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III DomenicaAvvento-Giovanni_Nicolini-20081214.mp3

Data: 14/12/2008

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Questa mattina il Signore mi ha segnato un'ombra di tristezza, me la devo tenere. Non penso che tolga niente alla gioia di questa domenica, particolarmente alla grande festa per Elia e Lorenzo. Da dove mi viene questa tristezza? Dalla percezione dell'essere un angelo fallito. E quindi anch'io nel mio piccolo, come ciascuno di noi, essere stato mandato e avere l'impressione di non essere capace di svelare, di comunicare, di offrire, di passare quello che abbiamo ricevuto in dono da Dio. Perché noi tutti siamo qui appunto perché il Signore nella nostra vita ha mandato molti angeli, no? E questi angeli ci hanno fatto vedere in loro stessi quanto è buono ed è bello il Signore. E noi non abbiamo creduto al Signore. Credere al Signore è una cosa troppo grande, forse. Anche per me, forse. Abbiamo creduto però agli angeli. E quindi ci siamo fatti prendere per mano. È stato il regalo più bello che Dio ci ha fatto nella vita. Ci ha regalato cose meravigliose, ma nessuna cosa bella come lo sguardo e la mano di chi ci ha preso per mano e ci ha guardato con occhio misericordioso e bello e ci ha incamminato, ci ha accompagnato. Senza gli angeli non si può fare il grande viaggio. Quello che appunto anche per noi, come per Elia e Lorenza, ha incominciato il giorno del nostro battesimo e si va verso la casa di nostro padre. È un viaggio che ci coglie nelle nostre fragilità, nelle nostre paure. Allora solo gli angeli sono capaci di portarci a mano. Pensavo anche come mia mamma vedeva in mio padre il suo angelo con intensità assoluta, con una certezza tranquilla. Mi ricordo anche di un grande pianto che lei fece due giorni dopo che lui se n'era andato durante tutta la liturgia. Fu sempre molto lei a governare la liturgia di tutti. Poi una mattina stavamo andando ad Assisi a farci un po' consolare da San Francesco e ho sentito il suo pianto. E' proprio il pianto di un bambino che non può essere privato del suo angelo, perché come si fa? Allora questa mattina siamo qui tutti intanto per ringraziare per tutti coloro che, come Giovanni Battista, sono venuti a noi e sono stati per noi trasparenza. Trasparenza addirittura di Dio, in ogni caso trasparenza di una luce che da soli non avremmo saputo creare. Ed è questo secondo me il punto più delicato anche per il papà e la mamma di Elia e di Lorenzo. Perché questi bambini oggi diventano figli di Dio. O meglio, si riconosce la paternità di Dio in loro in pienezza. Dio non è certamente il papà solo dei battezzati, però certamente coloro che hanno questo strano, misterioso privilegio di ricevere questi segni, queste parole, soprattutto la mano angelica di chi li condurrà avanti, certamente sono il segno forte davanti a tutta l'umanità che è anche l'ultima persona del mondo, anche la più ferita, anche la più lontana, è figlia del padre. E' una preoccupazione che Dio ha avuto fin da principio, soprattutto dopo l'episodio della campagna, quando Caino si lascia trascinare da un istinto di gelosia che arriva fino all'odio e uccide il suo fratello piccolo, e poi entra nella sua disperazione, perché chiunque incontrerà Caino potrà ucciderlo come un cane. Ma Dio immediatamente interviene, mette un segno su Caino, perché anche Caino è di Dio, e guai a chi tocca Caino. E dunque questo è il segno meraviglioso che noi celebriamo. In Lorenzo e in Elia, noi oggi riconsideriamo tutta l'umanità sotto e dentro e avvolta dalla tenerezza e dalla potenza della paternità di Dio. E adesso qui, poi dopo, allora i papà di Elia e di Lorenzo cosa combinano? E le loro mamme? Eh? Sono strappati via? No! Diventano come appunto Giovanni Battista. Avete sentito quelle domande che gli facevano, no? E Lorenzo ed Elia impareranno poi bene a parlare, e quindi diranno, ma sei tu il padre? Sei tu il figlio di Dio? Sei tu? E loro tenderanno a dire ai loro bambini, no, no, no, no, è un altro, è un altro, è un altro. Che cosa vuol dire questo? Non vuol dire che si tireranno indietro, ma vuol dire che saranno così bravi a fare il papà e la mamma, che come i bolognesi hanno pensato che San Francesco fosse Gesù, e a Giovanni Battista sulle rive del fiume facevano delle domande difficili perché erano prese dalla meraviglia di questa persona. Allora, anche alla domanda di questi bambini, loro sapranno in perfetta trasparenza, ma attraverso di loro, mostrare il mistero di Dio. Siccome negli anni ho molto demitizzato dentro di me la figura di Dio, e come sapete io immagino che Dio sia un omino, sia un omino tutto buccherellato perché è la mio crocifisso, che Dio sia un omino che piange davanti al suo amico morto e che va a cercare la centissima pecore del Grece finché non l'ha trovata, immagino Dio come un omino che si dedica talmente tanto a fare il bene che anche lui ha bisogno di riposare. Allora, questo omino per me ha sempre il volto del mio papà, io penso sempre che Dio sia così, perché penso che sia stato l'angelo più efficace della mia vita, quindi capisci? E' così, no? Vedendo, ascoltando, essendo amati dai loro papà e dalle loro mamme, i bambini conoscono Dio. si cerca di fare un po' di catechismo per i bambini, per i ragazzini, ma noi nel nostro cuore sappiamo benissimo qual è la via fondamentale del loro bene, perché gli angeli sono quelli che hanno a casa loro, è lì che si costruisce la vita, è lì che appunto nel fatto umanissimo, di un affetto umano, di una minestra preparata, una volta anche persino di una sgridatina, e soprattutto di molti, molti baci e carezze, è lì che si costruisce l'immagine di Dio. E per quello vedete che Dio si è fatto uomo ed è venuto in mezzo a noi, ed è diventato uno di noi, perché si è completamente consegnato a questo gesto, a questa carezza, a questi sentimenti. Il guaio è che infatti qualche volta per fare la religione, per fare i religiosi, ci strappiamo un po' troppo dalla quotidianità della nostra vita e dai segni più semplici, più umili e più belli, la tavola di casa nostra, il momento della festa, il momento in cui è necessario piangere, il momento in cui si è contenti perché si è insieme, i momenti in cui si ha voglia di scappar via, i momenti in cui qualcuno ci viene a cercare, i momenti in cui qualcuno ci consente quicamente, alla fine, di piangere, perché abbiamo bisogno anche di quello. Dunque, è lì che si costruisce l'immagine di Dio. Oggi la grande potenza della presenza di Giovanni Battista è importantissima per questa domenica che ci porta verso il Natale, per tutta la nostra vita, perché uno si chiede, va bene, ma vorrei fare anch'io qualche cosa di buono, cosa posso fare? E Giovanni, quando viene quasi costretto a dire, ma insomma, ci devi dire, ma chi sei, chi sei? lui dà quella risposta, no? Dice così, sentite, io sono voce di colui che grida. E Sant'Agostino, quando si incontra con questa risposta di Giovanni Battista, dice, ah, ma sai che cos'è? È che Giovanni Battista è la voce della parola. E mi ha affascinato questa intuizione di Agostino. Essere la voce della parola, perché c'è il Vangelo, non scritto nel libro, ma i libri non salvano niente. Il Vangelo arriverà all'orecchio e al cuore del tuo bambino, attraverso la tua voce, che non è solamente la voce delle parole che dici, ma è la voce della tua stessa vita. È la tua vita che gli passerà la parola di Dio. È vero? E il rischio, infatti, qual è? È che siamo sempre semplicemente la voce della nostra parola. E allora passa niente. Anzi, molte volte sarebbe meglio che tacessimo, è vero? Invece, l'essere cristiano non vuol dire tacere, però in un certo senso vuol dire creare uno spazio di silenzio nel nostro cuore, in maniera che da noi, invece di venire fuori le nostre parole, possa venire fuori almeno un eco, una carezza, un colore della parola di Dio, essere la voce della parola. Ed è bellissimo che lui sia venuto come uno di noi in mezzo a noi. E quindi ha camminato in mezzo a noi, ha pianto, in mezzo a noi ha spezzato il pane. E con questo, vedete, ci ha dato una informazione importantissima. E cioè, che i gesti di Dio e per Dio non sono dei gesti speciali, ma sono gesti umani. non c'è bisogno di creare dei gesti che siano fuori dalla consuetudine dei giorni e della storia, perché lui è entrato nei giorni e nella storia. E non c'è bisogno che in qualche modo i gesti della fede siano sterilizzati, è vero, privi di sentimenti, perché? Perché lui è entrato potentemente nei sentimenti, è entrato nella gioia e nel dolore, è entrato nell'ammirazione e nello stupore, è entrato nell'angoscia e nella festa. È stato capace di farsi accarezzare dalla peccatrice ed è stato capace di toccare il bambino morto perché la sua mamma non poteva sopportare di essere senza di lui. E quindi questo consente, voi capite, questa moltiplicazione della presenza e della gestualità di Dio nel fatto comune della nostra vita. E uno dice ma come faccio a sapere però che faccio un gesto giusto o un gesto sbagliato? È molto semplice, è difficilissimo ma è semplice, no? Perché tutti i gesti che vogliono dire ti voglio bene vanno bene. Tutti. Eh, si capisce. E si capisce che lo stesso gesto può voler dire ti voglio bene ma anche mica tanto. E quindi la vera misura non è poi il gesto ma quel tuo amore che tu metti dentro in quel gesto. E finché tu lo fai per amore tu continui a celebrare Dio. Perché è un grande Domenicano del Medioevo che aveva un po' imparato le cose da degli arabi musulmani che erano diventati ordinari di cattedra alla Sorbona di Parigi perché una volta le cose andavano così. Il mondo era molto più intreggiato e uniti di adesso. La gente viaggiava infinitamente di più. Se le davano di sana pianta. Però si conoscevano, scambiavano. Bene, allora questo qui che aveva imparato bene le cose da questo arabo alla Sorbona di Parigi diceva che chiunque agisce secondo l'amore qualunque sia la sua testa, la sua intenzione, la sua tradizione è mosso da Dio. È mosso da Dio. In un certo senso quindi non è che c'è bisogno di essere battezzati per amare. Noi siamo stati battezzati con l'impegno di rivelare che è quello lì che non crede neanche nei radici in questo momento sta agendo nel nome di Dio e con la potenza di Dio. Ieri sera avevo una cena molto importante a casa mia però appena finita la cena sono scappato perché sapevo che in un posto di Bologna c'era un covo di briganti che celebravano una preghiera vera e come fanno i briganti a celebrare una preghiera vera? Succede. Lo spirito del Signore ha una fantasia in male e io capivo che dovevo andare lì. e dovevo sedermi lì. E certo che qualcuno un po' si è stupito forse può darsi che qualcuno anche si scandalizzi ma io sono contento invece di esserci andato perché sapevo che era Dio che li aveva convocati. Allora vedete questo è il mistero di questa trasparenza dell'Evangelo cioè non è che la tua voce sia sgradita a Dio la tua voce è graditissima ma appunto è importante che sia voce della sua parola e quindi anche le tue mani i tuoi occhi la tua salute è come la tua malattia eh? sono tutte cose molto preziose molto molto perché siccome è entrato in tutto adesso attraverso di tutto celebra la sua presenza e quella persona malata a cui stai pensando che non è qui questa mattina perché non riesce più a tirarsi fuori neanche dal suo letto quella persona celebra il mistero dell'amore di Dio nella passione di Cristo quando poveretto anche lui è pieno di ferite di buchi è spacciato perché cosa può fare? se fosse Dio sarebbe capace di scendere dalla croce e non scende no non scende come anche il nonno non scende dal suo letto e la sua vita è totalmente offerta ed è lui il segno della passione di Cristo in mezzo al mondo ed è così vero e così importante questa cosa che succede anche un'altra cosa bellissima e cioè che molte volte le persone celebrano Dio ma non lo sanno mica non lo sanno mica e allora però se ti capita dirglielo dirglielo siccome mi pare che in generale fuori dalla chiesa ma un po' anche dentro nella chiesa alla fine si viene tanto un sacco di cattive notizie mi pare che ieri sia uscito un documento fatto tutto di no e alla fine il documento si preoccupa di dire no guarda che non volevamo dire tutti no però insomma farei allora bisogna dire dei sì però bisogna dirgli sì non bisogna solamente dire alle persone quando sbagliano un momentino o qualche volta bisognerà dirglielo ma è sopportabile che tu glielo dica se gli dici che però facendo quella rubina sbagliata un po' rovina una meraviglia di sì che tutta la sua vita è l'importanza la bellezza l'amabilità della sua vita per qualche problema che è meglio se non c'è e quindi bisogna darle delle buone notizie è vero? bisogna darle delle buone notizie l'altra messa l'ho celebrata stamattina dal carcere si capisce che la situazione delle persone è molto delicata allora però anche lì si aspettano delle buone notizie arriverà quella lettera prima di Natale arriverà quella lettera anche io quando ero a Roma a studiare la teologia dei gesuiti io ci tenevo molto di avere notizie segni arriverà com'è che si sono dimenticati di me e d'altra parte anche tu mandalo una buona notizia scrivilo a quella donna che hai nostalgia di lei fallo un segno dallo allora c'è questa raccogliersi è vero? perché stiamo tutti costruendo il presente allora tutti dobbiamo diventare un po' statuine del presente adesso e invitare altre statuine ad entrare nel presente sapete che tutti gli anni abbiamo questo problema di riconciliazione no? c'è sempre quella mia cognata che io nel presente non la metto che lei si faccia pur la sua vita per me non esiste no esiste c'è la cognata e c'è un guaio in più che la cognata è amatissima da Dio il Cristo è crepato anche per lei bisogna tirarla dentro nel presente bisogna tirarla dentro il presente è una gran confusione io amo i presente meridionali il presente di Napoli a me piace il presente napoletano perché c'è dentro di tutto un mio amico mi ha regalato tutte le fotografie delle statuine del presente certo le ho messe un po' in ombra dentro perché sono addirittura un po' stranetto insomma un po' troppo stranetto perché? è perché tutti sono tutti sono chiamati nasce il nostro fratellino più importante anche te che stai sempre fuori casa prendi il treno e vieni perché nasce il tuo fratellino più importante e tutti diventano degni perché tutti sono invitati allora ci sono molti inviti da fare nel giro di me dei mesi creiamo tutti dei piccoli guai tiriamo su dei muri di separazione facciamo dei distinguo scomunichiamo qualcuno adesso sono tutti da riprendere apriamo i cassetti della nostra vita tiriamo fuori le statuine più polverose anche quelle un pochino crepatine mettiamole tutte per esempio accendiamo la luce del nostro cuore diciamo alle persone che dentro ogni persona e ogni piccolo frammento dell'universo misteriosamente è presente colui che ha fatto tutti e tutto e vuol bene a tutti e a tutto adesso invochiamo i santi e poi celebriamo gli ultimi segni del Vattesimo grazie a tutti grazie a tutti