Perché è questo? Eh perché vedete qui, non so come ci siamo, siamo un centinario, vogliamo che siamo un centinario di persone. Cento libri. Cento libri. Cento storie meravigliose. Dell'amore di Dio. Che per te in un modo, per l'altro in un altro. È vero? Ed è per quello che siamo anche così diversi tra di noi. E che d'altra parte, pur essendo così diversi, comprendiamo che la verità di ciascuno è la comunione con l'altro. Ma se ha la parte diversa, ma è di un'altra cultura. Ma a lui gli piace il vino e me la birra. Tanto gli smerò. È vero? E però, più grande, e anzi da partire dalle nostre stesse diversità, c'è qualche cosa che ci unisce. Che cosa ci unisce? L'amore di Dio. Avendo dato a tutti lo stesso regalo, capite? Avendo fatto. Nelle nostre diversità, viviamo però tutti lo stesso respiro. Tutti viviamo lo stesso respiro. Anche chi è fuori dalla fede, no? Sono le occasioni in cui la nostra parrocchia degli atei trionfa. Perché? Perché tutti scoprono la meraviglia dell'amore. C'è mica bisogno che ci sia Gesù Cristo. Noi sappiamo che l'amore è Gesù. Noi abbiamo quel gran lusso per il quale possiamo, come l'antico popolo di Israele, mille volte perdere la strada, perché tanto poi si sa già che c'è quella strada lungo la quale lui ci viene apretto. Si capisce che la vita di chi non ha la fede è un pochino più esposta. Però la mia esperienza mi dice è anche molto prontetta. Molto prontetta. E quindi non bisogna poi, oltre un certo limite, preoccuparsi. Piuttosto, e questo è il motivo del Giubileo, ci sono dei grossi motivi per come affrontare il problema. Ma là c'è quella cattiveria, ma là c'è quella ingiustizia, ma là c'è questo. E cosa è successo? Che secolo su secolo, Aristotele su Aristotele, teologia su teologia, abbiamo un po' ridotto la Chiesa a un tribunale. Per cui c'è la legge, è vero? E se fai una mascalzonata fai finire alla dozza, cioè all'inferno. E se invece fai bello, paradiso, pranzo al maglione. Però è diventata tutta una roba di regole, di punizioni, di premi, è vero? E non è così. Semplicemente Dio non è così. Dio non è una regla. Dio è la vita. Dio è la vita d'amore. Questa è la scoperta, no? E però capite che fare il cambiamento è delicato. E mi permetto di essere un po' anche forse dispettoso. Forse anche noi, come padri e come madri, siamo stati estenuanti i legislatori. forse anche noi abbiamo poco usato la via dell'amore e bastava pochissimo per dire allora l'amore basta, adesso c'è la disciplina. Invece, capite lui che cosa fa? Più il problema è grosso, più lui moltiplica l'energia dell'amore, la potenza dell'amore. quindi i cocchini sono più mascazzoni, per forza, sono quelli che hanno più bisogno. Le regole sono già saltate, non c'è niente da fare, sono perdute. Allora bisogna amare. Solo se li si ama e si può ritrovare. L'amore è il grande segreto quindi della potenza. Solo che mette un po' di vertigine, dice adesso porto avanti la famiglia con l'amore, aspetta un po', però con le due regoline, e ci vuole, ti saluto. Ha cominciato con due regoline e sono arrivati con 2300 regoline. Non c'è niente da fare. E questa è la contraddizione inevitabile. Non è che uno dice ah ma però c'è una ricetta. Non c'è niente da fare. Dobbiamo continuamente all'amore convertirci. Convertirci. Perché? Perché l'amore, sapete, è una terribile debolezza. Porto caro, non si riesce a combinare qui le parole adesso, eh? Perché? Perché non c'è niente di più potente della moda. Ma chi ama è debolissimo. Ieri sera in un piccolo dibattito con gli altri, con un amico soprattutto, con un fratello, sì, a un certo punto lui ha detto però, va bene, però, insomma, questo aver bisogno che tu dici, sarebbe bello che ognuno potesse e poi liberamente facesse del bene. Eh, ma no. Perché? È perché è troppo selettivo, ci vogliono degli animi eletti. Uno che è bravo, virtuoso, dice Rosario, perciunta, ma anche la San Vicento, ma noi siamo normali, non si amica così. E quindi lui ci piglia, l'amore ci piglia per necessità. Allora, per un po' cercare di convincere, dicevo ieri sera, se tutti ce la cavassimo e non avessimo bisogno di nessuno, non ci innamoreremmo, non saremmo innamorati. E l'essere innamorata è una teponezza tremenda, perché l'innamoramento è potentissimo, e quindi ti striperla, ti fa fare delle pazzie, no? È vero. comanda lui. Ah, dice, sei innamorato, sono figli. Eh, certo, è, certo, è potentissimo. Ed è potentissimo, perché è un'esperienza straordinaria di povertà, perché senza di te non posso. Non respiro senza di te. Odiamo la pasta asciutta con i capri, ma da che ti conosco dico il tipo e mi faccio delle pastiche che piacciono a lei. è una cosa spaventosa, eh? Tant'è che dopo bisogna aggiustarlo, se sei sempre innamorato si impazzisci. Però è bellissimo, è bellissimo. Speriamo di essere sempre innamorati, perché Dio è sempre innamorato. Qualche volta ci fa un po' spavento, dice, ma come fa a sopportarlo? No, gli vuole bene, capisci? gli vuole bene. Questa è la bellezza. Certo, l'amore è la croce, è vero, l'amore è la croce, ma la Pasqua, il capri, è il venerdì santo. Tanto che c'è tutta una teologia, secondo me, astrusa, che dice che lui sale sulla croce per riparare tutti i guai che abbiamo fatto, così Dio si placca, si consola, dice, meno male che c'è uno bravo, dice, allora, non è così, non è così, se fosse così, sarebbe tremente, no? Può essere che per qualche aspetto, ma soprattutto, che cosa vuol dire? Vuol dire quelle braccia aperte sulla croce, vuol dire la pienezza del dono d'amore, capito? come finisce la vita? Finisce tra due braccia aperte, non si va verso la morte, si va verso la pienezza della morte, la vita è una grande consumazione d'amore, e che termina così, e quindi Gesù è venuto a fare questo, a fare questo nel suo rapporto con il Padre e insegnare a noi un po' il gioco della vita, non dobbiamo quindi scandalizzarci di noi se siamo poveri, impariamo a mendicare, perché vedete anche la preghiera, anche per un ebreo, è mendicità, dice, ma te preghi solo perché hai bisogno? Sì, dice, se sto bene, non prego niente, solo che ho sempre bisogno, porco cane, faccio una preghiera e questo mi interrogo, e la fai l'altra preghiera? Qual è l'altra preghiera? Di ben grazie, sciagurato, e ricordate che ce lo ricordiamo, che le nostre madri borghesi ci costringevano sempre a questa cosa, per ogni cosa dovevi chiedere per piacere, e per ogni cosa dovevi ringraziare, gli ebrei pregano così, ed è così la preghiera, la preghiera è chiedere perché c'ho niente, ringraziare perché ho tutto ricevuto, tutto è dolce, tutto è dolce, questa è la vera interpretazione dell'esistenza, se ti sembra di aver bisogno di niente, è meglio che ci ripensi, se pensi di non avere niente per cui ringraziare, ripensaci, ripensaci, allora questa è la festa della misericordia, non è perché le leggi dicano cose sbagliate, ma perché le leggi si occupano solo delle tenebre, invece lui consiglia, qui Gesù avete visto, di camminare verso la luce, perché c'è un pericolo, capite, che se uno casca dentro sempre nelle tenebre, nel pensiero delle tenebre, alla fine odia la luce, quindi odia il Papa, dice ma cosa vuole quello lì, ma che torni bene in Argentina, ma bisogna fare le cose serie, ma cosa fa le ragazzini innamorati, ma ci vuole altro, e quindi la luce diventa la roba seria, tutto il resto sono tutte stesse, no, è esattamente vero il rovescio, e quindi il rischio è che se tu vai dentro nelle tenebre, delle regole e del castigo, dopo ti innamori di quello e non ti piace più la luce, la luce è il tonno, è la carezza, che non è mica semplice, perché, perché per me è ovvio che mi perdoni, però che perdoni anche te, ma com'è che ti perdona anche te, che te però non te lo... disastro, è vero, disastro, povero Dio, beati che raccaccati, però noi vogliamo oggi avvolgerlo della nostra commossa riconoscenza, cosa succederà a Pasqua, e che cosa succederà nell'ultima Pasqua della nostra vita, è vero, mi pare che il Papa abbia detto, a me ci mancano due o tre anni, e poi bisogna che vado a fare i conti, per me ciò, eh, bene, bravo, bravo, perché è importante pensare così, è importante, che c'è Pasqua, e la Pasqua è verso la pienezza della Pasqua, è vero? e che adesso, continuamente, dice la lettura degli effesini, lui ci fa risorgere, perché siamo sempre morti strifellati, per tutte le stupidate che combiniamo, lui tutte le volte ci fa risorgere, alzati, alzati, andiamo, andiamo, e andiamo verso la pienezza della vita. Allora, mi piacerebbe avere un po' più di fede, ed essere un po' più intelligente, per farvi gustare e vedere, com'è buono il Signore. Eh, è veramente buono. Allora, aiutiamoci, e se tu un giorno sei malinconico, prova a venermi a trovare, se sono malinconico, ti vengo a trovare, volentieri. Consideriamo con affetto le nostre povertà, non come difetti, ma come occasioni di comunione, senza di te non ce la faccio. Già qui viviamo la vita divina, e poi sapete, l'ultima cosa che vi dico, che Dio è fatto così. Dio non è quello del catechismo vecchio, non è l'unico essere onnipotente, grande, creatore di tutto, onnisciente, con una piena salute, perfetta, pressione, eterna. Dio non è così. Dio è il padre e il figlio, che si vogliono bene nello Spirito Santo. E ognuno all'interno di Dio vive dall'altro, quindi c'è un mistero, che è il mistero della povertà stessa di Dio, perché la povertà e l'amore sono attaccati insieme. E quindi il padre vive del figlio e il figlio del padre, capite? E il figlio è venuto in mezzo a noi, ci ha detto solo le parole del padre, perché non ne sa altre, e dice, io sono venuto mica a fare opere mie, faccio la sua. Ah, che bello, che bello, che bello questo Dio tutto ricevuto. Povretta d'amo, pensava di dover fare una gran fatica per conquistare Dio e sedersi al suo posto, al suo posto. È vero? Invece no, perché scende lui dal suo trono, scende lui dal suo cielo, viene a casa tua, appartamento numero, sono le campanelle, ecco, ed è la carezza dell'amore. È lui che viene a sedersi sul tuo sgabello, non noi che ci arrabbichiamo sul suo trono. Preparala una poltroncina, se ti fai una casa nuova, tieni una brada, perché probabilmente succederà che una sera io debba chiederti se hai un posto per un angelo che si è perduto per strada e non sa dove riposare questa sera. Aiutiamoci a celebrare la meraviglia dell'amore.