Volevo spendere qualche parola subito sul testo del Deuteronomio, insomma la prima parola, ricordati. Perché la parola di Dio è quello che ci dice chi siamo, ma poi se si fa un po' di strada ancora, è la parola che ci dice qual è la nostra vita, che cosa è capitato, che cosa Dio ha fatto per noi. La parola di Dio non è una dottrina, una teoria, e non è neanche una storia lontana, è la tua storia, è la mia. Abbiamo regalato quei vangelini ai bambini della prima comunione, però un po' nel colloquio che ho avuto con alcune mamme, in tempi diversi, così, e mi sono permesso di dirlo, fai la strada insieme con lui, questo librino, apprendi insieme, leggilo, anche se magari per il tuo sistema di pensiero, per la tua interpretazione della vita, adesso questo libro non rappresentasse in te un impegno di fede, un segno di appartenenza. Ascolta. E credo che ascoltarlo insieme al proprio bambino sia un enorme aiuto, perché questa parola Dio fin dal principio l'ha comunicata ai piccoli e anche a una certa condizione, e cioè chi fosse dentro a eccessivi idoli di potenza, di ricchezza, di potere, di autonomia, di autogestione, resta un po' fuori. È una parola irrimediabilmente rivolta ai poveri. E sono solo i poveri che possano esserne attirati di ira. Ma questo qui parla di me. Ogni tanto succede con questo vestire del farle prese che ci sia qualcuno che poi mi viene a dire ma com'è che hai parlato di me, non avevo in mente che tu neanche ci fossi. E di fatto invece è un po' così, che quando di fatto facciamo navigare fra di noi la parola di Dio, facciamo navigare noi stessi. E vedete quindi com'è espressivo il testo di oggi. Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni. Quasi quarant'anni, perché io mi ho settantasette. È vero? Quindi... No. I quarant'anni sono un numero simbolico nella Bibbia e vogliono dire per loro il ricordo di tutta la camminata che hanno fatto nel deserto. Ci hanno impiegato quarant'anni dalla fuga dall'Egitto all'ingresso nella terra promessa. E quindi ha la visione di un qualche modo di tutta la tua vita. Ecco. Però andrai avanti altri centotrent'anni, ma adesso stamattina ricordati della tua vita. Ed è bellissima questa affermazione. Perché? Perché quello che è capitato nella tua vita è quello che c'è dentro nel Vangelo. Nel rapporto con la parola di Dio c'è un primo passo che viene. Cioè all'inizio magari lo scelgo come un libro, ma poi si ha un'impressione. E cioè che quella parola sia detta a te, a te, a me, a noi. E che quindi ci sia un'assoluta temporaneità, una interpretazione. Ma guarda, guarda. E il passo successivo è addirittura la scoperta che quella parola non solamente parla a te, ma parla a dirte. Il figlio è il prodigo della parabola. Sei tu. L'uomo curato dal samaritano mentre era mezzo morto. Sei tu. Quella parabola graziosa del Vangelo secondo Luca che dice che la più gran fortuna della vita è di essere sempre con due amici. Due. Due. Uno arriva di notte, questo tuo amico, viene da un lungo viaggio e ti dice Oh, sono stacco, scusami, è un'ora impossibile. Hai qualche cosa da darmi? Non ho niente. Tutto vuoto. Frigo vuoto, dispensa vuoto. Disastro. Ma cosa posso fare per questo amico che non hai niente da dare? Ah, ma aspetta, c'ho un altro amico. Aspetta un momento, eh? E corre via. C'ha l'amico che è lì vicino e mi suona il campanello. L'altro che si difende e dice Ma ti sembra l'ora di venire? Sono qui a letto con i miei bambini. Dice proprio così la parabola, eh? No, no, aprimi, aprimi. E l'altro, puh, fa andarlo via. Gli apri. Dai, dammi un panino, dammi un po' di prosciutto, dammi un dolce, dammi un bicchier di vino, eh? Sì, vai, vai, vai. Nella spiegazione della parola, questo qui che non vuole alzarsi perché ha letto con i suoi bambini, è Dio. E quello che è arrivato di notte a casa tua e dice Ma hai qualche cosa da darmi? Eh, è tutta la gente con la quale vivi, alla quale dovresti dar molto, ma non hai niente da dare. Dovresti dir bene, ma non hai niente da dire. E come faccio? Come faccio? Come faccio a fare il papà? Come faccio a fare il nonno? Come faccio a fare il prete? Come faccio a fare la direttrice? Come faccio? Come faccio? C'ho niente, c'ho niente. Per fortuna c'è un amico. Bellissimo, no? Quella parabola Parla a te, di te. E tutta la parola di Dio parla a ciascuno di noi, di noi. E a noi tutti insieme. Di noi. E' un miracolo meraviglioso che c'è detto questa parola. E il bello è che è un miracolo che si può benissimo togliere, accogliere, ricevere, far nostro e desiderare di ritornarci sopra. e scoprire che è trenta volte che leggi la parabola del prodigo. E però ti pare di averla mai sentita. Perché la parola di Dio è antica, è sempre nuova. E ha sempre qualche cosa da dire. per cui è sempre al presente. Vedi? Ricordati oggi. Eh? E l'invito è quello di ricordare la nostra vita. La nostra vita. Dal principio a oggi. E' bellissimo questo, no? Perché quando non si può fare alla luce di quella parola che cosa si scopre? Che, di per sé, io sono stato un disastro. Ma lui bisogna dire che è stato bravissimo. Eh? E che quindi, di per sé, io ho sempre camminato in modo assurdo, sbagliato, è vero, disperato. E però lui mi ha sempre fatto vedere la sua volontà. Ma è una storia miracolosa la tua? Sì. È la storia della mia salvezza. Se te la racconto, questa di questi miei 42 che sono un po' di più, ti devo raccontare la storia delle meraviglie che Dio ha fatto per me. E dove le ha fatte? E le ha fatte in una strada che è tutta sbagliata, tutta sempre centrata. Ho fatto di tutto per rovinare il gioco. Ma lui è stato più forte di me. Ti racconto la storia della mia salvezza. E perché la chiami salvezza? Eh, perché se fai quella roba lì, sarei stato sempre fregato. Avrei fatto sempre la scelta sbagliata. Lui tutte le volte, eh, l'ho preso pericolo poi. Qualche volta l'ha fatto anche sbagliare. Lo dice. Dice, ti ho umiliato. E ti ho fatto provare perché tu imparassi. E quindi, la tua vita descritta dalla parola di Dio è una vita di per sé dura, difficile, sconfitta, sbagliata, ma amata da Dio e quindi continuamente inseguita dalla sua parola. Cento volte ho sbagliato, cento volte mi ha salvato la fede. E che cosa ho imparato in questi 42 anni della mia vita? Che io sono un cuvretto, ma che c'è lui. Che c'è lui. E quindi per me, Dio, è una storia concreta, capisci? è la mia spessa storia. Io non lo devo pensare nei termini del grande pensiero, della teologia, no. No, dove sono nato, è come la mia famiglia, che scuola ho fatto, e tutti gli altri sono riuscito a mettere insieme, è vero, è via, è via, è via. È via. E quindi, la conoscenza di Dio è una conoscenza di questo Dio a me, di questo Dio per me. o se vuoi, la conoscenza della mia vita, è la conoscenza della mia storia povera, però ho visitato, sai, non abbandonata, non abbandonata. E a un certo punto, questo non abbandono, questa mano ti salva. Avete visto, mi dice di tutti i colori, è vero? Ti ho portato nel deserto dove non cresce niente, e ho fatto scendere per sé la manna dal cielo, un cibo che i tuoi padri non conosceva, ma vabbè. E ne ha regalato lui, questo pane della vita. E c'era la seta, il deserto, un sciutto, adesso sta venendo anche da noi, i piccoli giornali. È vero? Non c'era una goccia d'acqua. E lui, dalla roccia durissima, ha fatto scaturire una fonte. E quindi, è una storia di povertà, visitata e addiettata, dalla bontà di Dio. A una certa pienezza nei tempi, questo Dio si è più presentato, più configurato. Impressionante, bisogna dire. Molti dicono siete mati. Perché? Perché è diventato un bambino. È nato, ti ricordi, in quella stalla di Betlemme, messo nella mangiatoia, la parola presedio è una parola che vuol dire mangiatoia, messo nella mangiatoia perché non avevano un altro, poi cresciuto, facendo il figlio del Falegnama, Nazareth, poi ha cominciato, ha cominciato, ha cominciato, come si chiama Gesù. E perché è diventato importante? È diventato importante perché sempre di più dalla Bibbia, da tutto il Bibione, fino alla popolazione, fino alla popolazione, che si capisce pochissimo, è vero. Però una cosa ho capito, che questo Gesù è in qualche modo la presenza di Dio nella mia vita, ma una presenza stranissima, un Dio tutto diverso dagli altri, non sul trono, non in alto, non immobile, non perfetto, ma uno come me che mi ha regalato la sua vita. Chi è Gesù? è Dio che mi vuole un bene da morire. È Gesù che mi è stato presentato nel crocifisso per dirmi fin da quando ero piccolo, vedi perché è così? Perché Lui ha voluto regalare la sua vita a te, ti ha voluto dare la vita perché tu potessi avere la sua vita. E te sei imparato, crotechismo, sei cristiano, ma cosa vuol dire che sei di Lui? Sono cristiano, sono della sua banda, sono della sua famiglia, sono della sua fraternità, è Dio fratello, non è solo il mio Dio, è anche il mio padre ed è anche il mio fratello. è quello che io non sono e che è totalmente con me. E io vivo di Lui. E come i padri hanno mangiato la manna nel deserto, e nel deserto sono stati dissetati da quella fonte scaturita, dalla roccia durissima, noi siamo qui questa mattina, in particolare questa domenica, a far festa, a questo pane e a questo vino nel calice che sono per noi il segno del suo corpo e del suo sangue. Corpo e sangue, perché c'è del sangue, c'è un sacrificio d'amore, c'è una vita offerta, c'è una vita data. La conosci, la conosco, la conosci solo nel libro che parla di Lui. No, la conosco, la conosco anche mia mamma, il mio papà, la conosco in quella persona, la conosco in quella vicenda, la conosco in quello che sta succedendo adesso e sta succedendo così e così, sta succedendo quello che succede in casa mia e siccome non riesco più a tenere in gioco le pedine, dico signore, oh signore, prendi, che ti devo dire io? Se ti va bene, riprendi, perché io sono contento. E quindi è riuscito a farmi un vero, un buon rapporto persino con la mia morte. E' Lui, è questo Gesù, è il suo sacrificio d'amore, per noi è il cuore della fede. Dopo un po' la Chiesa l'ha complicata nei tempi, scattisca, con una banda così grande, così varia, è vero? Qualche volta anche le nostre mamme hanno fatto un po' troppo ordine in casa, non potuto rendersi, perché tanto non riusciva niente. E' vero? E anche il Papa Francesco vede che a tenere troppe regole non riesce niente, no? e allora dice, bisogna adottare un'altra roba, è vero? Adottare un'altra roba. Sapete che fa il pirichino, eh? Fa il pirichino parecchio, vi ho raccontato quello dei diacoli sposati. Diacoli sposati, in mezzo all'America là del sud, e non ci sono più preti, e il vescovo non sa come fare, e domattina come faccio, eh? E allora telefona quel diacolo che è un po' vecchiotto, i suoi figli sono andati a te via sistemati, c'è la signora, insomma, che di per sé la donna è un problema, però lui lo risolve perché non sa come far dire la messa, e dice a quel diacolo al telefono domani mattina di là che è la messa, perché sennò lì non ce l'hanno. E allora adesso succede così in quei posti lì, un po' isolati, è vero? Allora lo chiamano anziano, che vorrebbe dire però presvizzero, quindi prese, eh? lo chiamano anziano, ha più di 60 anni, e allora ha tutta una buona famiglia e può dire la messa, così la gente può andare a messa. E poi gli ho detto l'altro che ha fatto, no? Che l'hanno invitato dei presi sposati, un gruppo di presi sposati, ti invitiamo, vieni a trovarci, lui c'è andato, e lì con le loro mogli, i loro figli, tutti insieme, ti vogliamo bene, noi vorremmo anche dare una mano, fare qualche cosa. E poi saluti, via, fermato dai giornalisti, ah, così, qui, oh, cosa ti hanno detto? E lui? Eh, è una questione aperta. è la scoperta della potenza, sapete, dell'amore di Dio. Si è scoperta che, per quanto te sia un mascalzone, il bene che Dio ti vuole è più potente della tua mascalzonaggine. è la scoperta che non c'è mascalzone, che non sia meno del bene che Dio gli vuole. E però, se è così, diciamo che anche noi gli vogliamo bene così com'è, no? Eh, perché anche a quel tuo figlio che non è riuscito poi proprio, proprio come te pensate, e che haci dei pensieri che li dà, e ti ha fatto versare anche qualche lacrimuccia, e ti ha fatto venire anche qualche rabbiuccia, e però, e però è tuo. E però è tuo. E se non ha te, chi ha? Ma certo, e se io non ho lui, cosa mi serve? La vita. Certo. È questa potenza, capite? Questa potenza dell'amore di Dio. Il pane e il vino sono il segreto di questa potenza dell'amore. E davanti a ogni guaio, a ogni paura, a ogni violenza, a ogni sconfitta, a ogni sbaglio della mia e della tua vita, lui risponde con questa potenza del suo sacrificio d'amore. Più forte del guaio che hai combinato. E quindi stamattina posso fare la comunione al corpo e al calice? Puoi. Puoi. perché questo posto è stato pensato e costruito come accoglienza e rifugio di chi in altre situazioni, in altre condizioni, comprensibilmente l'ha buttato fuori, ma qui c'è un posto per te. qui c'è un posto per te. Capite? Questa che è una bellissima festa è la nostra terribile responsabilità. Che posto diamo? Che posto diamo? Eh? Bisogna che ci aiutiamo moltissimo, capite? bisogna che a tutti i costi questo sia un posto dove sia postato. Non riusciamo a trovare dei posti per dormire. Però qui è grande. Di fatto lo si usa solo quest'ora tutta la settimana meno che non ci sia un funerale, una cosa un po' grande. Se no la cappella è più che bastante. E se ci fosse bisogno per dormire? Eh? E per il mangiare? Eh? Vengo a chiedertelo. Vengo a chiedertelo. E si capisce. E quindi sì, eh? Dobbiamo celebrare questo mistero d'amore. Forse avete visto, no, forse non avete visto, che mi hanno tirato un mezzo bidoncino e quindi adesso c'è una roba che devo andare ogni tanto a Roma a metterciare qualche cosa. Però roba per fortuna sempre sostanzialmente per la povera gente. I miei fratelli non si fidano neanche che vada a Roma. Ma io credevo in macchina. Non si fidano neanche in credo. Quindi un disastro. Però ho trovato un signore che mi sembra che oggi non sia qui con noi oggi. Che lei tutte le mattine alle sette e mezza con quei trenti svegli va a Roma. Quindi ho potuto dire ai miei fratelli buona. tutte le mattine se c'è bisogno c'è il treno lei ritorna la sera bene. E quindi può darsi anche che sia un po' più via ogni tanto. Un po' più via. Ma c'è tanta brava gente che non ci sarà nessun problema. Ultima cosa che vi dico. Stanno facendo una riforma perché così è un po' difficile andare avanti. Tutte queste parrucchione parrucchine e quindi l'Arcidescovo sta facendo un progetto che mi sembra di grande respiro poche parrucchie una ogni comune forse Polonia un po' di più ma insomma e ci sarà uno che è responsabile poi e beh poi qui là e lì c'è un gruppetto che dice delle preghiere là prendono su dei poveri là imparano bene a cantare e quindi smetterla di dire c'è quella parrucchia e che prese ci mandiamo basta non c'è più molte volte non c'è più e quindi invece c'è qualcuno che canta bene lì ci sono dei bambini da stargli dietro ci sono delle minestre da preparare ci sono dei malati da andare a trovare c'è qualcuno che può fare qualcosa bene quella è la parrucchia allora diventa non la sede giuridica di una roba ma una delle tante piccole fonti dell'amore di Dio in maniera che dappertutto ci sia la possibilità di oprire un rubinetto anche a casa tua grazie a tutti grazie a tutti