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20170206-Omelia Giovanni 40 anni di Sammartini(20).mp3

Data: 06/02/2017

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

In questa messa la Bibbia ci dice che Dio è molto grande e che noi siamo molto piccoli e molto poveri. Però è successa una bella cosa. E cioè che lui si è mosso dalla sua grandezza e ha preso una strada in discesa per venire da noi. E quindi è diventato piccolo lui. Piccolo fino alla croce. E' stato il vero modo per libertare grande del tutto. Perché così anche il più piccolo è stato incontrato, accarezzato, preso per mano, visitato. Anche un pecatore come me è stato cercato. Vieni fuori. E mi ha portato qui. Questa è la storia che abbiamo vissuto insieme. Il farsi piccolo di Dio per la compassione che lo porta alla nostra piccolezza. Adesso non abbiamo più paura di essere piccoli, peccatori, fatti male, non riusciti. Perché lui ci ha raggiunti dappertutto. E' la festa di questa storia che noi questa sera vogliamo celebrare. la bontà di Dio. E ognuno di noi, credo, potrebbe raccontarla benissimo. Alla sua maniera. Come è successo in casa sua. Alla sua persona, ai suoi figli. Ai suoi vecchi. Siamo qui per questo, per ringraziarlo. E gli chiediamo anche questa sera di venirci a prendere nelle nostre lontananze, là dove saremo chiusi, nei nostri pensieri, nei nostri sentimenti e risentimenti, e di portarci qui. Ognuno con l'altro. Insieme, tutti insieme. Tutti insieme adesso. Raccolti dalla sua misericordia. Tutti insieme perdonati. Tutti insieme accolti con affetto. Dal Signore della nostra vita. La liturgia di questa sera, per la data che è, il 6 di febbraio, è la memoria di un gruppo di martiri, giapponesi, che sono stati crociti, sì. 1500-1600. Sono qui anche loro, con noi, a fare festa. Insieme a loro. Francesco mi ha chiesto l'altro giorno di fare un piccolo commento sul testo del Siracide. Insomma, leggendolo, questo testo mi ha molto commosso. E mi è sembrato anche molto bello che ci venisse donato di leggerlo proprio oggi, tutti insieme, in questa occasione. Nei primi versetti mi sembra che venga molto esaltata la grandezza del Signore. leggiamo infatti che, insomma, viene detto, regge il mondo con il palmo della mano, tutto obbedisce alla sua volontà. E questo mi sembra molto consolante. Mi sembra infatti consolante il fatto di sapere che alla fine quello che prevale è la sua volontà e quindi la nostra gioia, la pienezza della nostra gioia. infatti, insomma, anche quando abbiamo la presunzione di pensare che le cose, secondo noi, sarebbero andate meglio se fossero andate diversamente, in realtà non è così. Cioè, nel testo viene detto che nulla c'è da togliere e nulla è da aggiungere. Quindi il Signore fa bene tutte le cose. Poi, nei versetti seguenti, mi sembra che questa grandezza del Signore piano piano si intrecci alla nostra piccolezza e alla nostra povertà. Infatti si legge che a nessuno è possibile svelare le sue opere, chi può esplorare le sue grandesse, non è possibile scoprire le meraviglie del Signore. insomma, nella nostra piccolezza è come se il Signore fosse inaccessibile a noi. E poi però avanzando, insomma, nella lettura del testo mi sembra che emerga con molta forza che la sua grandezza, in realtà, la sua vera grandezza è la sua misericordia. E nel versetto 5, infatti, si legge chi riuscirà a narrare le sue misericordie. Cioè, sono talmente grandi, la sua misericordia è talmente grande verso di noi che non è possibile nemmeno narrarla. Poi c'è il versetto 7 che mi ha, forse perché me lo sento molto vicino, mi è molto piaciuto, dice, quando l'uomo ha finito, allora comincia, quando si ferma, rimane perplesso. Mi sembra, insomma, che voglia dire che quando ci sembra che tutto tracolli che dentro, insomma, l'ansia, la preoccupazione cresce, in realtà è proprio allora che comincia. Quando, insomma, mi sento ferma, paralizzata dalle mie fatiche, allora rimango perplessa e stupita di fronte alle sue meraviglie. Quindi, insomma, mi sembra che sia proprio la nostra immensa piccolezza che stuzzica la misericordia e l'immenso amore per noi del Signore. Infatti dice, per questo, cioè per la nostra piccolezza, il Signore è paziente verso di loro e diffonde su di loro la sua misericordia. Vede e sa che la loro sorte è penosa, perciò abbonda nel contorno. Sembrano parole molto forti e molto belle. Poi ho pensato ma è quando invece noi non ci sentiamo piccoli o poveri allora la sua misericordia non arriva. Insomma, c'è un versetto invece che dice che la misericordia dell'uomo riguarda il prossimo mentre invece la misericordia del Signore è per ogni essere vivente. Quindi, in realtà, anche quando noi non ci sentiamo piccoli e poveri ma ci sentiamo forse presuntuosi, anche allora siamo raggiunti dalla sua misericordia. a me, Francesco, ho pensato poche parole in collaborazione della Roma perché mi sembrava un testo molto bello ma molto complicato. Una notizia chiara che ci viene data è che noi non siamo nella carne ma nello spirito e questo è possibile perché lo spirito di Dio abita in voi. questa è la buona notizia che Dio è venuto ad abitare nella nostra carne mortale andandoci il suo figlio rendendo cioè possibile ciò che era impossibile. Questo l'abbiamo sperimentato anche noi in questi 40 anni l'impossibilità questa vita che noi abbiamo cominciato 40 anni impossibile e la viviamo ancora nella impossibilità. Il racconto dell'Evangelista Marco inizia dicendo che Gesù costringe i suoi discepoli a salire sulla barca senza di lui. Perché il Signore ordina questo? Forse perché vuole farli crescere nella fede anche quando lui sembra assente. Infatti il viaggio che devono intraprendere è simbolo di tutto il viaggio della loro vita e delle avversità che inevitabilmente subentrano vissute come vita nuova con lui nella fede. nella fede il Signore è con noi e la sua presenza è nei nostri cuori. In realtà Gesù non lascia mai soli i suoi discepoli perché sale sul monte a pregare il Padre per loro e dal monte della preghiera li vede faticare e remare contro il vento avverso. tutto quello che segue è rivelazione della potenza della sua preghiera. Nel racconto dei Vangeli in molte occasioni si dice che Gesù prega e insegna ai suoi discepoli a pregare. È nella preghiera che Gesù manifesta la sua relazione di figliolanza con il Padre che non lo lascia mai solo e lo esaldisce sempre soprattutto nella prova suprema della passione. Il suo camminare sulle acque nelle quali noi affonderemmo manifesta ai discepoli la sua divinità e nello stesso tempo il suo coinvolgimento nei drammi della vita dell'umanità di cui le acque sono immagine. Ma i discepoli quando egli si fa loro vicino camminando sulle acque non lo riconoscono e non lo accolgono e hanno una reazione spaventata. Ciò che vedono sembra a loro un'apparizione un fantasma e sconvolti si mettono a gridare. Il Signore accoglie il loro grido e subito gli soccorre sale sulla barca con loro e dice coraggio io sono non abbiate paura. La sua parola rivela la sua presenza concreta che cambia totalmente la situazione dei discepoli ed opera un rovesciamento. Il vento che era la forza che contrastava il loro viaggio viene meno e colui che sembrava un fantasma si rivela come la realtà vera. questa realtà che permane è Gesù nella sua umanità e divinità quando afferma io sono. Nonostante i limiti della loro fede e la durezza del loro cuore Gesù si lascia coinvolgere totalmente nelle vicende della loro vita salendo sulla barca. La parola del Signore rimette tutto in cammino in una strada di incessante novità. Questa novità si allarga e coinvolge tutti coloro che lo riconoscono come salvatore lo cercano e accorrono a lui. È tutta l'umanità nella sua sofferenza e debolezza che lo cerca per essere salvata. Ognuno portato dalla carità di un altro può toccare e sperimentare la sua misericordia. non è che abbia voluto far vacanza nell'Omelia ma volevo ricordare quello che da 40 anni qui succede succede una conversazione sulla parola di Dio e questo ogni giorno in questi 40 anni c'è stato ed è la cosa più importante e cioè che la parola di Dio sia diventata la parola per noi detta tra noi comunicata tra noi anche il fatto che questa sera ci abbiano detto qualche cosa tre donne mi sembra importante non è la predica non è la predica del prete ma è la parola di un popolo di che cosa parliamo parliamo del Signore parlando del Signore parliamo di noi nel modo più forte parlando del Signore parliamo di tutto il mondo parlando con il Signore del Signore parliamo e assumiamo tutte le disgrazie e insieme tutte le speranze della storia umana e quindi la conversazione fondamentale di questi 40 anni è stata questa però volevo anche ricordare con affetto e riconoscenza la grande conversazione che la gente di questa campagna ha subito voluto fare con noi di fatto trovandoci casa accogliendoci siamo potuti venire qui molti proprio perché la gente di qua simpaticissima carissima è stata accoglientissima c'è stata poi una buona conversazione con tanta povera gente che ha imparato il nostro indirizzo ricordo che una sera in quella cappellina che adesso è andata giù qui più avanti di via del Papa ci siamo trovati a fare una preghiera per dire al Signore che noi non avevamo una gran vocazione per i poveri una gran capacità di fare che però se lui aveva qualcuno che non sapeva dove mandare ce lo mandasse pure ne aveva e ce li ha mandati e c'è stata anche la conversazione con i malati di EDS e c'è stata una conversazione interessante aperta con tanti bambini bambini piccoli piccolissimi bambini malati che sono diventati i nostri figli e hanno allargato le nostre famiglie e agliettata la nostra vita e ci hanno dato questo segno di una famiglia unica nel mondo che c'è un solo padre e una madre e tutti i figlioli e tutti i fratelli questo ci ha fatto avere delle conversazioni anche importanti con persone che sono venute a portarci l'esperienza della loro cultura del loro impegno politico del loro impegno religioso del loro impegno missionario e poi ci sono state delle presenze anche strane perché succedeva che dopo la messa della domenica si pranzava insieme magari in una tavolata però nessuno sapeva se uno era invitato da un altro e io mi siedo a tavola c'è una signora non giovanissima ancora però in gamba che si siede lì e poi dice le devo dire una cosa parroco dice io sono venuta qui ma non mi ha invitato nessuno e allora com'è e dice ma io insegno a Bologna in un liceo e mi hanno detto ma tu sai che c'è una parrocchia di campagna dove tutti sanno ridere e dice ma no vabbè valli a trovare allora dice sono venuto qui perché mi hanno detto che ridete beh qui noi abbiamo anche pianto non abbiamo solamente riso abbiamo vissuto però con la signora mi è rimasta impressa perché è come dire che anche il pianto è sempre il grebo di un sorriso bisogna pazientare e poi però viene sempre non c'è morte se non per la vita stasera passando ancora una volta vicino al nostro cimitero dove conto anch'io di andare a finire per cui io ho tenuto una vecchia regola di crema il cuore che adesso non è più così regola e cioè che uno per essere sepolto per terra deve essere cittadino deve essere residente la ragione era di economia che se uno era residente andava per terra un po' vrete allora va bene vi si faceva adesso questa regola non c'è più ma mi è servita a tenere qui la residenza in via del Papa e non l'ho voluta perdere e quindi certo questa sera è una festa di grande ringraziamento non saremmo qui se il Signore non ci avesse aperto questa strada meravigliosa ma non saremmo qui se non ce la fossimo aperta gli uni con gli altri con il nostro affetto con la nostra amicizia ed essendo anche provenienti da tante cose diverse abbiamo trovato così profondo l'allegrezza di giocare insieme questa vita quindi siamo qui tutti per ringraziare certamente io per ringraziare voi voi per ringraziare me tutti per ringraziare il parroco i ministri e poi però tutte le mamme le nonne i bimbi è vero una grande festa di ringraziamento siamo veramente una famiglia di Dio poveracci come tutti in questi giorni ho avuto delle crisi di coscienza e stanotte avevo l'impressione che volevo confessarmi prima della messa e l'ho fatto però il problema cos'era che avevo bisogno di confessarmi con ciascuno ero con tutti e chiedere scusa a tutti e poi ho pensato va bene che avrei messo tutti nell'unica richiesta della misericordia di Dio che non manca male bene allora adesso andiamo avanti e la parola che abbiamo ascoltato ancora una volta diventa pane un pane della vita che nutre la vita che nutre le nostre povertà le nostre infedeltà le nostre lontanze tutto viene raccolto è vero in un bene più grande e tutti siamo accolti dal Signore credo che abbiamo forse un buon record anche di ammissioni è vero di fuori gioco nel nostro gioco e anche questo fa piacere a Dio piace moltissimo il fuori gioco c'è la sua chiesa che fa abbastanza il gioco è vero e poi c'è lui che ama un pochino che si giochi anche al di fuori e quindi credo che anche chi si sentisse venuto dal di fuori questa sera è venuto perché si sente tutto dentro tutto voluto dentro allo stesso bene alla stessa carezza che tutti abbiamo sperimentato qui che...