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XIV dom. T.o. anno A 20110703 WS750097 (1)_1.mp3

Data: 03/07/2011

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Bene, facciamo attenzione un momento al testo del profeta che in qualche modo ci porta alle mura di Gerusalemme e per il porto della teologia cristiana alla domenica delle palle, il testo profetico che celebra il grande ingresso del Messia a Gerusalemme. Volevo ritornare la vostra attenzione particolare. Riascoltiamo il primo versetto di questo testo. Esulta grandemente figlia di Sion, giubila figlia di Gerusalemme, il testo ebraico non dice vittorioso, dice in un certo senso il rovescio che vittorioso. Dice salvato. Non ho mai trovato nel testo ebraico della Bibbia, ebraico della Bibbia, dove è il mio poesione? Il lettore, il fatto bene, è un esperto. Non ho mai trovato la parola di Toria. E non ho mai trovato l'aggettivo vittorioso. Ma tutte le volte che noi scriveremo vittoria, il libro santo dice salvezza. E tutte le volte che noi potremmo dire vittorioso, il testo al libro dice, appunto, salvato. Perché nell'orizzonte di Dio nessuno vince. Nell'orizzonte di Dio si è salvati, non si vince. Anche quando estremamente, esteriormente, si potrebbe chiamare una vittoria, il figlio di Dio sa il suo ritmo che non è una vittoria assurda, ma che è un'azione di salvezza, di Dio messo a confronto. Lo è così fortemente che questa parola salvezza è tutta dentro nell'intimo della fede ebraica e delle interpretazioni di Dio. Ad esempio, i maestri dell'Ebraio, secondo quando commentano la creazione, per esempio, cominciano a dire che fortuna che ha detto sia la luce. Così la luce è stata liberata dalle le pebre. Oppure, quando dicono della creazione dell'uomo, delle scritture, dicono che bellezza. È stato salvato dal fatto che prima non c'era. tutto è salvezza. È salvezza anche stamattina. È salvezza per una persona come San Francesco, il fatto che oggi ci sia il sole, e che sia così luminoso e così bello. È salvezza. è salvezza il fatto che tu abbia accanto a te in questo modo, con una nuova divina di Dio. e oggi è questa persona che è il segno di Dio. È salvezza. È salvezza che oggi è andato sia lui per il suo amico. È salvezza per lui, certamente. È salvezza per noi. tutto sempre è salvezza. Nel senso che tutto è il segno e lo svolgersi della bontà di Dio per noi. è andato a trovare una sigla orizzazione che chiede da Rossano a casa a voi. Eh? E parte di quelle terre... Sì, anche bello. Vedi, è salvezza. Parte di quelle terre che sono italiane, però hanno costruito delle immolità, della liturgia eletta, e che quindi sono piedi di questi segni. Allora mi dà una telefona, le porto alla comunione, e mi fa tante domande. E una domanda che la sigla sempre è che lei, il suo primo figlio maggiore, quando aveva ventino avanti, era già qui a fare il curatore a Bologna, da Pesso per un incidente sul lavoro. Adesso attualmente è ospitata dal titolo dei sordini di qui, perché la sua situazione è molto difficile, e quindi è stata molto dentro all'ospedale, è un caprino che va verso il suo egipto, però molto sereno, molto bello. Appunto per un po' di essere tornata a Rossano. Molta nostalgia per il c'è che sta bene qui, perché qui tutte le cose non vede. Allora mi domanda, ma adesso mio figlio che vedete che sono malato, se mi stilaci, avrà di spiacere, e lui sarà triste, e mi dice, non lo so, ma è stato difficile che il paradiso, qualunque possa essere triste. E perché? E perché il paradiso ognuno ha in pienezza lo sguardo della speranza. Allora, allora, dico questa mia mente, vedete, invece di essere triste, lui dice, guarda, guarda, la mamma sta venendo per cercarmi e trovare. e lei è tutta contenta. E allora, io credo che così di fare i patieri, se pare che il senso del suo capito, e lei è tutta contenta perché dice, allora lui è contenta per me. Sì, lui è contenta. E allora lei mi dice, anch'io allora sono contenta. Sono contenta. E credo che effettivamente sia proprio così. Noi oggi appunto della celebrazione della Divina Liturgia, di questa Domenica, con stupore e con emozione, riceviamo tra di noi l'amico del nostro caro Messia, Gesù. Questo umile Messia, inaspettato, se non proprio da questa isolata patenzia e da alcune altre importanti passaggi della scrittura, quando gli ebrei si aspettavano il Messia, si aspettavano comunque il nero di Gidò, o per lo meno certo un uomo reddabile, un grande principe della pace, e vedono invece arrivare questo marello, sul suo asilino, qui per il dittorio. Ma la gente di Gerusalemme, come sapete per la festa del Paglio, lo riconosce. è proprio lui. E anche noi, cari fratelli e cari sorelle, oggi siamo chiamati a riconoscere. È molto importante riconoscere, e non riconoscerlo tra i fincitori, ma riconoscerlo tra i salvatari. Ed è bellissimo che, vedendo questo, lui parli così intimamente a voi, attraverso la preghiera che oggi abbiamo ascoltato, preghiera di Gioca, di Gesù al Paglio. Gesù oggi è contento di suo papà e gli dice quelle parole bellissime che abbiamo ascoltato. Ti ricordo l'Opne, Padre, Signore del Cielo e della Terra, perché hai nascosto queste bellezze ai sapienti e ai doni e le hai rivelate ai piccoli. Simpatica, perché così è piaciuto a te. Tu, un Dio piccolo per un popolo di piccoli. La Chiesa è questa. Sento sempre fatica. Certo, anche io, tutte le volte mi sento fuori dalla Chiesa per la mia superpia, per le ferite del mio orgoglio, per la violenza dei miei sentimenti. Però non capisco. So che sto fuori. So che sto dentro alla benorezza del Signore e allo splendore del Suo Vangelo, perché quando si riesce a accettare la nostra piccolenza, subito allora anche il Vangelo diventa chiaro, perché è una parola che è stata preparata per i più piccoli e i più poveri dei figli di Dio, per gli ultimi del conto. Allora anche il Vangelo diventa facile quando noi riusciamo a ritornare nella nostra condizione più vera. Perché poi, che siamo piccoli e poveri, non è mica mai il Vangelo. È semplicemente vero. È semplicemente vero. Pensate a quante persone in tutto l'arco della nostra vita hanno dovuto farci le nostre carità del loro affetto, della loro attenzione, della loro cultura, della loro competenza medica, della loro pazienza. e non continuamente riceviamo il dono che è il vostro. È parola, questa volta, greca, che vuol dire misericordia di tanti che sono intorno a noi. Di tanti. Non ci siete più conti. Viviamo in una specie di sottomoltura dei diritti, per cui tutti gli abbi loro diritti, allora i diritti possono mettere un po' vicino a doveri e a contraposizioni, che non so dire che non sono sbagliate, ma sono tutte interne da un mistero più grande. Che tutto è grazia. Che tutto è dono. È dono anche per la feglie Isabella di Rossano, la sua malattia, che la porta verso il suo figlio. Tutto è dono. Allora, non è che dobbiamo fare cose speciali. Stavattina, di questa ripresa del tempo ordinario della liturgia. Dobbiamo semplicemente ritrovare noi stessi. E ritrovare anche questo gusto del ringraziamento che ha appunto stato accesso a imitazione anche delle salle scritture. In conoscenza che lui sentiva per dire che aveva fatto il cielo e la terra, che aveva fatto il sole e la luna, che aveva fatto l'acqua e la terra e i fiori e le ere. E poi, negli ultimi giorni prima della sua morte, ringraziava Dio per sora questa morte come corretta. Per tutto. Perché nel cuore dei piccoli, in questo incontro tra i piccoli e questo Dio che si è fatto piccolo fino a Gesù, per venire in mezzo a noi, tutto, tutto, si è in noi. Tutto, si è. Però oggi dobbiamo fare un passo. Perché? Perché dopo per te le ringrazio, queste robe le hai nascoste ai grandi, ma le hai date ai piccoli e le cose più importanti le hai rivelate a loro, fanno una giunta molto strata, vero? Perché? Perché dice, e quindi tutto è stato dato a me dal padre mio. E nessuno conosce il figlio se non gli parla. E nessuno conosce il padre se non gli figli. e colui al quale il figlio vorrà rivelare. Proviamo a fare questa passione. Dopo per te, che le cose lui non le rivela in grandi, ma in piccoli, dice, nessuno conosce il figlio se non gli parla. E come fa a conoscerlo il padre così bene il suo figlio? E qui c'è il punto del padre. Il padre non conosce il figlio perché è piccolo. E il figlio perché può conoscere il padre? Può conoscere il padre perché è piccolo. Cioè la preghiera di oggi ci conduce dentro nel mistero di Dio. E vedete lo sapete, nel mistero di Dio nessuno è grande. Nel mistero di Dio c'è solo il mistero dell'amore. E il mistero dell'amore è il mistero dell'essere amato. E quindi il padre si fa piccolo davanti al figlio quando il figlio dimostra nella sua amorezza il mistero della Bibbia. E il figlio si fa evidentemente piccolo davanti al padre e obbedendo al padre riconosce tutta la gloria per la umiltà del padre. Il mistero di Dio stesso è un mistero di umiltà. Non andatevi troppo in giro a dire lasciatelo a questo prete matto che vi parlo stamattina perché potreste trovare qualche complicazione. Ma voi nell'intimo del vostro cuore stabilite confidenza con Dio che si fa piccolo e che è piccolo. Questo è molto importante. Perché? Perché certe volte la vita, le prove della vita, gli errori della vita, i nostri cambiati ci fanno così vivere, ci fanno così poveri che noi potremmo vacillare della speranza e del capperino. che sono andato a una piccola gioco. E' vero, oggi Vincenzi compiegliati in questo caso di Vincenzo. E mi sono ricordato che noi dovevamo qualche anno a fare. Fare un viaggio per l'Africa, per il Vecchio. Però ha compilato di un mese di un guai, di un uomo dall'altro in casa. E poi i suoi guai, sapete cosa sono che fosse avere sempre l'ora, che non essere sempre a posto con le preghiere. Sono tutti dei guai di bravura. Tra un uomo, di un uomo, di un uomo. E' un certo punto di tutto questo suo bravore. E allora una sera l'abbiamo sgritato. E lui a un certo punto, sgritato, ha detto allora vado in camera. E abbiamo andato in camera. Allora Lorenzo tutto preoccupato dicevo ragazzi io vado a guardare da Vincenzo in camera. Ed ha detto da Vincenzo e Vincenzo lo accolto con un sorrisino un po' mesto. E gli ha detto Lorenzo, qui mi sto giocando l'Africa. Allora vengo sentito in pergarmi salvo di Lorenzo. E certo, perché queste sono le risorse dei libri. Questo è il grande patrimonio di bene del Dio. E capite, Aaron è questo dono della picconezza. E' Dio che ce lo riempie. Perché? Perché quando ci siamo trovati nelle più grandi difficoltà della nostra vita e abbiamo avuto l'impressione che potesse accadere come accadema a Gesù sull'approche che a un certo punto tutti si sono scodati la gamba e l'ha lasciato solo. A un certo punto voltandoci sulla panchina della nostra assoluta udine abbiamo trovato uno che era seduto vicino a noi. Chi era? Era Dio. Perché Dio non abbandona mai. perché Dio si fa sempre più piccolo di ogni nostra propolenza e ha capito che solo così facendo si più piccolo di noi comprendeci la mano di farci fare la strada. Se fosse troppo grande e ci fosse uno qui nella chiesa della dozza troppo piccolo questo non scapperebbe dalle mani di Dio. Vedete cosa succede ai re della terra. che contraddicono il loro nome perché la parola da re è una parola che vuol dire uno che regge e quindi uno capace di sostenere. Quindi uno sarebbe un vero re quando è capace di portare tutti. invece i re che non sono capace di portare quasi nessuno stanno sempre appogliati sulla testa della gente e quindi servono a poco i re che restano. il Signore invece è il nostro re e anche i bambini a Gerusalemme quella mattina lo riconosceranno come il tempo. Perché? Perché è capace di star solo. C'è infatti nel Vangelo una parola che non si muove pure in italiano non si sa come fare qualche volta viene tradotta con la parola pazienza qualche volta con la parola perseveranza ed è la capacità di Gesù di star sotto a tutto e a tutto. E' per questo che è il nostro Signore non perché sta su in alto e ci domina da lontano ma perché ci ama da vicino ponendosi sempre sotto di noi per sovredarci, per reggerci, per prenderci per il mano. Un versetto del Sato dice se cado non ho paura per il Signore mi tiene per mano. E mi sono sentito tante volte in tua mia vita come quei bambini che la mamma ha detto lei è quanto camminare? No! Dice un sato a lei che dice non mi serve per camminare in ogni modo mi tiene per mano. e allora lo si va quanti bambini fermano la mamma e il gioco e il passo tanto lei non deve nessuno. Sappiamo camminare? Non lo so. Certamente siamo per tutti i bambini. Certamente. E' una festa che oggi noi ci abbiamo per questo nostro fratello Marco ma come sempre accade nella Chiesa del Signore gli radicavano il primo e per tutti. E' per tutti. E' per tutti. E' per tutti. Allora è il radicato di Marco che viene pregiato dal Padre tra le sue mani e viene riconosciuto nel nome di figlio come suo figlio amato. e con un mio testo che vediamo nel senso di segnale.