Sì, quando mi sono accorto che si veniva a Messa stamattina con questa parola del Vangelo prevista semplicemente dal nostro calendario delle letture bibliche, quindi non preparata apposta, ma l'ho avvertita immediatamente come una visita e una carezza per Maria Sella. Quando ci siamo conosciuti, sì, lei veniva a chiedere, e veniva a chiedere davanti alla responsabilità della sua vita che si raccoglieva tutta nell'affetto per questi marmocchi che adesso sono un po' cresciuti e che sono qui con me. E non ha esitato a chiedere, perché la partita è grande, l'impresa è affascinante, portarla avanti anche in una certa solitudine e una scommessa ancora più alta. E siamo diventati amici così. E la nostra relazione in questi molti anni è stata sempre quella di uno scambio, che era insieme alle notizie, è vero, e però anche alle conferme, che si stava facendo una buona strada. I marmocchi crescevano e entravano anche in un certo capacità critica, è vero, quindi ricordavo prima con loro un momento là fuori, che lei mi diceva che quando la mamma veniva da noi e si fermava un po' per il Vangelo, per la preghiera, veniva a prendere un po' di droga, insomma, ecco, si tirava su. Noi non avevamo l'impressione che fosse proprio così alienante, però certamente c'era una intuizione simpatica, insomma, no? Ecco, quindi questi due fratellini che permettevano alla mamma di andare un po' a tirarsi su, insomma. Ecco, e certo lei non ha esitato a chiedere per poter dare. La parola della lettera di Giovanni, che abbiamo scelto un po' all'ultimo momento stamattina, è interessante perché dice sostanzialmente che cosa questa donna e questa mamma veniva a cercare, a chiedere. Veniva a cercare, a chiedere di avere molto amore. E questo l'ha chiesto con grande sbigliatezza e grande determinazione. E bisogna dire che in questo Dio l'ha molto aiutata. Perché Anna Stella è stata una grande fonte di amore. E credo che tutti quelli che sono qui in questo momento, che un po' conosco, conosco meno, ricordo, ricordo meno, tutti però hanno avuto da lei un segno indubitabile di affetto, di amore. E quindi una grande sorgente, libera, cristallina, splendida, di voler bene. E' stato ed è il suo grande patrimonio. Giovanni nella sua lettera dice che questa è la realtà di una vita straordinariamente nuova, già bella e già così potente da essere capace di annullare le punte, di evitare che si costruiscano muri, è sempre pronta invece a gettare passerelle, ponti, messaggi. E quindi una meraviglia che lei ha celebrato davanti alla mia vita di un vecchio prete peccatore con una grande scioltezza. Quindi io colgo l'avvenimento di questi giorni è come la conclusione bellissima di un grande viaggio d'amore che ha portato molti frutti e che adesso si trasformano per la nostra fede in una gioia senza fine e in un appagamento affettuosissimo. anche per tutto quello che qui non le fosse stato dato fino in fondo, probabilmente anche da noi, probabilmente anche da presenze più importanti, e lei, povera, ha continuato con molta fermezza a chiedere che le fosse dato in ogni caso invece un segno sovrabbondante di quello che l'aveva chiamata piuttosto al sacrificio, più che alla pienezza. Ma si è riempita lei. Ha saputo appunto farsi povera come quell'omino della parabola che riceve improvvisamente una visita, guarda nel frigorifero, non c'è niente nel frigorifero, in piena notte esce, vado a un amico per dirgli oh, mi è arrivato questo, devo dargli l'altro. Che si dice che è uno che ha letto con i suoi bambini perché è notte fonda, dice ma no, adesso ormai è troppo tardi. Però continua ad essere così insistente questo omino della notte che alla fine per liberarsene si ascia e gli dà quello che ne ha bisogno. Ecco, ho avvertito che questa parabola interpretata un bussare umile e appassionato. È vero perché aveva molto da dare e da consegnare e ci teneva molto e quindi sempre aveva bisogno di riprendere le forze, rinnovare la speranza e diventare in qualche modo sempre più gioiosa. È la mia esperienza di lei. Ecco, non saprei dire di più di una persona ricca di amore e quindi ricca di pienezza della vita. Io penserei che adesso nella nostra preghiera la consegniamo così al buon Dio dicendogli questa è stata la nostra esperienza di lei, questa è la sua storia della salvezza, una storia che a mio parere conviene al paradiso fissarla per bene e vantarsene, è vero, anche davanti a noi. Noi lo facciamo molto ringraziando per tutto quello che abbiamo ricevuto in forma assolutamente sempre gratuita e sovravvondante. Quindi grazie a lei per tutto quello che ha fatto e che è stato per noi.