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-PresentazioneDelSignore-omelia_GiovanniNicolini-Dozza 20170202-(14).mp3

Data: 02/02/2017

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Con la preghiera mi sono fermato, ho fatto sosta, soprattutto su questo problema che la lettera degli ebrei fa emergere questa sera, che è il tema della paura della morte. La lettera dà un grande spazio a questo dramma, a questo problema, e appunto in questo testo arriva a dire che la paura della morte tiene prigioniera tutta la vita. Su questo poi nei secoli si è fatta una riflessione molto ampia, negli ultimi cento anni ci hanno pensato soprattutto anche gli psicologi, e effettivamente è impressionante questo, è impressionante. Io l'ho molto sperimentato, quindi ho avuto occasione anche di pensarci, perché fin dall'adolescenza questa paura mi ha tenuto. E ho visto proprio anche le conseguenze, perché è proprio vero che tiene prigioniera l'esistenza. E quindi molte cose, di pensieri, di sentimenti, di azioni, che immediatamente possono sembrare non determinati da questo, in realtà invece poi, se si va al fondo, diciamo, si trova sempre questo. Molto, molto di più di quello che si potrebbe immaginare. Anche in chi vive in certe forme di disprezzo della vita, o anche di temerarietà. Dietro c'è questo. Dietro c'è questo. C'è una specie di piccola disperazione, no? Per cercare di vincere questa paura. Anche chi si butta da quei ponti e sfiora per terra, ma non è... E anche chi vuole morire per la patria, insomma, ecco, bisogna dire che c'è molto, molto questo problema. Non lo affronto per dire che non voglio che siate malinconici. E neanche per dire che effettivamente, come forse ho già detto, questa vicenda in me ha avuto un certo cammino. E quindi devo dire che molta della mia gratitudine al Signore, proprio a partire dalla mia vita di peccatore, è molto legata a questo. Cioè che il Signore ha sollevato un po' questa cosa. Ma soprattutto volevo accostarmi con voi a questo bambino, che questa sera appunto arrivava a Gerusalemme e noi siamo andati a riceverlo. Volevo fare una piccola sottolineatura. Lui è di pochi giorni dal presepe, ma l'immagine è molto diversa. È già molto diversa. In fondo il presepe ha una sua compostezza, anche una sua misteriosa bellezza. Invece qui, vedete, siamo già molto più nella storia. Camminare. E poi questo passaggio mirabile per il Tempio, perché questa sera, vedete, il Tempio si presenta proprio come questa grande scommessa davanti a Dio. Però c'è la morte. Pensate che nell'ebraismo è così affermato il mistero della morte che la risurrezione non è una tipicità della fede ebraica. Oggi quasi tutti gli ebrei credenti credono nella risurrezione, ma non fa parte della loro origine. Bisogna vivere bene, per piacere a Dio. E poi basta. Appunto vi dicevo di qualche mio amico ebreo che mi prende un po' in giro dicendo che noi cristiani siamo lussuriosi e quindi che vogliamo non solamente buona questa vita, ma addirittura ne vogliamo anche un'altra. Insomma, non ti basta, andiamo. Ma invece c'è una strada. C'è una strada per vincere la paura della morte che tiene prigioniera la vita, no? E noi molto spesso qui la citiamo, anche la domenica, anche cercando di dire qualche cosa intorno alla parola di Dio. Che cosa abbiamo scoperto? Che cosa ci ha fatto conoscere il Signore? Che bisogna giocare la morte offrendo la vita. E questo è il grande segreto. E' per questo che il Figlio di Dio, dice ancora la lettera agli ebrei, entra nella nostra carne e nel nostro sangue, assume la nostra umanità e quindi la nostra mortalità. Questa sera questa sua mortalità viene offerta a Dio perché ogni primogenito maschio deve essere offerto al Signore. secondo l'antica disposizione di Dio nella storia della salvezza, ma entra e porta una luce nuova. E quindi è la sera della festa di quel canto bellissimo che chiude ogni giorno la nostra giornata. Ora, Signore, puoi lasciare che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la salvezza. E' questo che è celebrato oggi nel Tempio di Gerusalemme, proprio a pienezza, a coronamento di tutta questa fedeltà della profezia di Israele, finalmente questo bambino arriva. e il gesto è Dio. E Simeone, che rappresenta tutta la profezia di Israele, tutta l'attesa di Israele, lo prende tra le braccia. E il gesto è bellissimo. E appunto in quello lui toglie la grande novità che è iniziata. Allora lascia adesso che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola. Quasi a preparazione della Pasqua, questa sera, la morte cambia nome e diventa offerta della vita. E la cosa magnifica, meravigliosa proprio, e che desideravo dirvi, è che questo diventa immediatamente la nostra storia. Bisogna un po' dedicarci, sì, certo. La preghiera, certo, in questo aiuta molto, no? Perché la preghiera, ne parlavo con qualcuno in questi giorni, la preghiera è l'intimità di Dio, vero? Per cui, se entriamo nella preghiera, succede una cosa importantissima, cioè che non viviamo più da soli, ma Lui è sempre con noi. e piano piano ci si accorge che proprio ci accompagna in tutti i luoghi, in tutti i tempi, in tutti i pensieri, in tutti i sentimenti, in tutte le nostre paure, le nostre fragilità, sempre ci accompagna. La preghiera in questo è potentissima. E appunto la preghiera che cosa crea? Crea quello spazio, quel paesaggio intorno a te per il quale capisci che la tua vita è offerta e anche per chi e come la tua vita è offerta. Mi capita di scoprirlo un po' nel carcere, mi capita di scoprirlo un po' all'ospedale, ma mi capita di trovarlo soprattutto in me stesso, no? E qual è il senso della vita? E vedi le persone che sono intorno a te, vicino a te per la preghiera o anche per la mesa o anche per tutte le altre vicende della vita e tu togli piano piano in modo profondo la direzione della tua vita come vita regalata. E questo è il segreto di pace che Simeone questa sera riceve nel tempio. E la vecchia Anna si fa addirittura annunciatrice di lui, parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la consolazione di Israele. Bellissimo, insomma. Questi due vecchi che rappresentano una vecchia storia, che rappresentano il vecchio Israele che in qualche modo questa sera entra in porto, è vero, perché ormai si consegna tutto a lui solo che raccoglie tutto Israele e nei prossimi mesi lo condurrà fino alla Pasqua, fino alla pienezza del dono della vita. Per cui questa festa nella sua semplicità, nella sua modestia anche direi, è vero, ha un potere immenso in questa direzione e diventa appunto un'opportunità molto bella per le domeniche che ci aspettano, che sono domeniche di annuncio del Signore, è vero, è il Vangelo che viaggia e poi però rapidamente viaggia verso la Pasqua, è vero, e viaggia quindi verso la pienezza. Allora, questa sera dobbiamo sentirci presi per mano da questi due anziani di Israele, tra l'altro con una riconoscenza enorme nei confronti del piccolo popolo di Dio della Prima Alleanza. Più andiamo avanti nel nostro rapporto con la parola di Dio e con Gesù, Signore del Vangelo, sempre di più questo scopriamo. Il ministero stesso del Papa attuale, accolto con un po' di attenzione, è semplicissimo, è una restituzione della Bibbia a una Chiesa che molte volte l'ha lasciata in disparte, ha preferito la riflessione della teologia, si è arresa al rigore della morale, è vero, e ha curato meno questo canto meraviglioso che è il canto nuovo della vita nuova, la parola di Dio. Bisogna pensare, vero, questa sera in modo particolare a chi l'ha custodita per noi, è vero, quindi anche a chi ce l'ha trasmessa, a chi anche per noi ha aperto il libro. È una riconoscenza enorme, capite? Quindi insieme a questi due vecchi, Simeone e Anna, collocate nella vostra preghiera questa sera quelli che vi hanno forzato alla meraviglia di questo vecchio tempio ormai abitato dal Signore della vita. Questo tempio che è stato costruito come professia di Lui e che finalmente lo accoglie. È vero, veramente, è il Signore che si incontra con la storia di tutta l'umanità attraverso la vicenda umile di questo piccolo popolo di pastori. Dunque, ci sono molti motivi questa sera per ringraziare il Signore. Forse, per farlo bene, abbiamo bisogno anche di una purificazione dei pensieri, dei sentimenti che ci consenta di metterci proprio tra le braccia di Dio, o meglio, come suggerisce il testo di Luca, di prendere Lui tra le nostre braccia. Molto importante questo, molto importante. È come se Lui si regalasse a noi questa sera. è vero, con l'austera bellezza di questa mamma dietro, è vero, è di questa parola che lei riceve, è vero, come profezia suprema e che fa di lei anche una profezia suprema di quell'Israele da cui lei è nata e che ha condotto la storia fino a questa sera. Quindi, ringraziamo il Signore, è vero, chiediamogli di essere sempre di più l'ospite della nostra casa e del nostro cuore, dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e entriamo con questo nella pace. Riflettiamo un po' su questo problema con il quale mi ho disturbato, sul problema della paura della morte e potremmo ogni tanto fare qualche piccola verifica sul cammino che stiamo facendo. Non più morire, dare la vita, non più morire, dare la vita con pace. È quello che domandiamo per noi in questo momento, per i nostri cari e per chi sapessimo essere in una condizione più stretta, più prigioniera, più angosciata del suo cammino. o Grazie.