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XXV DomenicaTO-Giovanni_Nicolini-20110918.mp3

Data: 18/09/2011

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Questa parabola è un po' strana, solo Matteo se l'è ricordata e quindi non ci sono testi paralleli negli altri Evangeli. Tanto che quando quest'anno abbiamo preparato un piccolo cammino dentro al Vangelo di Matteo, appunto affidandolo alle mamme e ai papà che accompagnano i loro figli, abbiamo scelto questo testo perché è particolare. Bisogna dire che possiamo approfittarne perché la parabola sembra valorizzare in modo molto molto forte appunto il lavoro e l'operare. C'è anche questo termine di per sé del linguaggio moderno nella traduzione italiana che è la parola disoccupato, nel testo antico, originale, il termine sarebbe senza opera. Allora anche all'ultima ora questo padrone uscirebbe a dire ma perché state qui senza opera? Questo è importante perché ogni tanto occorre che ci ricordiamo e che precisiamo che la fede cristiana e la sapienza cristiana sono la massima enfasi dell'opera. Per il cristianismo tutto è opera. È solo una devianza che si è creata nel tempo, nella sua tradizione teologica, che il cristianismo ha pensato di essere da una parte l'opera e dall'altra la contemplazione. Ma è sbagliato, è una lettura sbagliata dei testi. In realtà è sempre tutto opera il cristianesimo. L'importante è che sia l'opera dello spirito e non del diavolo, ecco magari, no? Ma è sempre l'opera. È opera dello spirito chi presta soccorso ai malati gratuitamente, è opera dello spirito chi si consuma nella preghiera, è sempre opera. E noi siamo chiamati a praticare l'opera di Dio. Voi siete una compagine meravigliosa dove ognuno ha la sua particolarità, la sua preziosità. Ed è sempre l'opera di Dio, nel senso che nel cristianesimo, essendo tutto sempre opera, non si va mai in pensione. Anche questo ogni tanto bisogna che lo ricordiamo. Per cui un nonno di 89 anni che stamattina si è andato a salutare all'ospedale, perché insomma sta facendo un po' fatica, e potrebbe darsi che per lui la giornata fosse terminata. Di lavoro ne ha fatto, una vita bellissima. Un professore di liceo che ha fatto sempre tutto il suo lavoro con un'enorme passione, si è sposato, ha avuto un sacco di figli, è vissuto sempre con una grande trama di relazioni preziose, e quindi lì con la sua moglie non giovanetta, è vero, dicevamo, ha fatto proprio una buona giornata, una buona giornata. Perché la vita di ciascuno, è vero, diventa l'opera preziosa di Dio in te, in te. E tu per quello che fai, e anche per quello che sei, mi ricordi il Signore, sei testimonianza del Signore per me. Perché nessuno è il Signore, ma ognuno di noi può essere una piccola luce, una piccola risonanza, una piccola fiammella di memoria, di presenza, di testimonianza del Signore. La vita di ogni creatura umana è preziosissima. La vita dei cristiani non è più preziosa di quella degli altri, assolutamente no. È più carica di responsabilità però, perché loro queste cose le hanno avuto sussurrate all'orecchio e nel cuore e quindi hanno la responsabilità evidentemente di una vita molto molto importante e anche l'obbligo grave di comunicare l'importanza e la preziosità di ogni vita a tutti. Non solamente ai cristiani, ma anzi, in un certo senso, con più sollecitudine, con più attenzione a chi non essendosi ancora incontrato con Gesù, potrebbe arrivare quel giorno in cui o della sua vita è scufo, o la sua vita la tratta male, o pensa che la sua vita non valga niente, o magari pensa che la vita di un altro non valga niente. No. Invece tutto è prezioso. Al punto che mi permettevo di dire all'inizio della messa che forse addirittura ogni vita è questa vigna del Signore. Per cui, avete visto, il guaio è non avere l'opera. Per cui agli ultimi gli va a dare dopo una sgridata, dice ma com'è che state qui tutto il giorno senza fare niente, senza opera? e loro però gliela rispondono con le rime e gli dicono è perché nessuno si è chiamato. E questo è lo splendore e il tremore. È vero? Perché io sono stato chiamato. E anche tu però sei stato chiamato. E questo è diventato quindi il volto della nostra vita. Magari se se ne rende conto piano piano, ecco. Ma pensate, è vero, la meraviglia di questa chiamata. E c'è tutto il problema della retribuzione. Però qui bisogna anche fare una piccola parentesina, diciamo, di storia per dire che noi siamo usciti da questo ventesimo secolo che ereditando da un po', da una parte, almeno in Europa, la grande tradizione della cultura liberale e incontrandosi con la grande cultura marxista ha avuto una grande valorizzazione del lavoro. Quindi questa parabola per la cultura occidentale è molto importante. Perché noi non concepiamo il lavoro solamente come la roba che serve per portare a casa due palanche per poterci mantenere e mantenere. Non è così. Il lavoro è molto importante. Qualifica una persona. Ne qualifica la responsabilità. Ne qualifica la relazione. Fino al valore che il lavoro ha nella Costituzione italiana di essere addirittura il principio di tutto e dell'essere impegno della società a che ciascuno possa arrivare ad essere pienamente cittadino perché appunto non lasciato lì senza opera. Dandogli l'opera tu gli riconosci il suo valore, la sua preziosità, la sua particolarità. Occorri anche tu. Fino a che punto è vero questo, no? Quando leggi che un grande capo prende 400 volte di più del suo dipendente. E allora lì i punti vengono, è vero. Anche perché il capo evidentemente ha avuto delle opportunità che gli hanno conseguito. Bravo a scuola, magari però di fare tutto con la sua bella strada. L'altro ha finito le scuole dell'obbligo e è andato a lavorare. E quindi è là. Oggi i tempi sono andati in una certa direzione quando un ragazzino non vuole studiare e dice no, basta, così. Io lo chiamo in un modo mondanissimo, che sei tutt'attivo. E gli dico ma sei pronto a essere povero? Dice come essere povero? E poi dico guarda che... Eh, se non vai un po' avanti, tutti i fratelli per la macchina bella e poi regaleranno la loro usata. È vero. Loro andranno, è vero, in gilieciatura alle Seychelles e poi andai a Monghidoro, che è bellissimo, perché non voglio offendere nessun abitante di Monghidoro. Ma nell'immaginario collettivo, è vero. Quindi il lavoro è molto importante. È molto importante. Ed è così importante, la parola è interessante in questo senso, che arriva addirittura a dire che poi questa roba dello stipendio, del compenso, non bisogna poi esagerarla. E c'è quello scherzo, avete visto insomma, no? Perché lui fa il patto di dare un denaro, poi quando si arriva alla fine dice adesso comincia dagli ultimi. Gli ultimi prendono un denaro, i primi sono stati lì 12 ore, e prendono ancora un denaro, e diceva, che cavolo. Però ci sarebbe da dire anche un'altra cosa, che se avete un momentino di tempo e di pazienza, scoprirete una cosa molto graziosa, e cioè che in realtà il contratto l'ha fatto con il primi. Gli ha detto, vi do un denaro alla fine, eh? Ah, bene. Sono andati. Ai secondi non gliel'ha detto, gli ha detto, beh, dopo alla fine vi darò quel che vi viene. Aiutami, non gli dice niente. Gli dice, vedo nella vigna lavorata. E non ci va. E San Paolo, che sta scrivendo una lettera, forse appena passato qualche periodo un po' difficile di salute, dice, ma chissà se è meglio morire o stare al mondo. Dice, da una parte su stufo, e quindi avrei voglia di andare un po' a riposare. Dall'altra però, sono qui a lavorare, eh? E beh, cita il lavoro. E mi sembra che questo lavoro sia servo un po', sia utile. Allora, beh, allora sto qui. Sto qui. Perché allora tutta la nostra vita è l'immagine di questa vigna. E qual è la meraviglia che oggi, nel riposo domenicale, siamo chiamati ad osservare? Ma come è stato buono il Signore a chiamarti nella sua vigna? Ma come ha reso preziosa, no? La tua vita. Ma come di fatto le ha dato un significato, un senso. E di questo la comunità cristiana dovrebbe, eh? Dovrebbe valorizzare un po'. E tu sei molto importante, per fortuna che ci sei. Ma che peccato, ma non c'eri. È vero, ma non ti abbiamo visto. Perché? È perché dopo è tutto significativo, è vero? E quindi questo lavoro nella vigna, come vi dicevo prima, è proprio il fatto che tu ci sia. Se tu non ci sei, ci manca qualche cosa. Perché la bellezza della vigna è fatta da questo essere insieme. Come dice il Salmo, è bello e soave che i fratelli vivano insieme. È la nostra vita insieme che fa bella la vigna. È un problema questo, eh? È stato fin dal principio. Perché? Perché anche lì, dove tutti erano d'accordo, no, no, per carità, quello che faccio di buono, mica roba mia, è un regalo del Signore. Però dopo un po' dicevo, capi, però il mio regalo è bello, eh? Molto più brutto di virtù, eh? E ha cominciato a litigare sui regali. San Paolo, poveretto, scocciatissimo, ma cosa vi salte in mente? Ognuno ha un regalo, ma ogni regalo è prezioso. Lo sappiamo bene, no, in famiglia. La famiglia è importantissima per noi. È valorizzare la presenza e l'opera nella vigna di famiglia di ognuno dei nostri figli. Anche quello lì è importante che ci sia. È vero. E siamo in una certa apprezzione. Quando abbiamo l'impressione che il lavoro di uno dei nostri piccoli non abbia un posto, non si è apprezzato, non si è valorizzato. E quindi abbiamo fatto grandi passi, eh? Proprio anche culturali per valorizzare il lavoro di tutti. questa è la meraviglia della vita operosa del nostro Signore. Allora, questa mattina è quello che oggi vogliamo riconsegnare al nostro Signore. È vero? contenti che ci sia anche l'altro, contenti che anche l'altro sia trattato bene, perché altrimenti lui si arrabbia e dice ma non posso fare delle cose mie quello che voglio? E poi dice qui, Eletra, oppure tu sei invidioso perché io sono buono. Dice una cosa più sottile ancora il testo greco. Dice oppure il tuo occhio è cattivo perché io sono buono. Sapete quell'insopportabile giustizia di Dio che è così ingiusta? È vero? Che è così ingiusta. E che fa sì che però tu come fratello maggiore non hai nessuna voglia di entrare in casa dove stanno facendo una gran festa per quel mascalzone che se ne è andato via per conto suo. Ha rovinato tutto andando a cercare le ragazze e poi adesso torna e sai che tutto torna tratti bene e gli fai la bella ma no, ma no. Io non ci vengo a questa festa. Questa è la festa della vigna del Signore. E il Signore questa mattina secondo quell'altra parabola ci è corso incontro a ciascuno e dice ma chissà adesso vedo non so se vado alla dozza aspetta forse compro il giornale. Quelli che vengono da 50 km arrivano quasi 50 minuti prima. quelli che abitano a 5 metri però ci siamo adesso e il Signore ci corre incontro e dice adesso facciamo festa. Questo è il giorno del riposo. E allora cosa succede quando facciamo festa? Che tutti per un momento mettiamo giù l'opera nostra quella quotidiana per entrare in questa grande opera del Signore. E cos'è l'opera del Signore? è la sua Pasqua. È la sua Pasqua. Ha fatto tante robe il Signore però poi alla fine ha detto hai pacchi belle di cose ma noi ne ricordiamo soprattutto una la tua Pasqua. Perché l'opera più importante del Signore è la Pasqua? Perché lì ha fatto vedere che tutto quello che lui aveva fatto prima risuscitando i morti dando da mangiare con poche panni a tanta gente avevano un significato un motivo una fonte un principio e qual era è che lui alla gente vuole un gran bene per cui la preghiera della Messa di oggi chiede questa cosa Signore concedimi di volere bene e che tutto quello che io faccio sia per volere bene allora sia che la roba sia molto importante sia che sia pochissimo fa che io voglia talmente bene da metterci la pelle e di desiderare di dare la mia vita attraverso la piccola vita che tu mi hai regalato e questo è il segreto per il quale ogni vita è un capolavoro perché è un capolavoro d'amore per cui non conta mica tanto non andavano a contare i grappoli alla fine della giornata è vero? ma guardavano evidentemente la totalità della tua dedizione ma come l'hai giocata bene la partita ragazzi ma il nonno l'ha giocata bene l'ha giocata bene quest'estate hanno fatto la festa dei 70 anni di matrimonio il nonno poi non è riuscito ad andare a tavola gli hanno portato qualcosina in camera e però tutti felici perché ma caspita una vita così è meravigliosa è meravigliosa perché perché il nonno Giorgio ha voluto proprio bene bene ha voluto bene i suoi scolari i suoi figli i suoi colleghi e ha fatto bene in questo modo tutte le cose certo allora noi oggi abbiamo chiesto al Signore che attraverso il comandamento dell'amore possiamo voler bene a lui e a tutti e mettere l'amore come segreto di quello che facciamo perché se noi abbiamo dentro quel segreto lì capite anche la più piccola azione anche una parola anche solo un sorriso diventa potentissimo potentissimo dice ma io nel Signore non ci credo beh mettici lo stesso l'amore stavo per dire hai bisogno del Signore posso dirlo è solo bravo però di per sé questo ci aiuta a guardare anche gli altri in un modo diverso no? è vero i soliti amici che non credono neanche nei radicchi però vogliono un gran bene oh è una roba grossa si portano dentro tutto il mistero del Signore senza sapere lo sapranno solo alla fine quando lui appunto gli dirà sempre quell'altro testo di Matteo venite qui venite qui vieni qui perché ho avuto fame mi hai dato da mangiare ero in carcere sei venuto a trovarmi ero nudo mi hai portato dei vestiti ma quando mai ti ho mai visto ma l'hai fatto a quello lì l'hai fatto a quello lì hai fatto a quello lì hai lavorato bene pensate i nostri amici atei che sorpresa meravigliosa li aspetta è vero magari se potete dirglielo prima l'email perché si campi una sola volta non è che dopo morto diventi coniglio oppure farfalla è vero secondo che sei stato buono no c'è una vita sola è un grande dispiacere che ci sia qualcuno che passa tutta la vita senza venire mai e conoscenza della meraviglia di queste cose è un po' colpa di noi che diciamo queste messe stufanti mettiamo sui precetti mettiamo i comandamenti è vero ieri c'era una signora in un convegno dove ero che protestava perché dice ma perché io non posso dire la messa io voglio dire venga a dirla lei la dice calamosco io la do se poi lo ero è vero poi allora lei ha detto no ma voglio che la diciamo tutti insieme tutti insieme poi ci mettiamo tutti intorno all'altare e tutti insieme diciamo prendete e mangiate eccetera e beh ci si può pensare con un piccolo particolare però no e non è che la messa sia importante perché c'è chi dà la messa è importante perché io sono venuto qui nella mia povertà a chiedere e a ricevere apro la mia mano verso il Signore e la apro verso di te non sono venuto qui perché ho molto da adare sono venuto qui perché ho bisogno di ricevere molto il tuo perdono il tuo affetto il tuo sorriso la tua carezza che sono per me il segno della carezza di Dio quindi certo in questa opera è potuto dare ed è soprattutto potuto ricevere quando veniamo qui a celebrare l'opera di Dio alla domenica riprendiamo il senso di tutto quello che poi andiamo a fare in bottega a casa sani malati è vero ah ecco ecco perché veniamo qui a ricordarsi che tutto quello che Dio fa per l'umanità lo fa perché vuole un bene da morire a tutta l'umanità ma non a tutta l'umanità in generale a Pierino a Luigi a Vittor è vero e anche a te a tutti i nostri a tutti i nostri a tutti i nostri a tutti i nostri