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XXIXDomenicaTO-omelia_GiovanniNicolini-Dozza 20171022-(22).mp3

Data: 22/10/2017

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Va bene, bisogna che cerchiamo un po' di far finta di niente perché ho una sensibilità sparata, quindi insomma. Per fortuna mi sono dovuto molto arrabbiare con il compilatore del lezionario. Quando ci si arrabbia, allora dopo anche le emozioni si la fanno. Sono arrabbiato perché tutto è toccato su quella frase che Gesù dice, ed è l'ultima battuta del Vangelo di oggi. Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Solo che una certa tradizione cristiano-cattolica, diciamo, ha sempre pensato che quindi l'ideale è che la Chiesa e lo Stato vadano d'accordo. Per essere in qualche ipotesi di questo tipo ci sono inventati i concordati, ci mettiamo d'accordo, fai questo, fai quello, io ti do questo, io ti do quello. Per esempio Giobba, che è diventato prese da poco, lui per andare un po' contro a questa faccenda, continua la mattina a lavorare con i suoi marcialtoni qui sotto l'altare della Chiesa e quindi mi pare che pigli 50 euro al mese dalla Chiesa. Perché vi dico questo? Perché quei 50 euro in realtà sono dello Stato. Noi li abbiamo concordato per cui per ripagare le bruttissime cose che i suoi montelli hanno fatto alle Chiesa nel 1800, da allora lo Stato paga il suo debito e dà altre cose, anche dei quattrini per dare uno stipendio a noi prezzi. Gli ultimi due che abbiamo fatto prezzi, questi due ci sono trincedati dietro al fatto che loro hanno già un lavoro e che quindi di complessa non insomma che manca 50 euro per 12 euro perché abbia anche lui perché deve avere questo. E quindi è come se il senso di questa domenica dovrebbe essere che il bello è fare un accordo, ognuno fa una parte. Siccome anche quello che sceglie in testi per la mente aveva in testa questa idea, ha fatto quella prima lettura dove c'è questo re Ciro, che è un gran imperatore, che ha ammazzato un sacco di gente, che ha fatto delle conquiste tremende e inutili perché sono durate anche pochissimo. E però siccome dietro c'era la manovra di Dio, anche lui ha fatto bene, non ha la fede però, funziona da dire. Solo che invece non è così, non è così. Ma adesso quindi ci dedichiamo un momento al bandello per vedere un po' anche se non è così. E che quindi quando lui dice, rendete dunque a Ciccare quello che è di Ciccare e a Dio quello che è di Dio, non dice assolutamente che c'è un diritto dell'uno e il diritto dell'altro. Di fatto per noi bisogna rendere tutto a Dio, non c'è problema su questo. Non c'è problema. Tra l'altro bisogna rendere a Dio anche Cesar, che è un terogione, però è una persona, è una persona umana. E quindi noi sappiamo che Dio, ho cercato di ricordarlo anche all'inizio della Messa, va bene a tutti, treventi, non treventi, che funzionano, che non funzionano, lui fa bene a tutti. E poi fa come te, che mamma, che come trai appunto i soliti tre figli, e i due funzionano, e uno no, tu sei sempre attaccato a quello che non funziona. Ammè? Con il tuo affetto, la tua preoccupazione, la tua preghiera, il tuo sorriso, il tuo piatto. Tanto che gli altri due avrebbero un sospetto. Ma cos'è il coppino, quel lì hai preferito? No, è quella che non funziona. E quindi anche Dio deve fare così. E tutti i crei di Bologna, quello che funziona a me, sono io che non sono fatta a casa. Allora, mi dà un sacco di regali, perché non funziona? Perché Dio ha fatto così. Dio ama il peccatore, e siccome ama il peccatore, la scommessa la deve portare alle estreme. Perché altrimenti è un sospetto, mi ricordo di avervelo già detto, che persino in casa potrebbe attraversarci. Per cui, se funzioniamo, la mamma ci vuole un grandezza. Se non funzioniamo, un po' meno bene. Non ci vuole bene? No, si vuole bene. No, non è solo per l'educazione. Però il prima, sapete, è un po' questa minaccia. E se funzioni, infatti su questo bisogna dire, non dico non troppo in giro, che non il Signore, ma quelli che ci sono interessati di teologia, di ragionamenti sulla fede, e hanno stabilito che se te funzioni, vai in paradiso. E se non funzioni? Ma non è così. Non è così. Perché io funziono niente. Tu hai l'impressione di funzionare poco, eh? E siamo tutti qui per questo motivo. Perché tutti abbiamo un enorme bisogno dell'amore di Dio. E noi siamo qui in questo momento per celebrare, cioè per rendere presente, celebrare vuol dire così, rendere presente, rendere vivo l'amore di Dio per noi, raccogliendoci intorno al sacrificio d'amore che il Figlio di Dio è venuto a toccare in mezzo a noi. Per esempio nel testo di San Luca, quando proprio stanno avvicinandosi a fargli la pelle, Gesù dì, padre perdonami, perché non sanno quello che fanno. Il Signore è venuto a dare la vita perché anche proprio il Figlio funziona. Ci ha raccogliato dal suo amore. Abbiamo costruito un Dio del merito e alla fine abbiamo trasformato la casa del Padre in un tribunale, ma per fortuna la casa del Padre non è in un tribunale. E' vero? Di tempo in tempo continuiamo a ricordarvi la parabola del figlio al prodigo, diciamo così, per vedere che quel figlio forse non è tanto pentito, ma che in ogni caso suo papà lo vuole in casa. E siccome lo figlio è in casa e gli fa festa, l'altro fratello che ha sempre fatto il suo dovere e non gli ha mai fatto festa, vede questa roba, dice no, non pucerò mica sta casa. Ma il Padre esce, vieni dentro anche tu. Perché questo tuo fratello era morto ed è riciclificato, era perduto ed è stato trovato. Perché Dio è, dice l'argentino che ho vato a Roma fare in casa, Dio è misericordia. Lui ha adottato come preferibile questa parola, perché mentre l'amore potrebbe essere una cosa di pienezza, di pace, la misericordia è il dente che porta una sproporzione. Io, te non mi vuoi niente bene, ma io sì. Te non mi darei mai un segno di riconoscenza, ma io, però mi voglio. E lui, l'argentino, ha fatto diventare la misericordia come la vera parola per dire l'amore. Capite? Questa cosa qui bisogna tenerla molto a mente. L'amore non si misura nella maniera che si pensa e dal vento, ma si misura con la misura di Dio. Salvatore. E lì c'è una cosa molto bella, che invece il Vangelo spiega bene. Adesso io voglio andare al Vangelo. Perché per mettere in difficoltà il Signore gli dicono, sta tassa a Cesar, bisogna pagarla o non pagarla? Ho visto che sta tassa era odiosa per gli ebrei. Perché era la tassa che si pagava per ringraziare l'imperatore perché c'era cittadini nel suo intero. Era una tassa non riferita a beni, a servizi, ma semplicemente al riconoscimento, alla riconoscenza, perché sono sotto il suo intero. Questo agli ebrei, no, partigliano amati. E quindi quelli che andavano per chiedere a satan, erano trattati malissimo. E loro sotto sotto subivano la cosa, ma si continuano a dire questa cosa qui, è ingiusta, è ingiusta, non va bene questa cosa. Per creare una difficoltà, perché sarebbero andati a denunciarlo, questo è interessante, insomma, la cosa. Come coglierlo in saldo, è vero? Gli fanno la domanda difficile. E allora lui dice, c'è dei bigliacci, di ogni modo, fatemi vedere la moneta. E cosa c'è la moneta? E dice, c'è la faccia di Cesare. Allora dice benissimo, rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Notate che qui c'è una faccia di verbi. Abbiamo fatto un'instanza. Perché loro gli hanno detto, è legato dare. E lui non risponde con dare. Lui risponde con restituire. Allora, quella moneta vista sulla faccia di Cesare è sua, restituisci. Ma a Dio restituisci quello che è di Dio. Per cui, la moneta sì, ma mi è venuta in mente una cosa evidente. Che per esempio, Cesare, Dio lo vuole. È una persona male. Ha avuto un'educazione fagliata. L'ha tirata su con la violenza. Per giunta il curvo. Sa anche scrivere bene il disastro, se è Cesare. Ma Dio lo ama. E quindi, in realtà, bisogna restituire tutto quello che conta, sapete? I nostri amici del caso sono tutti da restituire a Dio. I tuoi bambini, i tuoi figli, che tu appunti io non ho, però sono da consegnare tutti a Dio. È per quello che tu stai attaccato a quello che non funziona. Perché Dio vuole anche lui. Perché tutto ci è stato dato da Dio. Perché tutto gli sia restituito. E c'è un passaggio bellissimo della lettera ai Cessaloni presi, dove Paolo dice che è contentissimo di loro per questi motivi, per la generosità della vostra fede, che non è generosità. Il testo direbbe l'opera della vostra fede. Non è che si limita a credere in Dio, a credere in Dio. Sì. Ma vuol dire una roba grossa credere in Dio. Perché se credo in Dio, come mio padre, io credo sempre che sei mio fratello. È vero? Perché se siamo tutti nella stessa famiglia, siamo tutti fratelli. E se Dio è il padre di tutti, dobbiamo sventare di farci la guerra e gli schiammetti. Dobbiamo cominciare a volerci bene. L'opera della fede. E l'opera della fede è accompagnata dalla fatica della carità. Perché mia suocera è insopportabile. Ma deve sopportare. Anche lei è di Dio. Così salta in me. E i Cessaloni cesi sono bravi e non trottano le suocere. E Paolo è contento. Sono contento perché fai la fatica della carità. E poi? E poi dice la fermezza della vostra speranza. Ma quante volte vi vedete, ragazzi, non c'è più niente da fare. No, non dirlo. Non dirlo. La speranza non deve mai tramontare. Da lì. E questa vita cristiana così ricca di solestitudine e di amore. Nessuno la può smontare. Nessuno la può smontare. A Cessara e a ventiquita quelli di Cessi. Datemi pure le tasse. Ma a Dio. E mi permettevo di dire, a partire da Cessara. Prenditi anche Cessara, del buon Dio. Ci sono? Dio. E' stato contento. Ma noi glielo chiediamo. Prenditi anche Cessara. Signore, prendi anche me. Prendi anche me. Perché ecco la storia che c'è di continuire qua del paro piano. E dove ho fatto giovere stamattina? Un sacco di gente. Bambini. Mamme. Babbi. Mi veniva da una piantina. E oggi non mi deve venire. E poi è anche il mercato perché non sono a dormire qui su. Quindi non è nessun tramonto, congenio, niente di tutto questo. Sono vecchio, quindi. Devo andare un po' in treno a Roma. No, non riesco anche sempre qua. E quindi, nuovo parroco. Però, invece, un fratello della nostra comunità. Giuseppe per sette anni è stato qui a fare l'aiuto del tremendo parroco che sono io. Quindi, diciamo. Ma fa tutto bene. Ma fa tutto bene. E il Signore opera in maniera che tutto gli ritorni in casa. Questo vuol dire Gesù. Restituite a Dio quello che è di Dio. E quindi stamattina, occasione preziosissima, perché ognuno di noi è rifletta. A che cosa Dio gli ha affidato. Dandogli la vita. Dandogli la sua mamma e il suo papà. Dandogli il pacchetto. Quella maestra della seconda elementare ci stava sempre chiederare, ma alla fine era la buona messa. E poi, poi, salta. E poi, quella volta che sei caduto, non ti sei riuscito alla testa. E poi, eccetera, eccetera. La tua meravigliosa vita. chiedi scusa se per me sei la malattia. Chiedo scusa al Signore per essere mi lamenta. Tutto preziosissimo. È vero? Tutto da restituire a Dio. Perché Lui ce l'ha dato? Perché la nostra vita fosse viva, bella, impegnata, importante. Rendete a Dio quello che hai detto. Che vuol dire, hai capito? Non farmi il tuo misero processo. Non chiudere in un pacchetto. Non tenerlo tutto chiuso in maniera che non puoi esprimere. Perché non lo lasci neanche esprimere. Questo ruolo che ti ha fatto. Lasciarlo esprimere, no? È una meraviglia. Coraggio, coraggio. E anche quando ci viene quel piccolo incidente di salute, a qualcuno di voi è capitato anche non piccolino, insomma, è vero? È tutto rendere a Dio. È la strada giusta. È la strada giusta. Avete capito quindi qual è il senso meraviglioso di questo dialogo? Che gli avversari hanno creato difficile e che lui restituisce a noi in grande bellezza. In grande bellezza. Adesso bisogna che andiamo avanti alla svetta di la messa perché tutti dobbiamo tornare a casa a restituire al Signore quello che gli abbiamo portato via. perché l'abbiamo posseduto, perché l'abbiamo distrezzato, perché non ne abbiamo tenuto conto, perché l'abbiamo giudicato. Se l'è di roba da recuperare, è fin se l'è. Se l'è. E da tenere bene. E da lasciar fiorire. E da rire a chiare il Signore che ce l'ha dato. La vita è bellissima, no? Vi ricordate quel filmetto americano? Dice che uno a un certo punto è su, con le cose che fanno male, l'uomo ancora domani, in altre tance, che decide di fargli appena. E il suo angelo custode, disperato, non stato da fare, salvato. Questo qui è proprio deciso. E l'angelo che si va dietro, si va dietro, poi fuori in paradiso, si deve dei consigli. E alla fine in paradiso gli danno la ricetta. E lui allora fa così. Lo prende per mano questo qua, eh? Che vuol fare. E gli fa fare una grande passeggiata. Nel tempo e nello spazio. E cosa gli fa vedere? Che il mondo, se lui non si fosse stato, sarebbe un oscice. Sarebbe un oscice. Ma per fortuna si è lui. E gli fa vedere, sapete, i miei episodi della sua vita, le persone della sua vita. E gli dice, ma no, ma perché? Ma non è così pronto come dice. Lui comincia a protestare con l'angelo. E' mica vero che è così. E' mica vero. Se non c'è, però, era così. Pensate che roba. Che bellezza, no? Il mondo sarebbe stato molto meno bello. Se tu non ci fossi stato. Se tu te ne vai, il mondo è meno bello. Allora, grazie a Dio che ci sei. Grazie a Dio per la tua vita. Grazie a Dio per quello che il Signore ti ha mandato e che hai accettato. Grazie a Dio per la mia condizione di peccatore. Perché sono state le occasioni in cui mi ha fatto vedere quanto vi vuole bene. E ci sono delle robe che mi dà un fastidio. E ci casco sempre. Ma devo dire molto. Oh, bene. Buon Dio. Sì. Ma devo ancora capire molto della meraviglia della sua misericordia. Devo ancora conoscere molto di che cosa voglia dire la carezza del suo perdone. E quindi anche le cose che non vanno, capisci? Vanno tutte un pochino ripensate. Vanno tutte un pochino ripensate. Sono prove. Sono cose serie. Ci piangiamo sotto. Certo. Certo. Ma anche in quel tempo c'è un seme differente. Allora, è una grande riconciliazione questa domenica. Capite? Con la realtà della nostra vita e con Dio che fa bene tutte le cose. E quindi, da quando siamo nati, non ha mai pensato di affidarsi qualche cosa o qualcuno. E non rifiuta mai di esse. Di quando noi ve lo restituiamo. Se c'è qualche cosa da restituire perché è troppo pesante, lo facciamo. Il Signore sta volentieri a questo gioco di una continua donazione Sua e restituire le nostre, finché tutto sarà bellissimo. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie.