IV DomenicaTO-omelia_GiovanniNicolini-Dozza20170129-(22).mp3
Data: 29/01/2017
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Testo dell'Omelia
Il desiderio del Signore è appunto quello di presentarci tutta la gente come Sua, amata da Lui, protetta da Lui, benedetta da Lui. E per essere sicuro di andare in un elenco completo, comincia dagli ultimi. Avete visto, li chiama tutti beati, beati, beati. Tenete conto che beati non vuol dire bravi, che non vuol dire che sanno fare, che se lo meritano, che semplicemente ricevono quello che è giusto che ricevano. No, sono beati. La beatitudine è una bellezza che non si può comprare, è qualcosa che non si può meritare. Beato C'è. È una parola che piace anche alla Madre di Dio e nel suo canto, nella sua poesia, in casa di Elisabetta, dice che tutte le generazioni la chiameranno così, beata. Il suo desiderio è quello che anche su di te si posi la beatitudine. E se oggi sei venuto qui avendo pochi motivi per essere in pace o contento, sappi che questo però è il desiderio suo. Qualche volta questa beatitudine è già al presente, qualche volta, per esempio, per quelli che ti angono, beati quelli che ti angono, già detto, saranno consolati. E quindi sia che tu sia in mezzo alla bufera, sia che invece vedi già le cose avviate bene, su tutti, lui desidera che scenda la gioia. Beato. E questa destinazione di gioia è per tutta l'umanità. Evidentemente la scommessa si fa alta quando si tratta di vicende, situazioni, persone che avrebbero molti motivi per non stare bene. O che si potesse pensare che non se lo meritano. Ma Dio li ama ugualmente. Non c'è nessuno che Dio non ama. Questo è il senso delle parole che Gesù oggi ci dice. E che siccome li ama, li vuole portare tutti a casa. Tutti. Anche le persone della nostra vita che non sono più vicino a noi, che noi non vediamo, non baciamo, non tocchiamo. Lui li ha portate a casa. Sono con lui. Il giudizio di Dio è sempre un giudizio di salvezza. Per la salvezza. Qualcuno dice che l'inferno non c'è. Qualcuno dice che l'inferno è vuoto. Noi abbiamo conferma che il suo volere bene è più forte di ogni nostro guaio. Abbiamo deciso di chiamare così la misericordia. Ne hai fatte picotte e di crude, ma il suo volerti bene è più forte dei guai che hai combinato. Ed è più forte del guaio in cui ti trovassi. E però siamo tutti voltati in qua, ma lui, seduto qui con noi, ci ha indicato fuori da qua. Perché appunto ve lo ricordavo all'inizio della messa. Passeggiata sul lago per cominciare, pescatori trovati, presi su. Ne ha presi su parecchi. Non so se ci sono tanti pescatori in regione. Così, in ogni modo. Ne ha presi su tutti. Ecco, siamo qua adesso. Però intanto là fuori c'è la folla, c'è la città. Ci sono le case, ci sono i luoghi del lavoro, gli ospedali. Ci sono gli appartamenti infelici. Ci sono le abitazioni solitarie. Ci sono i cuori angosciati. Tutti, tutti, tutti una gran folla. Lui, in questa parola, indica tutto là, tutto fuori. In fondo noi ci siamo qui, capite? E magari però anche il vostro pensiero, il vostro cuore, stai seguendo qualcuno che non è qui. Dove sarà? Molte volte non si sa. Sapete di quelle alcune mie amiche. Di cui ultimamente faccio continuamente ricordo. Perché ti sono cari. Sono persone segrete. Sono donne che alla sera, un po' tardi, escono da casa loro perché hanno perso i loro figli. Non si sa più dove sono. Qualcuno da due anni, qualcuno da tre anni. E loro escono per la città e li vanno a cercare. non li troveranno. Ma loro vanno a cercarli. Non possono non farlo. Perché sono le loro madri. Dio, bisogna pensarlo un po' così, come queste donne della sera. Che vanno a cercare i loro figli che non troveranno. e ce n'è una che sta qui vicino. Lei non esce di sera perché è fragile ormai. però, con assoluta determinazione, prepara sempre il post a tavola. mezzogiorno, sera, colazione, mezzogiorno, sera. Gli altri figli che li consentono. Dio, mamma, una volta che torna gli facciamo una bella festa, diciamo che siamo contenti, che è successo quel che è successo, l'importante è che siamo qui, facciamo un'festa. Adesso, tanto. No, no, no, no. No, no, no. Perché è adesso che lui deve sapere che c'è un posto per lui qui, a casa mia, nel mio cuore. Ecco, sono piccole parabole di Dio, capite? Per farci un po' capire come lui vuole bene, in modo caparbio. Lui ha la vita per noi, capite? dalla vita. Ricordiamoci, è un Dio stranissimo il nostro, che ci vuole un bene da morire. E più noi costruiamo, no? Perché un po' la Chiesa lo fa inevitabilmente, insomma. Costruisce un po' di schemi di severità, se no, dice, tu è un casino del diavolo, tutti fanno quei... E allora, non sono robe proprio scritte nel Vangelo, ma insomma, le aggiunge un po'. Eh. Allora te finirai così, te andrei così, vabbè. Leggiamo il Vangelo, eh, a casa anche, per conto nostro, anche, e un po' bisogna leggerlo, ma è vero? perché dentro c'è il segreto della vita, c'è il segreto della felicità. E quando veniamo a Messa, per esempio, capite? Abbiamo ascoltato oggi questo Vangelo, uno dei più importanti. insegnava a loro dicendo, beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli, beati quelli che sono nel pianco, saranno consolati, beati i miti, che sono quelli che la dan persa, perché avranno in eredità la terra, e via e via, beati del Vangelo. Bellissimo, no? E desideri istendere questo termine della beatitudine dal tuo attimo. Anche te sai, anche te, anche te. Adesso sei inevitabilmente triste, però, aspetta quello. La vita è così. Siamo invitati a riscoprire la bellezza e la bontà della vita. Adesso, non i nostri meriti che portiamo, 50 chili sulle spalle e facciamo tanti fioretti, così forse andremo un po' in paradiso dopo 14 mila anni di Burgattoli. No. Adesso. Adesso. E il nostro volerci bene, capite? È il tentativo che anche noi facciamo, perché poi è una cosa di lusso voler bene, no? E allora proviamo a farlo anche noi. dobbiamo giocare così, così. Però vorremmo farlo. E questo gioco del volerci bene, vorremmo estenderlo, dilatarlo. È vero? C'è sempre quella solita cognata odiosa. Mettiamola anche lei nel gioco, vero? Mettiamola anche lei. Tanto ho preso anche me nel gioco, che sono perfido. Allora, mi lasci giocare? Sì, ti lascio giocare. Lini anche tu al grande gioco del volersi bene. E San Paolo gli viene dietro per dire e il bello è che tutto questo avviene tra di noi e siamo della gente da niente. Avete sentito, no? Cosa dice nella lettera? Considerate la vostra chiamata, fratelli. Non ci sono fra voi molti sapienti, né molti potenti, né molti nobili, ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti. Capite perché noi li serviamo? Perché se fossimo tutti dei pierini serviremmo di meno. È vero? Dice, ma te lo conosci quel prezzaccio della dozza? Ma sai che vuol fare anche lui il gioco del volersi per moro? Voglio amare. Ma fallirà il gioco. Invece no. Malgrado, riesce. Malgrado tutto, riesce. E questo è il gioco di Dio. Perché siccome volete viarsi tutti a casa, capite, deve giocare sempre per assurdo. E comincia sempre dall'ultimo. Comincia sempre da quello che se lo trovassimo gli caveremmo gli occhi. Comincia da lui però, eh. Da tempo. Comincia da lui. Eh, bisogna ripensare un po'. Perché il gioco è fatto in maniera che quindi però alla fine nessuno può darsi delle aria. Ma tutti alla fine dobbiamo dire ma vabbè, cosa mi è capitato? Beh, e che bravo e che buono è. Sapete cos'è una gran sorpresa? Perché non c'è nessun rapporto tra la mia mancanza di merito e lui. Ora la cosa delicata è che lui però propone che intanto che aspettiamo di entrare anche noi nella piena età cominciamo anche noi a fare il gioco, capite? È il gioco che ci è chiesto di fare a questo mondo. È poi questo. È il gioco del volersi bene. In un modo che in un altro che un sorriso anche che uno sguardo solo, ma gioca bene, bravissimo. gioca benissimo. Bisogna incoraggiare oggi questo grande gioco. E il Signore, capite, su questo monte portano a vedere un monte lì alto sul lago quando si va in terra santa. Dicono ma forse da qui le ha dette queste robe. Tutti immagini lì tutto pieno di gente. E lui che parla bene di tutti. beati voi, beati voi, ma sei proprio sicuro? Sì, sono sicuro. Lui che è molto più sicuro di me, perché di me non posso non dubitare. Ma lui, lui dice beati. Questo è il grande disegno del Signore. Chi se lo sente dir poco, riesce poco. Bisogna stare a chiudì. Perché conosco continuamente delle persone che sono state poco volute bene. Fanno una fatica. Si è così deboli se non si è stati voluti bene. Si è così deboli. è vero. E invece se si è stati voluti molto bene, capito? Si è forti. Quindi è importantissimo questo gioco. Perché non è una roba morale, no, no, no. È che se uno ha preso tanto bene, non solo lo può fare, ma gli viene anche il gusto. fischi? Allora, oggi andiamo un pochino a cercare quella persona che è stata poco amata, che non abbiamo amato. Dai, prendila dentro nel gioco. Prendila dentro nel gioco, non lasciarla fuoco. e non puoi lasciarla fuori perché tu, amando, sei molto più forte di lui, no? Povretto. Non puoi non farti compassione. Vai a volergli bene. Non vuol bene neanche il gatto quello lì. Vai a voler bene di lui. Noi da chi siamo stati salvati? Non siamo stati salvati dalle persone che ci hanno amato? Mi riuscirò a fare delle chiacchiere un po' stupazio. bellissimo. Non so perché, adesso non me lo ricordo, ho parlato di mia mamma. Allora, dopo una bambina viene a dirmi ti devo chiedere una cosa, Don Giovanni, com'è che te parli sempre di tua mamma? Dico, penso che lo faccio perché lei mi ha molto voluto bene e quindi io ho un grande debito verso di lei perché mi ha molto amato. in tutti i modi mi ha difeso anche come peccatore, mi è venuto a cercare come perduto, ha voluto consolarmi nella tristezza, ha voluto incoraggiarmi nel mio rischio, mi ha difeso davanti ai miei fratelli quando si è sparsa la voce che facevo il prezzo, diceva, impazzito quello lì, chiudiamolo via, poi non è per niente adatto, sarà un disastro e lei mi ha difeso, lei mi ha difeso. L'ho trovato anche persino perché quando si è andato mi ha dato tutte le sue lettere, allora piano piano le sto leggendo, molti anni sono, ma leggo poco per volta, che meraviglie, che meraviglie. Ecco, allora stamattina questo sarebbe il mio desiderio, promuovere tra di noi il gioco del volerci bene. Qui siamo in una parrocchia e qui lo facciamo partire come è in una parrocchia, cosa volete che fate? Facciamolo partire dalla messa, bene? Da questo pane spezzato, da questo calice condiviso, da questo abbraccio di pace, da questa gentilezza sublime, il Signore sia con voi e con il tuo spiro, ma certo, vi benedica Dio, grazie. Eh, bello, no? La messa che cos'è? È il gioco del volersi bene in una specie di liturgia, parole già preparate, altare già preparato, pane spezzato, abbraccio di pace, andate nella pace, la messa è finita, bene, ecco, e a cominciare da lì. Ci dicono che bisognerebbe celebrarla meglio, allora abbiamo messo fuori dei fogliettini, eh, due settimane fa, per dire, ma che cos'è che ti va bene nella messa, oltre al fatto che il parco è insopportabile che non la finisce mai, va bene, oltre a quello. Cos'è che ti sembra, è vero che non vada bene, e che cos'è che ti sembra che vada bene? Allora, siccome sono andati i terzi, i foglietti, non so se qualcuno li ha scritti, oggi li abbiamo rimessi, quindi fateci il piacere di scrivere, così vediamo, no? Vediamo, si può giocare meglio? Proviamo a giocare bene, eh? È una cosa che ci ha chiesto il testo, eh? Per tutti, quindi proviamo a vedere. Noi, nel nostro piccolo, che cosa vi sembra che vada bene, che cosa è da cambiare. E preparare bene questo per far bene quello di quando poi andiamo a casa. Sai la liturgia di casa tua? La liturgia della tua tavola? Di come comincia la giornata? Di come, eh? Te l'ho raccontato, no? Quando mio papà usciva di casa, lei lo accompagnava alla porta e si baciava. Poi, mentre lui scendeva le scale, lei attraversava due o tre stanze, aveva una casa molto grande, attraversava qualche stanza della casa e andava a una finestra, sempre quella. Perché quando lui poi usciva fuori, lui doveva alzarsi e salutarla e lei doveva salutarla. Così, tutte le mattine, di lavoro. E siccome non si sa perché si era sposati di mercoledì, al mercoledì arrivava sempre un mazzo di rose, senza neanche un nome. niente, marzo di rose. E quelli lì fino all'ultimo, eh? Fino all'ultimo, quelli lì hanno fatto l'amore fino all'ultimo. Eh? Lui che ci diceva correte, correte, perché? La mamma è affettuosa. Allora corravamo là. Lui era seduto in poltrona, lei seduta sul bracciolo della poltrona che gli dava dei bacetti sulla pelata. È vero? E ci hanno insegnato questa capacità di custodire l'affettività nel tempo, che non è mica semplice sempre, no? Con segni che diventano sempre più piccoli e sempre più preziosi. Delle allusioni che hanno dietro tutta una storia e un universo. La meraviglia di quest'arte del volersi bene. Bene. Allora lo facciamo per la messa. Quindi oggi se uno anche l'ha fatto un'altra volta il foglietto ci fa il piacere di rifarlo, eh? Così cerchiamo di accontentare l'arcivesco da una parte e poi di far meglio anche noi. Ultimissima cosa. Appunto c'è tanta gente che non è qui e tanta gente che questo Vangelo non l'ha ascoltato. Siate per loro questo Vangelo. Siate. Magari non si può neanche dirlo insomma non si dà l'occasione. Siate però voi. Con lo sguardo con la carezza con l'attenzione con il rispetto con tutto quello che l'altro si aspetta come celebrazione del volertene. siate delle fonti perenni di voler bene. Dopo vi dico una cosa che però mi ha tenuto un po' segreto che dopo se avete anche un squasso di peccati ma avete voluto bene apposta. Non bisogna dirlo perché sennò dopo i ragazzi non so è un po' pericoloso però è proprio così. La carità dice Santietro nella sua letta copre una moltitudine di peccati. Verro non c'è niente di meglio che voler bene per aggiustare tutto e per riaprire tutto alla speranza e anche alla pace. grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie.