← Torna alla ricerca

IVDomenicaQuaresima-Giovanni_Nicolini-20120318.mp3

Data: 18/03/2012

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Bisogna fare una scelta perché le parole oggi sono veramente troppe, quindi non possiamo prendere tutti i bellissimi sentieri di questo monte della liturgia. E pensavo di dire qualche cosa a partire dalle parole che oggi Paolo scrive ai cristiani di Efeso e a noi anche qui della Dozza, per ricordarci la nostra vita, la nostra bellissima vita. E ci ricorda come la nostra vita è stata anche segnata dalla prova, dal male. Noi anziani portiamo un carico talvolta molto pesante di memoria. Qualche volta ho avuto paura che la memoria dei miei peccati mi togliesse la gioia. Non è stato così, appunto perché il Signore nella sua bontà questo non l'ha voluto. E però è un ricordo, è un ricordo anche severo, se voi riprendete per un momento anche questo primo testo delle scritture di oggi, con questa cronaca dei disastri combinati da Israele che ha rovinato tutto proprio. E' andato a finire in esilio a Babilonia. Hanno appeso le loro chitarre, le loro cetre ai salici in riva al fiume. E quando questi babilonesi selvaggioni, ma molto evoluti per molti aspetti, gli dicevano ma quelle belle canzoni di voi ebrei non ce le volete cantare? E loro dicevano in questo bellissimo Salmo 137 che abbiamo ascoltato e celebrato come Salmo responsoriale, dicevano ma come facciamo a fare i canti del Signore in terra straniera. E però da questa lontananza sono stati chiamati a casa. Ecco, a me pare di capire, io non ho evidentemente il piacere di conoscere tutti voi, personalmente, ma insomma, io penso che se non in modo grave come vivo io questa vicenda, tutti voi abbiate una certa esperienza di una condizione di lontananza, di esilio, di solitudine, diciamo di autogestione della nostra vita, e di un andamento un po' anche disperato, insomma, ecco, certe volte dell'esistenza e di come poi il Signore, nella sua grande bontà, ci ha chiamati indietro. La nostra storia è questa. In fondo, anche qui, noi ci siamo approdati questa mattina come termine di un grande cammino, dove Lui non ci ha mai abbandonati. Mai. Anche quando noi ci siamo esiliati da Lui, ci siamo strappati da Lui, lo abbiamo sostituito con tanti idoli affascinanti e tremendi, Lui però è rimasto fedele. È stato sempre in maniera di tenere un filo, per cui poi alla fine, ecco, siamo stati ricondotti verso la pace. Interessante che Paolo, scrivendo agli Efesini, cerca di spiegare perché poi ha fatto questo. E quindi, come questo ricade adesso su di noi, il senso della nostra vita, questa avventura, mi ha preso per il coppetto e mi ha tirato fuori. Perché poi? Che cosa vuole adesso? E vuole una cosa precisa. Noi che, dice, eravamo morti per le nostre colpe, e Lui ci ha fatto rivivere. È stato il grande regalo della nostra vita, la salvezza. Dice, con Lui ci ha anche risuscitati. Oh, è una vita nuova, no? Ecco, ci ha risuscitati. Quando penso a certe note del mio passato, come fossi morto. Come fossi morto. Una cosa proprio dietro, che non ha più spazio nella mia possibilità neanche di pensare. Ci ha risuscitati. E poi dice, è come se in questa vita nuova Lui ne fesse una specie di bellezza, perché ci tiene molto a una cosa. Che tu faccia vedere quanto Lui è buono. Perché non è facile capire. Che Dio sia buono non è poi così sicuro. Molte divinità sono, per esempio, molto cattive. Bisogna tenerle buone con un sacco di sacrifici e di salamelecchie. Molti signori che dominano la storia del mondo. Insomma, bisogna ingraziarsi, no? C'hanno l'atomica, allora bisogna stare attenti. E quindi sono temibili. Bisogna fare un sacco di riverenze a questi Dei del mondo. Di Lui non possiamo dire niente di questo. Io non lo conosco. Un Dio cattivo non lo conosco. Magari pensavo che non c'era Dio. Ma quando l'ho conosciuto, l'ho conosciuto nella sua bontà. E mi pare che sia questo che Lui vuole dalla nostra vita. Che noi possiamo mostrare nella nostra stessa storia, nella nostra vicenda, come è stato bravo. Adesso, siccome stiamo trottando verso la Pasqua, non si può dire alleluia, no? Ma però in quella notte lì lo recuperiamo. Alleluia vuol dire viva Dio. Perché è stato bravo. Ha fatto bene. E io sono contento di Lui. E non è che sia necessario fare delle prediche su questo. Ci è chiesto semplicemente una specie di epifania della nostra vita. Una specie di dimostrazione. Dice proprio così. Perché voi mostriate il regalo straordinario che il Signore ha fatto per voi. E quindi facciate vedere che è buono. Ci tiene a questo. Molta gente lo teme, lo ignora, l'ha lasciato alle spalle, ha dovuto abbandonarlo. Anche in questi giorni, insomma, io non sono contento di come ci si muove. E per esempio, secondo me, è sbagliatissimo condannare le situazioni. È sbagliatissimo. Perché come si fa a condannare? Stiamo tutti tornando a casa, no? Neanche noi siamo arrivati. E allora, se c'è qualcuno lì, un po' indietro, che fa un po' fatica, che in questo momento, così, fate le scelte che gli sembrano quelle che van bene per lui, cosa vai a dirgli? No, non puoi, allora a te non c'entri. E' sbagliato, sbagliato. Sbagliato. Ve l'ho già fatta quella prova lì. Vediamo se adesso l'avete imparato. Che data è il primo luglio del 1949? Che data è? Vedi che non lo sapete? Qualcuno adesso lo sa. In quel giorno lì sono stati scomunicati i comunisti. È la scomunica dei comunisti. È una data che si ritira a ricordare, a dimenticare, perché si fa una figura, ragazzi. È talmente spinosa che questa roba non è mai stata neanche ritirata, ti immagini. Ero a parlare, lei, a Reggio Emilia, non mi ricordo dove, pochi giorni fa, e è saltata fuori questa faccenda, e una signora, uniziana della mia età, è intervenuta dicendo, io mi ricordo che quel giorno lì la mia nonna ha smesso di dire il rosario. E mio papà da quel giorno lì non è più andato a messa. Sono robe tremende. Tremende. Perché poi chi è che può dire una roba così, tu sei fuori? Chi è dentro? Ma chi è che è dentro? Ma chi è che non ha da farsi perdonare? Ma chi è che questa mattina non deve riconoscersi nella storia di questa gratuità assoluta dell'amore di Dio che si è piegato su di noi? E che ha mandato questo figlio, no? Dice Gesù, spiegandola a Nicodemo. Ci sarebbero molte cose da dire anche su questo Nicodemo, un discepolo della notte e della morte. Interessantissimo Nicodemo. In ogni modo lui spiega a Nicodemo, insomma, no? Che ha mandato questo figlio, non per condannare, ma perché in modo si è salvato. Non possiamo mica ricostruire un sistema tribunalizio di accuse di condanna, come se si dovesse decidere adesso le cose? Adesso la gente bisogna raccontargli quanto è buono. E soprattutto bisogna farglielo vedere. Eh? È vero? L'altra sera, il nostro entrante, mi occorre un paio di scarpe del 43. E allora ho trovato Martino e gli ho detto, Martino, te ne abbiamo noi delle scarpe del 43? Sì, sì, è il mio numero. È vero? Allora, poi però altri due che venivano qui per dormire. Ma anche a noi ci vorrebbero le scarpe. Che numero? Eh? Poi, ragazzi, ma quante volte il Signore è venuto a prendermi dalla nudità della mia vita? E mi ha rivestito? E mi ha protetto? E mi ha persino difeso? Lui non vuole la condanna. Anche perché dice una cosa bellissima. E se ne dice due oggi. Dice prima di tutto che il più grande regalo quindi che puoi ricevere è la fede. E la fede che cos'è? La fede è l'accorgerti di questo sguardo di Dio che si è posato su di te. E allora tutto cambia. E però è solo un regalo, dice. In maniera che te non ti puoi neanche dare delle arie a io ho la fede. Ma niente affatto. Puro regalo. Puro misericordio di Dio. E dice poi, dice, se uno non ha la fede non è mica che a condannare. Perché è già condannato. Ma cosa lo condanni? Se non ha la fede. Ma scherzi. Ma ti rendi conto di come la deve tenere dura la vita lui? Della fatica che deve fare. Non può dire padre nostro. Non può dire adesso a nessuno dammi un perdono. Non può riconoscere nella carezza la carezza di Dio. E lo vai anche a condannare. Aspetta bene. Chiedi che abbia anche lui il regalo della fede. Dagli tu il segno della fede perché se lì il buon Dio glielo vuol dare. Possa un po' riconoscerlo. Ma lo condanni? Ma non ti rendi conto? Ti dimentichi della tua storia? Ti dimentichi quindi della bellezza? Del senso che la tua vita ha adesso? Questa meraviglia per la quale l'unica cosa che devi fare è quello di far vedere ai tuoi figli, ai tuoi amici, ai tuoi colleghi di lavoro quanto Dio è stato buono con te. E come ti dicevo, senza forse neanche dirlo, capisci? Ma per dirlo per la carezza della tua vita? Per come il tuo sorriso sa consolare? Per come sai tirare fuori le scarpe numero 43? Insomma, piccole e grandi cose per dire del debito grande che noi abbiamo. Io credo che bisogna fare così anche in questi giorni, queste dichiarazioni, queste robe. lascia stare. Cosa fai a dire? L'importante è che tu gli fada a dire qualche cosa di positivo, qualche cosa di buono, qualche cosa di bello. Ti piacerebbe questo? Ti fai un po' compagnia? Andiamo a cercare qualche scarpa del 43 per qualcun altro? E vieni, qualunque sia la tua situazione, andiamo a cercare queste scarpe numero 43 per avere il piacere di darle a qualcuno che non le ha. Mi sembra che sia così adesso la faccenda della vita. Non so perché ho la terosclerosi, quindi non mi ricordo se vi ho già raccontato la faccenda dei cavalli. Ma è stata una roba grossa, eh? Perché è successo che nel XII secolo hanno imparato a mettere il gioco ai cavalli. Prima il gioco lo sapevano mettere solo ai bovini, non c'era il gioco dei cavalli. E quindi far tirare un carro dai bovini, muoversi così, era un viaggio eterno, non finiva mai, perché questi bovini sono lentissimi. Quando hanno inventato nel XII secolo il gioco dei cavalli, tutto si è velocizzato. E molte cose sono cambiate. È stata un'invenzione importantissima il gioco dei cavalli. Perché la gente che viveva tutta isolata nei campi perché non poteva fare dei grandi viaggi, ha detto ma guarda no che possiamo andare a abitare vicini e poi andiamo a lavorare in campagna ma col cavallo torniamo alla svelta. A sera siamo a casa di molosteria insieme. Il villaggio in Europa è nato a motivo del gioco dei cavalli. Però dopo che cosa è successo? Che dopo un po' in mezzo alle case riunite insieme, era il villaggio, è venuto su un campanile e dopo è successo che una volta all'anno tutti gli abitanti del villaggio dovevano andare dal prete a dirgli i peccati che avevano fatto. È cambiato molto la cosa. Perché prima la chiesa era una relazione di conoscenza, di amicizia. La nonna Paolina ha preso la polmonita, oggi bisogna andarla a cercare. È vero? C'è un matrimonio a sette cascine di distanza, ci hanno invitato, andiamo alla festa. È vero? C'è da prendere su un bambino. È perché quello lì là in mezzo, non impara neanche a scrivere. Bisogna insegnare. E le relazioni erano relazioni. La chiesa una volta era fatta tutta di queste relazioni di prossimità, no? Che celebravano che cosa? Che Dio si era fatto prossimo, passava sulla riva del lago e diceva, vieni con me te. E uno diceva, sì vengo. E si stabilivano relazioni. Quello lì poi aveva la suocera, che aveva la febbre. Allora anche la suocera è stata sanata, anche lei offriva il tè. E relazioni. La chiesa era fatta di relazioni di prossimità, di relazioni d'amore. Perché? Perché siccome Dio era diventato uno di noi, un nostro fratello, e si era fatto prossimo nostro, è vero? Ci ha insegnato la meraviglia della prossimità. E quindi coprivamo ogni distanza e superavamo ogni muro di separazione, è vero? Con questo gusto della prossimità. Ricordate, la parabola del samaritano è tipica in questo senso. Perché quello lì, per fermarsi, a curare un ebreo che gli faceva schifo e che lo trattava come un cane, quelli ha scavalcato un muro enorme. Ha scavalcato il muro della separazione, si è fatto prossimo, curato. Quando Gesù alla fine gli dice, ma secondo te, per quell'uomino mezzo morto là, chi è stato il suo prossimo? Eh, i sacerdoti, i catani, le vita neanche, sono andati via. Guardate, poi via che hanno attraversato la strada, sono andati dall'altra parte. Allora? Allora il prossimo è stato quello che ha avuto compassione di lui, capisce? Ma quello è Gesù, capisce? È lui il grande samaritano. È lui il grande eredico. È lui che si è fatto peccato per noi, stamattina dice addirittura serpente, roba da marti, per poter stare vicino a tutti, anche a quelli proprio lontani lontani. E questa chiesa era fatta dalla prossimità, dopo è venuta su un'organizzazione, insomma, no? Una grande organizzazione, la chiesa come una grande struttura, anche con delle bellissime robe, eh? si tende, roba fina, garantita. Però vi racconto questo, perché io ho l'impressione che adesso faccia fatica, fa fatica a tenere, fa fatica a tenere. Certe volte c'è l'impressione di molte stanze vuote, insomma, ecco, di robe tenute su, ma non si sa più come. E allora? E allora adesso la chiesa bisogna che la ricominciate voi. Farò anche io qualcosa, eh? Cercherò adesso, poco, che il tempo che vi manca, mi metterò anche io a fare qualche cosa. Ma bisogna che cominciate voi, a far che? A fare le relazioni della prossimità, capite? Bisogna cominciare, la devi fare, a cominciare da casa tua, dalla messa di casa tua, per chi può invitare a cena, dal tuo vicino di casa, dalla persona con cui lavori, al letto 23, che è all'ospedale, è vicino al letto 22, dove ci sei tu. È vero? La prossimità, le relazioni. Questo Cristo, questo Dio che è in Cristo, si è fatto prossimo, e che adesso ci tiene a che tu, eh? Capisci? Faccia il gioco della prossimità. Che tu sia il segno della sua bontà. Che tu impari a invitare a cena. Che impari ad ascoltare il tuo nemico. che impari a gettare un ponte, di prima comprensione, di ipotesi di riconciliazione, ricostruire. Oggi questo è il grande compito che ci ha affidato. Andare dietro quei documenti, le regole, le leggi, succederà poco. Poco, poco, poco. I nostri figli non sono delle persone contro Dio. No. Dai, sono dei bravi ragazzi. Sono senza. Sono senza. Dio non è molto importante. Eh? Capisci? E d'altra parte, è chiaro che non è molto importante. Con tutte queste regole, tutte queste leggi, dentro e fuori, uno dice, oh ragazzi, sentite, io prendo aria, non so cosa dirvi, avrete ragione voi. Eh? E ci si rassegna a niente. Mentre invece, in realtà, c'è un enorme bisogno di relazione. Perché anche stamattina siamo venuti qui, ragazzi, e io sono dipendente da voi, dice, ma hai una dipendenza, ti sei un po' drogato. Sì, è certo. Sono drogato, tiro avanti perché ci sono gli altri. No? È vero sì o no? Perché quando, la mattina, qui a messa, chiediamo perdono dei peccati, abbiamo una fede sufficiente per domandarlo e per credere di essere perdono. Ma no, ci attacchiamo alla fede dell'altro. Se non ci fossero gli altri, ma come faremo? Io se non ci sono, i miei fratelli riesco neanche a dire le preghiere. Io dico messa qui perché ci siete voi, ma se non ci poste voi, ma non lo so. E invece voi rendete piena, eh, intendiamoci, intendete piena la messa per me. Io ci vengo volentieri, ci penso su tutta la settimana, ma perché c'è la vostra prossimità, perché ci siete voi, perché voi siete la mia famiglia, siete il mio affetto, siete la mia protezione, siete i miei angeli, siete il mio perdono, siete la mia preghiera. Questa è la meraviglia di questo viaggio che facciamo insieme. È il viaggio dei peccatori, no? Noi siamo una comunità di peccatori, sui quali scende abbondante la misericordia di Dio, ma non scende come una nuvola, sai, scende attraverso la tua pacienza verso di me, il tuo sguardo. È così che Dio è sceso. Nel prossimo, fatto carne, fatto mano, sguardo, e si è servito di che cosa? Per quello vino che era mezzo morto. Un po' di olio, un po' di vino, poi doveva andare via, perché lui doveva fare il mercato greco, Valcore, l'ha incontrato Persiceto, prima di andare via da Persiceto, l'ha affidato lì in un'osteria e gli ha detto, prenditi cura, l'ha affidato, ti ha dato due monete, Sant'Agostino dice che sono il Vecchio e il Nuovo Testamento, e poi gli ha detto, poi quando ritorno, ti ricompensi, se hai speso di più, perché quel samaritano è il figlio di Dio, capito? che ci ha affidati l'uno all'altro, capisci? Che ci ha affidati l'uno all'altro. E anche quando non abbiamo riconosciuto questo affidamento, e Testoni abbiamo voluto andare per conto nostro, lui non ci ha mai mai andato. Perché? Perché nostra mamma ci ha presi e quando avevamo la fede, e quando non ce l'avevamo, e quando funzionavamo, e quando non funzionavamo. E anche voi, se un figliolo che torna mai a casa, una volta vi telefona e dice, beh, stasera vengo a cena, eh, voi gli preparate la roba che gli piace di più, e che lui non la merita, ma voi siete il suo prossimo. Allora, vedete, essendo vicina la Pasqua, oggi è la festa tenerissima della misericordia di Dio. E oggi è la decisione, rinnovata per noi, di essere l'umile segno della sua bontà. Forse qualcuno un po' deve ancora riscoprirla, aiutiamoci anche a riscoprirla, e riscoperto questo dono di bontà, facciamocene testimoni, facciamo sì che le nostre case siano legate a questa celebrazione, non dico a questo posto, a me piace molto questo posto, ma non dico a questo posto, dico a quello che adesso succederà, un pane spezzato, un calice d'acqua, anche tu a casa tua, spezza il pane. Porci il calice, dì che adesso c'è un'alleanza d'amore che non finisce più, nuova ed eterna alleanza, si dice, nelle parole della consacrazione. Rinnoviamo la nostra alleanza di amore, e questa alleanza è indistruttibile, e se domani hai un dubbio, ripassa, sono pronto con un altro pane, lo spezzerò ancora per te, e con te. Grazie.