XIX Dom.TO anno A 2011-Giovanni_Nicolini-20111016.mp3
Data: 16/10/2011
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Testo dell'Omelia
Può succedere che quando c'è un battesimo, per esempio, giustamente desiderino essere presenti anche per le persone che si perseguono, non condividono un'ipotesi di fede, perché sono qui, sono qui per la responsabilità dell'affetto, per la potenza del voler vivere, e per l'inzio di magari il fruttosto. Lo dico perché questa domenica è un po' strana, incomincia con un tetto del provvedere Iberia, che parla di un grande imperatore della politica, che si chiamava Ciro, era il re dei cristiani, è un personaggio che si studia un po' e che si vive di storia. E nel racconto biblico si dice che lui evidentemente non è sempre ebreo, non conosceva il Dio degli ebrei. E però il Dio degli ebrei lo aveva eletto, lo aveva scelto, perché fosse il liberatore del suo popolo. Da molto tempo gli ebrei erano nell'esilio della prisionia di Babilonia e questo potente avrebbe i cristiani, vince la guerra, li libera e li manda a casa. Lui non è dentro nel gioco di Dio, ma in realtà Dio si serve di lui e lui è molto importante. E mi sembra una cosa che non possiamo perdere. Vabbè, a parte il frutto, anch'io di fede ne ho molto poca. In ogni modo, se c'è qualcuno che proprio la fede non ce l'ha, non possiamo non dedicare a lui una prima parola di questa liturgia, che ci dice quanto sono preziose le persone che non avendo la fede e quindi non conosce Dio come padre, sono però da lui considerate assolutamente suoi figli amanti come figli e qualche volta anche richiesti di parti molto importanti nella storia che Dio costruisce per l'umanità. Perché voi lo sapete, quello che siamo venuti a sapere da Gesù, e cioè che ogni uomo e donna della terra è carissimo a Dio perché è suo figlio. E Dio è il padre non solamente di quelli che vanno in chiesa, non solamente di quelli che funzionano, ma è proprio il padre di tutti. Buona occasione per noi in questo momento per riconsiderare quella fede col cuore, se non abbiamo fatto dei confini un po' troppo stressi nella nostra considerazione, nel nostro affetto, nel chi è vicino, poi chi invece è lontano, chi è simpatico, che non lo sopportiamo, perché in un modo non è lontano, ci siamo tutti, tutti, dentro alla stessa vicenda di affetti, di protezione, di importanza della nostra vita. Chiuso. Adesso invece vi devo parlare di una moneta, eh? Di una moneta. Perché tentano di mettere le difficoltà di Gesù, poveretto, che ha già tante grane, e li creano sempre delle difficoltà di fare i dei, che sono come gli teorici del partito, della gente giusta a posto. E questo Gesù mi sembra così poco a posto, che alla fine è stato più diventato di neanche tirare il collo, perché proprio non funziona bene per il sistema. E intanto però creano sempre dei problemi, delle discussioni, delle difficoltà. Allora sapete com'era la situazione ai piedi di Gesù? I romani, che credevano di essere i padroni del mondo, avevano conquistato tutto, avevano alluvaggio anche la Palestina, e però gli avevano tolto l'indipendenza. C'era un'alene, era governata da un governatore romano, tutto l'esercito romano era un esercito occupante, e la gente non sopportava direttamente questa roba. Gli ebrei sono, che sono dei titetti, non sopportano per niente queste cose, ed erano 15 che ne cavano dentro, e una delle cose orribili era che questi romani, oltre che 2 milioni, gli avevano pagato le tassi, che insomma era proprio un'iniquità. E allora per me quando impidica un po' con il potere politico, un po' con il potere religioso, gli dicono, beh, ma secondo te bisogna pagare la tassa, pesare o no? Bisogna dargliela a questa moneta o no? E secondo te la risposta, o andavete di doda da una parte, o andavete di doda dall'altra. E lui dice, sei più delle belle carote, ma lui è più educato di me, che gli è più sottile anche nei termini. Dice, portatemi qui però, una moneta, la moneta che bisogna dare per pagare la tassa. E gliela portano. Allora gli dice, beh, ma che cosa c'è? C'è una pasta, che immagine c'è sulla moneta? E loro gli dice, eh, chi c'è? Eh, sapete, no? Le monete magari ci sono un po' le figure del capo, poi c'era le polarchie che era scritta lì, no? Un retto, una regina di Giterco, vede come il futuro, non ero più, ma stegnata c'è una relazione di Giterco, col suo facciotto, un po' di giovanissimi, e sempre lei. Allora gli dice, eh, sì, immagine di te. E allora noi gli dice, beh, quello che è di Dio, restituitelo a Dio. Quello che è di Dio, loro non mi hanno chiesto questa cosa, quello che è di Dio, restituitelo a Dio. Ma che cosa c'è da una moneta? Con Lorenzo e con la madre. Cosa c'è? C'è tra me. Perché oggi, celebrando il loro battesimo, è come se imprimessimo nella loro persona, sulla loro vita, nel loro cuore, un'immagine di chi? Di Dio. Del Padre. Oggi non vediamo sigillati come figli di Dio. dopo chissà cosa combina la maglia, chissà cosa combinano le regi, beh, combinino pure. Ma noi oggi abbiamo il dono, il privilegio, la bellezza di mettergli questo segno sulla loro vita. Tu sei il segno di Dio. E qualunque cosa ti capisci, qualunque cosa tu consigli, qualunque orientamento che ti dia la tua vita, su di te oggi mettiamo questo segno, per il quale il Padre ti continuerà a seguire con tutta la potenza del suo attento. Qualunque uno dice, beh, aspettamente che per mettergli questo segno facciamolo crescere in posto in maniera. Che un po' va alla scuola, capisca, voglia anche dire sì, sì, va bene. Dice che noi lo direi subito. Eh ma si capisce che devo dire subito. Perché perché qui, per fare la mano all'orecchio, voglio giocare tutti i mezzi subito, ti puoi immaginare se aspettano che dica voglio da mangiare, ma non lo danno, non lo danno. E per mettiti il gol finito, ma non lo metto. E tutte le cose più belle e più importanti noi vogliamo dargliele come regalo subito. E per quello che siamo qui, per il Battesimo della Mane e di Volevo. Per il grande regalo della paternità di Dio. Sono figli di Dio. Oh, apro una piccola parete. Sono più di Dio anche quelli che non hanno il Battesimo, eh, quello che abbiamo già detto. Però qualcuno riceve quel possedio del Battesimo per ricordarsi e per ricordare che ogni persona della Terra è un figlio di Dio. Sarà un buddista, sarà un musulmano, sarà come uno degli amici carissimi, che non credono neanche negli radici, e amiciate, però tutti sono figli di Dio. Tutti amati dal Battesimo. E la vita di ognuno di loro è preziosissima, perché sono figli di Dio. Noi ci trattiamo male, proprio di Dio. Ci dimentichiamo questa roba. Addirittura noi teniamo su l'idea che quello lì è mio nemico. Ma invece il figlio di Dio è mio fratello. C'è qualcuno vicino di casa, un simpatico, un repennio dente, che non riesce neanche a salutarvi. È vero, per te non mi... e tu per te non mi... e tu per te non mi... Va bene, dici allora, va bene, sia mio fratello... Buono, il parame, il parame il fratello, ma... Dicendo a andare da niente, il fratello non combina. No, no, no, no, no. Perché oggi il Vangelo dice che quello che è di Cedro lo restituisce a Cedro, ma quello che è di Dio, bisogna che te lo restituisca a Dio. Questi qua, i genitori di loro... questi qui, i genitori della madre, oggi fanno una partita. Perché? È perché Cedro hanno una bella responsabilità, eh? Perché i primi, sì, magari anche il padrino, la madre, chi tira la corda tutti i giorni, eh? Chi quando la maglia, è vero, dirà che vuole fumare la prima sigaretta, avrà la garganta. Ma poi è male? È vero. Con una responsabilità immensa, capito? Perché? Perché questi qui sono preziosissimi. E bisogna restituirli a Dio, capite? Avviarli verso la paternità di Dio. Bisogna furarli, facciarli, avvolgerli di affetti, pian piano convincerli che meglio imparare un po' a leggere e a scrivere. E poi, come tutti noi, cominciamo a fare delle stupidate, e però bisogna andare a cercarli, con pazienza, con affetto. E, oddio, una cosa che di Daphina bisognerà darla, ma però proporzionata a tanti baci, a tanti semi di amore. Ebbene, pensate che ogni persona è così. È una moneta, ogni persona è una moneta sulla quale è impressa l'immagine del padre. E lui invece la tua immagine su ogni persona, perché te te lo ricordi, eh? Ma te lo sai che tu fa? È un sinistro. Allora, capite? Questo cambia la storia. Non ci possono più essere i nemici. Nel lito ci sono una roba, gli nemici. Lo dice San Paolo, lo dice Michele. E sono un nemico vero, gli nemici. E se io e te, per qualche motivo, anche spiegabile, abbiamo messo fra me e te il muro delle nemici, eh? Bisogna che lo buttiamo giù. Perché nostro padre è contento solo se buttiamo giù il muro delle nemici. E qualunque sia la razza, la cultura, la religione, la tradizione, c'è una cosa che ormai ci munisce a motivo di nostro fratello Gesù, che è venuto a dirci che Gesù è il nostro papà. Perché sapete, no? Che quella preghiera del Padre nostro, quando gli dicevano, gli dicevano, ma com'è che riuscite a pregare? Vabbè, lo stanno insieme. E gli ha infeggiato il Padre nostro. Ma sapete che nella lingua del Vangelo, nella lingua articola del Vangelo, quella parola Padre nostro vuol dire in realtà papà. Vuol dire papà. Cioè è una paternità fattuosa, eh? E' una paternità della tenerezza. E' una paternità dell'affetto. E dire, perché si figa oggi a dare l'orezzo al suo papà e la maglia al suo papà e la sua mamma? Perché non ha trovato nessuno in giro che più di loro mi possono voler bene. E quindi loro si prendono oggi la responsabilità di voler bene all'orezzo e alla maglia con tutta l'intensità, la forma con la quale imparca gli altri. Ma questa risposta per il capo è salario tra di noi. Perché, dico, io questa graziosa ragazza, non ho l'impressione di conoscere, mi fa piacere conoscere, perché è una mia sorella. Io ho anche piacere di avere, ti voglio vedere. E oggi nella Mestra ti voglio ricordare in modo speciale. perché ogni persona della nostra vita, capite, è speciale. In queste settimane c'è la cosa che si manda. Perché siamo a Bologna. Bologna è compresi la grassa, insomma, la dotta, ma anche quella che si manda. O c'è un sacco di gente che viene a trovarci perché non ha da mangiare. È una roba da male. Da male. Usata di gente che l'azienda ha fatto le pelle più lunghe del solito maestrale, che pelle lunghe, ma non hanno più riaperto. È una roba incredibile. Ho celebrato quel nostro amico che fa il prestito della facoltà di agrare e che ha diventato quella roba per cui possiamo andare nel supermercato. E quando la roba va verso la scadenza se lo facciamo regalare con delle robe tutte regolari, per risparmi l'oliva, insomma, tutte delle cose. Però se non ho da cercarlo per dire, oh, dobbiamo fare qui, eh, battaglia. Bisogna prendere qualche altro supermercato. E sono tutti da un'altra parte. E sono tutti da un'altra parte. Capite? Allora si fa la regola di dire, allora, vabbè, da mangiare bisogna andare. Se ha bisogno di qualcosa bisogna andare. Però lo patrino non si può andare. E poi? E poi si capisce al certo punto di mettere in mano la bolletta del gas, e lo taglio, la famiglia conosce dei momenti di capite. Ma non posso di perseghi arati. Anche perché un domani lui lo dirà a me. E io invece avrò bisogno di questo. A me piacerebbe, per esempio, crepare a casa. Non mi piacerebbe crepare all'ospedale. Io ci vado all'interno in ospedale. Anche perché le persone sono trattate molto bene, eh, in ospedale sono veramente bravi. Però un mio amore che c'è da recadermi qui, eh, magari una benedizione, prenderla carezza. Eh, abbiamo un grande bisogno di quello dell'altro. Oggi avvicinandosi alla domenica avvertivo che avevo un grande desiderio di dirvi quello che adesso vi ho detto, e cioè che questa Mestra voglio proprio celebrarla con voi e per voi, per tutti i tempi che vi c'è da noi. La vita è questa grande responsabilità di parte del bene. In maniera che ognuno non sia mai, vanno al paese, vanno al paese, vanno al paese, che è peggio ancora. Ma invece si è sempre restituito verso il Signore. Il Vangelo di oggi è questo, il compito qui dei papai e delle mamme è questo qua, e il compito di ciascuno di noi con l'altro. Tra l'altro è una bellissima carriera, perché ancora una volta possiamo ringraziare Dio, per tutte le persone che sono diventate suoi angeli per me, perché sono venute a farmi del bene e a rispedirmi verso il Padre. Quanto bene abbiamo ricevuto. Non potremmo dare niente se avessimo ricevuto niente. Quel poco che possiamo dare è perché abbiamo ricevuto niente. A ciascuno è esattamente più di ciascuno, ma a Dio qualche di Dio. Per cui se te o un figlio me lo voglio portare in guerra, io gli dico no. Per esempio il nostro amico Abramo, lui è scappato da l'Eritrea, è stato scappato il suo dirittore, perché gli eritrea fa sempre la guerra, ma passa la vita per la guerra, solo quel partito. E lui è scappato via, ha fatto un'avventura prevedente per me. Quando se ne sono accorti, la polizia ha messo in galera il suo padre. Allora abbiamo dovuto pagare un po' di scatto perché queste cose qui le dico perché sono molto casate, perché con dei permessi specialissimi mi portano tre giorni in Eritrea e io voglio andare a salutare la mamma e il papà di Atron in Eritrea, che sta qui da loro e lui non ci può andare a fare la sua mamma. Ah, se Cesare mi chiede una roba così, ha proprio no. Io mio figlio non lo posso mandare alla guerra e alla guerra. Capite? Allora tutto diventa anche molto delicato, eh? Molto delicato. E se te hai rischi di essere preso da un diamoletto, è vero della gelira o della gelodia? E te ne stai tutti ingrugnati, là per conto tuo. Io fino a un certo punto posso dire ogni casferà, ma se non ti passa. Guarda che devo venire a trovarti. E devo venire a dire dai, proviamo a tenerti a questo diamoletto che stiamo meglio tutti. Cioè, siamo tutti molto importanti, sapete? Gli uni per gli altri. Questo mi pare che sia la consegna di questa potenza. E l'Oreggio e la Maya ci sono stati regalati dalla portata di Dio questa mattina. perché noi prendiamo da Lui il senso di quanto ciascuna persona è importante al cuore del Signore per essere importante anche al nostro cuore.