Come accennavo all'inizio della Messa, la storia del popolo di Dio è stata anche una pedagogia della fame, e il Signore ci ha inseriato ad avere fame. E' strano, no, questo? E sembra un po' anche contrario alla disciplina attuale. D'altra parte sono sempre più convinto che questo pane del corpo e del sangue del Signore, Lui lo prepara per chi ne ha bisogno, per chi appunto ne ha fame e sete. E quindi è un po' strano, insomma, no? Il rischio di pensare che per prenderlo devi essere tutto a posto. E lui dice, no, non sono per niente a posto, ho fame. E la fame dice povertà, dice lontananza, dice solitudine, dice abbandono, dice nostalgia, dice malattia, dice infine povertà. E però appunto c'è questa grande beatitudine dei poveri, che sempre di più, mi sembra, dobbiamo accostare con grande attenzione. Perché sempre di più scopriremo che questo è il grande segreto della vita. Il più grande guaio al loro vencio potrebbe essere quello di una certa sacietà, non solamente dello stomaco, ma anche la sacietà di chi pensa di avere tutto capito, tutto fatto, tutto fatto bene, tutto sistemato, accontentato, accontentato magari persino il Padre Eterno, apposto, apposto. Invece siamo invitati ad amare la beatitudine del giudiposto. Ci possiamo però domandare perché, ma voi per il nostro incontro ogni settimana, questo l'avete ormai già sicuramente inteso, no? Qual è la cosa cui viene molto il Signore? La cosa più importante per Lui? E' che nessuno vada da solo. E' che nessuno sia da solo. Questo è il punto. Allora, certo, non è difficile capire che quindi quella persona che oggi è bene, che tu cerchi, è vero, perché aspetta in realtà un segno da te, allora è importante che tu capisci che qualche cosa gli devi rendere. Altrettanto, dicono le scritture di oggi, è importante che anche tu però abbia bisogno. E' importante che anche tu abbia fame. E questo stabilisce quindi un legame straordinario tra la povertà e l'amore. Tra la povertà e la comunione d'amore. Non permettevo di dire stamattina, noi non siamo qui perché c'è il precetto domenicale, noi siamo qui perché abbiamo fame. E allora abbiamo bisogno, no? Di trovare nutrimento. E quel pezzo di pane che viene preparato poi sulla mensa dell'Eucaristia, c'è un pane ricchissimo, un pane di perdono, per esempio. Un pane di comunione. E quindi non da soli. Perché non da soli? Perché non da soli? Perché Dio non è da soli. Anche lui vive di questo. Anche lui è l'amore e vive dell'amore. E quindi gli fa dispiacere ogni interpretazione solitaria della vita. Ed è importantissimo quindi anche quel breve testo della Lettera ai Corinti, dove in qualche modo dice, vedete, ci nutriamo tutti questa mattina dello stesso pane, ci disediamo tutti allo stesso calice, e quindi anche noi però siamo una cosa sola. È vero. Sempre di più questo mi pare viene in chiara. Non è che possiamo accedere a questa assemblea come dei consumatori singoli, o io, ma quello che c'è dentro in questa assemblea, le sue speranze, le sue sofferenze, anche le sue assenze, chi non c'è oggi, e come sta, e come manca, e che cosa si può fare. E quindi questo percepire, no? Che siamo tutti insieme. Questa è la potenza di quello che la Messa crea e fa. È per questo che cerchiamo con delicatezza di allontanarci un pochino. da una ipotesi meritoria, e di conquista. È vero, di una certa caricatura della santità, come se il santo fosse un isolato, perché bravo come lui, non c'è nessuno. E invece cerchiamo di accostarci sempre di più, con semplicità, con cordialità, a un'altra immagine, che però noi prendiamo dalla nostra vita. Avete sentito la graziosità, è vero? Dice, il tuo Dio ti ha fatto percorrere, ti ha fatto percorrere in questi anni il cammino, nel deserto, per umiliarti, per metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no, i suoi comandi. Allora le sue parole, piano piano, piano piano, sono diventate il mio pane. Anche questa settimana, più di una persona mi ha interrogato sulla mia fede, fa bene, perché ne ho talmente poche, che probabilmente troppo non se ne vedono i segni. e però, a dire, ma tu, la fede ce l'hai? E siccome stavo un po' guardando questi testi, ti dicevo, non so che dirti, forse la parola è già troppo impegnativa. Certo, lui mi interessa, mi interessa, mi interessa quello che lui dice, mi interessa come lui pensa, mi interessa come lui, Gesù, vedi i poveri, considera la morte, guarda al potere politico, guarda alla parola e al silencio, guarda alle donne, gli piace, e allora, allora è come se mi disse, siete di lui. La fede è una seduzione, ed è quindi una specie di innamoramento la fede, per cui dopo, sì, non è neanche per scelta, no? È perché si è scelti, e quindi si corre volentieri, insomma. Mi sembra, no, che sia così. E anche per questo, avvertivo in questi giorni, che era bene, che mettessi qui in mezzo a noi, di non fare troppi discorsi complicati sulla fede. Possono essere anche pericolosi. È meglio fermarsi ai termini più semplici, per esempio della simpatia, che è una condivisione di pensiero e di sentimento, di intenzione e di sensibilità. È meglio affidarsi alla povertà del cammino, perché l'ultima parola di oggi, quella del Vangelo secondo Giovanni, è a dei termini impegnativi, Cattari, perché? È perché tira dentro la risurrezione, eh? E quando si tira dentro la risurrezione, il discorso si fa subito un po' delicatino, è vero? Almeno per gente come me, si fa. Vedete, chi mangia la mia carne, beve il mio sangue, ha la vita eterna, io lo risusciterò, nell'ultimo giorno. Eh, così, anche colui che mangia a me, vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non è come quello che mangiarono i padri, e morirono. Chi mangia questo pane, vivrà in eterno. Ah, non so tanto cosa dire su questo. Allora, lo lascio dire a lui, me lo lascio dire da lui. Quando non capisco una cosa, gli do la parola. Quando c'è un testo della Bibbia, troppo difficile, gli dico di leggermelo lui. Stiamo leggendo il libro dell'Apocalisse, per me è un ammattimento. Perché, tutti i commenti, ho 4-5 commenti, che mi sono trovato di qua e di là. Secondo me sono tutti fuori. Perché è impossibile che una volta che è venuto Gesù, le cose siano ancora tutti i pasticci, che bisogna castigare quello lì, premiare quello là, buttare giù al degli inferi. Io non la rego, questo. E quindi, io mi faccio una mia lettura del libro dell'Apocalisse. Che, d'altra parte, mi sembra di sperimentare. Perché? Perché io avverto che quando il Vangelo casca dentro nella mia testa e nel mio cuore, i diavoli scappano via. Dopo ritorno, perché io lascio la porta aperta, quindi sono belle che fritto subito. però in quel momento io vedo che il male e la morte scappano via. E io vedo che l'ingiustizia è pulita. Io vedo che questa fame ingiusta è contestata, è criticata dal Vangelo che piomba nel mio cuore e nella mia mente. Io penso che adesso bisogna pensare tutto così. Per cui, ieri mattina commentando il testo, mi permettevo di dire, sapete perché fa tanto paura sta parola dell'Apocalisse? Perché la parola di Dio è troppo bella. E quindi, fa troppo bene. Quindi, dà anche un senso in qualche modo di sgomento. Di sgomento. Perché? Perché i cose alle quali prima ero attaccato e affezionato non ci sono più. Perché non andava bene andare dietro a queste balle, no? Lasciale perdere. Ti fanno perdere la testa, la pace, il cuore. Nutriti di quello che conta. Anche perché questa fame che c'è in giro nel mondo non possiamo perderla oggi dato che la fame è citata. Ci sarà una fame buona che è la fame della giustizia, la fame della pace, la fame del Signore. C'è un'altra fame che però è tremenda. Ed è quella per la quale noi lasciamo digiuno alla gente, no? Quei miei amici che se ne intendono di tutti questi conti mi dicono che tutte le volte, ma ve l'ho già detto, che mangiamo una bistecca, uno crepa. È un conto che fa impazzire, insomma, per carità. Può essere anche un modo immaginifico per far vedere una cosa che però è vera. Però è vera. Perché di tante morti siamo colpevoli, no? E noi perché siamo colpevoli di tante morti? Ci vende frate, siamo cristiani, ma com'è che va così? È perché non abbiamo tenuto viva un'altra fame. Abbiamo in qualche modo chiuso la partita, abbiamo chiuso la passione del cuore, abbiamo chiuso la necessità di mettere la nostra mano in una mano più grande, più buona, più forte della nostra. Abbiamo perso la fame del perdono e quindi abbiamo disimparato a chiederci scusa, abbiamo disimparato a suonare il campanello per dire posso fermarmi un momento? Anzi, la cultura nella quale viviamo ci mette in sospetto su tutte le forme di povertà e quindi anche là dove siamo poveretti dobbiamo far finta di non esserlo, no? Invece finalmente, qualche volta mi cazzo di vedere questa cosa, finalmente piange, finalmente piange. C'è un malandrino che gira intorno per il quale fra l'altro ho moltissima simpatia e poi a un certo punto mi ha telefonato per dirmi posso venire a fare la doccia? Toccano, vieni, vieni a fare la doccia. Perché? È perché intanto quando uno comincia a chiedere qualche cosa è sulla strada buona. La povertà non traduce. O darsi qualcuno debba dirti di no, oggi non posso, eh? Ma tu non desistere mai dal mendicare. Mai. È vero? Solo se sarai mendicante saprai anche fermarti davanti a chi sta mendicando accanto a te. E quindi recuperare questa dimensione di un popolo di povera gente, è vero? Il Signore li ha fatti camminare nel deserto dove non c'era l'acqua, gli tiravano fuori l'acqua da una roccia, c'era niente da mangiare, gli faceva scendere quella marla, citata due volte nel testo di oggi del Deuteronomio. Un circo che neanche si conosceva, boh, cos'è? Sono venuto a messa stamattina a fare la comunione. Ma che cos'è? Va bene, faccelo la comunione. Faccelo la comunione. Mi fido di te. E tu fai questo, ci vengo anch'io a farlo. E perché ci vedi? E perché ci vai tu. Perché ci vai tu. Questo è importantissimo, no? Le imprese si possono mica fare da solo. L'altro giorno, io devo parlare all'ospedale, un convegno sui tumori, sui tumori, i particolari femminili, insomma, i tumori del seno, eccetera, eccetera. Era tutto un discorso che era bene che ci fossero i maschietti a ascoltare quello che i dottori facevano e quello il Signore faceva. Ce ne erano tre, quattro, di cui due erano dottori. Ma dove sono? Una grande assemblea di donne malate, sole. Che quando ti parlano di questi problemi, eh, ti fanno venire freddo, eh? Perché? Perché il suo uomo, quando ha saputo che c'è quel problema lì, eh, insomma, le ha fatto un sorrisetto da lontano, beh. Ma la carezza, no. È tremendo, no? È tremendo. E quindi è importantissimo, capite? Continuare la vera e farla. È vero? Sono un po' arrabbiati, adesso molto arrabbiati. Anch'io sono perplesso per tutte queste cose strane che succedono nel mondo islamico. Cose anche violente, cose cattive. Quindi anche qui, in piazza, sindaco, vieni a dire due parole, vieni a dire due parole. Ho parlato solo chiacchiere laiche che ho fatto questa settimana. Eh, però, sono preoccupati, perché? Perché avrei bisogno di sapere la strada che loro fanno. Voglio camminare anch'io, insieme con loro. È vero? Adesso sto proponendo che quella preghiera che il Papa ha fatto in casa sua, no? Sto scrivendo un po' in giro, non ho parlato un po', perché non la facciamo diocesi per diocesi, chiesa per chiesa, curia per curia, che ne so io. È vero? Una volta all'anno facciamo una preghiera così. Viene un ebreo, viene un musulmano, viene un cristiano, e si fa preghiera. Allora sto studiando un po' quelle preghiere che hanno fatto quel giorno lì a casa del Papa, per vedere come si potrebbe riprodurre. Eh, sono cose importanti. Sono cose importanti. È vero? Perché? Perché io ho un grande interesse che l'Islam vada bene. Vediamo tutti e due da Abramo, e io faccio parte anche di un gruppo, un gruppo per dire, che ritiene che sia lo stesso Dio che abbiamo. È lo stesso Dio. Lo chiamiamo con nomi diversi, lo conosciamo in modi diversi. È diverso il modo di andare a cercare Lui e di essere da Lui cercati, ma è lo stesso. È lo stesso. E quindi è molto importante, capite? E abbiamo fame anche l'uno dell'altro. Dimmi come pensi. E farci delle domande. Perché fai così? Perché fai così? È vero? È importante questo. Stamattia qui Davidone mi diceva, ma com'è che noi abbiamo sette sacramenti e i protestanti ne fanno solo due? E' vero? Perché in quei due lì ci mettono dentro anche tutti gli altri. insomma, è vero. Eh, però certo, cerchiamo, no? Di conoscerci, di scambiarci, di avere. Questo serve anche nel rapporto con la suocera, però. Anche con la suocera bisogna scambiare qualche pensiero. Anche con quelli vicino di casa bisogna scambiarsi un saluto. bisogna essere facitori di pace. Per essere facitori di pace è buona norma aver bisogno. Perché altrimenti i trattati di pace ne sono trementi perché li fanno i vincitori. Eh? Li fanno i vincitori. Sapete, no? Le vendette che ci sono fatti nel secolo scorso. Perché quando nella prima guerra mondiale la Germania ha perso, poi sono dovuti andare a Parigi, a Versailles dove i vincitori facevano il trattato di pace e l'hanno fatto nella sontuosa sala del trono. Quanto però i tedeschi sono entrati a Parigi nella seconda guerra mondiale Hitler ha voluto che la resa della città avvenisse in quella stranza. Cioè se sono i vincitori, capite? Diventa un arco di trionno. Invece è necessario che sia la povera città gente che mette avanti la necessità della pace. È vero? Davanti al nostro mondo troppo sazio che non ha più magari troppa fame del Signore e della Sua Parola allora la fame dei poveri oggi è un grande grido però bisogna che lo ascoltiamo. È vero? Bisogna che lo ascoltiamo. E in modo particolare certo la comunità cristiana, capite? perché è citato il gesto nel testo sempre della Lettera ai Corinti è citato il gesto che fra un po' si farà qui sull'altare, no? C'è un unico pane e lo spezziamo. vero? Certe volte sarebbe bello averne proprio uno solo e spezzare per tutti in maniera che ce ne sia per tutti però capite il significato meraviglioso e tremendo di questo spezzare in fatto perché vuol dire che deve essere per tutti quindi deve essere per tutti buoni e cattivi deve essere per tutti qualunque sia la sua fede deve essere per tutti qualunque il posto al mondo in cui abita è vero? e poi una volta sarà una fame di una parola una volta di una carezza una volta di una medicina no? eh però questa preoccupazione allora io pensavo di suggerirvi questo per fare la festa del corpus domini pensiamo a questa grande fame e a questa grande fraternità al Signore piacciamo così al Signore piacciamo così quando Lui vede ci mettiamo alla stessa mese io ero là appunto nella piazza di Betlemme quando il Papa ha detto che invitava c'era lì il Presidente Abumaz e gli dice ah vi invito a casa mia oh che respiro ecco che respiro allora suppongo che mentre andiamo a casa ognuno di noi potrà riflettere su chi invitare oggi è un po' tardi su chi invitare domenica prossima va bene mettiamoci d'accordo così mentre andiamo a casa pensiamo domenica prossima vediamo a cominciare da chi eh a cominciare da chi se non lo inviti non avrà la mensa o se non lo inviti mangerà da solo che è una gran pregiatura allora trasformiamo la nostra vita in una mensa nel poco che siamo ma il gesto è già altissimo è come una messa la messa di casa tua dove sarà ospite quella persona che stai pensando di invitare che è ego però isa rimasti pensare o이 momenica qui sono