Questa vigna è Israele. Nella visione del profeta la cosa è chiara. Questa vigna che doveva produrre frutti preziosi e invece è caduta nella sterilità. Gesù, presto a poco, si trova davanti alla stessa situazione. Però c'è un'aggiunta molto grossa. In ogni modo, globalmente, proviamo a chiederci che cos'è questa vigna. Perché al di là di Israele, forse, questa vigna vuol dire tutta la creazione. Ma quanti forse la descrizione di tutto quello che lui fa quando la dispone, la fortifica, la rende fertile, eccetera, vuole essere in qualche modo una memoria dell'atto creativo. Che cosa è successo? Come mai? Come mai il gioco non gli è riuscito? È una domanda importante. Per provare a dare una risposta arriviamo subito a un'altra determinazione della vigna. Poi vediamo come metterà a posto le cose. Perché forse la vigna è la vita di ciascuno di noi. Forse la vigna è questo capolavoro che ogni persona è. E' evidentemente però, controllo tanto di ciò stesso. E quindi, costretto è che... E' un'altra cosa che è la mia vita di ciascuno di noi. E' un'altra cosa che è la mia vita di ciascuno. E' un'altra cosa che è la mia vita di ciascuno. Quello che le ho fatto con ciascuno di noi. La심itizia dalla lotta. E' un'altra cosa che sa te, che la litigia, con il ت aquela кожa, e mi banio del tuo giorno, Se poi la storia è iniziata a subire una grande vicenda che vive in alto, poi ci si fa a doverà, però che cosa è successo? Si sanno finisciti e la parola prende sulla cosa, appunto, tenta di essere una risposta. Come va la notizia della terra? Come va la notizia della terra? La creazione interna è il mondo. La vicenda di Israele, la vicenda di nessuno di noi e quell'altra vigna, quell'altra vigna che è, diciamo così, la configurazione storica della vita, insomma, casa tua, i tuoi affetti, la costruzione della tua vita, che cosa è successo? E ci sono questi qui ai quali la vigna è stata affidata e che se ne impadroniscono. Adesso dobbiamo dirci una cosa un po' difficiletta, non difficile in sé, un po' delicata. Appunto era la situazione in cui si trovava il Signore. E il Signore da chi viene fatto fuori? Da quelli che vogliono impadronirsi della vigna. Ma chi si è impadronito della vigna? Il sistema. Diamogli un nome. La religione. La religione non sopporta Gesù. Gesù è un attacco terribile alla religione. Non possono far altro che eliminarlo. Gesù dice che è ucciso fuori dalla vigna, eh, il figlio. Perché Gesù viene ucciso fuori dalle mura della città. Il motivo di questo particolare della parabola. Il Calvario era fuori dalle mura. Adesso è dentro la delle mura più recenti e allora era appena fuori. Fuori dalla vigna. Ucciso. Sì. Perché sono le religioni il grande pericolo. Le religioni sono pericolose perché nascono dalla paura. Nascono dalla percezione del limite. Nascono dal male irrimediabile della morte. E quindi diventano tutte delle strade per vincere questo ostacolo. E costruiscono dei sistemi di regole, di leggi, di ritti. Per vincere. E quindi si affermano come luoghi di salvezza con la forza. La religione può. E le religioni hanno poi una dilatazione da sé enorme. E quindi tutto rischia di diventare religioso. Qualche volta ne abbiamo parlato perché la parola religione ha dentro il legare. E quindi ti diamo delle piste sicure. Parole, gesti, comportamenti, atteggiamenti per andare a finire bene. Se fai bene, finirai bene. E Gesù si trova davanti a questo. E contesta tutto questo come l'hanno fatto tutti i profeti di Israele. E infatti dice che prima altri servi sono stati mandati. Li hanno picchiati, bastonati, eh, anche uccisi. Finché questo qui manda il figlio e lo uccida. La storia di Israele è così. È la grande dialettica difficilissima tra Dio e il sistema che fatalmente cresce anche dentro al popolo eletto. Solo che oggi la parabola ci dice che questo è il modo per impadronirsi della vigna. potete portarlo adesso in termini più laici, no? Eh, se volete. E non si sopporta la Signoria di Dio. E quindi ognuno vuole essere se stesso. Perché devo dovere qualcuno? Bene. Tutta questa fola che vi ho raccontato serve per un pochino, un istante, entrare nell'intenzione del Signore. Ma che cosa voleva fare lui? Lui che cosa vuole fare? Vuole fare una vita insieme. E tutte le cose che lui ha creato, e poi Israele, e poi la bellezza della tua vita, è perché quello che lui vuole è il gioco dell'amore. e quindi gli piace moltissimo che si viva e si operi insieme. E che ognuno abbia bisogno dell'altro. Perché lui ha fatto il giardino, ma poi ha bisogno di qualcuno che glielo coltivi. Perché lui ha fatto Israele, ma poi bisogna che Israele però faccia la strada dietro a lui. Lui ha fatto la tua bellissima vita, e quindi ha bisogno della tua risposta. Perché lui è tutto dentro a questo mistero d'amore, che è il contrario della solitudine, che è il contrario dell'impero, che è il contrario del ti comando io. Invece la sua creazione è il gioco della comunione, è il gioco dell'incontro. Quello che piace a Dio è che facciamo insieme, insieme con lui e tra di noi. In questo senso il chiarimento di Gesù è semplicissimo. Tutti i comandamenti della legge si risolvono in quell'unico due comandamenti. E' il voler bene a Dio e il voler bene al prossimo. Perché tutto è nato da lì. Capite questa cosa meravigliosa che è la creazione? E' stata fatta per essere il grande palcoscenico, di un grande infinito incontro d'amore. Pensate come diciamo la messa stamattina. Però allora adesso, se voi ricordate un momentino la faccenda del serpente, la cosa diventa un po' più chiara. Perché quando il serpente incanna, gli dice ma che si può mangiare benissimo questa roba. Anzi Dio sa che se voi mangiate questo frutto diventate come lui. Questo è il grande tema che si ripropone continuamente. Io non ho bisogno né di Dio né di te. Perché capisco tutto, so fare, sono assolutamente libero, ti posso usare, posso usarti per qualche momento, ma io solo da solo. Questo è il peccato originale. Questo forse è quello che c'è dentro a ogni cosa non buona che noi pensiamo e facciamo. E l'istinto è diventare Dio. Le religioni nascono così. Le religioni nascono perché noi ci sentiamo miseri e vogliamo diventare come Dio. Le religioni quindi sono delle grandi arrampicate, come ci diciamo ogni tanto, per arrivare fino a Dio. Mi ricordo quando ragazzo spararono su quel primo uomo che girava un po' così, essendo nello stile un po' Unione Sovietica, insomma, ateo-chic, è vero? Gli chiedevano mai visto qualcuno? No, non c'è mica nessuno. È vero. Perché secondo le religioni bisogna salire in alto in alto dove c'è Dio. E alla fine vederlo, conquistarlo, arrivarci. I santi sono dei super arrampicatori. Sono dei sesto grado. Molto spesso le vite dei santi sono insopportabili per me. Perché sono tutte una specie di capolavoro mostruoso, di virtù straordinaria. E' vero. E' vero. Solo i forti ci arriveranno. Solo i potenti ci arriveranno. Ed è per questo che in realtà c'è questo legame fortissimo tra le religioni e i poteri del mondo. Perché? Perché i poteri del mondo non sono altro che il farsi Dio in mezzo agli altri. Dio in mezzo agli altri. Perché la mia coscienza e la mia psicologia di ragazzino e poi di ragazza è tutta continuamente invasa anche adesso dall'angoscia per la figura del nazismo e quindi del fumo dei forni cremantori. E' di questa divinizazione del potere. E' sempre in mente. Quindi il forno per bruciare gli ebrei non meno che certe sfilate cupe e certi discorsi del capo. Che sono tutte delle forme di divinizazione. E' il ventesimo secolo è stato preda, no? Di grandi ideologie che sono state in realtà delle grandi religioni per moltitudini di persone. E' questo Dio dominante. E' questo Dio che comanda tutto, che fissa tutto, che dà le leggi per tutto. Questi sono i ladri della vigna. Il Signore è venuto proprio per restituire la vigna alla sua bellezza. Appunto quelle prime parole, no? Del profeta. Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna. Pensate al cantico dei cantici. Pensate a questo grande incontro d'amore. Pensate a ogni nostra vicenda d'amore. Alla bellezza di ogni nostra vicenda d'amore. Alla sorpresa del dono dell'altra persona. Alla bellezza del dono di una comunione d'amore. Per cui non sei più solo. E quindi il gioco è per solitudine e comunione. E molto spesso, lo stesso rapporto tra l'uomo e la donna, no? Viene in qualche modo sciupato, soffocato. Per tentativi di prevaritazione. Noi siamo tutti figli di cultura maschilistica, in tutto il mondo. Oggi si dice che il matrimonio non funziona più. E certo. Perché la donna funziona meglio. Funziona meglio. Le si è lasciato tirare un po' il fiato. E quindi è più persona. Si fa fatica. La comunione è fatica. Perché la comunione è il dono di sé. E Dio si è tutto donato, capite? In questa creazione, in questa storia. Ci ha regalato non solamente tutto, ma tutto se stesso. Gesù è tutto il suo amore. Tutta la sua sapienza. Tutta la sua parola. Tutto il suo amore. Tutta la sua presenza. E' per questo che Gesù è Dio. Gesù è solo Gesù è Dio. Perché solo Gesù è l'icona perfetta. Di un Dio che tutto dona, tutto dà. Tutti salva. Ma noi abbiamo ricostruito il sistema. Abbiamo ricostruito la religione. Abbiamo ricostruito la religione. Abbiamo ricostruito la religione. Per un ebreo, sapete, il pericolo maggiore è l'idolo. E che cos'è l'idolo? E' il rischio che tu adori qualche cosa che non è Dio. Lo adori per fascino, per seduzione, lo adori per paura, lo adori. E' il pericolo più grande. Per un ebreo non c'è peccato più grave che adorare l'idolo. Sapete lo stupore delle truppe romane quando sono entrate nel tempo di Gerusalemme, nel 70 d.C. E distruggendo avanzavano, fighe che sono arrivati nel cuore del tempio. In quel santo dei santi dove nessuno può entrare mai se non il sommo sacerdote una volta all'anno portando il sangue del sacrificio. Si aspettavano chissà che. Sono entrati nel santo dei santi. Non c'era niente. Niente. Nel precedente santo dei santi, ancora prima della prima distruzione, c'erano le tavole della legge, di quello che c'era anche un vaso della mano nel deserto, ma lì non c'era più niente. Gli ebrei il nome di Dio non lo possono neanche pronunciare. Gli ebrei il rischio. Perché? Perché il rischio è sempre quello di adorare qualche cosa che non è Dio. E' per questo che Dio si è fatto uomo e per questo che Gesù si è spento sulla croce. Perché? Perché tutto doveva risolversi in un unico grande avvenimento d'amore. ci piace qualche volta ricordare di qualche papà, di qualche mamma, il dire nella memoria di Lui che si è proprio speso tutto per i Suoi figli. Non è rimasto niente, si è speso tutto. Dio è questo. Dio è la spesa totale di Dio. Perché Dio è amore. Ogni raffigurazione di Dio è pericolosa. Ogni raffigurazione del Divino è pericolosa. E' ingombrante. E soprattutto è aspra, è arida. Capite? È un possesso. E tutto quello che Dio aveva fatto come dono, ridiventa regola, legge e proprietà. Il disastro che è successo è questo. Ed è quello che continuamente succede. Succede probabilmente anche nella coscienza e nel cuore di ciascuno di noi. Stamattina io sono venuto a messa con l'intenzione di restituire a Dio il suo cantico d'amore. Dispiaciuto di essermeli impadronito invece. Deve infatti il canto per me. Allora la bellezza di questa liturgia è quella di ritrovare il volto vero del Signore. Dice ma se parli male della religione allora noi che cosa siamo? Noi siamo la fede. Noi siamo la fede. Noi non siamo una religione. Se funzioniamo bene eh. Perché anche noi sappiamo parecchio funzionare male eh. Ma se funzioniamo bene noi siamo la fede. In chi? In Lui. E che cosa vuol dire avere la fede in Lui? Vuol dire avere l'assoluta fiducia che qualunque sia la vita di chiunque di noi. La ferita, l'errore, lo sbaglio, il guaio combinato. Il sacrificio d'amore di questo qui che sta dietro è salvezza per tutti. La fede cristiana è questa. Noi crediamo che più forte di ogni male, più forte di ogni errore, più forte di ogni misfatto, l'ultima parola sia un gesto d'amore, un avvenimento d'amore da parte di Dio che tutto accopre e tutto accoglie. La fede è questa. Ma questi giorni abbiamo cominciato un po' a pregare sul testo della lettera ai Romani, l'affermazione è sicura. E quindi la fede è questo grande regalo del poter mio fidare che per quanto ferita sia la mia povera vita, Lui ha un posto per me. E quindi davanti a tutto quello che accade, non dico di più grave perché ognuno porta il peso della sua coscienza, ma ugualmente in ogni caso di fatica, di errore, la nostra fede è che il nome Gesù vuol dire Dio salva e che quindi nessuno, nessuno può sfuggire alla potenza amante del Signore. Per cui capite, l'affermazione però agisce in modo rovesciato rispetto alla religione, perché siccome la religione fissa le regole, se uno è fuori dalle regole, come tante volte ci diciamo, è fuori. Tu sei fuori. Ieri mi hanno detto di un matrimonio dove c'era nessuno giusto, nessuno apposta, nessuno dei testimoni poteva farlo, tutte le persone presenti erano tutte sbagliate, insomma, è così. Perché la storia è così, perché noi siamo piccoli, poveri, feriti, cattivi, è così. E quindi tutti fuori. Per la religione sì, per la fede no. Per la fede no. E quindi tutto quello che si ragiona sul bene e sul male, capite, va tutto riveduto. Perché in fondo, per un atteggiamento religioso, un figlio che non funziona in casa, è, corre un certo pericolo. O no. E invece, è precisamente quello che carissimo a Dio, a quella famiglia è stato affidato, perché Dio lo ama. E l'unica cosa che io posso fare per quel mio figlio, che non va, è quello di provare a celebrare per lui, con lui e davanti a lui, quello che l'icona alle mie spalle, dice di Gesù e di quello che lui ha fatto per me. Questa è la fede. Allora, questa mattina mi pare che questo possiamo proprio domandare, è con tutto il cuore, di essere assolutamente certi che Dio è buono e vuole la salvezza di tutti. E che quindi, per questo motivo, noi non conosciamo altro Dio se non Gesù. E come dice Paolo, nella lettera ai Corinti, io voglio conoscere, ho voluto conoscere in mezzo a voi, solo Gesù. E questi, crocifisso. Lo voglio conoscere nella suprema potenza divina. Sì che l'evento supremo della nostra fragilità, la morte, è diventato con lui e per lui la suprema potenza che si poteva esprimere nella storia e nel mistero dell'umanità. Questo Dio che manifesta tutta la sua potenza dandoti la vita. Dando la sua vita per te. E tutto il gioco, capite, della fede sta qui. Gesù c'è morto dentro. E anche i profeti ci sono morti dentro. Ma in realtà, facendo così, ancora è San Paolo che ce lo suggerisce, se le potenze del male, se le potenze oscure, se le potenze idolatre, avessero saputo qual era il frutto prezioso della morte di Gesù di Nazareth, non avrebbero messo in croce il figlio di Dio. L'hanno messo in croce. Ma in questo, lui ci ha salvati. Di più, lì ha salvati. Lì ha salvati. Quando Giovanni terminerà di raccontare tutto il racconto della passione, in modo diretto citerà volentieri il profeta Zaccaria, che dice, contempleranno colui che hanno trafitto. Questo è il grande mistero della storia. Ringraziamo il Signore che oggi, attraverso la sua parabola, se l'ha voluto ricordare.