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XXX DomenicaTO-omelia-GiovanniNicolini-Calamosco-20141026-(14).mp3

Data: 26/10/2014

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

All'altro ieri partecipato un momento al gruppo del barriero dei nonni e lì appunto sono entrato un po' nel loro commento perché mi sono accorto di una piccola frasettina delle scritture che oggi abbiamo ascoltato. E poi mi sembrava subito importante in un giorno successivo, è cresciuta, quasi da niente, perché dice l'inizio proprio della prima lettura, non molesterai il forestiero né lo opprimerai perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto. Ecco, questa frasettina che cosa sostanzialmente vuoi dirci? Che noi siamo chiamati ad essere per gli altri e con gli altri quello che Lui, il Signore, è stato ed è per noi. Il comandamento dell'amore, quindi, si presenta come la restituzione di quello che noi per primi abbiamo ricevuto. Ci sono i forestieri che bisogna pensare come fare qualcosa per loro. Ricordati che sei stato forestiero o anche tu. E con questo gli ricorda le meraviglie che Lui, per questo piccolo popolo di schiavi, ha fatto quando erano oppressi, violentati, colpiti in tutti i modi in una terra di storie. Il Signore ha fatto grandi cose per noi. Adesso tu vivi ricordando queste meraviglie. Allora, vedete, la cosa bella, mi sembra, che innanzitutto il comandamento diventa una storia. Ci riporta a tutto quello che il Signore ha fatto per noi. Oggi, quindi, è una giornata che può e deve essere dedicata nell'animo di ciascuno di noi al ricordo. Per qualcuno come me, come l'Anna, una storia lunga. Per te è una storia molto più corta. Eppure, quante cose vuoi il Signore ha fatto per noi. E queste cose buone che Lui ha fatto per noi, non sono state così delle specie di profumi, di musiche. No, no. È stato il fatto che Lui, il Signore, è intervenuto nella nostra storia, rappristata, impaurita, ammalata. E persino nella nostra vita cattiva, è sempre venuto, capite? A portare la potenza del suo pezzo. La speranza di poter cambiare strada. La sua vicinanza, l'amore. Per cui noi abbiamo conoscenza di un Dio che non è mica quello che dicono al catechismo. Stamattina comincio il catechismo. Non è quello che ci dicono al catechismo di un Dio severo giudice che sta là a verificare se hai fatto a pennello o se hai sbagliato. E se non hai sbagliato poi troppo ti fai qualche migliaia di anni in purgatore. Ma se hai fatto proprio male, noi quel Dio lì non lo conosciamo. Noi ne conosciamo un altro. Quello che nel concreto della nostra piccola, umile storia, Lui ha fatto per noi. delle cose meravigliose. Ed è bene questo ricordarlo, capite? Non si può ricordare il Signore astratto dicendoci sì, ha dato la vita per tutti. E la cosa importante è che ognuno lo ricordi per sé, per la sua famiglia, per il suo paese. E' vero? E certo, in cerchi sempre più grandi. E siamo qui stamattina anche, carichi di predieri. Perché? Perché bisogna che il Signore assolutamente intervenga in quella cosa lì. Faccia anche questo. E' vero? E quindi è certo, è così. E dice, ma quelli là sono una masnada di sciagurati, cattivi. Ieri hanno anche impiccato una donna. Ma come facciamo? E però, la strada che lui ci ha insegnato, è che invece di condannare, lui aiuta. Cioè, entra dentro. Anche per forreggere. Certo. Come quando anche noi abbiamo preso qualche scrittata. Ma da chi ci vuole? Va bene. Perché anche noi facciamo qualche scrittata. Io adesso devo proprio scrittare. Un nostro amico, che non so, l'ha combinata grossa, ha combinato un guario, dove ha fatto schermare troppa gente, quelle delle cose che diceva, inutili oltre che il bagno. Quindi, certo, ci sono anche dei passaggi difficili. Ma Dio non ci abbandona mai. Dio non ci abbandona mai. Se per caso qui c'è qualcuno stamattina a messa, che proprio è all'ultimo livello, perché dice, ma, ecco, meno male che sei qui. E che noi possiamo dirti? No. Stai in pace. Vedrai che non ti abbandona. E ognuno porta la sua esperienza. Però a questo bisogna aggiungere un'altra roba. Perché? Perché quando gli chiedono qual è il più grande comandamento, lui ne dice due. E ama il tuo prossimo come te stesso. Cosa c'entra il mio prossimo? C'entra altro che. E perché c'entra molto il mio prossimo? Perché io Dio non l'ho mai visto. E il vuol dire, ma ha aiutato un sacco, facendo proprio miracoli, attraverso persone, situazioni, circostanze. Io mi ricordo ancora che la mia maestra si chiamava De Loenzi Maria. E mia mamma mi diceva, hai pregato per la maestra? Dico, ma sta bene ora? Sì, devi ringraziare il Signore che te l'ha data. Che hai imparato a leggere, a scrivere. Mazzami adesso quante robe puoi fare che prima non poteva. E' vero, Rezzi Maria. E così via tanti nomi, no? E anche circostanze, nuove. E' vero? Dove il nostro prossimo si è piegato su di noi. Quanto bene Dio ci ha fatto, quanto bene Dio ci ha fatto attraverso tante persone. Che si sono fatte prossime a noi, eh? Il prossimo è semplicemente uno vicino. E' vero? Vi ricordate quello là che era malmesso lungo la strada che scende da Gerusalemme a Gerico? Passa il sacerdote e il bavia, passa il levita e va dall'altra parte, passa quello lì. Che avrebbe potuto dargli una manganellata in testa. Perché gli ebrei le facevano di tutti i colori a questi samaritani. Cioè aspetta che mi è capitato un ebreo adesso. Lo aggiusto io. E invece è caduto nella compassione. Che roba, che roba. Si è fermato e raccomando. E' vero? Che bello ricordare le persone che il Signore ci ha dato come nostro prossimo. Le nostre relazioni familiari. Le nostre relazioni di amicizia. I nostri colleghi di lavoro. Certo. Ma addirittura anche dei passaggi straordinari, eccezionali. Oppure anche dei passaggi che non possiamo neanche dire perché abbiamo persino vergogna. Però se non c'è lì quella persona, quello sguardo. Allora. Quanto che. Ecco. Che cos'è l'amore? Perché se lo siamo lì così, oddio me. È un po' vago. Capiamo che è una roba grossa. Però è vero. Bisogna la chiamiate. Oddio me. Speriamo. Perché? E' mica sempre. Ecco. Invece, vedete. Lo fa attraverso la nostra storia. E attraverso la storia di oggi. È vero? Perché oggi c'è una persona ferita nella strada della tua vita. Non hai nessun odio di farti vicino. Però ti viene in mente di quella che in quella volta si è fatto vicino. Allora la preghiera della messa di oggi dice Signore accresci in noi la fede, la speranza e l'amore. E perché possiamo poi ricevere questa roba? Fa che ascoltiamo tutto quello che tu dici. E la parola del Vangelo è il grande annuncio, la grande memoria di tutto il bene che Dio ci ha fatto. Non è una teoria stratta, non è una paura per il futuro, ma è l'importanza di oggi per come tutto è stato dietro di noi fino ad oggi. Lo conosci te, Signore? Sì, ma mica perché ho letto la teologia. O perché sono andato al catechismo, che qualche volta può essere utile per fissare qualche pensiero. Però il mio catechismo è stato dentro la nostra vita. Mi porto anche in teso delle cose che ho fatto male. E delle persone che ho fatto male. E allora ancora di più però viene in mente di dire o non combina più con i guai lì. E adesso intanto c'è la casità. Ecco, vedete? Vedete? Non è una legge. Ma è la sua presenza e il nostro camminare con lui nella nostra Diocia. è una cosa concreta e presente. che riguarda ciascuno alla sua maniera. riguarda anche quelli che in chiesa non ci vengono. E' una cosa concreta. E' una cosa concreta. E' una cosa concreta. Riguarda anche quelli che dicono di non avere la fede. Sto raccontando sempre quello scambio di battute che c'è stato recentemente all'ospedale. Tra un vecchietto che è venuto da Cosenza a farmi curare. Poi non so cosa ve lo ha visto che ho scritto. Insomma, mi ha telefonato. Siamo diventati amici. Adesso viene un po' a trovarmi. E lui ci raccontava una sera che c'era una donna medico, lì all'ospedale nostro, che lo curava. E allora lui, a un certo punto, mentre lei lo curava, ha detto Eh, bisogna proprio avere fiducia in Dio. Lei l'ha guardata tutta stupita e dice Ma cosa dici? Ma io sono... di fatto sono nata. Io non credo in Dio. Lui mi ha guardato questo vecchietto, che tra l'altro è molto malato. La guardata e ha detto Sì, ma è Dio che crede in lei. E' rimasta sempre fatta. Ed è bellissimo. Ed è bellissimo. Non so se conoscete qualcuno che è un Senza Dio. E però si vede bellissimo come Dio si fide e si affida anche di lui. E gli assegna anche a lui il suo compito di vita. E all'amore. Siamo chiamati tutti. Ed io ho bisogno di tutti. Capite? E quindi, questo comandamento dell'amore è un comandamento per tutta l'umanità. Nel Vangelo di Matteo c'è scritto che alla fine tutti... Il Signore li convoca tutti, i buddisti, gli atei. E' vero? Tutti così. E lì c'è tutta quella faccenda. Ho avuto fame, mi avete dato da mangiare. Ho avuto sete, mi avete dato da bere. No. Non ti abbiamo mai visto. Per mangiare e perdere. Sì. Ma tutte le volte che l'avete fatto a uno di questi miei fratellini più piccoli. L'avete fatto a me. E' la grande responsabilità dell'amore. Perché anche ogni piccolo che non riceve un bicchiere d'acqua. Anche quella propria donna uccisa. E' vero? Con l'accusa che avrebbe tentato di uccidere quello che la stava violentando. E' molto a lei. E' sono responsabilità della storia. Io confido molto nella misericordia di Dio. Ma il gioco è delicato. Chissà che giornata interessante che ha ognuno di noi oggi. Non succede niente di speciale. Ma tutto è speciale. Perché siamo chiamati ad amare il nostro prossimo. Come noi stessi.