XV DomenicaTO 2014-omelia-GiovanniNicolini-20140713(23).mp3
Data: 13/07/2014
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Testo dell'Omelia
Povero seminatore, che fadiga, per niente, quasi tutto non produce. E mi sembra questo il bello. Il bello sta proprio qui. Il suo desiderio in ogni caso di regalare questa parola. Le cose cambiano un po' infatti se ognuno di noi questa cosa la porta nella sua vita. Perché certo, in gran parte smarrì, smarrì, non è successo niente. Persa, contraddetta, dimenticata. Però quel poco che è rimasto. Com'è bello. E la nostra vita, com'è bella, per quel pochino che è rimasto. Per cui questo Vangelo mi fa sempre venire in mente il versetto di un salmo, il salmo 111, che parla di Dio. E Dio, dice quel versetto, ha sperperato. E usa un verbo che non ha buona firma. Perché, per esempio, per l'Evangelista Luca, chi sperpera è quel ragazzo che va via dalla casa di suo padre, con tutta la sua parte di eredità, e sperpera tutto. E lui è questo Dio che sperpera tutta la sua parola. E quindi bisogna capovolgerla alla parabola. E quindi non sgridarlo perché butta la sua parola sulle pietre. Ma volegli ancora più bene. Perché io sarò pietroso, ma lui mi segna. E lui getta la parola. E anche questa mattina può darsi che il tuo cuore sia lontanissimo da qui, che tu ti senta chiuso per qualche motivo. Ma lui passa e getta la parola. Io la mia Bibbia l'ho rivestita con quel dipinto bellissimo di Chagall, dove appunto si vede un giovane contadino, con un cappelluccio, forse, forse sta anche un po' piangendo, però con un passo deciso e la mano che getta sul campo. Allora ero andato a chiacchierare non so dove, e uno mi ha detto, ma perché ha messo quello? Lei non sa che si è ammazzato. Per questo quadro qui sicuramente è salvato. È bellissimo. È bellissimo. Questo gesto del Signore che non ha limiti. Che non ha limiti. Tant'è che è venuto a seminare anche da me. Allora bisogna partire da lì, ammirare per come Lui getta il sene. È passato da te, sì, è passato. È venuto anche da te, sì, è venuto anche da me. E quindi abbiamo ricevuto questa bella parola. Adesso sembra di capire che c'è una certa urgenza di che cosa? È che anche tu prendi il tuo sacchetto e provi a puntare. Prova, prova. Prova. Prova a raccontare il Vangelo. Ma come faccio? È difficile. Poi, chi sono io? Ma vi accennavo all'inizio. Parla di te. Parla di te per raccontare il Vangelo. Fa come faceva San Paolo. Che raccontava di sé. Ah, io li mettevo tutti dentro questi qui di Gesù Cristo. Ho preso qui un incarico a Damasco. Duemila chilometri ci sono da Gerusalemme a Damasco. Perché là si erano fatti su un gruppo di cristiani. Adesso ci penso io. Poi, po, sono caduto. La luce. Tutto cambiato. E quindi il Vangelo è il tuo racconto. E in questo racconto va benissimo che ci sia anche il passaggio inutile. Perché lui è passato, ma te l'hai soffocato. Te hai preso niente. Eh, certo. Certo. Perché anche la nostra vita di peccatori è dentro alla storia della salvezza. Tanto che quel versetto di quel salmo, del salmo 111, ha una precisazione importante. Perché dice che Dio sferferò, virgola, diede ai poveri. E lì si capisce tutto. Si capisce cioè che moltissime volte che lui è passato, provate anche a prendere gli esempi, sono abbastanza chiari. Non l'ho preso, perché in fondo non ne avevo bisogno. Avevo già le mie parole, avevo già i miei pensieri, le mie decisioni, il mio progetto, la mia cultura, la mia testa, la mia psicologia. Ma quindi non mi interessava. Quando è diventata importante? Quando sono entrato nella mia povertà? Quando la mia vita è cominciata ad essere troppo visitata dalla mia povertà? Quando ho incominciato a imparare a piangere? Quando ho incominciato a saper menticare? Quando ho gridato aiuto? Allora le cose hanno cominciato a cambiare. Tutto quel tempo, tutti quei suoi passaggi che ho sciupato, in fondo ero rito. In fondo ero rito. Molte volte ero rito solo della mia rabbia. Ma ero rito. Poi finalmente. E avete visto che nelle scritture di oggi c'è un esempio bellissimo contro tutto questo, che è quello della natura, della creazione. Usa delle parole bellissime per dire che invece la creazione ha tutta una gran sete di essere coltivata, inaffiata, fatta fiorire. Nello scorso qualcuno ha portato un giglio del deserto e crescere in una zona rarissima dell'Italia meridionale? Beh, si pensava che andasse. Oh, è fiorita. È fiorita. È fiorita. C'è un gran desiderio. Tutta la creazione, dice Paolo, che geme nell'attesa di essere fatta nuova, di essere riconquistata. Perché è stata sottoposta a tutta la fatica dell'umanità. E quindi anche lei è come decaduta. È servita per fare la guerra e non per fare la pace. È servita, è vero, per seminare discordia, divisione. È servita per questa situazione terribile che citiamo sempre di quelli che mangiano troppo e di quelli che non andano a mangiare. Povera natura. Però la creazione aspetta di essere riscattata. La sentite questa sollecitazione, no? La sentite dire per il bene. Questo pane che adesso viene appoggiato sull'altare e che desidera essere spezzato. Che desidera nutrire. Che desidera nutrire tutti e quindi vuole essere spezzato di più perché se ne deve essere per tutti. Non bisogna sciupare la creazione. Perché deve essere a tutti regalata. Un esempio bellissimo per la nostra vita. E per capire bene che cosa vuol dire che è adatto ai poveri. Non perché lui ha avuto della preferenza per i poveri, ma perché i poveri hanno mangiato volentieri. Quando tu sei stato un po' meno sicuro dei tuoi pensieri e dei tuoi sentimenti, in quel momento lì hai aperto una porticina. Quando tu sei stato meno convinto di avere quel diritto, o magari anche quel dovere, un po' meno sicuro. Allora ti sei un pochino più consegnato. Tant'è che c'è un altro verbo che mi voglio sottolineare. E' molto bello. Proprio in ultime le idee del Vangelo. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la parola e la comprende. E usa un verbo bellissimo per dire la comprende. Che vuol dire stare insieme. Perché per capire veramente non basta la testa, bisogna stare insieme. E noi ci siamo sentiti capiti dalle persone che hanno accettato, malgrado quello che noi eravamo, di stare insieme. E non ci hanno lasciato i sogni. E quindi hanno seminato su pietre, ma però sono ritornati un'altra volta. Allora finalmente noi abbiamo compreso. L'abbiamo compreso. E abbiamo cominciato a stare insieme. La terra buona è quella libera. E' una terra che finalmente ha sete, capisci? E' una terra che finalmente ha sete. Allora, guarda il giglio del campo. Come fiorisce. Perché lì dove lo vedi cresce, questi giorni l'ho visto, ma è proprio deserto, deserto. E lui con una goccia d'acqua fiorisce. E anche la nostra vita è fatta così. Perché se qualche volta c'è incapitato in fondo a una corsia d'ospedale, mi ricordo sempre il volto di mio padre. eravamo a Milano a aspettarli perché loro venivano, la mamma e il papà, da un convegno. Scendono dall'aereo, questi qui non arrivano. Noi eravamo lì tutti i figli, eh, aspettate. Arrivò una zia all'aeroporto. Dice, eh, ragazzi, non arriva. Oggi non arrivano. Non arrivano. E il papà non è stato bene. E poi ci ha detto che era stato proprio male. E allora in un'ora si è deciso che più vecchio che ero io partisse subito. E quindi mi hanno messo su un aeroplano. E sono andato... Avevano fatto l'atterare l'aereo con della velocità speciale perché arrivasse. Perché non pensavano che ci arrivasse. E è atterrato a New York e subito l'hanno portato in quell'ospedale Kennedy che è vicino all'aeroporto. Vabbè. E allora mi sono fatto un po' aiutare per capire dove dovevo andare. Avevano mandato me con la scusa dell'inglese che sapevo pochissimo. Vabbè. Sette sfigazioni. Alla fine mi hanno fatto vedere, ecco, la vada, vada, vada in fondo. E io subito non l'ho vista. E c'era molta gente perché era una specie di emergenza. E quindi erano molte le persone che erano lì intorno. Ma sveglia quella lì, avevano delle emergenze nella vita. E a un certo punto, in mezzo a tutte quelle facce, io mi sono accorto del suo sorriso. Perché lui mi ha riconosciuto. E io ancora non lo riconoscevo, ma lui mi riconosceva. E quando finalmente l'ho visto, è stata una cosa straordinaria per me quel sorriso. Allora a me pare che quando comprendiamo il dono di Dio, ecco, è come se la nostra vita si aprisse al sorriso e quel giglio finalmente fiorisse. Abbiamo avuto finalmente sete. E una delle cose più belle che il Vescovo di Roma sta raccontando in giro, è che è così importante quella sete, che qualunque sia la tua sete, anche una sete sbagliata, una sete che è colpa di tutte le scelte sbagliate che hai fatto, una sete che in ogni caso ti tiene lontano da tutte le cose ragionevoli. È buona. Perché la povertà, capite, commuove Dio in modo vastissimo. Vastissimo. Diede largamente ai poveri. E allora ci stanno dicendo che lui non ha bisogno che tu sia a posto per darti la parola, allora non avresti neanche bisogno di convertirti, l'avevi già, eri pronto lì, è bella, adesso mi metto a fare il bravo. C'è una preghiera alternativa della messa di oggi rispetto a quello che abbiamo fatto, che dice, concedi Signore che noi finalmente accogliamo questa parola e la mettiamo in pratica. Eh, te voglia. Eh, perché non la mettiamo in pratica. È che per fortuna ne abbiamo sete, ne abbiamo fame. Tutte le altre situazioni erano sacse, ma qui no. Prova a vederlo, eh. Prova a fare delle prove. Ci sono prove interessanti. Perché sembra che in quel gruppo lì di persone ci sia uno che proprio è un fuori legge. Però proprio non c'è niente da fare. Prova a partire da lui. Molto facilmente è più assidato. Gli altri hanno poca sete, quindi riescono a essere gentili, a dire molto mi interesse a quello che le stai dicendo. Prova a andare da quello là che non funziona. Forse ti farà vedere la sua grande sete. E questa è la meraviglia, capite allora, di questa parabola. E allora, il cattivo seminatore. Io semino dappertutto. Io lo butto dappertutto. Che bello. Nessuno di noi, cari fratelli e cari sorelle, sarebbe qui questa mattina. Se lui fosse un seminatore avveduto. Noi non saremmo qui questa mattina. Se qualcuno non si fosse in qualche modo commosso per noi. E quindi avesse trovato quel gesto e quella parola che ci hanno afferrato. È potentissima la compassione di Dio. Viede largamente. Sperperò. Tanto che c'è una spiegazione eretica della parabola del prodigo. Molto interessante. Molto divertente. E Giovanni Paolo, che dipinge e vede le icone, mi ha regalato l'icona del figlio al prodigo. E quindi quando devo andare a fare delle prediche un po' difficili, mi porto dietro l'icona e la metto all'attacco vivo. Perché in quell'icona c'è una stranezza. Il figlio è tornato a casa. Il padre lo accoglie. Il padre addirittura faccia fatica a tenerlo su, tanto l'altro è messo male. Praticamente è nudo. E però fa vedere una particolarità. Che in mezzo alle mani e in mezzo ai piedi, ha dei buchini. Mauvé. Mouquier. È Gesù. Il figlio al prodigo. È Gesù. Ha preso la sua parte e se n'è andato dalla casa del padre e ha sperperato tutto. Stesso verbo di quel salmo. Quando ritorna il padre gli fa festa, il figlio maggiore dice, ma quello lì ha sperperato tutto con le prostitute, adesso torna a casa e gli fa festa. Ma chi è? È Gesù. Il grande sperperatore. Gesù, vedete, è lo sperpero di Dio. Di questo è importantissimo che noi siamo certi, altrimenti rimettiamo i catenaci alla Chiesa. Adesso un momentino, sono stati tolti. Non mettiamoceli però. Non mettiamoci. Lasciamo che la porta sia aperta. Lasciamo che uno possa dirci, ho fame, ho seduto. Perché questa è la destinazione della parola. È per tutti quelli che hanno bisogno di essere cercati, trovati, raccolti, salvati, consolati. È fatta la parola di Dio per tutti quelli che non se la meritano. Tutta quella roba di cui Gesù dice, avete sentito, no? Quel discorso. Dice, ah, ma se gli altri, gli parlo con le parabole, ma a voi invece la spiego. Eh, certo. Certo. Noi ci andiamo a una parabola spiegata. Ah, sì, sì. Sì, sì. Perché? Perché quella stessa parola vorrebbe dire niente. Se a un certo punto non diventasse la parola per te, la parola a te, capite? Perché quella parola diventa vera? Perché finalmente sono un povero assetato. allora, allora lui me la spiega. Eh, capito? E diventa la parola per me. Ed è quindi chiaro che qui si tratta di un grande privilegio che Dio vuol riservare ai suoi figli più lontani. Eh, certamente. a quelli che funzionano meno. Eh, certamente. Una cura che lui vuole avere per quelli che noi abbiamo scomunicato. Eh? Ve lo ricordate la data? Luglio 49, no? Sempre la dimenticate. Come è? Eh? è la scomunica dei comunisti. Ma non si può scomunicare. Molti sono scomunicati. Ma tu non scomunicare mai nessuno. Dalla tua amicizia, dal tuo affetto, dal tuo pianto, dalla tua preghiera. Non scomunicare. Questo è il grande segreto. Questo oggi è la bellezza dell'amore di Dio. Facciamo festa all'amore di Dio. Dio, uno sferteratore. Che bellezza. Uno suppone. Ma che roba. Ma che roba. Pensate se andava nei posti giusti. Adesso state pensando a dove il buon Dio ci ha beccati. Vi ricordate? No, vado a aver vergogna. Ah, no, ma bisogna mettersi a posto. No, no, ma no. Si aspettava che mi mettevo a posto. Allora, il racconto del Vangelo. Oggi lo formuliamo come desiderio. Nei prossimi tempi bisognerà in qualche modo anche concretizzarlo. Perché con quella persona, a casa tua, dietro a quella scrivania, in quella corsia, o racconti tu qualche cosa o nessuno racconta. Sei aspettatissimo. Ecco. Tutto il Vangelo sta fiorendo. Le regole stanno diventando Vangelo. È così bello questo che appunto sto sperando che finalmente l'annuncio del Vangelo diventi un disordine. È la cosa che sto un po' chiedendo. Perché? Perché di solito quando uno fa una maracchella, tu dicendogli che deve convertirsi al Vangelo, lo metti in ordine. E ci dimentichiamo che Gesù l'hanno fatto fuori perché rompeva le scatole, perché creava del disordine. Chi l'ha fatto fuori? Il sistema del Tempio e il governatore romano. Perché era uno scucciatore questo Gesù? Il governatore romano, con meno ragioni, ma molto più oca dell'apparato ebraico del Tempio, alla fine l'ha messo in croce. Perché l'ha messo in croce? Perché disturbava il sistema. È bellissimo sperare che il Vangelo sia il disturbo o un sistema, capite? Perché abbiamo costruito un sistema così rigido, così rigido. Che erano tutti fuori. Bisogna riaprire la porta perché ci sia un posto per tutti. mi ricordo un vecchio prete che credo molti anche di voi conoscevano che veniva dal sud. Io me lo ricordo perché quando vado nel sud come in questi giorni vado al suo paese a fare il metano perché sono pochi i distributori di metano là. E lui quando gli dicevano ma quella roba lì si può fare? Rispondeva proviamo. E la faceva. e molta gente si è sentita presa per mano da Dio da quel vecchio prete perché lui provava per loro e poi diceva si può. Perché bisogna superare la legalità con la potenza perché Dio non si è chiuso dietro a una legge ma si è affidato tutta la potenza del suo amore. Quello che chiediamo oggi è questo. Ognuno sa bene dove deve andare ad appoggiare ad appoggiarsi a raccontare è vero che lo sapete tutti? Finiamo un po' la svelta alla messa così ognuno di noi possa fare il suo racconto.