Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. extranetedi. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. veramente, anche sulla preghiera nelle nostre case, per vedere sia tutto quello che il Signore ci ha regalato, sia quello che ci aspetta forse. Ed è stata la conclusione della giornata di ieri e la preghiera del Vespro, che in realtà poi ha molto condizionato dentro di me anche la liturgia di oggi. Perché, non so bene poi perché strada, mi è venuto di suggerire al diacolo che al testo dei primi Vespri leggesse il brano evangelico dell'incontro del Signore con la peccatrice della città, nella casa del fariseo. E poi credo sia stata proprio questa donna che nelle ore successive, poi ancora stamattina presto, mi ha poi condizionato e mi ha costretto rapidamente a una rilettura di questa liturgia e di questa domenica. che dentro di me nei giorni passati, a partire da lunedì, quando ho fatto il foglietto della domenica, diciamo così, si è evidentemente presentata come, dicevo all'inizio della Messa, insomma, come il grande giorno della conversione. Ho sentito nel mio cuore profondamente l'invito di Giovanni Battista a prendere atto di questa novità dei tempi, di questa meraviglia di luce che è il nostro dolce Gesù, che sta venendo in mezzo a noi e quindi della necessità di provare ad adeguare la mia vitaccia e il mio corpaccio alla bellezza di tutto quello che sta per accadere. E di cui vediamo già i germogli. E così sono venuto avanti tranquillamente. Fino a che ieri sera il pianto di quella donna e anche la sua confidenza con il Signore, anzi bisogna dire con il corpo del Signore, mi ha messo nei pensieri. E mi ha fatto pensare che sì, certo, in qualche modo noi dovevamo profondamente identificarci nel pianto di questa donna. Effettivamente noi dovevamo scendere al Giordano e al battesimo del Battista, tutto questo era vero. Ma poi quella sua confidenza, quella sua possibilità di piangere con quiete, quella possibilità di voltare in una direzione completamente nuova, lo splendore, lo splendore bisogna dire, della sua affettività, che forse anche per il suo mestiere aveva voltato in altre maniere prima. Insomma, quella difesa straordinaria che Gesù fa di lei. Ecco, mi ha fatto poi alla fine pensare non più tanto a lei quanto ancora a lui. A lui che appunto, e questo è stato il segnale d'allarme, secondo quanto dice oggi l'Apostolo scrivendo ai Romani, l'accoglieva, l'accoglieva e lei si sentiva accolta. Come prima non era possibile, perché il prima di lei era evidentemente chi la incontrava pecatrice, oppure chi, come quel padrone di casa, tutto poteva fare mentre accoglierla. Quel padrone di casa che, se avete presente, anzi, coglie l'occasione di quella visita, non tanto per ritornare a disprezzare quella donna, quanto per dubitare del suo ospite e per dire, ma santo cielo, se questo qui fosse un profeta saprebbe che donna è. Perché secondo lui, donne simili non hanno accoglienza presso un profeta di Israele. E questo è il punto. Invece, da Giovanni Battista tutti i poveretti scendono volentieri. E la donna, e la donna pecatrice con il Signore ci sta benone. E finalmente può piangere. Finalmente può piangere. E quando finalmente, liberi, si può piangere per il male della nostra vita, vuol dire che veramente le braccia e il cuore di Dio in qualche modo si sono aperte. Sì che però piano piano allora tutta la liturgia di oggi è diventata, o un pochino meno, ma voi tenetelo, l'impegno a convertirsi, è molto di più lo stupore di questa condizione che si rende adatta a ricevere chi arriva. perché se no non ci viene, non ci viene. Da Gerusalemme scenderà nessuno. Dagli altri posti della Giudea scenderà nessuno. Se giù, in fondo, là, nella valle, accanto al fiume, non ci sarà ad accogliergli un umile, un piccolo. E ho capito che veramente oggi c'è questo meraviglioso passaggio del testimone da Giovanni Battista a Cristo, dall'antica alleanza alla nuova, perché il meraviglioso tronco dei padri ebrei è una storia straordinaria che ha glorificato la debolezza dei piccoli e la loro necessità urgente di essere visitati e salvati. Questo è l'Israele genuino. L'Israele piccolo e ferito. L'Israele che vive perché il suo Signore lo salva e che è nella pace perché il Signore continuamente lo perdona. E che sta bene essendo l'ultimo dei popoli della Terra in mezzo a tutti i potenti della Terra perché il Signore ha piantato la sua tenda in mezzo alle nostre tembe. Ebbene, dal tronco meraviglioso di questa storia sfonda un germoglio. È il preannuncio di Cristo. Da dove viene Cristo? Viene da questa gente meravigliosa. da questa carne e da questa storia di cui Dio ha avuto compassione. Sulla quale Dio si è chinato. Questa carne di peccato dell'Israele antico che è stato per Dio una straordinaria pedagogia verso la piccolezza. e tutta la storia della salvezza diventa non tanto quindi la storia di questo piccolo popolo ma per la potenza che i piccoli, i poveri, i peccatori hanno è soprattutto la grande storia del piegarsi di Dio verso l'umanità ferita per piangere con lei e in lei e per salvarla morendo. La storia della salvezza è la storia della crescita della pietà di Dio fino all'empasi di Cristo alla carne del bambino Gesù e alla croce del nostro dolce Signore. I nostri cuori anche questa mattina sono nella pace non certamente per quello che noi siamo avremmo da temere non certamente per l'ipotesi che siamo capaci di convertirci non credo ma per la certezza che il Signore è buono ed è ricco di misericordia e che quindi trova sempre nuove vie per me, per te, per tutti, per i popoli, per le genti, per le terre trova sempre vie nuove imprevedibili per chinarsi per farsi piccolo e per fiorire dalle nostre terre desolate. Meraviglia della pazienza e della consolazione. Ancora è l'Apostolo che scrive questo. La pazienza e la consolazione delle scritture sono il grande scrigno della speranza. È vero, le scritture insegnano sempre questo. E se volete trovare due parole che raccolgano e preparino e siano culla della terza parola, trovatele così come dice l'Apostolo. La pazienza, la consolazione e la speranza. È questo che ci porta a Natale. se non avete pazienza con voi stessi e con i vostri figli, se attraverso la pazienza non siamo capaci di diventare luogo di consolazione per tutti, per ogni vicenda, per ogni ferita, per ogni sgomento, e se attraverso questa pazienza e questa consolazione noi non siamo in grado di fare il canto della speranza, non si arriva a Natale. Si arriva così a Natale. Si arriva così a Cristo. Così queste scritture meravigliose, dice l'Apostolo, conducono tutta la storia a Cristo. Solo così. Ma adesso parliamo del leone, che è un argomento zoologico e presente nelle scritture e anche abbastanza divertente. Non so se avete colto la ridicolezza del leone, poveretto. Mi ha fatto una grande tenerezza il leone. Veramente, mi ha fatto tenerezza fin da lunedì, ma non ci ho badato, perché insomma, con tutte queste animalerie, no? Vi ricordate cosa dice Isaia? Che tutte queste bestioni, le bestioline, tutte che stanno insieme, il particolare del leone. È un po' un'ironia anche veneziana, arti veneziana la mia in questo momento, perché questi veneziani in tutti i loro bellissimi mosaici, medioevali, tutti esaltare sempre ste leone, no? Avete presente che quando vediamo, per esempio, in quei mosaici straordinari nell'ingresso della Basilica, quelli che sono del 1000, 1100, è vero, si vede l'arca di Noè? Ci sono tutti i bestiolini di chi si occupa Noè del leone. È vero, è là che lo mette dentro. È vero, qual è la prima bestiolina che esce dall'arca? Il leone, e dagli coste leone. È vero, sempre un po' rampante, eh? invece il leone del profeta Isaia fa ridere, perché dice che è un leone che mangia la paglia. Però è importantissimo il leone che mangia la paglia. È importantissimo. E adesso vi dico una cosa che subito dovete dimenticare, perché il leone che impara a mangiare l'erba è precisamente l'immagine di quella grande pedagogia di Dio che impara a diventare sempre più piccolo. E se adesso osservate bene tutte le bestioline descritte da Isaia e si dice ma alla fine dei tempi andrà benissimo l'orsa e la mucca che staranno insieme, faranno giocare insieme i loro bambini. Ma state attenti, perché c'è sotto un'attenzione da avere. E cioè che perché questo sia possibile non è assolutamente vero che il vitello deve diventare leone ma che il leone deve diventare vitello. Su questo non ci piove. Ne avremmo avuto un accenno anche nel Vangelo dei Nonni poi ci siamo passati via perché c'erano tante cose. Questo però è importantissimo. bisogna che sia il leone che impara a mangiare l'erba se non c'è verso su quel campo. Figurati te se la mucca si fide all'invito del leone che vorrebbe accoglierla come dice l'Apostolo accoglietevi allora il leone che le dice vieni caro neanche per sogno che ci viene è vero? Ma permettetemi di dirvi ma neanche la peccatrice della città va a casa del fariseo. dice ma quello mi magna mi dà una bancata in testa ah ma certo il mondo governato dai leoni non funziona non funziona è solo una specie di incantamento collettivo è vero che per esempio ci fa leggere con una certa indifferenza secondo me ancora quelle cose svalorditive che ogni tanto ci sono sui giornali per esempio è scoppiata una crisi diciamo lì nella Jugoslavia poveretti sono sempre sotto e le cose non vanno bene e bisogna portare la pace e allora per vedere come fare come fare la pace si riuniscono cinque leoni no assolutamente no è una grande iniquità che fa passare per opera di pace semplicemente il continuare del dominio dei leoni se si riuniscono i leoni a risolvere il problema della Jugoslavia non si risolverà adesso voi mi direte benissimo allora adesso te ci metti davanti la riforma dell'ONU col Bangladesh che sarà lui a dire ma cosa può dire il Bangladesh eppure temo che sarà proprio così e c'è temo che in realtà finché sarà governato dai leoni non ci sarà vera pace perché la regola è quella la regola della storia nella direzione di quella speranza che dicevamo non c'è dubbio esige che i leoni diventino pecore a questo proposito il testo di Esaia ha alcune cose molto graziosi che rapidamente voglio dirvi innanzitutto si dice che tutte ste bestie una volta riconciliate di molte di loro si dice che pascoleranno insieme questa parola del pascolare diventa poi molto importante anche nell'insegnamento del Signore nella vita di Gesù perché succede che a un certo punto il Signore ha fatto tutto quel che deve fare ha fatto anche un bel pranzetto finale con i suoi discepoli vi ricorda sulla riva del lago c'è una mattina un bellissimo pranzo anzi un pranzo tipo San Martini chi porta il primo chi porta il secondo è vero perché lui ha già preparato tutto sulla riva però dice a loro portate anche voi del vostro insomma mettono insieme fanno un bel pranzo e poi però lui deve andare via allora dice e le pecore chi le lascia adesso? le mie carissime pecore e allora becca Pietro lo tira in disparte gli dice ma Pietro ma tu mi vuoi bene il dubbio di questi qui? e dice si si signor ti voglio bene lo sai e allora sapete no? per tre volte e il Signore gli dice allora lasci le mie pecore è quella stessa parola pascoleranno porta al pascolo è la stessa roba allora porta al pascolo le mie pecore perché? perché mi vuoi bene perché mi vuoi un enorme bene perché è vero che Pietro gli vuol bene e siccome gli vuol bene anche se ha fatto delle asinate il voler bene al Signore lo lavora e Pietro si dispone a seguire il Signore nella via del sacrificio è quello giusto per le pecore perché? perché il Signore ci ha insegnato chi è che deve portare le pecore chi è che deve portare le pecore? il pastore ah sì ma caratterizzalo meglio il pastore perché mi fa un po' paura a certi pastori con certi bastonati come deve essere il pastore buono e qual è il segno che è buono il pastore? qual è il segno? è il segno che dà delle bastonate al lupo no? qual è il segno che il pastore è buono? che dà la vita per le pecore il pastore che dà la vita per le pecore è il pastore buono senti un po' e ti ricordi quel testo del libro dell'Apocalisse dove si dice del grege del pastore e si dice in modo radicale perché è come il pastore buono come è il pastore buonissimo che dà la vita per le pecore come è? è l'agnello è l'agnello il miglior pastore delle pecore è l'agnello è il pastore che si fa l'agnello e che offre la vita per le pecore questo è il pastore giusto allora pascoleranno insieme quella signora che aveva bisogno di pentersi e di piangere ci andava in pace perché andava da un agnello non aveva paura di lui non aveva soggezione di lui la gente che volentieri scende dal loro amico Giovanni Battista con le sue braghine di pelo col suo menu alle locuste con le merendine di miele selvatico povero Giovanni Battista nessuno ha paura di lui si va volentieri da Giovanni Battista perché Giovanni Battista è un poveretto ed essendo un poveretto è un appassionato di Dio e come tutti i profeti del Signore è un ferito da Dio è uno che vive nella consapevolezza della potenza bruciante della parola del Signore sa che davanti a Dio nessuno è bravo il profeta e dunque senz'altro Giovanni Battista che è il più grande di tutti i profeti sa che davanti a Dio non si può fare che come quella nostra amica di ieri sera piangere bagnare bagnare i piedi con le proprie lacrime e ricevere consolazione non si può essere a posto con Dio in questo senso al nostro amico che sta là vicino al Giordano non gli vanno bene i leoni di Gerusalemme no? molti leoni dice che vengono giù molti anche leoni molti sadducei molti farisei anche loro seppi anche noi leoni ma cosa volete leoni perché ci venite voi che cosa avete bisogno che siete già bravi a posto che siete voi che capite tutto e dite ah ma se fosse un profeta capirebbe non lo prenderebbe in casa leoni ma cosa volete quando ci siamo figli di Abramo razza super leonina di serie A no no no non è più il tempo dei leoni o i leoni imparano a mangiare la paglia o gli piace brucare insieme alle mucche o se no non ci siamo non è più il tempo dei leoni è il tempo appunto di quelli che sono piccoli e che hanno bisogno di essere accolti dai piccoli infatti è l'ora di Cristo la severa ora di Cristo perché poi capite bene che leoni lo siamo un po' tutti in un modo o nell'altro c'è implacabilmente dentro di noi una persona adulta e quindi inevitabilmente anche spietata ognuno di noi ha delle vittime della sua presunta giustizia ecco perché la domenica di oggi all'improvviso come fiorisce in una specie di coralità e dice dunque accoglietevi gli umili altri che bello come? come Cristo ha accolto voi come Cristo lui che si è fatto servo dei giudei facendogli vedere la sua totale obbedienza alla parola di Dio fino alla croce e si è fatto conoscere da quelli lontanissimi dai tagliatori di teste dagli adoratori degli idoli attraverso la misericordia la potenza regale di Gesù è tutta custodita in questa sua divina capacità di accogliere il pecatore le aule dei tribunali le austerità cupe delle coscienze altrettanto inattive quanto sedere non cambiano niente questa ragazza insomma fratelli questa fratelli è l'ora dei leoni erbivori è l'ora in cui dobbiamo apprendere con delicatezza e affetto la gestualità la luminosità la fragilità dei più piccoli solo loro sanno accogliere vedete anche Dio come vi dicevo all'inizio ha dovuto trovare come una sua misura ultima e piena forse se non fossimo andati tanto male noi non aveva bisogno di farsi tanto piccolo lui qualcuno dice però l'altro ieri le scritture della Madonna ci avvertivano che noi fin dal principio il segreto della nostra bellezza l'abbiamo tutto riposto nella misericordia di Dio dunque questo è il giorno prezioso di questa conversione sarebbe un gran guai se non ci convertissimo il che è molto probabile ma permettetemi di dirvi che il guaio ancora più grosso sarebbe se non ci mettessimo nella condizione di accogliere chiunque dei nostri fratelli ci dicesse che ha bisogno di essere accolto che ha bisogno di piangere che ha bisogno di riposare perché il suo peccato la sua fatica il suo errore lo tortura chi gli darà riposo la nostra chiesina qua e questa è una domanda che dobbiamo sempre farci accoglie i peccatori si chiude la porta nessuno ci sta bene il peccatore gli viene voglia finalmente di cedere gli viene voglia di entrare qui senza rispetti umani non senza paura perché guardate che quella donna di ieri sera io l'ammiro moltissimo per tante cose ma ragazzi anche per quella sua faccia di filo di ferro perché dico c'era una festa in quella casa lei chiaramente non era invitata o il testo non ti concede niente arriva è già ai suoi piedi poi che succede intorno niente per coraggio ma chi gli ha dato questo coraggio se non la potenza di attrazione di questo straordinario dolce ospite della casa del fariseo allora tutti abbiamo bisogno di gran conversione uno deve convertirsi dalla maldicenza l'altro dai troppi quattrini l'altro tutti gli obiettivi sono chiarissimi l'interesse però di questa liturgia è la direzione di questa conversione dunque i punti negativi da cui partire poi abbiamo ognuno li sa sono la gran carogna bisogna che venga via da là e dove vado ecco vai verso il bambino Gesù vai verso il bambino Gesù vai verso l'assoluta piccolezza di Dio in maniera che mentre tu sei accolto sei accogliente no? e mentre quasi ti diverti a vedere quanto Dio sia buono con te guarda guarda può darsi può darsi che tu sia buono con qualcun altro può darsi che qualcuno stia bene con te può darsi che nella tua casa uno ci venga volentieri voglio andare là in quella casa a bermi un caffettino perché vuoi andare là? si sta bene chiunque arriva sai a qualunque ora si arrivi sei preso dentro bene anzi mi capita di vedere che certe volte gli ho portato anche qualcuno che loro non conoscono sanno niente poi sai le cattive compagnie che frequento certi ceffi da galera gli ho portato sempre bene che piacere che meraviglia il salotto di Dio che meraviglia la tavola grande del nostro Signore che meraviglia è per noi che oggi siamo qui invitati a questa tavola d'amore