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-SSTrinita 2014 omelia_GiovanniNicolini-20140615(11).mp3

Data: 15/06/2014

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Eh sì, oggi siamo in troppi. Bisogna che ne teniamo conto. Vabbè. Quando stamattina ho cominciato la giornata ho pensato di voler fare come Mosè, che quella mattina, come abbiamo ascoltato dal libro dell'Esodo, si è alzato e ha preso su due tavole di pietra e poi è salito sul monte in maniera che Dio potesse scrivergli i comandamenti della legge. E però quando poi ho cominciato a sneppiarmi la testa e il cuore, mi ha detto, il cuore è mica che prendi sulle tavole. E perché? E come si fa adesso? Adesso le cose non vengono più scritte da Dio sulle tavole di pietra, vengono scritte sul cuore della gente, sul cuore delle persone. Ho detto, eccidente, ma se deve scrivermi tutti i comandamenti, qui non ci sta mica, ci sta roba. E poi invece mi sono accorto che ci stava perché ci ha scritto una cosa sola. Non ci ha scritto quei dieci comandamenti, sapete? Quelli che, insomma, si imparavano una volta, forse bisognerebbe un po' sapere anche adesso, ma oggi non è giornata d'esami. È vero? E fatto sta che invece che quei dieci comandamenti, e ce ne ho trovato uno solo, dove dice appunto quel che cercavo di dirvi già dall'inizio, e cioè che bisogna volere bene, e che bisogna volersi bene, e che questo qui è l'unico comandamento che c'è ormai. Per far questo, lui ha mandato in mezzo a noi Gesù. Gesù è il suo figlio, e lui gli ha detto, ma bisogna che tu vada giù, perché le cose sono troppo complicate. E poi mi accorgo che la gente non è mica tanto felice. E mi accorgo che molti fanno fatica proprio a vivere. E molti fanno fatica anche a vivere bene, cioè con gioia, con pace. Avete sentito i consigli che oggi dà Paolo. Dice, fratelli, siate gioiosi, tendete ad essere bravi, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace. Invece non funziona tanto. Allora, il buon Dio ha fatto questa pensata. Bisogna portare tutto una cosa sola. Che la cosa importante è volere bene. E il primo che ha dovuto un po' aggiustare il tiro, sapete chi è? Lui. Perché poi c'era un po' l'idea che se tu funzioni, pigli un premio, ma se non funzioni, pigli un castigo. E invece lui ha mandato questo figlio a dire, sì, se sto lì a badare quelli che funzionano, e se devo voler bene solo quelli che funzionano, ma come facciamo qua? Allora, l'ha mandato questo figlio per dire che lui vuole bene a tutti. che se c'è un'attenzione speciale che lui ha, è proprio per quelli che fanno un po' più fatica a voler bene. Perché c'è stato un incidente nella loro vita, perché hanno avuto una vita magari un pochino più complessa quando erano piccolini, perché si sono trovati davanti a dei problemi troppo grossi, e quindi il loro cuore si è ingiurito, fanno un po' più fatica. a quelli bisogna che lui gli voglia ancora più bene. Perché voi sapete che tutta la vita non è altro che questo viaggio che noi stiamo facendo per andare a casa di nostro padre. E lui a casa se li vuole portare tutti, tutti, tutti. Capite? Ed è per questo che, siccome il viaggio è lungo, bisogna anche un po' nutrirsi. Vi ricordate come facevano i nostri padri nel deserto, no? Tutte le mattine lui faceva trovare sulla superficie del deserto quella farina che si chiamava manna, è vero, e loro con quello mangiavano. E per quarant'anni hanno mangiato, mangiato tutti i giorni, pane quotidiano, per arrivare fino là. Questa è la festa del pane quotidiano oggi, è la festa della manna. Sono cresciuti i piccoletti, eh? Sono cresciuti. Non siete accorti come sono cresciuti? Perché a stare insieme di giorno in giorno se se ne accorge di meno, no? Ma magari uno che, un nonno che è arrivato qui, qualche mesetto che non lo vedeva, dice ma come è diventato grande? E siccome sono diventati grandi, adesso hanno bisogno anche loro di potersi nutrire nel viaggio della vita. E di che cosa ci si nutre? Eh, è semplice. Siccome bisogna voler bene, bisogna nutrirsi di amore. Voi come li avete portati fino ad oggi? Devo chiedere scusa ai bambini, oggi non parlo mica ai bambini, eh? Io oggi devo fare un po' di conversazione tra di noi vecchi, perché abbiamo un po' di cose da metterci a posto, un po' da ricordare. È vero? Di che cosa li avete nutriti fino ad oggi? Del vostro straordinario amore? Ah, sarebbero mica qua. E invece voi, bravissimi, gli avete voluto un gran bene. Dice io gli ho insegnato poco catechismo. Ah, ma non c'è nessun catechismo bello come il voler bene. E che serve? E che serve? È vero? E voi quindi li avete nutriti con il vostro sguardo, con le vostre labbra, con le vostre caresse. Qualche volta avete anche potuto pregare per loro. Li avete sempre ricordati. Per loro avete lavorato, avete faticato, avete cercato la pace. E quando c'era un momento di tristezza, avete detto, non è possibile che arrivi a casa e trovi che siamo messi così. E allora anche a Patinca abbiamo cercato di fare festa. Bravissimi siete stati. E l'ho visto anche quando durante il catechismo abbiamo avuto queste avventure del catechismo, vi ricordate? Ha cominciato Tommaso l'Africano. Adesso sta tornando in Italia, glielo ho detto. ora che facciamo la comunione. Ah, bene. È vero. Poi abbiamo avuto... Chi abbiamo avuto? Il cozzo. Abbiamo avuto il cozzo delle ritre. Abbiamo avuto anche qualcuno che non crede neanche nei radici. Vieni a che ti affari il catechismo, ma non ci credi. Chi è? Chi è? Chi è? Chi è? Chi è? Ci sono dei segreti che non posso del tutto dire. Perché c'è qualcuno che ha insegnato Gesù al suo bambino. E però mi è venuto a dire, ma te dici che è una bella cosa se lo faccio io? Ma io proprio non ci credo. Ma? E allora cosa potremmo consigliare? Ti ho detto, ma fai così. Tu, ascolta Gesù insieme al tuo bambino. Mettiti vicino al tuo bambino e ascoltatelo. Leggetelo una riga per ciascuno il Vangelo. Ma è andata bene. È andata bene. Ma adesso voi dite e quel papà lì adesso ha la fede? Ma che cosa vuol dire avere la fede? Cosa vuol dire avere la fede? A te ti è simpatico Gesù? Ma sì te. Mi è simpatico. Come parla, quel che fa, la pazienza che ha, il perdono che dà, i miracoli che sa fare che haci quel Gesù lì? Eh, peccato che sia una fiaba, è stato inventato. Ma che bella fiaba. Per fortuna che ho quella fiaba lì. Eh, siccome ho quella fiaba lì, ci credo. E poi, sai perché ci credo? Perché io Gesù, prima di tutto, l'ho conosciuto negli occhi di mia mamma. Perché pensa che ho una tale memoria indietro che mi ricordo quando avevo tre anni. e per lei era un momento tremendo, tutte le volte che arrivava il postino, perché lei aveva suo marito nella guerra, che era poi mio papà, ma io non l'avevo mai visto, di fatto. Ed era nella guerra. Allora lei aspettava sempre le notizie. Io mi ricordo i suoi occhi. Con le poche volte, poche, poche, che tutti gli occhi le si illuminavano di gioia e piangeva di gioia e invece le altre volte che non voleva farmi vedere, che piangeva di dispiacere, di preoccupazione. E quante cose mi hanno insegnato gli occhi di mia mamma. Io Gesù l'ho cominciato a imparare lì, negli occhi di mia madre. E poi tante cose della mia vita. Figurasi, quasi 75 anni, dovrebbero stare qui fino a stasera per dire tutto il Gesù che ho imparato nella vita. E anche questi papà e queste mamme, lo dico per i nonni, gli amici, sono stati dei papà e delle mamme super, eh? Super. Gli sono sempre stati vicini. Sempre. Con grande affetto. Con grande pazienza con noi che avevamo schichatechisti un po' stranotti. E il fatto sta che quindi abbiamo sentito che era una strada che facevamo insieme. E poi ci siamo accordi di una cosa ancora più grossa. Dice, loro vanno a fare la prima comunione, sti bambini. Ma guarda, che mi prendono per mano come se ci andassi io a fare la prima comunione. E quindi alla mia comunione di oggi mi ci ha portato lui o lei, quella piccolina. Ecco, mi ci ha portato lui, mi ci ha portato lei. E quindi mi ha concesso il mio bambino e la mia bambina di ricominciare come da principio. E come te, Giovanni, pensavi di aver imparato Gesù dagli occhi di tua madre? È vero, anch'io che sono papà e che sono mamma l'ho reimparato Gesù dagli sguardi del mio bambino. È per questo che è una festa di tutti oggi, vedete? È una festa di tutti. Non credeteci mai quando vi dicono che quelli che non funzionano andranno all'inferno. Non credeteci mai. Se c'è qualcuno che rischia un po' di andare all'inferno è che qualcuno è un po' troppo sicuro di andare in partizio, di aver diritto. Allora è un pochino pericoloso quello lì, no? Cosa conviene pensare? Che nessuno se lo merita e quindi bisogna che ci porti lui. E sapete che il fatto che noi lo rappresentiamo sempre sulla croce vuol dire poi una cosa bellissima, no? Cioè che lui ci ha regalato la sua vita. Lui ci ha regalato la sua vita. Lo dico adesso per quelli che vengono qui magari per la prima volta o che non vengono tanto. Perché sapete che a motivo di quel crocifisso lì in questa parrocchia dove siamo e dove siamo insieme stamattina è proibito morire, eh? Quindi si può mica morire. Dice, ma allora come si fa? Ah, dice, si fa così. Qui invece di morire si dà la vita. Vedete? Lui ci ha regalato la vita. Non si può dire proprio che è morto. Vedete che chi l'ha dipinto l'ha dipinto con gli occhi aperti perché è vivo, è risorto e continua a regalare vita, continua a regalare vita. Capite? Non si deve morire. Bisogna dare la vita. Per poter dare la vita bisogna nutrirsi. E lui ci continua a dare la vita. Oggi siamo venuti qui a nutrirci della vita di Dio che è la sua bontà. E questo pane che viene spezzato e noi ce ne nutriamo è il pane dell'amore, il pane della riconciliazione, il pane della pace. Bene. Allora, adesso abbiamo finito il Catechismo dei Grandi. I piccoli il Catechismo l'hanno fatto e quindi adesso andiamo avanti nella messa. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie.