III DomenicaTO-omelia_GiovanniNicolini-SanLazzaro 20200126--18.mp3
Data: 26/01/2020
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Testo dell'Omelia
Non so se c'è qualcuno qui che abbia la mia tarda età, però appunto in ogni caso forse ci possiamo ricordare che una volta, quando si erano ragazzi ancora, era possibile andare a messa ma entrare nella chiesa dopo il Vangelo, anche dopo la predica del prete. Era permesso, era meglio se si prendeva da principio ma si poteva fare anche questo ritaglio. Ricordo che noi per fare sciocchezze davanti alla cattedrale della nostra città tiravamo a sorte uno che andava dentro in chiesa e lui stava invece a tutta la messa e quando si avvicinava il momento fatale usciva fuori, faceva un fischio e noi tutti andavamo dentro la chiesa in maniera che le nostre madri potevano chiederci al ritorno a casa ma hai preso messa? E noi dicevamo sì l'ho presa, perché bisognava entrare in chiesa prima che il prete che era sull'altare tirasse via una specie di fazzoletto dal calice che era per il sangue del Signore. Se tu arrivavi lì la messa era presa, è vero come se si dovesse afferrare un gatto per la coda hai preso messa? Si l'ho presa ecco e si andava avanti così. Però sotto c'era qualche cosa di delicato e di drammatico in questo permesso. c'era cioè, alla fine bisogna dirlo insomma, una certa svalutazione di quella parte della liturgia che noi stiamo celebrando, appena stiamo arrivando alla fine di questa celebrazione della prima parte della messa dedicata in modo privilegiato alla parola di Dio, all'ascolto della parola del Signore. dopo la riforma, traduzioni italiane, prima lettura, seconda lettura, il Vangelo, una volta era anche ancora più svelta di così. Questa liturgia della parola, oggi voi sapete che per l'ispirazione meravigliosa che ha ricevuto il Vescovo di Roma, il nostro Papa, è una festa che è stata fissata in questa domenica dell'anno. Festa della parola. Perché questa festa della parola è molto molto preziosa? Perché il dramma e il tema della parola di Dio era quello che divideva le chiese cristiane per molti secoli e fino a poco, perché ancora delle distinzioni ci sono, dove i nostri fratelli, quelli che noi chiamiamo i protestanti, sono molto legati al rapporto con la parola di Dio e noi saremmo invece quelli più legati al sacramento dell'Eucaristia. E' vero, in queste specie di due parti della messa, la liturgia della parola e la liturgia del sacramento, noi saremmo quelli del sacramento. Ma da oggi, con questa festa, festa secondo me meravigliosa, almeno per un vecchio come me, meravigliosa festa della riunione, è vero, della assoluta perfetta unità di tutta la celebrazione della divina liturgia, cosa che noi peraltro abbiamo già recuperato con il concilio ecumenico, è vero, è però che oggi viene in qualche modo sottolineata, illuminata, è vero. Non ci può essere la seconda parte della messa se non c'è la prima. Forse abbiamo tutti in mente quella espressione bellissima del Vangelo secondo Giovanni, dove raccontando questa storia della Chiesa e questa vicenda del Figlio di Dio in mezzo all'umanità, dice quelle parole che possono sembrare un po' strane, e dice il verbo divenne carne ed abitò in mezzo a noi. È vero che dice così, siamo all'inizio dell'Evangelo secondo Giovanni. E cosa vuol dire che il verbo divenne carne? Il verbo vuol dire la parola, la parola di Dio. Divenne carne. Quando il verbo di Dio è divenuto carne? A Natale. Quando il Signore è nato in mezzo a noi. Lui, la parola del Padre, la parola di Dio, è diventata carne, che è espressione per dire che è diventata una persona. Quel bambino di Betlemme è il verbo divenuto carne. Ora, questo è essenziale evidentemente. Per secoli e secoli, secoli e secoli, il verbo, cioè la parola di Dio, attraverso la grande testimonianza dei nostri fratelli ebrei, è stato custodito. Ma nella pienezza dei tempi, con la persona di Gesù, il verbo è diventato carne e ha cominciato a fare il suo dono in mezzo a noi. Tra l'altro oggi c'è anche quell'immagine bellissima, no? Di quei pescatori che il Signore trova sulla riva del mare di Galilea e dice, no, venimo qui tu, venite qui che vi faccio pescatori di uomini, mica solo pescatori di pesci. E anche quando ne incontra degli altri che stanno aggiustando le reti, chiama anche quelli e incomincia questa grande pesca della umanità che viene cercata e trovata dalla parola del Vangelo perché tutti entrino a far parte della famiglia del Signore. Il verbo si è fatto carne ed ha abitato in mezzo a noi. Nella prima parte della Messa noi celebriamo questo verbo, la parola di Dio, e il verbo si è fatto carne. Nella seconda parte della Messa noi raccolti intorno al Signore e al mistero del suo corpo e al dramma salvifico della sua croce, noi comunichiamo con Lui. È vero, è venuto ad abitare in mezzo a noi e noi ci siamo nutriti di Lui ascoltandolo e ci siamo nutriti di Lui con la nostra comunione al suo corpo e al suo sangue. Questa è la Messa, vero? Infatti dal Concilio in poi bisogna dire che questa storia per cui si poteva fare a meno della prima parte della Messa non c'è stata più. Adesso noi ci siamo trovati, è vero? Dopo il saluto abbiamo chiesto perdono per le nostre colpe, abbiamo glorificato Dio nella festa domenicale e abbiamo ascoltato la sua parola. Questo per noi è diventato consuetudine. Hai né tempi, lo era meno. Hai preso Messa? Sì, l'ho presa, ma sono arrivato dopo la parola di Dio. Oggi è della parola di Dio la festa che il Papa ha voluto regalare per ispirazione del Signore a tutte le Chiese. Quindi è un giorno importantissimo, è vero? È un giorno in cui ognuno di noi può ritornare con la sua memoria alla meraviglia dei suoi primi contatti con il Vangelo. Quando abbiamo cominciato a conoscere, è vero, il mistero del Signore e di come questo mistero del Signore è entrato nella nostra vita. Poi ricordate la grande avventura, il grande regalo del Concilio Ecumenico e quindi certamente un dono più largo della parola. È vero? Oggi su molti comodini nelle case, sul comodino, c'è il Libro del Vangelo o addirittura la Bibbia. È vero? Ed è entrata nella consuetudine cristiana di maniera molto forte questo nutrimento della parola di Dio. È vero? Meraviglia. Certo, una bellissima preghiera anche il Rosario, ma il Rosario è una bellissima preghiera anche perché ci ricorda tante cose del Vangelo, della vita del Signore, della meraviglia della figura di Maria. È vero? Quindi siamo sempre dentro a questo. E la nostra Chiesa ha fatto tanta strada. In modo particolare la Chiesa di Bologna ha fatto una strada meravigliosa dentro la parola di Dio e verso la profondità dell'Eucaristia. Quando moltissimi anni fa io ero ancora uno scout, è vero, però avevo conosciuto qualcuno qui a Bologna e dalla mia cittadina di Lombardia venivo volentieri nella liturgia che si celebrava a Bologna. Ma là dove vivevo, dove sono nato, non ci credevano perché dicevano che questo era un posto che era diventato rosso e che quindi forse non c'era più neanche la messa, ma si dice la messa a Bologna. Beh, allora una volta li ho portati tutti questi amici e sono rimasti esterefatti dalla bellezza. È vero perché a Bologna si celebrava già molti anni fa una liturgia bellissima per la grande ispirazione, la grande guida dell'arcivescovo di allora, il cardinale Giacomo Lercaro. Noi poi avevamo conosciuto Don Giuseppe Dossetti, un uomo della parola di Dio, della preghiera. E quindi la messa che si faceva qui, là dove stavamo noi, non se la sognavano neanche, tutto era più pressacochista, è vero, fatto in una qualche maniera, è vero. E qui già questa città e quindi questa chiesa aveva già ricevuto un suo grandissimo dono. Perché vi faccio perdere il tempo in queste notiziole da niente? Perché io credo che oggi questa festa che il Papa ha instaurato sia importantissima, e per Bologna, per la nostra terra, per questa nostra chiesa, in certo senso lo sia in modo più grande ancora. Perché qui la liturgia è sempre stata molto amata, ma è stata molto amata anche la parola di Dio. E quindi per noi, quello che noi stiamo celebrando in questo momento, è veramente il cuore della nostra fede, è la sorgente e il grande scopo di tutta la nostra vita. Anche questa mattina, anch'io facendo un po' di chilometri, ma molto volentieri, per il piacere, il regalo, di celebrare la liturgia domenicale con voi, sono venuto qui con il mio carico di peccati e con il mio carico di bisogni e di suppliche per tante cose che non sono capace di combinare. E adesso c'è questa assemblea dove abbiamo ascoltato insieme la meraviglia della parola del Signore. Tra l'altro anche con questi spostamenti geografici molto interessanti, vero? Ne faccio un po' notizie a memoria, l'abbiamo appena ascoltato dalle scritture, vero? Dice che il Signore, per esempio, quando succedono tutte queste cose, si sposta dalla sua cittadina di Nazareth e va in una città un pochino più grandina sulla riva del lago che si chiama Cafarnao. E perché ci va? Perché quel posto lì viene chiamato dalla tradizione la Galilea delle genti. Cosa sono ste genti? Le genti sono i popoli che non sono ancora cristiani. E quindi questo spostamento di Gesù è molto molto importante perché annuncia che finalmente il regalo della parola di Dio, il regalo del Vangelo, il Signore del Vangelo deve essere annunciato non solamente a questi nostri fratelli e padri ebrei che nella meraviglia della loro fedeltà hanno custodito la profezia del Cristo per tanto tempo, ma adesso bisogna partire. Ed è bellissimo che per cominciare il Signore fa quella passeggiata sulla riva del lago e trova questi pescatori che stanno lavorando, dice venitemi qui, è vero che vi farò pescatori di uomini. I pesci sono preziosissimi sempre, però adesso c'è una cosa ancora più grande. Pescatori di uomini. Cosa vuol dire? Vuol dire accogliere nella rete della fede la meraviglia di persone che vengono da altri popoli, da altre culture, da altre nazioni. Questa cittadina di Cafarnau si potrebbe pensare persino ancora ai nostri tempi che è ancora un confine. Appunto proprio Don Giuseppe Dossetti mi diceva, vedi, tutto l'Oriente è in gran parte ancora da evangelizzare, aspetta ancora il regalo del Vangelo, ce n'è da fare, e ce n'è da fare, è vero. E quindi tutti noi questa mattina dobbiamo un po' considerarci come quei pescatori pescati da Gesù, è vero, quei pescatori che hanno lasciato l'eredi, la barca e persino il papà e sono andati dietro a Gesù per il grande compito dell'annuncio della salvezza cristiana. Oggi noi, celebrando questa divina liturgia, incoraggiati da questa festa del Signore, comprendiamo quanto sia urgente regalare il dono del Signore, essere portatori di questo regalo del Signore a tutti quelli che non lo conoscono. E quindi è una messa molto importante perché ognuno di noi possa fare preghiera speciale per quel nipote, per quel vicino di casa, per quell'amico che ancora non è entrato nel dono della fede, ma che il Signore sta affettuosamente e appassionatamente cercando. Ed è per quello anche che c'è questa specie di aggiustamento del Signore che abbiamo ascoltato dalla lettera dell'Apostolo dove lui si lamenta perché nel popolo di Dio ci sono delle divisioni io tengo per questo, io tengo per quello, io preferisco questo, non qui voi, siete bravissimi, tutti volete bene a tutti allo stesso modo, ma ci sono delle preferenze e Paolo che è anche un tipo un po' di alta pressione, un po' nervosetto, dice ma insomma io sono di Cristo. Eh, bello no questo? Certo, trovare l'unità della nostra fede per ritrovare il richiamo da parte di tutti quelli che il Signore e Lui desidera tutti essere salvati. Oggi in modo particolare quindi li ricordiamo nell'affetto della nostra invocazione. Grazie.