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XXVIII DomenicaTO-Giovanni_Nicolini-20111008.mp3

Data: 08/10/2011

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Quel po' di preghiera che ho fatto l'ho dedicata al Papa Giovanni, perché post domani, martedì, è la sua memoria liturgica. E ho quindi molto ascoltato questa parabola nel filtro e nella luce della grande carezza che lui è stato per le chiese del secolo scorso e l'invenzione del concilio e certamente la riconciliazione con tanti piccoli, con tanti poveri, con tanti peccatori. E' uno dei più alti segni della santità di Dio negli ultimi decenni. Appunto, con voi vorrei mettere in evidenza semplicemente la bellezza di questa cena nuziale. Nascerei da parte le polemiche, le violenze che la parabola contiene, peraltro. Sono cose che riguardano i capi, i nostri capi, francamente un po' ci penseranno loro. A me interessa molto che noi gustiamo e vediamo, come dice il Salmo, gustiamo e vediamo quanto è buono il Signore. E quindi quanto sia splendente questa sala del banchetto nuziale. Perché questa è la sala del banchetto nuziale. A una signora che mi ha scritto nella rubrichina del Carlino, un po' delusa per tutta la sua vita, dice si passa la vita per guadagnare il paradiso. Ho detto no, no, no, no. Cominciamolo da qua il paradiso. Cominciamo da qui a gustare e vedere quanto è buono il Signore. Cominciamo da qui. E quindi prenderei la parabola un po' avanti per dire che, come vi sarà chiaro, noi siamo questi invitati all'ultimo momento. Noi non eravamo invitati. Poi siccome però il banchetto finiva, falliva, lui invece ci teneva per suo figlio che la sala fosse piena di gente, ma dei tuoi servi adesso andate dappertutto, chiunque trovate lo prendete su. Noi siamo dei presi su. Noi siamo in realtà degli invitati non invitati. Non previsti. Neanche noi lo prevedavamo. Abbiamo molto quindi a certi servi che sono venuti a dirci, ma vieni, vieni qui, non c'entro niente. No, vieni, vieni, vieni. Guarda, si vuole. Avete in mente certamente qualcuno. Voi no perché siete appena nati. Ma voi. Qualcuno che nel nome di questo re ti ha detto, no ma vieni, vieni tu. Ma dice, guarda, no, non ho mica ricevuto di venuti. Vieni, vieni tu. E dobbiamo essere molto grati a questi qui. Sono dei servi qualunque. Ma di loro Dio è servito. Dio si è servito. Del loro sguardo, della loro parola. Forse non tutti si sono neanche accorti che hanno fatto questa parte con noi. Ma noi lo sappiamo. Io ho in mente persone, circostanze, che mi hanno detto, vieni anche tu. Non posso. Non sono adatto. Come va a finire la cosa? Va a finire così. La sala del banchetto è piena con una precisazione importantissima. Che è piena di cattivi e di buoni. E anche di buoni e di cattivi, eh. E anche di buoni però c'è qualche mascalzongelo. No, no, no. Di cattivi e di buoni. E poi te da che parte sei? Perché, beh, se te guardi dentro e si aspettano. No, no. E va bene, insomma. E tutti qui, in questo momento, si sentono qui un po' per caso. Dei non invitati non solo, ma anche di per sé degli immeritevoli di invito. Io sono un cattivo. Io sono qua. Mi sono fidato di quel servo. Ma c'è un posto anche per me. E poi a me pare che la nostra chiesa debba essere così. Un posto pieno di cattivi e di buoni. E' una cosa importantissima, eh. Perché? Perché fa precisamente saltare la faccenda dei cattivi e dei buoni. Salta la faccenda. Prima c'erano i cattivi e i buoni. Da una parte i cattivi, dall'altra i buoni. Adesso non è più così. La morale è cambiata. Perché adesso sono buoni quelli che semplicemente hanno detto sì. Ecco. E' questa sala. L'unica cattiveria possibile è che io ancora una volta non ci vengo. O ne ho bisogno. O mi importa. O altro. Eh. Questa è l'unica cosa. Ma adesso le cose sono cambiate. Questa sala, che è la sala delle nozze di Dio. Che è la sala delle grandi nozze del figlio di Dio. Dove la sposa è l'intera umanità. Questa sala è piena di cattivi e di buoni che sono la sposa. Tra l'altro con l'esigenza radicale di Isaia. Che dice che questo banchetto che noi facciamo qui alla donza. E quella parabolina che Gesù racconta. È il cammino di tutti i popoli. Lo vuole tutti. Dice che tirerà via la coperca che tiene tutti i popoli della terra all'oscuro. Prigionieri e vinti dalla paura della morte. Tirerà via questa roba. Asciugherà ogni lacrima. Il banchetto è preparato per tutti. Sta inseguendo con la testa e col cuore qualcuno? Sì. Anche per lui. Sì. Sì. Anche per lei. Anche per lei. Tanto che in certo senso non puoi essere qui senza lui e senza lei. Se sei qui tu intero. Non meritevole di invito. Non invitato. Eppure sei dentro. Per esserci in modo plausibile e sopportabile. Ci sei con quell'altro. Che ancora non c'è. Ma anche lui è invitato. Anche lui è lungamente atteso. Anche lui pazientemente è atteso. Da una misericordia esigente e sconfinata di Dio. La chiesa è questa. La chiesa di Gesù è questa. È questo posto dove tutti siamo immeritevoli. Tutti stupenti. Tutti commossi. A tutti francamente. Questo bisogna dircelo. Anche con una grande, grande fiducia. Anche davanti a una sala che può sembrare a qualcuno troppo stretta. Troppo escludente. E quindi poco capaci in questo momento di manifestare e di celebrare il volto meraviglioso di quella cena. Quell'assemblea nella sua verità è così. E quindi sono molto contento di essere qui a presiedere la messa. Io cattivo. Cattivo. È un certo vantaggio essere un prete peccatore. Perché ti dà la possibilità di rendere relativo alla tua condizione di peccatore ogni vicenda di peccato. E quindi ogni vicenda di misericordia. Se noi ricordassimo la potenza della misericordia di Dio, il nostro cuore, la nostra mente, il nostro modo di pensare sarebbe una mensa larghissima con un sacco di posti. Questo è molto importante. Perché questa mensa di nozze che in questo momento celebriamo, di fatto è la sorgente di quella sala nuziale del banchetto. Che è il tuo cuore. Che è la tua vita. Che è la tua accoglienza. E quindi qui chi ci viene? Qui ci viene chi ha fame e chi ha sette. C'è molta gente che ha fame. Anche a Bologna. Io ho fatto una settimana difficile. Tutti i giorni, tutti i giorni, mattina e sede. La gente che viene a chiedere da mangiare. Non è poco. A Bologna. E poi non c'è solo questa fame evidentemente. C'è la fame del pane, c'è la sette dell'acqua. Ma c'è la fame della pace, la fame del perdono, la fame della consolazione. La fame della salute. La fame di una persona che hai perduto e che il tuo cuore insegue. Questa è la casa della fame e della sette. A questo siamo stati invitati. E questa è la ragione profonda della nostra partecipazione. Altrimenti vedete la prima parte della parabola. Se hai già tutto, se hai già tutto, se hai già i tuoi affari, cosa ti interessa questa roba? Questa chiesa è la chiesa dei poveri. Voi sapete, mi piace ricordarvelo, che questa è stata una delle supreme genialità della chiesa di Bologna, dalla chiesa del concilio voluta dal nostro Papa Giovanni. Perché è da Bologna e dal Vescovo di Bologna che in quegli anni è uscita la notizia, la riflessione, la scoperta che la chiesa è fondamentalmente la chiesa dei poveri. E non è solamente la chiesa dei poveri perché vuole bene ai poveri, perché è la madre dei poveri, perché protegge i poveri, ma più profondamente è una chiesa di poveri, fatta da poveri. La povertà non è un ornamento etico della fede, che è anche una bella cosa, è essenziale la fede. Noi tutti siamo qua per bisogno. È grandisattro, ma se siamo qui per il precetto, se siamo qui per... Invece siamo qui affamati e assetati. Per questo siamo qui. E per questo c'è un posto. Ed è per questo, capite, che la genialità di Dio riempie la sala di cattivi e di buoni. Ma fa di questo il discernimento. Altrimenti qui, tra un po' la comunione, nessuno la può più fare. Invece della comunione al corpo e al sangue del Figlio di Dio, di questa comunione nuziale, per la quale lui diventa una cosa sola con noi, c'è un enorme bisogno. Ma chi ne ha bisogno? Ne abbiamo bisogno noi. Perché siamo dei poveretti. Perché siamo dei fattivi. Perché certo, ho cercato un po' da mangiare dentro nel frigorifero, ma i soldi non glieli ho dati. Non li ho. O forse li ho, ma... Boh, li devi dividere, che fai? Però certo vengo qui con una protesta. Sono pieno di fame e di sete. Questo è il posto. È il posto giusto. Noi non dobbiamo, questa Chiesa, sognare e volere, e continuamente ricostruire nella grammatica minuta della nostra vita, nelle nostre relazioni, nei nostri atteggiamenti. E non perché noi siamo bravi e c'è tanta povera gente intorno, ma perché noi per primi siamo della povera gente. Noi per primi gustiamo e vediamo la misericordia di Dio. Bene. Detto questo, andiamo al nostro amico che non ha la vita nuziale. Intanto, intanto diciamo una cosa importante. E cioè che lui in ogni caso non è della categoria dei primi, che non gliene è importato niente. Lui è qui come noi. Quindi è già un passo molto grosso in avanti. E mi ha fatto pensare al mio amico Luigi. Luigi, quando stavo ancora in campagna, era un contadino lì della campagna. Lui era nato nel 1900, quindi era facile ricordare la sua data di nascita e la sua età. Ed è morto nei 90 e qualche cosa, quindi insomma è anche campicchiato, quasi qui come la Pier Gallini, insomma, frego un botta questi vecchietti. Bene. E lui, quando io arrivavo in chiesa la domenica, era ancora vestito da contadino, sul porto del prato che tagliava l'erba per i suoi conigli. E quando passavo mi diceva, Giovanni, perché loro mi chiamavano donna, adesso basta, no? Giovanni, adesso mi preparo. E arrivavo poi a messa. E arrivava a messa, dopo essersi messo il suo vestito di matrimonio, non era ingrassata una libra, e aveva questo meraviglioso abito blu, e veniva solenne, bellissimo, e più bel vecchio della pianura padana, con l'abito delle nozze, e il contadino si era messo all'abito delle nozze. Mi pare che sia questo il senso dell'abito delle nozze. E cioè che siamo venuti qui, certo, per fame, per sete, in una storia, e da una storia spesso turbata, perplessa, fila di dubbi, spesso senza la fede. E però oggi ci mettiamo l'abito per venire qui. Ti sei messo il vestito bello? I ragazzi qui hanno il loro fazzoletto. Certo, ci vuole in qualche modo l'abito delle nozze. E che cos'è quest'abito? Lo scrivevo a questa signora del resto del Carlino. Ma invece di pensare al paradiso, che le verrà quando verrà, pensi a adesso, pensi a domenica, le dicevo, c'è sta parabola. E che cosa vuol dire? Vuol dire che la tua povertà la rivesti della tua preghiera. Che la tua povertà e il tuo peccato lo rivesti del tuo bisogno, di lui, della tua sedia, di lui. Cioè, qualche volta mi capita di spiegare ai miei bambini, che quel tipo lì che era andato senza l'abito di nozze, si era andato nudo, nudo, sì, si era andato nella nudità sfrontata di Adamo, capite? Che non avevano vergogna, vi ricordate? Però dopo, quando ha fatto la stupidata, dopo avevano vergogna, e Dio gli ha fatto quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, quelle, di pelle, perché avevano vergogna, li ha coperti, per la loro nudità, e io, anch'io, sono venuto con voi, ricoperto, della misericordia di Dio, perché altrimenti non potevo venire. a me pare, cioè, che questo invitato alle nozze, che non viene con quell'abito annunziale, ci viene come un po' sfrontato, capite? Come se questa cosa, che è tutto regalo, diventasse un mio diritto, ma non è un mio diritto. Io non ho il diritto di stare qui, ma non posso star qui, se non con lo stupore e la commozione, non posso star qui, a questa santa liturgia, dove voi mi avete accolto, se non con un certo tremore del cuore, perché io so, che di per sé, se si facesse i conti dei buoni e dei cattivi, io qui non ci sarei. Io ci sono solo perché attraverso di voi sono stato invitato, e perché la vostra misericordia mi adorna da questo abito di misericordia. Nessuno, cioè, ha diritto a queste cose. Qui i diritti cascano sulla porta della Chiesa. Perché? Perché qui c'è solo il dono, il dono. Un dono che noi non meritiamo e il diritto che non abbiamo. Un dono. Qui la vera energia, la vera filosofia, il modo di pensare è il dono di Dio. so che l'altro, l'altro, c'era un illustre teologo, mi ha detto, se te vai a vedere così in Germania, ti dicono che sei Lutero. E può darsi anche. però certamente, cari fratelli e care sorelle, è così. Noi siamo qui, cioè, immeritevoli e commossi. Noi siamo qui, oggi, tra l'altro, accanto a questi bambini. E fanno sempre molta impressione i bambini. semplicemente perché rispecchiano il tempo. Il tempo nel quale io ho inevitabilmente accumulato la mia cattiva coscienza. Come vi ho detto altre volte, per me il buon Dio è come il vino buono. E cioè che invecchiato migliora. non perché Dio possa migliorare, forse, ma perché, come dice Sant'Ambrosio, più te gli tiri la corda e combini stupidate, più lui è costretto a tirar fuori sempre di più la cosa migliore che ha, che è la sua misericordia. Dio, per me, è molto più buono di oggi che cinquant'anni fa. Perché in mezzo ci sono cinquant'anni di questo suo piegarsi con misericordia per darmi la carezza del suo perdono. Allora mi pare che l'abito sia alla fine, capite, questa tenerezza, insomma, che vedo in un bambino molto piccolo che si sente sicuro solo protetto tra le braccia di sua madre. Ecco, mi sembra che sia così. Non possiamo stare in questo banchetto senza questa protezione. Volete chiamarla umiltà? Chiamatela umiltà. Ho paura che sia una virtù anche quella e che non ho neanche quella. Ha costato un vestito e me l'ha regalato dal giorno del mio battesimo e me l'ha regalato. E infinite volte l'ha rinnovato. Dio molte volte mi ha inseguito con questo abito del battesimo per dire ma perché l'hai lasciato cadere? E io molte volte mi sono trovato come il vecchio Pietro che era in barca a pescare quella mattina. E quando il discepolo amato gli dice ma quello è il Signore e si viene a sapere improvvisamente che su quella barca Pietro era nudo. Dice precisamente così anche se il traduttore italiano non ha avuto il coraggio di dirlo dice un più putico spogliato ma era nudo nudo crudo forse perché i pescatori di Galilea facevano così forse perché c'era caldo forse perché aveva bagnato i vestiti non lo so. Fatto snaghi era nudo e allora in quel momento lì si rimette l'abito e poi si buta nell'acqua. Strana cosa no? Perché a noi quando andiamo nell'acqua ci caviamo le braghe lui invece si è messo le braghe e che aveva ritrovato quel vestito. Quante volte Dio mi ha fatto ritrovare il vestito e il vestito della sua misericordia senza di lui probabilmente non avrei potuto sopravvivere ma ha sempre avuto compassione di me. Allora noi siamo qui il canto dell'esultanza la festa delle nozze la commozione infinita per la carezza della misericordia di Dio. Grazie.