Ho fatto un po' fatica ad entrare nelle parole che il Signore ci regala questa domenica, poi mi sembra ieri sera di aver trovato una strada di cui sono anche contento per la verità, e che adesso provo a richiamarvi. Prima di tutto il testo del profeta, un testo purtroppo molto tagliato, molto aggiustato dal compilatore del lezionario, sostanzialmente però in ogni caso una grande preghiera, e una grande preghiera anche piuttosto severa nei confronti di Dio, ma perché ci lasci sbagliare, ma perché ci lasci andare lontano, una volta facevi bene, ci hai fatto un sacco di cose belle, ma adesso ritorna, vieni perché non ce la cambiamo, abbiamo bisogno di te. Tu sei nostro padre, non puoi abbandonarci. Il tono della preghiera è molto forte in questa direzione, quasi provocatorio nei confronti di Dio. Il brano della lettera ai Corinti di Paolo sembra diverso, perché invece sono delle grandi congratulazioni che lui fa con i suoi fratelli e figli della chiesa di Corinto, dicendo che sono proprio molto grato al buon Dio, perché avete proprio tutti i doni che si possono desiderare, vi ha regalato di tutto. E quindi non manca tra di voi nessun dono. E la vostra vita è stata riempita dalla bontà di Dio. Quindi non abbiamo Dio, ma abbiamo i Suoi regali. E il brano del Vangelo dice che tutto il gioco, tutta la faccenda, è quello di uno che se ne è andato, e prima di andarsene ha dato a ciascuno la potenza di far bene, e a ciascuno ha dato, la traduzione italiana dice il suo compito, verrebbe in termini più concreti e puntuali la sua opera. Allora tu fa questo, tu fa questo, tu fa questo, e anche la capacità di farlo. Questa è una precisazione molto importante. Cioè non è che ci ha lasciato un'impresa sproporzionata. La cosa che devi fare, che devi vivere, hai anche la forza per farlo. E adesso si tratta di mettersi al lavoro. Cosa che avevamo già un po' anche ereditato domeniche fa. Se vi ricordate, quando partiva e lasciava cinque talenti a uno, due talenti all'altro, si dice che poi una volta partito, quello si mette in opera, e cosa fa? Opera dentro nei talenti e ne fa su altri cinque. operare nel talento. Ti ha fatto un bel regalo e tu sei chiamato a vivere dentro a questo regalo. Però vorrei tirare subito una conclusione qui, una prima conclusione. La prima è una preghiera perché ci tiene lontani. La seconda è un ringraziamento perché ci ha fatto dei bei regali. La terza è che dobbiamo usare bene questi regali. E fare il meglio possibile. Conclusione. Quindi lui non c'è. Non c'è. Perché se fosse qui presente non avremmo bisogno di fargli tutte queste storie, ma perché ci tieni lontano, ma vieni, no? E non avremmo quindi semplicemente i suoi regali. Avremmo lui. Avremmo lui. Invece, dice la parabola evangelica, se ne è andato e non sappiamo quando torna. È interessante questa cosa. Quindi la fede è un dono, ma è il dono di un'assenza. La fede non è un amuleto, non è un cornino, uno zampino di coniglio, un portafortuna. È vero? Non è neanche un'acqua che fa guarire. No. Perché è una presenza che è un'assenza. Questo è molto importante perché la fede potrebbe diventare una specie di caduta di responsabilità, no? Tanto c'è lui. Ma quelli che hanno la fede rispetto a quelli che non ce l'hanno, ah, Fortunelli, ah, ma voi avete la fede, eh? No, caspita, noi invece dobbiamo... No, no, no, no, no. Aspetta un momento. E prova a verificare che infatti la fede è un gioco delicatissimo, eh? Innanzitutto, non so se avete notato, che il testo di Isaia non è che neanche dice dammi una mano, fa questo per me, fa che passi l'esame di analisi matematica, insomma, tutte le raccomandazioni che uno chiede per sé. È una preghiera tutta fatta a noi. Noi. Perché il primo scherzo che ci fa la fede è che uno non può più vivere per sé stesso, no? E se io mi faccio i miei farini, non disturbo nessuno, non faccio male a nessuno, e cerco di cavarmela, ho la mia barca da portare, è buona, eh, siamo fermi lì. No, no, no, no, no. La fede è implacabilmente un noi. Nel momento in cui ti ha dato la fede ti ha esiliato dentro nella storia degli altri. È la storia dei tuoi figli, è la storia della tua famiglia, è la storia che tu hai conosciuto e vivi, ma via via la storia di tutti. Non è possibile la fede se non in questo gioco giocato con tutti, per tutti. In questi giorni c'è stato un piccolo episodio qui nel quartiere perché ha fatto sapere che adesso quando viene il freddo prenderanno su dei container, dei luoghi di riparo e guarda, guarda, li mettono qua. Protesto. Non bastava il prete che ci ha fatto tenere in Roma, adesso ci vuole anche i capanetti per quelli che hanno freddo. Ma insomma, cos'è sta storia? Ma insomma, in fondo che cosa centro io col freddo delle altre? Allora, no, ma farete almeno due pullman, uno che ci va sui nostri scolari e un altro che ci va su quelli che hanno freddo, perché insomma, è per tutti insieme, chi sono questi qui? È vero, eh, sarà la solita invasione. È vero, eh, non sta bene. Io zitto perché quando me l'avevano telefonato, guarda che faccia lì, che bella. E poi, siccome quelli che hanno quegli ambulatori per i poveretti però erano preoccupati perché dicono ma se però uno lì è un po' deboluccio, è un po' anziano, sono dei ripari un po' sommari. E io ho detto, no, no, ma io ho delle stanzotte buone, calde, che non sono granchi belle, ma però insomma sono un po' più garantite. Perché è un piacere pensare che possano dare ospitalità, è vero, a della gente che non ha il tetto sulla testa, non è mica uno scherzo. E poi qui hanno aggiunto addirittura che sotto quel tetto ci devono stare tutti. Perché sapete che c'è una regola tremenda, eh, che in una città i servizi, quella roba lì, si offrono solo se te sei cittadino. Questo è il cittadino di Bologna. Io per esempio che sono di Crevalcore perché è sottonato cittadino di Crevalcore, lo sapete, no? Perché nel nostro cimitero di Campania si può andare sepolto per terra solo se sei residente lì. Allora io sono residente lì perché voglio andare sepolto per terra in quel cimiterino. Vabbè, allora, siccome io sono di Crevalcore, qui mi lasciate fuori, oh, scherzo, tremendo. Invece hanno detto, no, a Bologna è il cittadino di Bologna ogni persona. Uno, oh, ha bisogno e noi siccome te non siamo in Bologna, ma scherziamo. E però vedete come si fa presto a dire, no, no, no, ma aspetta che non c'è, eh, la fede, questo non lo consente. Perché siccome la fede la si gioca dentro a un'unica famiglia umana, che è la famiglia di Dio, ogni uomo è donna della terra, tuo fratello, tua sorella. Lì c'è sempre il papà, dice, beh, ma ascoltami, ma te, non importa niente di quelli, ma è mio figlio. No. Eh, la fede è così. È vero. Ed è una preghiera perché lui non c'è, quindi... E ci sono questi bei regali però che ti ha fatto, è vero. E la fede è questi bei regali. E pensate che noi siamo qui questa mattina. E pensate che roba, mettiamo insieme tutti i regali. E quello che hai te è diverso da quel che ha lei, è diverso dal mio. E ognuno ha un regalo. E anche un bambino piccolo non solo ha un regalo, ma molte volte lui è un regalo. E nella famiglia di Dio, Dio ha fatto in maniera che tutti abbiano una roba bella, e quella roba bella lì la mettono in mezzo, capisci? Per cui anche stamattina qui la nostra stare insieme è bellissimo, perché ci sei anche tu. E se te non ci fossi sarebbe molto meno bello il gioco. Non so se vi ricordate un vecchio film americano, dove c'era uno che aveva condilato dei guai, passato dei guai. Insomma era stufo di stare al mondo. E allora voleva farsi fuori. Allora il suo angelo custode, tutto preoccupato, ma come faccio? Così mi è impazzito, vuole andare via. E allora gli fa uno scherzo, uno scherzo bellissimo. Lo prende per mano e in una specie di sogno, gli fa vedere il mondo come sarebbe se lui non fosse mai venuto al mondo, se lui non fosse nato. E si vede un mondo molto più brutto perché quel lì non c'era. E' vero, è mancando lui che adesso si ritiene un fallito, il mondo sarebbe stato molto più brutto. Senza di te questo mondo sarebbe molto più brutto. Per fortuna ci sei. Per fortuna ci sei anche tu. Con una scoperta meravigliosa che si fa, no? E cioè che siccome lui è un po' strano il Padre Eterno, è anche un po' dispettosetto qualche volta, cosa fa? In genere i regali più belli li fa alle persone più piccole. Tanto che San Paolo, quando si va avanti in quel discorso dei Corinti, è vero che sa, a un certo punto dice che poi c'è un regalo che è il più bello di tutti. E che quindi anche tua nonna, che sembra che non possa più fare niente, quasi non parlare più, ha bisogno di tutto. E Dio me dice, ma non serve più a niente? Pesca tua nonna, è una che vuole bene a tutti. E San Paolo dice che il regalo più bello che Dio può fare è di voler bene. È un bel regalo saper fare il soffritto, fare le prediche, insegnare il latino, guidare il pullman, per tutti i regali belli e utili. Ma il più bello di tutti è il voler bene. Ma ci sono delle persone, capite, che magari proprio anche per la fragilità della loro vita, a un certo punto sembra che non possono fare più niente, e non hanno più niente da dire. Razionalmente si potrebbe dire, ma sono inutili. Lui stesso potrebbe qualche volta essere tentato di dire, ma che cosa servo? Moltissimo servi. Perché nel tuo cuore dai un posto a tutti. E anche quello che io butterei fuori, tu gli dici, no, aspetta, aspetta, bisogna che vogliamo bene anche a lui. Non c'è un regalo più grosso, capite? Perché quando uno vuol bene, vuol dire che dentro al suo voler bene ci stanno poi tutti i regali degli altri, capite? Ma se non c'è il voler bene, cosa serve? Perché tu sappia fare il soffritto. Non lo fai per nessuno il soffritto. Se te vuoi, sei bravissimo a fare il soffritto, ma vuoi bene a nessuno, ma fai un soffritto per te, che è una roba di una tristezza, mortale, vero? E invece, per fortuna tutti, avete questi bellissimi doni. E questi bellissimi doni, che non sono il Signore, ma sono il regalo del Signore, diventano la tua responsabilità. Mi raccomando, eh? E allora si arriva al Vangelo. Ma Gesù che dice, mi raccomando, eh? Mi raccomando. Mi raccomando di far bello, e ognuno fa bene alla sua parte, vero? Mi raccomando sempre, è vero? E c'è quell'ultimo scherzo che lui ci fa. È tremendo, è tremendo, non si può dire di Dio, ma insomma, se lo diciamo qui fra di noi, è vero, è un birbantone. Perché? Dice, sta a tempo, perché poi non sai quando è che è la fine. Chi sa quando è la fine e quando arriva. Perché quando arriva alla fine bisogna farsi trovare bene, eh? Non è mica vero? Non è vero. Uno, stai aspettando un ospite a casa tua, sta un po' ritardando, però, tieni a cese le luci, hai preparato la tavola più bella, stai attento che il risotto non vada in malora, è vero? Eh, perché quando arriva deve essere tutto perfetto, no? Ma lui non ci ha detto quando sarà la fine e allora, allora vuol dire che in ogni momento tutto deve essere bello. E' per quelli che non ce l'ha detto, perché adesso mi hanno detto che c'è qualcuno che dice che la fine del mondo sarà il 2012, eh? 2012 è un giorno, mi pare di marzo, di aprile, ecco, l'11, ecco, 2012, 2012, finirà. Allora, finché non si arriva là, intanto, votiamocela, facciamo gli stupidi, tanto non è che lui arrivi, ci metteremo lì la vigilia, far benino, faremo lì le pulizie, ma intanto, invece no, non si sa. quelli che dicono che nel 2012 dicono una balla, o sbagliano, non si sa. E quindi questo non sapere, capisci, vuol dire che sempre, ogni momento della tua vita, è prezioso. E ogni cosa che stai facendo, in ogni momento della tua vita, vale molto. e quindi se te sei l'impiegato del catastro, che tutte le ore deve fare solo, puff, e fare un timbro, puff, chissà che bei timbri farai, è vero, e con quanto affetto farai quel timbro, perché lo farai, come la tua obbedienza di bene, e quando hai da fare un lavoro importante, lo fai benissimo, ma adesso, e stai un po' meno bene, e quel tuo lavoro non lo puoi più fare, e adesso sei messo lì in un angolo, perché sei umiliato dalla tua malattia, ti capita di potere e dovere, vivere benissimo la tua fragilità. Oh caspita, ma siamo insieme, siamo insieme, ci aiutiamo, l'un l'altro, preghiamo l'uno per l'altro, teniamo l'uno per l'altro, perché io ci tengo che te faccia bene la tua corsa, perché se la tua corsa te non la fai bene, la mia diventa meno felice, meno lieta, meno libera, meno grande, e allora ci teniamo l'uno nella strada dell'altro, no? Chi sa come farà, e faccia bene, è bellissimo, no? E tutto questo, e tutto questo capite, che lui c'è nella fede, e quindi non c'è, e quindi ci ha lasciato, pensate come è diventata importante la nostra vita, perché se lui fosse qui, e già accanto c'è lui, invece non c'è, sta venendo, ma abbiamo la responsabilità di questa storia, e Dio ti ha affidato i suoi figli, e ti ha affidato i suoi poveri, e ti ha messo accanto i suoi bambini, e ti ha messo avvicino, quel dirimpettaio di pianerotto, che sarebbe da strozzare, e tua suocera, chiuderla in una cassa e spedirla in Nicaragua, perché non se ne può più, e invece è il tesoro prezioso, che ti ha affidato, e tutti abbiamo una vita, piena di bellezza, e di delicatezza, l'anno nuovo incomincia così, incomincia con la conferma, dei regali che il Signore ti ha fatto, e della responsabilità, che questi regali, sono per te, ed è bellissimo, che il Signore si fidi di te, e anche quando, capita che uno magari sta un po' meno bene, per esempio, cade in un tombino e si rompe un femore, e tutti dicono, ma è scemo quello lì, ma è la maniera di fare, cadendo i tombini, rompersi il femore, e anche quella roba lì, che potete stare un po' più attento, diventa una bella occasione, perché ha sbagliato l'oroscopo, che dice, chissà se mi capitano cose buone, o cose cattive, e sarà buono il martedì, e attenti al giovedì, non è vero, non è così, non ci sono più le cose belle, e le cose brutte, che capitano, l'unica cosa che c'è, è come le viviamo, è come le viviamo, perché si può vivere bene, una cosa piccola, e si può vivere bene, una cosa difficile, e si può vivere bene, una grande gioia, non è mica sempre facile, vivere bene le grandi gioie, e si può vivere una cosa, che è ancora più difficile, che è vivere bene, un grande dolore, tutto si può vivere bene, in maniera che se, improvvisamente, lui decide, e adesso svolta giù, dall'angolo, di via, Ferrarese, prende via della dozza, e al 5, barra 2, salta dentro, va bene così, va bene come sei, va bene come fai, anche perché il Signore, proprio ti vuole bene come sei, e quindi giocare dentro, ai bei regali che ti ha fatto, vuol dire semplicemente rispondere, al suo affetto, perché non aveva nessun altro, a cui dare, e se una volta ti è venuto in mente, di dire, ma porco cane, ma di tutti i figli, che mi poteva dare, possibile che mi ha dato, sto impiastro? Non aveva nessun di meglio, a cui darlo, e quindi l'ha dato a te, allora questa è, la bellezza, e la responsabilità, del cammino, che stiamo incominciando insieme, preparare, la casa di Dio, è il piccolo, della tua vita, è la tenda, o è la quale ti piace, venire a nascere, il mondo, nel quale siamo, che per tanti aspetti, ci lascia molto perplessi, e qualche volta, anche molto allarmati, ebbene, è la tenda, dove lui desidera venire, preparala bene, il tuo lavoro, è molto importante, con molta delicatezza, il Vangelo di Marco, porta una precisazione, a quella parabola, che possiamo tener conto, perché dice, che non ti dà, un lavoro da fare, direbbe propriamente, un'opera, senza darti, la capacità di farlo, e quindi, anche se adesso, la tua parte, ti sembra troppo difficile, in casa tua, o al lavoro, o con te stesso, o con, quella vicenda, che in qualche modo, ti prende, ti consuma, stai in pace, vedrai che lo saprei fare bene, il Signore, ha fatto bene, tutte le cose, e nella pienezza dei tempi, ha chiesto a te, di celebrare, nella tua umile vita, la vita del suo figlio Gesù, quando, le persone, che hanno fatto bene, il loro gioco, passano, e ritornano, nel giardino di Dio, è successo, pochi giorni fa, con il papà di Martino, che era poi, un camionista di campagna, ma, era, un uomo di Dio, e quando, hanno, fatto la messa, del suo funerale, lì in Brianza, sono pieni di quattrini, hanno dei chiesoni enormi, la chiesa, era colma di gente, l'impedia, alle due del pomeriggio, che quindi, tutti quelli che lavorano, sono vie, vero, colma di gente, e quando è finita la messa, tutti sono andati, al cimitero, tutti, ma, alla fine c'era il cimitero pieno, eh, di gente, erano, come dei fiori, intorno a lui, una piccola vita, e è un grande capolavoro, è vero, e si capisce, che quando, una persona così, viene chiamata indietro da Dio, che dice, adesso me lo prendo io a casa, e ti dispiace, è giusto che ti dispiace, perché, una vita bella, come la sua, fatta così, non la troverai più, perché ogni vita, non solo è preziosa, ma è anche unica, è un capolavoro inimitabile, è un'opera di Dio.