XIX Dom.TO anno A 2017-omelia_GiovanniNicolini-Dozza 20170813-(20).mp3
Data: 13/08/2017
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Testo dell'Omelia
Sì, come accennavo all'inizio della celebrazione, ho avvertito la parola che oggi celebriamo nella distrugia domenicale come un grande canto di lode alla piccolezza. E' la piccolezza anche che ci fa paura, perché certe volte è paura, come la paura per loro quella notte, l'impressione che ci fosse un fantasma nel lago, insomma. E anche il taglio dei testi non consente bene di mostrarci che questo antico profeta davanti a questa grotta, anche lui è una persona impaurita, in fuga, con dei grossi problemi del suo popolo che lo fanno fuggire. E mi sembra che ci sia forte questo avvertimento. Davanti alla problematicità della vita, per metterci veramente nelle mani di Dio, conviene che manifestiamo tutta la nostra piccolezza, tutta la nostra povertà, dopo il nostro bisogno di essere salvati. C'è sempre il rischio di interpretare un po' la vita cristiana in sensi di potenza, di capacità, di virtù, magari anche di diversità, di differenza, ma sempre con un sospetto di superiorità. Non credo sia la strada giusta. Per lo meno certamente per me non lo è stata. Ormai posso parlare un po' al passato guardando la mia storia come effettivamente una vicenda, insomma ormai alle sue battute finali, però non posso non ricordare che tutte le volte che mi sono sentito nella necessità di essere preso per mano, consolato, di essere anche certamente corretto, ma di essere confermato in una vita amata. È stata sempre la piccolezza, in un certo senso anche la sconfitta, che mi ha fatto dei grandi regali. Quindi penso che sia così il senso di questa immagine del Libro dei Re, è vero di questo profeta appunto fuggitivo, che a un certo punto viene avvertito di una visita del Signore. E ci sono queste immagini successive, sentite il vento impetuoso, il terremoto, il fuoco, ma il Signore non è in queste cose. Poi alla fine, dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera, come l'Udì Elia, si coprì il volto con il mantello, usci, e si fermò all'ingresso della caverna. C'è il Signore che si fa piccolo, verso la nostra piccolezza, che si riveste via la fragilità fino alla croce, perché noi possiamo avere confidenza con Lui. Addirittura confidenza al punto che qualche volta mi chiedo con scopore se non sia Lui stesso in qualche modo vittima o del mio orgoglio, o della mia violenza, o della mia pretesa di virtù e di capacità, e lo ritrovo come piccolo. È la stessa piccolezza che ritrovo nella preghiera, perché cerco di combattere un po' la distrazione della mia preghiera in questo modo, chiedendogli di pregare insieme. Per cui, per esempio, anche nella salmodia, nella proclamazione, o nel canto dei salmi, che mi ha regalata nella mia famiglia, cerco di stare sempre come insieme a Lui, sotto il suo sguardo, insomma, come qualche volta dicendogli siamo qui, vero? Ecco, perché altrimenti la testa mi parte da una parte, il cuore mi parte dall'altra, invece quando riesco a farmi prendere per mano, eh sì, allora veramente mi sento abbracciato dalla bontà di Dio. Così è andata un po' a finire che le cose le ho raccolte in questa direzione, fino a vedere inevitabilmente una certa imprudenza del nostro amico Pietro. È vero che spesso, avete visto, il Signore ci fa incontrare nel Vangelo, anche con una forma di grandissima simpatia, oltre che le grandi doti della sua bontà, sostanzialmente della sua fedeltà, anche se come per noi accompagnata da timori umani, da paure, da rischi di tradimento. Però certamente sono Pietro una brava persona, no? Almeno a me sembra una brava persona. Eppure anche qui lui viene colto un pochino di fragrante. È vero? Perché? Perché in fondo pretende una dimostrazione della fede, pretende una dimostrazione della presenza del Signore accanto a lui e nella sua vita e la pretende con un riscontro dentro di sé, in qualche modo di grandezza, insomma no, una pazzia. È vero? Se sei tu, dimmi di venire da te camminando sulle acque. E il Signore gli dice vieni. È vero? E però che cosa succede? Che poi Pietro si accorge che le difficoltà sono più grandi, è vero? Delle sue capacità. Tutto questo che cosa è il segno? È che Pietro camminava sull'acqua con le sue forze e quindi affondava. Non si può camminare sull'acqua. È vero? E quando il Signore gli dice vieni e quando il Signore ci dice mi dice vieni io so che lui vuole così magari accoglie anche qualche cosa che viene da me ma ha una condizione no? E cioè che io mi faccia portare e sia la sua forza che mi porta sia la sua sapienza che mi dice dove sia la potenza della sua misericordia che continuamente viene incontro ai miei errori ma la condizione è la piccolezza non c'è dubbio questo perché? Perché la fede è una piccolezza e certe volte certi eroismi della fede insomma hanno un po' timore per come sono proclamati ma il cuore della fede a partire dai nostri padri ebrei è vero è fede nella salvezza ma fede nella salvezza vuol dire che tu sei piccolo povero o peccatore è vero o malato e c'è qualcuno che si piega su di te ti prende e ti salva tutta la fede del popolo della prima alleanza è tutta storia della salvezza vero? storia della salvezza e rispetto a tutti gli altri popoli che sono più forti più potenti più intelligenti più dotati che cosa sperimenta Dio da Dio Israele sperimenta di essere amato da Dio sperimenta di essere continuamente perdonato venuto a cercare accompagnato dagli angeli dai profeti e quindi alla fine Israele di che cosa si gloria? della sua debolezza perché dirà Paolo da buon ebreo ma a questo punto ponendosi davanti al Signore Gesù perché quando sono debole allora sono forte è vero? perché la debolezza è di fatto un grido rivolto a Dio un grido magari silenzioso è indubbiamente la condizione che lo porta verso di noi non certo le nostre prezesse giustizie sapete qualche volta un po' l'idea che il cristianesimo esiga che si fanno i conti impari e bisogna che ti metti a posto bisogna che tu adesso ripari questa cosa fai un po' di penitenza ma non è così non è così in certo senso Dio che si mette continuamente a posto con noi venendo nel posto piccolo e ferito che noi siamo occupati e quindi la storia e la spiegazione di tutto quello che accade è solamente il suo volerci bene credo che anche voi sperimentiate questo nella semplicità della vostra vita anche evidentemente con una certa dose di inganno perché poi c'è questa cosa è vero? il fatto che non ci sentiamo a posto il fatto che inevitabilmente lui funziona bene e io funziono male è evidente che questo confronto c'è ma non bisogna mai dimenticarsi del suo amore per noi questa è la grazia mi pare che in questa domenica proprio dobbiamo domandare con tutte le nostre forze e a questo proposito vi consiglio molto anche l'attenzione al testo della lettera ai romani dove Paolo prega il Signore guardando alla realtà e alla storia dei suoi fratelli ebrei quelli che in quel momento lo respingono perché respingono il Cristo perché non riescono a tendere la mano perché il Signore possa tenderla e portarli fino alla pienezza e avete sentito quella frase bellissima ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua vorrei infatti essere io stesso anatema separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli miei conseguine secondo la carne come è potente è vero questa preghiera e come è potente è potente nella sua connotazione di piccolezza e di povertà in questo momento Paolo sta celebrando in se stesso il mistero stesso di Dio e in Cristo si fa povero fino a diventare l'ultimo di noi e fino a salvere sulla croce è un'immagine bellissima dunque della potenza della potenza di questa cosa che usiamo pochissimo perché la scambiamo con un altro tipo di atteggiamento interiore di sapere rispondere di sapere accogliere i problemi della vita e dopo non ci resta dentro di noi invece quando siamo così piccoli che lui non può far altro che tirarsi su di noi e prendersi allora allora sì allora sempre un pochino a sostenere anche con voi un po' in privato che anche sul sacramento della riconciliazione bisogna che un pochino pensiamo e ripensiamo dobbiamo riportarlo a quella zona giusta della sua collocazione che è l'incontro con l'amore di Dio è vero la riconciliazione è l'incontro con l'amore di Dio è il nostro bisogno di essere voluti bene così come siamo è vero e se bisogna dire i peccati tutti per bene non so anche in fila cominciando dai più grossi fino ai più piccoli bisogna però nella modalità forte interiore trasformarli nel nostro gemito di salvezza nel nostro bisogno di presentare a lui quello che in me è ferito perché lui lo raccolga e lo faccia a suo non oso neanche dire mi guanisca no? anche questi giorni giorni buoni poi improvvisamente ho riconosciuto ancora una volta la mia fragilità la mia incapacità di voler bene e quindi dico Dio mio una settimana buona di di incontri anche molto belli che ho avuto non facciamola finir male non facciamola finir male e allora per non farla finir male trovo un poveretto di fratello che mi confesse un po' è vero e qualche volta però non incontro neanche un fratello un prezzo perché non c'è allora incontro qualche fratello qualche sorella non prete e gli dico spesso che ti devo dire i miei guai e perché me li vuoi dire perché ho bisogno che tu preghi per me e così mi confesso un'altra volta è vero lo dico per dire che senza toccare niente della santità del sacramento mi piacerebbe che fosse in qualche modo più un linguaggio della vita è vero un po' anche un modo di essere tra di noi no? penso sempre anche alla alla realtà bellissima delle nozze del matrimonio è vero della famiglia come è importante che siano luoghi dove ciascuno può con fiducia affidare consegnare la sua fragilità il suo errore sia un figlio nei confronti di suo padre o della sua mamma sia lo sposo e la sposa fra di loro sia noi poi alla fine no? nella nostra famiglia in tutte le nostre relazioni essere molto abituati non a far tanto finta che tutte le cose funzionano quanto imparare quel Dio vieni a salvarmi tradotto nel linguaggio della fraternità per fortuna che ci sei ti devo confidare una cosa ti devo chiedere questa sera di pregare un momento per me ho bisogno di non essere solo in questo momento perché mi perdo ecco capite trasformarla quindi in una specie di sapienza e addirittura di cultura della vita di cultura della vita quando il profeta antico che se ne intende sente che non è né tempesta né terremoto ma è una brezza leggera questo qui è lui è bellissimo no? immagine splendida come lo riconosce il Signore dal tuono e dal terremoto no dici questa brezza leggera adesso mi metto il mantello sulla testa esco fuori per incontrarmi con lui come è importante è vero sottolineare un po' queste cose anche davanti a tante tragedie ecco penso in questo momento a due persone affaticatissime affaticatissime tra di loro eppure però eppure però fanno strada fanno strada perché dopo avere avuto una dialettica molto forte molto violenta tra di loro sono scivolati pian piano nell'avere in fondo bisogno l'uno dell'altro perché perché verso di te il mio limite è questo dammi un aiuto allora invece di pretendere la perfezione dell'altro in qualche modo porgono e consegnalo la loro fragilità perché se tu non mi dai una mano io non ce la faccio è vero è il grande segreto che Dio ci ha insegnato attraverso questo popolo antico della prima alleanza e poi certo nella pienezza nella persona stessa del Signore nella persona stessa di Dio il Vangelo incomincia perché hanno appena finito di dar da mangiare con cinque panni e cinquemila persone tanta gente così il Signore li spedisce via andate via attraversate il mare e lui resta da solo a pregare sul monte poi scende c'è l'acqua in tempesta c'è la notte vedete sono tutte sottolineature di immersione della fragilità è vero non perché brontoliamo non perché siamo gli aiugoloni ma perché siamo quel che siamo è vero e la cosa più bella anche tra di noi è che ci vogliamo bene ci vogliamo bene io non ho paura del tuo giudizio e quindi vengo a raccontarti la mia povertà io sono sicuro che tu non mi mandi via dal tuo affetto e per questo dico in questo momento a te la mia fatica è giocata è così che mi pare il Signore vuole far crescere il suo popolo credo che dobbiamo portare tutto questo nella nostra vita familiare nella nostra vita di lavoro nel quotidiano della nostra esistenza nell'esperienza anche della nostra fragilità fisica nervosa non so è vero imparare molto a domandare aiuto consegnare all'altro sempre la nostra povertà credo che in questa brezza leggera ci sia una grande ricostruzione e questa preghiera come sentivamo dall'Apostolo estesa al popolo estesa ai popoli estesa alle genti anche Mattia quando andò a casa per notizia anche mente è vero della radio così da dire ma è un macello ragazzi cioè è uno scatenio di violenza che mi fa anche pressione insomma un po' mi mette anche qualche preoccupazione per la nostra cultura la nostra civiltà tante cose che potevano sembrare conquistate insomma saltano ancora fuori questi razzismi farsi no violenti è importantissimo che noi possiamo dare dei segni diversi no per questo proprio ascoltando queste robe violenti mi veniva in mente con gratitudine il fatto che ci hanno portato i nostri amici un bambinellino africano grande così tutto sorrisi e ci ha chiesto di batteggiarlo e poi i giorni successivi ha trovato un papà e una mamma perché c'è nessuno però per fare il suo certificato di batteggio non l'abbiamo potuto scrivere praticamente niente perché gli abbiamo dato il nome noi ma per il resto è vero è un piccolino lì lo sento proprio come un simbolo in qualche modo è vero da una parte della realtà più bella della creatura umana e dall'altra dall'apice della potenza di Dio in Gesù in Gesù l'ultimo di noi il crocifisso scendi dalla croce e ti crediamo e lui non scende dalla croce è vero se non altro perché ce ne sono altri due lì attaccati insieme e lui non può scendere è bellissimo che Dio non possa abbandonarci perché siamo deboli perché siamo peccatori ci sono residui di un catechismo un po' deviato che ci faceva quasi sospettare che se funzioniamo ci vuole bene ma se non funzioniamo non ci vuole mica tanto bene come? come? è rovescio è vero? è rovescio e se c'è un figliolo che non funziona molto oggi è dato a casa bisogna tenere tutto questo no? ma siccome proprio non funziona tanto lo vediamo proprio per questo però il Signore gli vuole molto bene eh molto di più di noi che magari qualche volta non riusciamo a superare certi ostacoli certi muri di separazione ma almeno qualcosa lì bisogna che la testimoniamo è vero? che in ogni caso il Signore gli vuole molto bene se per caso a qualcuno abbiamo detto che non è amato da Dio mi permetto di dirvi questo è proprio da recuperare è proprio da recuperare non ci deve essere nessuno che finisce l'itinerario su questa terra e si prepara ad andare da Dio che abbia avuto da noi in qualche modo un sospetto di inefficienza di indegnità di capacità di non volontà no no no no andiamo a rassicurarlo non possiamo rassicurarlo su come è lui ma possiamo per fortuna rassicurarlo su come è Dio tutto quello che Gesù ci ha fatto conoscere di Dio è indubitabilmente questo e quindi non cediamo mai neanche alla condanna neanche all'esclusione non accettiamola mai per fortuna forse non tutti siamo delle persone importanti quindi non abbiamo bisogno di dire delle cose decisive però proprio per questo possiamo dire delle cose di grande consolazione se ti viene in mente qualcuno che aspetta di essere consolato da te oggi spendi così la tua domenica di agosto