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XXIII DomenicaTO-omelia-GiovanniNicolini-20140907(22).mp3

Data: 07/09/2014

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Facciamo solo qualche passo proprio perché anche oggi le scritture sono troppo ricche e quindi non possiamo che proprio cercare di prendere qualche scintilla, perché sapete che la parola di Dio non la si capisce mica, la si ascolta ma non si capisce. Quindi se quello che abbiamo ascoltato adesso lo rileggete domani è già tutto diverso perché secondo quello che ha detto un grande padre della Chiesa la scrittura cresce insieme a chi la legge. Quindi non è che lei si ferma e tu l'hai presa, la parola di Dio continua a crescere e quindi tutte le volte si ripresenta a te con sorpresa. Perché non sei tanto tu che guardi la scrittura, la parola di Dio, ma prima di tutto è lei che guarda a te e che ti viene incontro con affetto, con attenzione. E viene a te e che viene a te e che si adatta alla tua condizione, ai tuoi pensieri, alla fatica del tuo animo stamattina, alla tua solitudine o al rovescio, al tuo desiderio di fuggire. E ti cerca e ti cerca e ti trova dove sei. Ora dico questo perché il testo di Ezechiele, che è molto severo, dice che di tutto questo però sei responsabile. In casa tua sei tu responsabile. E sei responsabile di questo. Sei responsabile dell'amore. Questa è la grande responsabilità che noi abbiamo. Ho avuto piacere che un grande capo dell'Islam, un'autorità di altissimo livello, abbia alzato la voce per dire che l'Islam non è un selvaggio ammassamento. Non è un'autoglorificazione che esclude gli altri e dà diritto di aggredire. E mi è piaciuto perché forse lui non sa che noi ascoltiamo oggi questa parola, ma io ho avvertito che lui aveva un posto importante oggi nell'assemblea cristiana. Perché nella sua cultura, nella sua tradizione, nelle sventure drammatiche che colpiscono l'Islam in questi tempi, e di fatto lui si è posto come difensore della carità, difensore dell'amore. Questo è un compito di tutti ed è un compito che ognuno di noi quindi assolve dove è. Vero? Concretamente. Con immediatamente le persone che gli sono vicine. Quelle che sono state affidate al suo cuore, alla sua preghiera. Quelle che qualche volta magari ci sono anche troppo vicino perché gli danno qualche randellata in testa, però anche loro, è vero, col randello sono affidate anche loro. E quindi se questa parola è un po' strana, non è forse l'unica possibilità di tradurre quella parola dal testo ebraico, però non è male insomma che usi il termine sentinella. Ti ho posto come sentinella per la casa di Israele. E quindi devi vegliare. E se non ci si vuol bene, devi protestare. E se magari tutte le cose vanno bene, ma non ci si vuol bene, devi protestare. Devi avvertire che non si può. Non si può. Non voler bene. Si può essere molto mal, molto malmessi. La relazione può essere molto affacciata. Può essere che tu, dentro il tuo cuore, non puoi sentire che una definizione negativa della vita di quella tal persona. Ma più forte di tutto. Gli devi voler bene. Dice, ma se non funziona bene, appunto per quello gli devi voler bene. Perché la caratteristica del Dio di Israele, che è il papà di Gesù, è che lui, appunto, come tante volte cerchiamo di ricordare qui, ci vuole bene come siamo. Con tutti i nostri difetti, con i nostri tradimenti, con le nostre fughe, le nostre paure. Non ci vuole bene perché siamo a posto. Ma come siamo ci vuole bene. E anche su questo sarebbe interessante poter fare qualche osservazione in più, ma non voglio farla anche per non disturbare. Io sono un vecchio marco, quindi bisogna che stia un po' attento. Però a dire che certe volte si condannano situazioni, vicende, persone, modalità della vita, interpretazioni della vita, perché sono sbagliate secondo la legge, perché sono sbagliate secondo la natura, perché sono sbagliate secondo le tradizioni più profonde. E però il rischio di non fare quell'altro controllo, ma è volersi bene, è per volersi bene. Fu una domanda molto difficile posta al Cardinale Martini pochi mesi prima della sua morte, dove si diceva una situazione che viene normalmente giudicata sbagliata. e quindi lui veniva richiesto di dare una risposta circa l'esercizio della sessualità in quella situazione. E lui come risposta ha dato questo. Negli affetti profondi la sessualità è molto importante. E ha chiuso. Capiste perché sto dicendo questo? Perché all'ultimo stadio di ogni vicenda, la misura che bisogna prendere è quella del voler bene. E può darsi che il voler bene esponga ai porti, a situazioni, a vicende, a scelte, a condizioni, molto delicate, e possono essere giudicate anche sbagliate. Però, attenzione, perché questo nostro compito di sentinella alla fine è questo. Mentre invece il rischio che corriamo è che molte volte capovolgiamo la cosa. E quindi diciamo, eh sì, va bene, è per volersi bene, però intanto è... Lasciamo l'ultima parola, sempre, all'amore. Perché questa è la modalità di Dio. Anche quindi, rispetto alla legge, abbiamo ascoltato una delle parole fondamentali del testo della Lettera ai Romani oggi. Forse questa vale la pena, che la riascoltiamo. Dice, fratelli, Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole. Perché chi ama l'altro, ha adempiuto la legge. Infatti, non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai. E qualsiasi altro comandamento si ricapitola in questa parola. Amerai il tuo prossimo, come te stesso. La carità non fa male al prossimo. Pienessa della legge, infatti, è la carità. In questo testo, insieme a tante cose bellissime, c'è un verbo che è usato solo qui di fatto. È usato un'altra volta, ma in un senso diverso. Ma è usato solo qui in tutto il Nuovo Testamento. È un verbo di traduzione difficile. Il traduttore italiano propone questa cosa. Qualsiasi altro comandamento, e dice, si ricapitola in questa parola. Amerai il tuo prossimo, come te stesso. Cosa vuol dire questo, si ricapitola? Di fatto, il verbo vorrebbe dire, tradotto alla lettera, che ogni cosa che viene chiesta anche da Dio, trova però la sua verità e la sua pienezza soltanto nell'amore. Non in se stesso. Non in se stesso. Perché in se stesso non è sempre garantito l'amore. Si può anche fare un'opera doverosa, ma con sentimenti di vendetta. Con animo di orgoglio e di affermazione. Per essere il più bravo e il primo della classe. Per avere ragione. O addirittura per accusare un altro. E allora però non è. Non è. Perché l'unica cosa di cui siamo debitori, avete sentito, no? Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole. Perché siamo debitori dell'amore? Eh, cari fratelli e care sorelle, perché se noi non fossimo stati amati, non saremmo qui. E se noi non fossimo stati amati, il nostro cuore e il nostro pensiero sarebbero pieni di sentimenti negativi. Invece, vedete, io so che molti di voi, qualcuno di voi moltissimo, sono in grande paura, in grande prova. Anch'io mi trovo in certa delicatezza di situazione. E però, quanto abbiamo ricevuto? O perlomeno, io lo devo dire di me, che debito enorme ho da pagare. E come è sempre molto scarsa la mia risposta, molto calcolata, molto fretta. Per cui uno mi manda una famiglia, un messaggino, ma quanto ci vuoi bene? Io mi rispondo, io non sono capace di voler bene. Per fortuna ci siete voi. No? Eh, si capisce, perché poi, davanti a questo voler bene, si è sempre irrimediabilmente insoddisfatti, no? Per la misura, per la tonalità, per la profondità, per la verità. E quindi questo immenso debito d'amore, questo è il giudizio severo. Il giudizio severo non viene, sapete, nel rischio inferno paradiso. Il rischio vero è il paradiso che abbiamo già ricevuto, e sul quale siamo purtroppo un po' distratti. E quindi non ci ricordiamo, non teniamo conto, non stiamo attenti al bene che abbiamo ricevuto. Ieri sera, con la parrocchia degli Atei, il tema di cui si parlava era la bellezza. È stata una cosa interessante, molto. e poi però volevano farmi parlare, io non voglio che mi facciano parlare, voglio parlare se lo voglio, con voi devo per il dovere d'ufficio, ma altrimenti non voglio che mi facciano parlare. Però quello che mi è sembrato di dire è che la bellezza non è una cosa che prima di tutto noi guardiamo, è una cosa che prima di tutto lei guarda a noi. Se lei non ci guardasse, non venisse a noi, noi non l'intenderemmo. È per quello che si può anche dire in modo popolare che è bello quello che piace, perché ci piace molto quello a cui noi piacciamo. Il pomeriggio, così per caso, ho sentito quel secondo tempo del secondo concerto di Chopin per pianoforte e orchestra. e che è, perlomeno per me, è una grande passione. E quando l'ascolto, appunto, ci si sente come visitati, osservati, raccolti. Quindi il bello è qualche cosa di intimamente legato al buono. Sapete che quel buon pastore del capitolo decimo dell'Evangelo secondo Giovanni, quello che chiama le pecore se le tira dietro, eccetera, il pastore buono, in realtà il termine che usa nel testo originale greco è bello. Il pastore è bello. E quindi bello è buono, capite? Lì sono la stessa cosa. Ed è per quello che in realtà alla fine la connessione più forte per stare anche nel nostro tema è quello tra la bellezza e l'amore. No? Mi sarà sicuramente capitato questo, no? Per esempio, quando mi capitasse di essere, non so, nell'aula di ingresso della stazione di Polonia e non conoscete nessuno, no? E tutti i volti passano davanti e sono come noi. Ma all'improvviso c'è una persona che conoscete, lei non vi sta guardando magari in quel momento, ma è come se succedesse qualche cosa, no? Perché? Perché c'è. È vero. È perché quindi la relazione che voi immediatamente avvertite con quella persona semplicemente perché la conoscete, è vero, in qualche modo supera tutto l'anonimato dell'ingresso della stazione e subito si trasforma in un incontro, in magari neanche la possibilità di dire qualche cosa perché si è in ritardo col treno, ma dopo quando lo si incontrerà dice, ma sai che ti ho visto a Bologna in stazione? Eh, è certo. È un avvenimento. Perché l'amore è sempre questo incontro. E quindi anche anche quando vi capitasse che ci siano degli incontri perché per qualche aspetto possono essere sbagliati, siate meditativi, siate prudenti. Io ve lo do come consiglio da vecchio amico, insomma. Perché se c'è dentro l'amore è subito molto delicato. Capisco che questo si può porre come obiezione anche per tante preoccupazioni che ci sono, che tutti abbiamo, bisogna che le cose vadano bene. È chiaro, è chiaro che le cose devono andare bene. Però il Vangelo è una esigenza in più che pretende di essere primaria. Ma bisogna, prima di tutto, volersi bene. Per cui se devi anche dirgli qualche cosa o rimproverarlo o dirgli no, guarda, e qui sei fuori gioco, cominciate prima rinnovando il vostro amore per quella persona. Perché prima di tutto e di tutto siamo debitori dell'amore. la cosa molto curiosa nel testo del Vangelo è un testo che ha parecchie complicazioni ma insomma adesso non possiamo spendere troppo tempo è che a un certo punto avete visto in mezzo a questo testo del Vangelo dove si dice che bisogna assolutamente volersi bene e far di tutto per aggiustare perché c'è stata una divisione io non sono stato capace di convincervi a metterti in pace adesso ne vado a chiamare altri due o tre guarda che se no ti porti in parrocchia l'altro terrorizzato dice no allora facciamo la pace buona è vero insomma come bisogna a tutti i costi a tutti i costi a un certo punto avete visto cosa fa no? quello che mi pare l'altra domenica no? forse due domeniche fa aveva detto solennemente Gesù a Pietro tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa avete visto che roba? perché tutto quello che scioglierete tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo è quello che aveva detto a Pietro e agli apostoli il potere degli apostoli viene dato a tutti a tutti c'è questa autorità capite? è un'autorità però che dà una terribile responsabilità vero? perché non è che voglia dire il Signore va bene in cielo siamo d'accordo quindi se li perdoni li perdoniamo e se non li perdoni beh dico ma scherzi ma gli chiudi la porta è una responsabilità tremenda eh? quello del perduto bene per noi in ogni caso è una responsabilità tremenda quella dell'amore devo dire che per me è di grande insegnamento quando mi capita che qualcuno vuole confessarsi e mi spiega che non riesce a voler bene a una persona eh io capisco che quella persona e quella storia che ho davanti ha fatto già molta strada perché? perché avverte la fatica e la ferita per non riuscire a voler bene forse dovremmo sempre tutti confessarci di questo capite? però è bellissimo pensare che ci dispiace non volerci abbastanza bene l'amore è una grande liturgia interiore esterna fatta di parole di silenzi di segni di lacrime di sorrisi imparare la liturgia dell'amore per fortuna abbiamo avuto tutti la fortuna di qualche maestro qualificato di passaggio che però ci ha lasciato lì un insegnamento che per noi è rimasto decisivo e anche quando siamo nella bufera della nostra vita ci viene in mente ecco però è vero è per fortuna così è vero è il nostro grande potere quindi vedete anche una parocchiotta come questa messa in in mezzo a un quartiere con tante realtà anche con tante difficoltà fatiche è il nostro compito di volere bene per me è gradevole è quasi naturale che diverse di voi abbiano un contatto per esempio con il nostro carcere perché è nel nostro territorio non è una cosa da poco che ci sia questo e poi avete tutto quello che avete abbiamo tutto quello che abbiamo è vero nelle nostre case nella nostra vita e tutti i giorni come fare come fare ecco alla fine vorrei dirvi c'è una semplificazione sapete perché è perché uno dice ma adesso cosa si può fare qui là cosa si può fare per questo problema per quell'altro subonda l'interno di una cosa sei brava sei brava voler te allora tu il problema non lo risolverai io sono molto legato a una assistente sociale che molti molti anni fa quando ci faceva voleva far capire che noi dovevamo prendere tra di noi Massimo che è quel nostro fratello che ogni tanto vedete qui e lei ci ha detto io non penso che con voi lui migliorerà nella sua malattia ma io credo che lui starà meglio ed è stata la cosa che ci ha convinto corriamo il rischio col rovescio che siamo stati molto meglio noi da quando c'è lui con noi e certo speriamo ci dovrebbe piacere i suoi sorrisi sembra che vogliono comunicarcelo che anche lui sta bene con noi perché alla fine i problemi non si risolvono no? quelli grossi e la maggior parte non si risolvono pensate come non si risolve la personalità che ognuno ha e che ognuno è allora qual è la strada? non è cambiare la personalità è voler di bene e in tante situazioni non posso fare niente non sono capace di niente però voglio bene da 15 anni incontro quando vado in macchina verso il centro a diverse ore del giorno c'è una signora e per dire anche una signora di una certa età che lì sul bordo del prato si prostituisce e io non ho trovato neanche l'animo diciamo di fermarmi perché sono anche un imbranato non ho paura di creare degli equivoci non lo so insomma ci penso sempre sul fatto che forse dovrei fermare l'automobile e provare a dire qualche cosa anche se lì è un po' delicata questa cosa perché si rischia sempre di invadere un campo che non è un campo qualsiasi è una scelta o una scelta subita in ogni caso certamente anche di grande drammaticità una persona di una certa età e allora cerco di farle un riferimento d'amore un riferimento d'affetto le faccio sempre un saluto ecco ma però credo che debba essere venti più di un saluto ve lo do come buona strada per le situazioni impossibili che ci siamo portati a messa è vero quelle che proprio non si risolvono non si risolvono ma hai il modo di avvolgerle della cosa più importante dell'amore di Dio Dio te l'ha dato perché tu possa passarlo certe volte con un cuore tremante con mano esitante coraggio non avere paura è la nostra responsabilità ma alla fine è il nostro grande privilegio è la cosa più grande che ci è chiesta è volere bene