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XVIII Dom.TO anno A 2011-Giovanni_Nicolini-20110731.mp3

Data: 31/07/2011

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Perdonate la mia ingenuità senile, ma avevo proprio l'impressione che lui fosse qui. E' certo che è qui, e lo è certamente in modo privilegiato in questo tempo, in questo momento. Però questa settimana ho pensato molto a questo incontro, e a questa grazia, insomma, di venire a sapere che lui c'è, che è qui, e quindi l'essere venuti. E non è una cosa piccola, è un grande regalo. Credo che se ognuno di noi facesse la misura e la memoria dei pensieri, delle attenzioni, degli errori, non è conseguente il nostro essere qui, è qualche cosa di diverso. E' un regalo. Le cose possono rimandarsi l'una all'altra, ed essere un po' una alla fonte dell'altra, ma questa no. Questa è come un'apertura, una fioritura improvvisa. Appunto un regalo. E il regalo è questo suo sguardo, no? Avete sentito? Dice, è sceso dalla barca e gli vide una grande folla. Sentì compassione per loro. E guarì i loro malati. Ecco, a me sembra che sia proprio questo sguardo, buono verso ciascuno e verso tutti. Per un'occasione quindi fuori da ogni scambio, da ogni commercio, da ogni merito, venite e prendete senza spendere, dice il profeta. E' tutto gratis. E' tutto gratis. E' tutto regalo. E quindi non è che qui possono venire le persone che hanno le carte a posto. Forse poi non ce ne sono di persone che hanno le carte a posto. Qui possono venire tutti. Come quando in casa prendiamo un ragazzo che scappa via perché non ha le carte a posto e noi gli diciamo adesso vieni qui proprio. Qui si sta anche senza le carte. Senza spendere. Senza dover fare i conti. E il mio cuore inevitabilmente insegue persone che non sono qui perché non hanno i conti a posto. E quindi non possono fare la comunione, sono in una situazione fuori, sono in una situazione sbagliata. Questo contraddice in realtà. Quello che più profondamente è l'avvenimento. Qui a nessuno è proibito entrare. Come sapete ci sarebbe solo un'eventualità. Non potrebbe entrare uno che si mettesse sulla porta a dire a un altro tu non puoi entrare. Questo no. Sarebbe contraddizione al pensiero e al cuore del nostro grande ospite. La messa è questa. La messa è questa. Tra l'altro perdo un momento di tempo per ricordare insieme con voi che sia il Vangelo secondo Matteo, abbiamo ascoltato da Matteo, sia il Vangelo secondo Luca, raccontano due volte il miracolo dei panni, non una, due volte. Però c'è differenza. Perché quando lo racconterà un'altra volta, un poco più avanti, racconterà una vicenda che coglie Gesù e la gente in uno stato di grande necessità, di grande povertà. Sono un luogo deserto, non si può andare da nessuna parte. Come si fa? E lui dice, ma io sono preoccupato per questa gente perché sono già tre giorni che mi vengono dietro. Se li lasciamo andare via così, creppano per strada. Sarà una situazione di necessità. Invece questa non lo è. E' in sera con alcuni amici eravamo a cena insieme, poi glielo dicevo. Vedete, la nostra cena è inutile. Perché potevamo ognuno stare a casa sua, insomma. Non avevamo bisogno. Non era il bisogno di quel ragazzo senza le carte a posto. Potevamo arrangiarci tutti. Invece abbiamo voluto cenare insieme. Ecco, Gesù oggi vuole fare questa cena insieme. Ognuno di noi poteva stare a casa sua, farsi fatti suoi, che bisogno c'era. E lui invece ha voluto fare questa cena. Questa cena inutile ha voluto farla perché secondo lui questa cena, se noi la vivessimo bene e la celebrassimo bene, sarebbe appunto il segno di tutte le altre cene, quelle che ci devono essere perché se no le cose non funzionano. Se no il ragazzo senza i permessi doveva mangiare. Ma secondo me anche i bambini che devono imparare a scrivere e a leggere dove vanno? Ci devono essere tante cene preparate, perché ci sono tantissimi bisogni gravissimi intorno. Allora però, per prepararci a quelle cene che poi ognuno di noi deve fare, a casa, al lavoro, con la sua stessa fisicità magari un po' compromessa, e con la sua memoria rattristata. È vero? Continuamente dobbiamo organizzare poi in realtà delle piccole conventicole per provvedere, per poter tirare avanti. È vero? E allora è stata creata da lui questa cena, non proprio utile perché vorrebbe che da qui imparassimo Tusha. Che cosa? Imparassimo prima di tutto questo sguardo di compassione. L'abbè la compassione non è un atteggiamento di condiscendenza, ma come ci siamo detti tante volte, è una capacità di patire la passione dell'altro. È la capacità di condividere, di spezzare il pane insieme, di incrociare i pensieri, di unire i sentimenti. Certo, questo sguardo di compassione è nella cena che bisogna fare fuori e che qui appunto viene intanto ricostruita. in una grande accoglienza nella infinita misericordia di Dio. Pensate com'è bello, perché in tutti gli altri posti invece un po' i ponti bisognerebbe farli a posto, insomma, no? Insomma, un minimo, è vero, ci vorrebbe. Qui no, qui no. Qui è necessario pensare che tutti assolutamente possono venire e che tutti possono prendere un posto d'onore, sempre. E questa è la parola che abbiamo ascoltato. E questa è la parola che abbiamo ascoltato. Prima di che si arrivi a questo gesto, che è un gesto grosso, perché ci sono 5.000 persone qua, anzi 5.000 maschi, senza contare le donne e i bambini. Oh, saranno 15.000 persone. La Bibbia è sempre un po' esagerata nei numeri. È vero, per dire certo che c'era un sacco di gente, tutti a posto, tutti regolari, tutti iscritti, ma folla, folla. Al Vangelo di Marco piace molto consegnare sempre tutto a questa folla, che sembra persino un po' anonima, capite? C'è dentro di tutto, ma certo, ma certo, è così. Così sono pochissimi pani, cinque pani e pochi pesci, ma lui questi pani li sa spezzare e ce n'è per tutti. È bellissimo che sia così. È bellissimo cioè pensare che anche la nostra vita, le nostre capacità, le nostre possibilità sono niente, sono ridicole rispetto al compito immane, alla problematicità sempre nuova, alla difficoltà, alla paura. Abbiamo niente, ma si può spezzare, si può spezzare, questo spezzare il pane. E si nutrono tutti, e ne restano dei cestoni. È questo pane che oggi ti viene consegnato, perché sei nutrito, ma sei anche il discepolo che va a portarlo, no? E poi vai a casa tua, vai là nel posto difficile, dove magari io non sarei capace, non avrei il coraggio di stare, di affrontare, e forse anche tu magari avresti un po' paura della mia mensa, della vita, è vero? E tu sei là col tuo pane ancora a spezzarlo, perché tutti possano averne. è la meraviglia di un posto dove non c'è nessuno che resta senza. E poi ve lo si dà perché lo portiate a casa, perché nessuno resti senza. in molte chiese antiche, in tutto il territorio facevano una messa sola, era preseduto dal vescovo e poi tutti i ministri andavano a casa loro portandosi uno scartocino di roba, di pane consacrato, e poi in tanti altri posti si faceva il ricordo della Pasqua del Signore e si ridistribuiva quel pane. Ma in certo senso anche voi lo dovete fare, vero Sferro? perché vi aspettano delle mese difficili a casa, difficili magari perché sono anche troppo belle, troppo alte, troppo importanti, o sono anche troppo ferite, troppo solitarie, troppo colpite. Spezzare il pane. In maniera che possa essere vero quello che dice Paolo in quel testo della lettera. Fratelli, chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spaga. Io sono persuaso, dice lui, che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenza, né altezza, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore divino. Dunque, perché siamo venuti qui questa mattina? E perché abbiamo incontrato lo sguardo del nostro Signore? E perché anche noi lo guardiamo? Avete sentito, no? Dice il Salmo che è stato cantato, gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa e tu dai loro il cibo a tempo opportuno. Tu apri la tua mano e salsi il desiderio di ogni vivente. Ma di che cosa ci si nutre? fondamentalmente dell'amore. È l'amore che poi suggerisce il pane, suggerisce la carezza, suggerisce la cura, suggerisce la vista, ma se non c'è l'amore siamo tutti agghiacciati, tutti isolati, tutti prigionieri, tutti una volta impauriti o violenti, ma in ogni modo soli, invece nulla ci potrà mai separare dall'amore di Dio. Perché siamo venuti qui? Qual è il senso di questo banchetto? Qual è il segno di questa mensa? Che cosa vuol dire quel frammento di pane che riceveremo per poterlo portare anche a casa? È l'amore. Il grande dono di Dio, la grande potenza di Dio, la grande potenza tua, che io ammiro per come tu custodisci la mensa dei tuoi affetti e delle tue difficoltà. Le telefonate alla mattina, alle mamme che non hanno più i bambini perché se no sono già andati via, rabbiti da Dio. E sono lì accanto ai loro bambini questa mattina. Ma non vieni a portarci la comunione, te la mando, ma non posso perché sono già qui, devo dire, la messa. Mense difficili. Che cosa occorre per tutte le mense difficili? Occorre questa parola strana, fuori uso, usata male. l'amore occorre. E se c'è quello, c'è tutto, c'è tutto. Con l'amore si nasce bene e si muore bene. Con l'amore si può anche essere di pareri e di pensieri diverse, ma c'è qualcosa di più grande che ci unisce. Sono convinto, dice Paolo, che nessuno potrà mai separarci dall'amore di Dio. Oh, è una bella assicurazione, è una bella fortuna che sentiamo questa mattina questa parola. È un bell'atto di coraggio che oggi si viene fatto perché in quel frammento di pane e in questa dolce, timida, però fragile riunione nostra c'è questa assicurazione assoluta. E sapevamo che tu venivi avanti questa mattina con la sfida del tuo dubbio, della tua preplessità, della tua paura, della tua stanchezza. Ma lo Spirito Santo e gli angeli e noi ti siamo venuti incontro con questo. Tranquillo, nessuno potrà separarti dall'amore di Dio. Questo non vuol dire che non ci saranno nella tua vita le prove, i rischi, le solitudini, le paure, le sconfitte, gli errori, i nostri peccati, ma nulla ci potrà separare. Capite qual è il significato di questa cena inutile? Capite che d'altra parte però questa cena non possiamo lasciarla nella distillazione della liturgia, no? Bisogna che la portiamo a casa. Vi permetto di ritornare al motivo del miracolo dei pali a dire ma ci state pensando che bisogna che celebriate la messa a casa vostra, eh? Ci state pensando? Un piccolo passettino alle state le giorni scorse io l'ho fatta, eh? Cioè, io ho detto la messa veramente, perché sono un prete, però l'abbiamo detto in un modo un po' singolare, perché nessuno delle persone che era poteva alzarsi. allora siamo stati tutti seduti intorno alla tavola e tutto è diventato subito liturgia, sì, ma più collegata con tutte le nostre tavole, insomma. E poi quando siamo arrivati a fare la comunione ho fatto, ho preso io e poi ho passato e poi ce lo siamo passati e poi è anche il segno della pace, ce lo siamo passati, passati, finché poi l'ultimo l'ha ripassato ancora anche a me e anch'io l'ho ricevuta la pace, perché anch'io ho bisogno di riceverla. Piccoli passi, ma dobbiamo restituire la liturgia alla storia, l'euterestia alla storia, perché altrimenti qui rischia di diventare una roba un po' strana, ma poco legata dopo alla vita. Allora partiamo proprio da questo, che siamo venuti qui portando tutto quello che siamo e che lui ci manda fuori da qui con l'assicurazione che il suo amore non ci abbandona. Dopo la fede è poca, è tanta, il coraggio è poco, è tanto, però questa cosa teniamola a mente, eh? semmai ci passiamo qualche telefonata nei prossimi giorni per dire che lo ricordi, vero? Te lo ricordo, che non sei abbandonato dall'amore e dice però dici una cosa che è un po' troppo grossa Giovanni, perché cos'è l'amore di Dio? No, l'amore di Dio è l'amore della Gabì per me ed è l'amore mio verso la Gabì. Eh, certo, perché non c'è un amore e un altro amore perché l'amore è sempre di Dio ed è sempre dato a noi e quando due si vogliono bene sì, dopo te mi verrei a dire che non si vogliono bene nel modo giusto nei tempi giusti ma io ascolterò e certo vorrei che tutti potessero voler bene a tempo giusto e nel modo giusto ma dentro di me implacabilmente c'è un grido più forte che è quello di dire però si vogliono bene perché persino San Tommaso che era un peso non solo perché pesava 150 kg ma anche perché era un filosofo e un teologo serio quando arriva a parlare dell'amore come sapete dice che chiunque ama dove sia come sia che filibustiere sia quando ama agisce secondo Dio o è mica dal bocco non è che agisce da brava persona agisce da Dio perché tutte le volte che tu vuoi bene a quel peso di tua moglie di tua nonna di tua cognata a tutte le volte che tu sopporti quel marito insopportabile tu compi l'azione di Dio che lo ama perché sapete che Dio ci ama come si ama non mi stancherò mai di dirlo non ci sono condizioni nell'amore se è vero amore certe volte ti viene da dire ma come fa a sopportarlo è il mistero dell'amore il mistero dell'amore è il mistero di Dio allora l'amore di Dio l'è quello perché Dio nessuno l'ha mai visto dice l'apostolo Giovanni ma se voi vi amate gli uni gli altri tutti capiscono chi siete beh è certo perché questa è la nostra unica caratteristica quindi non può mancare l'amore non può la legge essere superiore all'amore non può la verità essere superiore all'amore perché non c'è niente più grande dell'amore il pane che siamo venuti a prendere questa mattina e che verrà speciato perché ce ne sia per tutti e ne avanzi anche è l'amore