← Torna alla ricerca

19980301 - Dom I Qua, anno C.mp3

Data: 01/03/1998

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Penso che non celebreremmo bene questa domenica se la pensassimo come segnata da una nota di tristezza. Credo che anzi, se noi volessimo pensare a questa domenica come a una domenica penitenziale, tradiremmo in modo profondo le parole che abbiamo ascoltato. Perché in realtà tutta l'intenzione del Signore è quella invece di venire a insegnarci la festa. Queste immagini anche potentissime del Signore del peccato e della morte che insidia la nostra vita, la nostra pace e la nostra felicità hanno però il compito di essere come un grande sfondo, un grande palcoscenico, sul quale noi riceviamo stupiti il Signore che ci insegna a come non lasciarci vincere dalla tristezza, o dalla paura, o dalla violenza, e ancora una volta a far prevalere nella nostra vita appunto la festa. Questa festa che è prima di tutto la sua presenza in mezzo a noi. Tutta la nostra vita è cambiata dal giorno in cui Lui si è reso presente nella nostra vita. Noi non lo conoscevamo neanche, penso che anche adesso non lo conosciamo, che pochissimo, ma poche parole che Lui ci ha detto in questi anni, gesti preziosi che ha fatto per noi, hanno conquistato il nostro cuore. E quando celebriamo questo tempo benedetto del cammino verso la Pasqua e poi la grande festa della salvezza di tutto il mondo, noi tutti gli anni come stupiti avvertiamo questa primavera della nostra vita, che è questa sua venuta delicatissima, questo nostro fratello meraviglioso. Quindi collocate lì la vicenda. Se certamente bisogna dire che il Signore è stato portato nel deserto, ma in che deserto è stato portato, scusate, è stato portato nel deserto del mio cuore, è stato portato nel deserto della nostra vita, qualche volta un po' affaticata, qualche volta un po' prigioniera, qualche volta un po' preoccupata. Tu stesso sei in qualche modo quindi questa mattina il segno di questo deserto, perché se non altro anche tu mirabilmente hai sete. Il deserto è un grande segno della fede perché la fede è una grande sete. Molte volte non sappiamo di che cosa abbiamo sete, ma avvertiamo la nostra vita come una realtà spezzata che attende una mano, una benedizione, una luce, una carezza. E avvertiamo che così è la vita di tutti. Tant'è che appunto avvertiamo grande inganno il pensiero di chi in qualche modo fa il gioco della soddisfazione, fa il gioco del non aver bisogno, reprime dentro di sé la sua sconfitta o il suo pianto o la sua paura. Noi ci siamo affettuosamente incoraggiati in tutti questi anni a non avere paura del nostro deserto. Ma potevamo farlo, sarebbe stato altrimenti una temerarietà pazza. E ve lo avremmo dovuto suggerire come scappar via. Ma dicevamo all'inizio della messa è difficile scappar via dal proprio deserto. Ce lo tiriamo sempre dietro. E quindi ecco la bellezza di oggi. È il Signore che viene nel deserto. È il Signore che viene da noi. E allora vorrei in qualche modo dirvi quelle che mi sembrano quelle che mi sembrano le tre grandi feste che il Signore ci insegna. La prima festa che abbiamo inaugurato anche tra questi segni molto importanti che le persone importanti di questi bimbi hanno fatto per loro ci sono stati questi segni fatti sulle orecchie. Allora questa è la prima festa. La prima festa che oggi il Signore ci suggerisce è questa grande festa della parola. La sua parola meravigliosa. La cascata di luce della sua parola nei nostri cuori e nella nostra storia. Questo fiume immesso di bene che è scaturito dal costato trapitto del Signore e che è il suo Vangelo. Corrente meravigliosa di pace fino ai confini della terra. Capace di visitare i pensieri più riposti, le angosce più represse, le domande più difficili della nostra vita. Fiume meraviglioso e fecondo del Vangelo. A riparo, dice mi sembra la scrittura, di ogni nostra fame. Dice che Gesù ebbe fame. Ed è lì che gli è venuta in mente la festa della parola. Per ogni fame. Per ogni fame. Fame di cui siamo poi in qualche modo partecipi l'uno per l'altro. Pensavo proprio anche alla fame dei bindi che nell'alto piano dell'Africa dove qualcuno di noi ha piantato la sua tenda e muoiono perché non hanno da mangiare. Fame, fame proprio. Questa mattina abbiamo qui la gioia grandissima di avere Francesco a Messa. È un assumetto anche dovere pastorale perché qui ci sono persone oggi della sua parrocchia e anche in particolare c'è l'Alessia che abita nella sua parrocchia con tutta la sua grandissima famiglia. Francesco è diventato negli anni dell'Africa capace di fare qualche cosa come medico per questi piccoli che non hanno da mangiare e che non possono vivere perché non sono nutriti. Dalla loro fame ha tanta altra fame che anche noi questa mattina portiamo a Messa. Fame forse meno drammatica nell'immediato ma forse più profonda. Fame di verità, fame di pace, fame di amicizia, di consolazione. Se dicevamo che la fede forse è una grande sete, l'intera nostra esistenza è una grande fame. Ebbene, evitando delle soluzioni sbagliate o troppo solitarie o troppo precipitose o forse violente, ecco, la prima grande festa che oggi la Messa del Signore ci propone è la festa della parola. Io non posso chiedere per questi bambini una cosa più importante di questo primissimo dono che forse noi abbiamo anche assaporato meno. Festa che fino ad oggi abbiamo celebrato meno. Certo, però, bisogna dire che l'abbiamo molto desiderata. E sempre di più la desideriamo. E sempre di più desideriamo che questa sia proprio la forza di ogni risposta a tutte le nostre domande difficili. E questo viene, si siede davanti a me e pian piano mi schiaccia contro il muro perché quello che lui dice quasi mi trafigge. E tutto finisce sempre in una domanda sbalordita. E dunque che cosa fare? La grande grazia è quello di ritrovare il coraggio e la pace di dire aspetta, ascoltiamo un poco insieme. Per ogni fame questo grande, immenso regalo. il Signore ha parlato e ci ha regalato questa fonte immensa del Vangelo. Che belletta! Dunque questa è la prima festa. La seconda festa è la festa della cesta. Una festa interessante che la memoria dell'articolo testamento ci porta quando ci dice che ogni buon abitante della Terra Santa che non si dimentica tutto il bene che Dio ha fatto per lui e tutta la straordinaria storia che Dio ha scritto nella povertà sua e del suo popolo fino al suo nonno Abramo allora per il cuore pieno di questa riconoscenza per quello che Dio ha fatto per lui prende una cesta e fa la festa della cesta. Ci mette dentro tanta buona roba le cose prime della sua Terra le dedicatezze le primizie e poi va a un'opinione al Signore e vi propongo questa festa della cesta contro ogni tentazione di abilità di buttarsi sulle cose contro questo spirito di potenza che si avventa sulle coscienze sui corpi sulle terre che diventa anche sanguinario quando non è pretenuto contro questo brutto gioco contro questo gioco della guerra così pericolosa per cui anche oggi siamo così trepidanti come ho pensato volentieri a tanti bambini della Terra tra i due fiumi mentre mi preparavo a ricevere questi bambini ebbene contro questo cattivo gioco della violenza e del possesso ecco il Signore ci propone questa festa bellissima della cesta ma immaginate non ha misura non ha misura cercate in casa una cesta grande vi conviene che sia subito di buona misura quanto l'avete preparata cominciate a metterci dentro le cose più belle che sono venute a voi già dalla prima festa perché tutto il bene vi è venuto attraverso questo Vangelo che vostra madre ti ha trasmesso con uno sguardo e un bacio e che a partire da lì ha riempito di bellezza e di bontà la vostra vita quanti doni ebbene questi doni non sono nostro possesso ma fioriscono perché noi continuamente li vogliamo restituire al Signore quanto bene ci hai dato Dio mio e vogliamo portargli davanti tutte le bellezze che Lui ci ha regalato per dirgli viva sei stato bravissimo non vogliamo rischiare che qualcuno pensi che sono cose che abbiamo meritato conquistato comprato rubato no le abbiamo tutte rigorosamente ricevute in regalo il senso della nostra offerta è questo e poi siccome ci ha fatto dei bellissimi regali non vogliamo anche rischiare di rimanerne incapsulati che diventino un po' un idolo un idolo di gelosia un idolo di paura un idolo di autodifesa l'adorazione di Dio che è raccomandata all'interno della festa della cesta è il modo più grande per affermare la nostra libertà siccome tutto abbiamo ricevuto tutto restituiamo con affetto tutto viene da te Signore solo che se cominciate a far così nella cesta pur grande vedete che dopo un poco non c'è più posto perché per quanto sia grande continua a aumentare il pensiero ah sì guarda anche questo ti ricordi quando ce l'ha regalato ti ricordi e ti vengono in mente degli occhi dei luoghi dei respiri delle lacrime asciugate delle comunioni delle tavolate delle visite silenziose delicatissime volti avvenimenti luoghi e la tua cesta si riempie si riempie non ci sta più la cesta alla fine bisogna rassegnarsi sarebbe divertente venire qui con dei cestoni è vero ma dobbiamo rassegnarci è una festa del cuore capisci per fortuna abbiamo una cesta grandissima grandissima il nostro cuore abbiamo una possibilità di portare la cesta e di metterla davanti a Dio splendida e potentissima che è la nostra riconoscenza la festa della cesta è questa sapienza della gratitudine che è il grande segreto di risposta al dono della prima festa ricevuto abbondantemente il fiume della parola questa bellezza del Vangelo questa bontà della mia vita a motivo dell'Evangelo del Signore e gli restituisco tutto con un grande continuo grazie con una grande continua lode sii lodato mio Signore per tutto il bene che vi hai fatto e mi piace appunto però anche essere preciso nel mio ringraziamento e quindi lo lodo per tutto lo lodo per lui intanto e lo ringrazio e ringrazio lui prima di tutto ma poi una volta che ho ringraziato lui mi viene in voglia di ringraziare di mettermi nella cesta i grandi canali che lui ha scelto per riempirmi dei suoi regali mia mamma ti ringrazio per mia mamma e via via per tutti i regali meravigliosi che le persone ci hanno portato è vero? sì che sì che come ci insegnava un anziano sapiente anche qualche anno fa è vero ringraziato Dio di fatto si sente la necessità di ringraziare tutti perché perché di fatto tutti in modo straordinario ci hanno fatto del bene e questa sapienza della gratitudine cambia la faccia di tutta la storia ma che sospetto ma che indifferenza ma che paura tutte cose che lasciano da soli gratitudine ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per me per tutto quello che sei nel mio cuore per tutto quello che io custodisco nel mio affetto nella mia nostalgia in un amore che va oltre i confini della morte che tra l'altro per noi oggi qui di San Martini si posa anche con una delicatezza straordinaria di memorie particolari gli esperti lo sanno noi oggi ricordiamo con tantissimo affetto il nostro papà Franco che non è con noi perché è al di là del ponte al di là del passaggio eppure proprio per questo anzi così vivo così evidente che oggi noi sentiamo anche a motivo di lui infinitamente più protetta la strada che questi piccoli hanno iniziato perché ce ne sono moltissimi nel giardino che pregano per questi piccoli e certamente c'è lui e questo è il suo giorno questo è il giorno della sua nascita al cielo è il giorno del suo ingresso nel giardino di Dio dunque questa festa della cesta cesta si dice non con la è aperta l'ho chiesto anche prima al diacono perché continuo a dimenticarmi come si fa a dire la parola bene allora avete capito cestoni tanto grandi che non qui ci stanno in casa che se li portassimo tutti la chiesa scoppierebbe ceste capacissime del vostro cuore in cui voi sapete contenere volti e persone con grande ricchezza canti di ringraziamento a Dio che voi fate silenziosamente o sulle labbra e alla fine c'è la terza festa la terza festa è la festa del seno del padre del grembo del padre ci è suggerito da quella che viene chiamata la terza tentazione secondo Luca mi veniva in mente una stupidata che in un posto bellissimo della Lombardia dove c'è quel cielo che è così bello quanto è bello insomma la Lombardia è molto bella in un posto poi che è servito a Leonardo da Vinci per metterlo a sfondo della sua donna gioconda e lì in quella zona bellissima dove l'atta è molto infossato c'è un ponte un ponte altissimo ci fanno un gioco stupido però a noi serve per andare in Brianza la Brianza è uno dei grandi fuori della storia di San Martino un cuore segreto allora quando andiamo in Brianza passiamo per questo altissimo ponte beh credendo di essere progrediti hanno messo su un gioco selvaggio che fanno popolazioni primitive hanno attaccato alla cima del ponte un grande elastico e poi i belli per far contente le belle si legano l'elastico alla caviglia e si butteranno dal ponte l'elastico è ben calcolato e così strisciando un pochino appena appena è vero non succede niente ma è proprio una parabola del modo cattivo della vita o poi si può fare anche con intenzioni abbastanza ridanciane e pazienza secondo me è sbagliato ma in ogni modo in ogni modo la festa che ci ha suggerito invece è proprio tutta rarovesce non so se avete visto qualche volta certe rappresentazioni della Madonna certe figure della Madonna e dice dove ce l'ha il bambino e il bambino l'iconografo gliel'ha messo qui dentro per cui è rappresentato come dentro a lei chi è affezionato per esempio alla Vergine Nicopeia so che Don Francesco ha un rapporto di particolare affetto per questa immagine nella cattedrale di Venezia è vero ecco è bellissimo questo bambino che è dentro è vero al corpo di sua madre di Gesù Cristo l'Evangelista Giovanni dice all'inizio del suo Vangelo che Dio nessuno l'ha mai visto ma siccome il figlio sta dentro nel greco del padre lui ce l'ha rivelato e un po' più avanti sempre nel Vangelo di Giovanni si dice che siccome c'era uno è vero al quale il Signore voleva particolarmente bene tanto che era il discepolo amato di lui si dice nella cena che sta nel greco di Gesù la festa del greco è questa capacità che cresce con l'età anche se non sembrerebbe ma cresce con l'età di vivere come accocolati in Dio che non vuol dire scappare ma che vuol dire imparare quella cella segreta del cuore che è un'intimità nuziale e di sguardo e di intesa e di bacio segreto che è il tuo segreto quello di cui parlavamo quando mercoledì entravamo nel tempo della quaresima il segreto del padre è Gesù il segreto di Gesù è il sé del padre il nostro segreto è questo fare sempre la festa di una solitudine vinta perché qualcuno ci ha visitato ma di più ancora di un cammino che non conosce fatica e secondo l'antico salmo rinnova le sue forze mentre cammina verso Gerusalemme perché siamo come bimbi portati in braccio vivere nell'intimità del padre nessuno di noi deve camminare da soli impauriti dall'eventualità difficile della storia questi genitori queste mamme queste mamme adottive di tutta questa schiera meravigliosa dei dieci propri li hanno portati subito alla svelta perché è insopportabile pensare che qualcuno debba come camminare da solo e piangere da solo e far testa da solo non si può non si dà più questo adesso siamo tutti accoccolati nel seno del padre ve lo ricordate era un modo per una parabola del Vangelo di dire che un poveretto che non aveva avuto niente in tutta la vita quando è passato là l'hanno messo dentro nel grembo di Abramo vi ricordate il povero Lazzaro è vero è là nel grembo di Abramo ebbene ecco è proprio così questa vita cristiana adesso in pienezza è nella possibilità di vivere dentro in questa comunione d'amore che ti avvolge che è la preghiera di Gesù per noi dicevamo qualche domenica che è la sicurezza che sei voluto bene che è la certezza che siccome sei portato in braccio anche se cadrai subito tu sarai risollevato e che quindi anche la destinazione il cammino la direzione della tua vita è certamente buona come sarà sicuramente buona quella di questi dieci piccoli come è stata buona la strada di Franco come è buona malgrado tante fatiche anche la tua la tua bellissima vita bellissima e ricca di valore di splendore per un solo motivo poi no? e cioè che lui ti ha amato e ti ha misteriosamente eletto chiedo che impariamo a giocarlo bene questo gioco ultimo perché avete visto più si va dentro in questi giochi e in queste feste più la faccenda è delicata in fondo il primo è una gran grazia ascolta è vero la parola però è vicino a te orecchi bene l'ascolto volentieri sembra quasi ancora un atto mio si capisce tutto dallo suo e la seconda è già un pochino più affidata a una certa perspicacia dello spirito ci vuol forse un'umiltà che per esempio io non ho per riempir la cesta fino all'orlo e perché devordi e la terza festa è inafferrabile come è inafferrabile sempre ogni innamoramento ogni seduzione ci concede il Signore anche la seduzione della terza festa perché la nostra vita sia nella pace e sia nella pace forse anche nella gioia come è al prossimo