La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità La festa della Santissima Drenità Drenità Drenità Devi chiederne la redenzione in Dio. Non dobbiamo mai separarci, dobbiamo trovare sempre il modo di volerci bene, secondo il Signore. Domandiamolo con tutte le nostre forze, chiedendo al Signore di avere compassione per ogni nostra fragilità e miseria. E gli chiediamo di soccorrere ogni memoria amara della nostra vita. E di fare veramente tutto nuovo in questo segreto. Signore è un figlio di Dio, che nasce... Proviamo a vedere se questa faccenda che sembra così complicata della Santissima Trinità possiamo invece quietamente e abbastanza facilmente gioire, anzi possiamo intravedere dentro a questo la bellezza inevitabile del mistero cristiano. le ragioni profonde della bellezza della fede di Gesù. Con molto coraggio, poi con un atto di poco coraggio, i redattori del nazionario avranno trovato un testo dell'Antico Testamento. E questo è interessante perché sapete che nella Santissima Trinità effettivamente credono i cristiani. ci si potrebbe domandare se appunto questa fede non è molto lontana dalla fede dei padri ebrei. così collegati ultimamente, fortemente, al segno della unicità di Dio. al sospetto terribile, che è vero che accompagna tutta la loro storia, cerca l'ingresso di idoli nella mente, nel cuore dei singoli e dell'intero popolo. il drama bello di Israele, che è un'ampia conoscenza di idoli che vengono nella memoria di Israele e che si sa come il grande gradimento non fiato. Dimenticarsi dell'unico Signore, dell'unico Sposo e abbandonarsi a questi amanti che tanto avvascano quanto deludono e che sono poi il principio di grandi dolori e persino di grandi esili. e quindi questo attaccamento è vero straordinario alla unicità di Dio e questa severità nei confronti dei ridoli. Come dunque, invece, giustamente, il testo dell'Antico Testamento deve avere grande spazio e grande parte nella nostra liturgia di oggi e anche dunque dobbiamo permetterci di sgridare un po' il redattore del lezionario per avere saldato un versetto di questo testo. Innanzitutto vediamo la cosa positiva. La cosa positiva è dentro una descrizione di Dio che gli ebrei amano moltissimo per cui questo Dio che è così assoluto nella sua unicità e, bisogna dire, più o quindi anche nella sua necessaria solitudine è peraltro invece così all'origine, in modo sostanziale, piegato. Mi pare che altre volte abbiamo fatto questo accento alla stranezza, alla unicità in questo senso di Dio che appunto, diversamente da altre ipotesi di Dio, sta zitto e i Dei stanno zitti, stanno chiusi dentro nel loro segreto e invece questo Dio che fin dal principio viene descritto come un Dio che si butta fuori da sé. In attituto creato e poi metto alla creazione facendo questa creatura stranissima che è l'uomo per il supremo piacere di questa conversazione con l'uomo e quindi di questa pensione di Dio a dichiararsi un non solitario. tant'è che se ha una preoccupazione, come sapete bene, è che proprio questa creatura, che è diversa da tutte le altre, per essere fatta in fatti da somiglianza di lui, deve essere radicalmente non sola, non da sola, ma deve vivere un mistero di comunione d'amore. E voi sapete che il dono fatto della sposa, il dono fatto al primo uomo della sua compagna, è il primo grande riflesso di questa non solitudine di Dio. Perché crea la donna? Perché mette la donna vicino all'uomo? Perché non è bene che l'uomo sia solo. E perché non è bene che l'uomo sia solo? Perché l'uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. E quindi già dentro questa antichissima pagina c'è dentro tutto il mistero della non solitudine di Dio. Come si chiama la non solitudine? Si chiama comunione. Dio infatti viene conosciuto da questo popolo precisamente se e perché e quando si mette in relazione, perché altrimenti non lo conoscerebbe. Gli ebrei non pensano a Dio al tavolino, come dire per esempio, no? Se c'è il tavolo vuol dire che c'è l'animo, se c'è l'animo, se c'è l'animo, se c'è la terra, se c'è la terra, e a forza di dai e dai si arrivava a una roba, è vero che non era più fatta da nessun altro, ed era lui che faceva tutto. Quando arrivavano quello tutto, lei diceva quello lì è Dio. Questa è lontana dagli ebrei. Gli ebrei lo conoscono invece Dio, perché come sapete, come ci diciamo tante volte, perché la storia degli ebrei è la nostra storia, ed è la storia di ciascuno di noi, Dio l'ha conosciuto perché Dio si è interessato di loro. Dio, loro, sa che c'è perché in concreto è venuto a bussare alla porta, loro non sapevano che era Dio, e ha detto beh, voglio tirarli fuori dalla tua grada. L'ha preso per mano e l'ha strappato via. E ha cominciato una storia insieme. E gli ha dato addirittura le regole dell'amore. Perché sapete che quando lui dà tutte le regole, no? Sto leggendo alla mattina della preghiera con i miei fratelli e le mie sorelle il libro del Deuteronomio. Dove spiega bene perché ha dato tutti questi precezi? Perché? È perché sono le regole di casa. Adattate a noi che siamo dei poverini, no? Che siamo piccolini, che siamo di terra. È vero? Adattate le grandi regole dell'amore in tante regoline che lui ha dato ai padri ebrei perché si imparasse a vittere questa comunione con lui. tanto che andando avanti tutto è diventato sempre più essenziale, tanto che finché Gesù Cristo ha detto sì, ma tutte le regole le puoi stringere in una, che è la regola dell'amore. Appunto perché di fatto la realtà profonda che viviamo è la comunione. E la regola dell'amore è la regola di questa comunione. Come facciamo a vivere insieme? E lui ti insegna come si fa a vivere insieme con Dio. Dio è capacissimo di vivere bene con noi perché lui è questa comunione d'amore di sé. Noi non siamo tanto capace. E allora ci dà il regolo. Qual è stato l'atto di poco coraggio invece del redattore del nazionale? Che ha tagliato via un per cento sempre perché? Perché dice una cosa molto spiacevole. Dice che i figli pagano gli errori dei loro papà e le pagano anche i figli dei figli. E qualche volta c'è un bistipote che dice ma forza, perché mi hanno dato... E sai, ti snoro, non ci senti ragazzi, che fanno il disno. E a me piace molto di più quando la Bibbia dice una cosa che è esattamente il rovescio di questa. E cioè che ognuno paga il suo conto. Solo che questo è vero ma anche non è vero. E qui vedete ha fatto male a togliere questo versetto perché ha tolto quello che Dio sapeva da sempre. E cioè che l'amore in realtà comprende il dolore. E che il volersi bene implica anche il battire insieme. E per Dio salta fuori questa roba bellissima. E quando lui funziona con il suo figlio funziona tutto bene. E stanno bene. Ma quando Dio e il suo figlio decidono di funzionare con noi e di insegnarci la loro vita di famiglia non funzionano le cose. Ci ha dato più di 600 presenti e noi non siamo capaci di far dentro quelle regole d'amore. Ci fanno dei bellissimi regali e noi li dimettichiamo, li rompiamo, li sciulliamo. Ci fissa degli appuntamenti d'amore preziosissimi, noi non ci sappiamo. Astro, c'è la parabola, no? Ma ora, un campo, devo andare in guardia. Ma c'è il banchetto di lavoro, eh? Disastro. Disastro. E allora? Allora il sopra Dio si arrenderà qualche volta della Dio salta fuori che arriva a rendersi. E dice per esempio a Mosè, il gioco non riesce, vi attirati fuori, a molti belli, vi astretti a sedia, dato ste regole, ti protegge, vince le battaglie con loro, scappi in mezzo a loro, non vuole anche che gli faccia del tempio. Dove puoi stare, oh, con Dio, in una tesa in mezzo agli altri? Ma anche, parco a te, una cosa meravigliosa, no? E loro, cioè noi, zucconi, li hanno vina tutto. Allora, oh Dio, quelle volte, quelle moglie o quei marini che vivono al limite, ti amo Mosè? Dice, ce la faccio più bene. Va, andiamo via io e te, ti porto te da dove stiamo andando, quindi qui lasciamo di qui, oh, con i loro viteri tollo, tutti quelli. Non si riesce più. E c'è sempre, però, una resistenza. Oh, pensate bene, e Mosè, secondo tutti i panni della Chiesa, qui, in modo solile, la profezia di Gesù, perché Mosè gli dice, se non ci sono loro io non vengo. Eh, accortizia di me! No, no, no, andiamo tutti insieme. E Dio mi ha mandato dei gran bocconi e se li ingorgia, perché di fatto Mosè con me non ci andrà, se non si prenderanno insieme anche tutti gli altri. E quindi Dio viene a conoscere, adesso sono un traccato mio subito male, mi dice del pazzo pazzo, viene a conoscere il dolore. Viene a conoscere la necessaria connessione tra il dolore e l'amore. E voi la conoscete benissimo. Perché siccome le vostre famiglie, le nostre famiglie, sono il riflesso della Santissima Trinca, e quindi affidano se stesse all'amore e stabiliscono che la cosa più importante che ci sia è il nostro stare insieme a volerci bene. Si sta insieme anche se ci si è fatti del male. Si sta insieme anche se uno non fa bene. Si sta insieme e lo si lascia al cane alla notte anche se uno è diventato matto e già disprezzato. Si va a cercarlo anche se ci ha tradito. E se di fatto sette volte al giorno continuerà il guaio, noi sette volte, anzi settanta volte sette, riaprieremo la forza primaria assoluta dell'amore. E quindi Dio in realtà è molto migliorato quando ha deciso che quella vita che si facevano da sempre il padre e il figlio nello spirito santo. Era così bello che valeva la pena fare una bellissima creazione. Era fatta proprio carina. E che conveniva metterci in mezzo una creatura stranissima, ma nella sua stranetta la più bella di tutte le altre, perché a quella creatura specialissima avrebbe regalato e insegnato l'amore. Quando ha deciso che quella roba lì è migliorato, è migliorato. E che sia migliorato l'ho capito anche stamattina nella preghiera. Perché? Perché si capisce che tutto questo è la sua gloria. Cioè quando voi vedete gli occhi del vostro bambino e il tramonto di stamattina e vedete la capacità di dolore nell'amore di qualunque persona, voi di fatto lì contemplate la gloria di Dio. Dite mio Dio Signore, ma come sei grande. E quindi nella creazione, ma poi soprattutto nella grande, meravigliosa, dolorosa avventura dell'umanità, voi contemplate la gloria di Dio. Dite mio Dio, mio Signore, come sei grande. Certo che si capisce che quella gloria lì si vede bene quando poi le cose non sono bene, no? Quando due si perdonano, quando si spetta di fare la due, quando si torna a gas e si capisce. E allora, insieme ai nostri padri, e lei dice, ciao, sia benedente il Signore. Ma vedete, c'è anche una benedizione che è quella inserita nelle carri della passione. E però c'è questa resistenza di Dio e questa determinazione di Dio ad affermare la non separatenza. Dio non mi separa. E' per quello che Mosè era il Signore del Cristo. Perché è il Signore di questo cuore di Dio che non conosceva. Perché Dio è migliorato? Dio non è vero. Lui era sempre così, si capisce. Che lui fosse, oltre che bello e bravo, anche vuoi, che volesse bene. Era così. Ma noi, con la nostra fragilità e le nostre asinate, gli abbiamo dato la possibilità di manifestarlo. Capite? E questo qui che qualche volta fa dire delle quasi pazzie per dire che il fatto che in fondo tu abbia confidato delle grandi asinate è stata una grande occasione a Dio per manifestare la sua gloria. Perché se pensi da che fondo ti ha ripescato e che roba l'ha giustato, grande è la gloria del Signore. Tanto che i cristiani si sono abituati, attraverso la Bibbia degli Stiti Padri, a rendersi conto di una cosa certissima. Che, per la gloria di Dio, ci sono delle manifestazioni stupere. Un cielo stellato, appunto, una bella donna, una festa familiare, sì. Ma c'è una roba in cui si vede al massimo la grandezza di Dio e che lui è sicuramente Dio. Certo, i nostri padri ce l'hanno detto, la sua misericordia. Descrivermela la sua misericordia. È una persona. Come si chiama questa persona Gesù? E la croce del Signore è la sua ammitezza, è la massima gloria di Dio. È vero? Per cui siamo a questo assurdo che ci si aspettava di Dio per far vedere la sua gloria. Avrebbe fatto dei nuboloni, poi in mezzo di splendere un rosso. Poi anche stamattina, non si leggeva il capitolo primo del Dio Dio Dio Dio Dio Dio. E' un testo che a me è stupo, perché è troppo pieno di rocchi. E lì, insomma, tutto studia, tutto grosso, grosso, grosso. Quando però i padri cristiani hanno preso in mano quel primo capitolo lì, sapete cosa ha fatto? Ha fatto la pista giusta, l'ha tutta ridotta a quella grandezza infinita, inarrivabile, che è l'amor di Dio, come noi l'abbiamo conosciuto e lo conosciamo nel nostro Gesù. Perché la massima gloria e la massima manifestazione della potenza di Dio è la croce del Signore. perché lì abbiamo visto fin in fondo quanto il suo amore è assolutamente potente. E allora vedete, ecco da dove nasce il mistero che noi oggi celebriamo. Noi non veniamo da una grande solitudine dei filosofi da un puntino, non veniamo solo, qui sono poche problemi, da una specie di paniche iniziale che ha cominciato tutto, ma infatti c'è un segreto che magari non sanno. E poi anche una coglolina non lo sanno, neanche le principe di Lavaleta non lo sanno. Ma te lo sai, che è un principio dell'amore. Per cui i cristiani sono venuti a sapere che erano nati da questo gran voler bene di Dio e che l'accogliere il voler bene di Dio nel cuore, nella vita sulle mani, sull'altra, è vero, era il modo per entrare in pienezza della vita che Dio ci ha regalato. Uno che vuol bene a nessuno è nella morte. Ed è per questo che allora pian pianino lui ti ha insegnato che da solo non va mai bene. e che la vita è vera quando è comunione. Tant'è che Dio stesso non ha voluto essere il Dio dei filosofi. Ed è migliore perché qui noi coi padri ebrei non siamo tanto d'accordo. E loro di noi, a questo proposito, dicono una cosa un po' più bella. Dicono a me i colori di sicurezza di cristiani lì, ci arriveranno alla fine anche loro a essere proprio monofristi sul serio. Adesso hanno una roba che ancora è un pochino imperfetta. Noi che vogliamo tanto bene invece sappiamo che saranno loro che arriveranno dall'altra parte. Anche perché anche loro, sapete, corrono dei pericoli. Uno dei pericoli che corrono, per esempio, è che a forza di aspettare questo Messia non l'aspettano più. L'altro pericolo che corrono è che con la ponte di identificarlo. Perché, per esempio, qualche anno fa ha detto che era un signore ebreo americano, una persona, ma insomma non era il Messia dopo il morto. Insomma, imbarazzano, no? Allora hanno paura di fare delle indicazioni. I barazzati sono gli altri che sono i barazzati però anche quelli. Per esempio, che sia l'ebraismo è troppo poco, che sia non può essere ebraico. Che sia Israele è troppo poco. È troppo poco. L'ultimo degli dottocinesi si alza e dice io allora chi sono? E non si sa chi è. È vero. E non è vero che il nostro è un monoteismo imperfetto. È quello giusto. Tanto è vero che se si diventa troppo rigidi, i nostri amici dell'Islam sono diventati un po' troppo rigidi. Sapete cosa succede? Che tra questo Dio che così solo è fermo, solo è fermo, e noi che siamo da tutti come dei vernicolini, è vero? Sempre un po' agitato così, non c'è nessuna relazione. Non c'è relazione. Questo è il punto, capisci? Questo è il punto meraviglioso della nostra fede. E c'è anche questo Dio che è senso tutto amore, è tutta relazione d'amore e ci insegna le relazioni dell'amore. E ci insegna che tu non sai bene chi sei, che non c'è altro che ti vuole bene e a cui tu vuoi bene che ti fa capire chi sei. Per cui, mentre tutti dicono che uno per conoscersi deve tirarsi fuori da tutti gli altri, deve tirarsi fuori da tutto, guardarsi un belico da dentro e studiare tutte le regole di sé, finalmente arriva il suo sé. Invece tutti noi abbiamo saputo chi siamo dalle persone che ci hanno amati. Le persone che ci hanno amati e anzi chi è l'amore? ci hanno generato e rigenerato da lì. Abbiamo imparato chi siamo. Una roba di Dio troppo solo da esserla ferma e con nessuno e dir niente. E no, è meglio. Perché Lui è solo e ci lascia soli. E invece non potrebbe stabilire con noi come delle regole per riuscire a ritare alla sua solitudine. Ma non è così. Invece Lui che non è da solo e che continuamente stringe relazione ci insegna ad avere relazione. Allora lo dici in un modo molto semplice, Dico Devo Gesù, sai come dice? Lo dice, penso che che perde a fede. Oddio, beh, siamo subito alla loro più difficile. Ma no, ma no, aspetta un momento. La fede è quando la prima volta tua mamma ti ha preso per mano. Tanto vieni qui, va là che ti porto io. E ci ha portato bene. E noi quella prima volta lì abbiamo lasciato che la nostra mano fosse un'altra mano. E ci siamo fidati. Come quel vecchio ricco pecorario che quando Dio gli ha detto, e lui era già in pensione quasi, gli ha detto, ma adesso muovi di acquivagli e ti dico io una strada buona. Lui che si vede che aveva avuto una brava mamma e aveva avuto sovrere, a 70 anni ha ripreso la sua mamma in una mamma più grande che si è fatto portare. La fede è questa possibilità di fidarsi per non rimanere da solo. Perché se resti da solo, dice il Signore, sei bene che fritto. Sei bene che fritto. Infatti, sapete, io sono contentissima di questa roba che è la fede, che certe volte mi sembra che la facciamo un po' troppo strettina. E capisco che è anche giusto perché? Perché la fede è proprio così come un punto così bello e così bello e così bello. È vero che Gesù ce l'ha insegnata. Però io poi penso che ci siano molti fiorini della fede e grandi della fede in modi anche molto più piccoli, come proprio anche Gesù ci ha insegnato, no? Uno che si è composto davanti a un bambino e ha fatto qualche cosa per lui. C'è? Ha tante relazioni, capito? Ha capito che non poteva proseguire la sua strada senza fermarsi davanti a un bambino. Secondo Marco, il Signore Erode, qui a un po' a scanto fa un momento, dice che davanti a Giovanni Battista, dice Marco, gli altri evangelisti sono un po' più severi, dice che insomma da sentire che Giovanni Battista restava molto perplesso. Tuttavia lo ascoltava volentieri e siccome aveva partito la tenda su un mone e continuava a affidare il portello, vediamo sulla vita di Giovanni. Eh, ci sono moltissime persone che sono così, eh! Moltissime persone che sono. Moltissimi accenni e più rituri della fede. E' una voglia di essere presi per mano, capite? Che è una specie di dire parola. Proviamo a guidarsi perché non è vero che la tua testa è tutto e che quello che tu presumi della tua libertà è tutto. E' altro che il tuo bene. pensate, quindi, il mistero più grande di Dio è il mistero della Suprema Vilca. Pensate che noi abbiamo un Dio che ci insegna che lui Dio non si dita di se stesso. Eh, meno male che non ci sei professore a me questa mattina, però. ma mi resta la situazione anche in questo difendere l'uno dall'altro, capite? Perché? Perché abbiamo letto ieri sera, per esempio, del testo, che il padre dice, vai, sei tutto il tuo figlio. E il figlio dice, hai, sei tutto il mio papà. E la loro felicità e la loro potenza e la loro verità sta per essere uno dentro dell'altro, capite? E quindi, al contrario di quel rischio di una specie di sopravvalutazione, quindi di un'intervazione disperata, secondo me, disperata, di quel nostro io che salta continuamente fuori, Dio qui o là. Eh, no, eh, che invece, giustamente, deve essere un io il tuo amico finché lo trovi tu, eh? Ah, non c'è dubbio, non c'è dubbio. Le persone che ti devono fare più compassione sono le persone che hanno solo il loro io. Magari ti avessi sentito sotto qualche milioncino, una bella cubobillina, se hai trotto a me, beh, no, ma se finché sono sempre lì con solo un colmo io. Ah, ma è vero, eh? Cos'è la più grande ricchezza della vita? È la morte. Ma noi siamo qui per questo. Noi siamo qui per essere voluti bene e voluti bene, vero? Proprio come la Santissima Trinità, proprio come la Santissima Trinità. Anche al costo del dolore, anche al costo del dolore. Anzi, appunto, è stato lì il riscatto del dolore. Quel gran problema che abbiamo visto anche leggendo il libro di Giobbe, che è il male, no? È il male. E fino ad oggi devo fare un diretto ai miei colleghi della Carica su questa roba di Giobbe, adesso vediamo che stanno preparando tutta la bellissima azione. mi sembra che abbiamo capito così che Dio o non vuol dirlo o giusto, giusto che mi fanno più chiusa sia questa roba del male. Non lo so. Però due cose sicure le sanno. Tenetele bene in mente. Perché? Perché non si può parlare di amore con pace se non si tira dentro il discorso del dolore. Perché il dolore ci visita. E se siamo soli sembra più forte dell'amore. Per esempio perché una persona ci è strappata. Quindi bisogna tirarlo dentro. Allora lui dice così. Secondo me funziona così. Innanzitutto il male serve perché, dice, che siccome te sai male io vengo a lungo una mano. Eh? Quindi i nostri fanno ebrei hanno conosciuto il male come una roba da cui lui li liberava, capito? Dice, sai il male? E' da ricordare come una roba che ha provocato questo braccio di Dio che ci ha tirato fuori. Gli amaleciti che sono un gran guaio dispettosi come veste servono nella nostra memoria per dire quanto di noi che ci ha voluto bene. Dunque il male come una roba che va ricordata perché lui ci ha tirato fuori perché ci amava. E quindi ancora è stata l'occasione in cui abbiamo conosciuto l'amore di Dio. Perché quando stavamo bene a tavola così, beh, ma quando stavamo male nessuno più ci guarda ben faccia, ma uno si è saluto. E come l'omino che scendeva da Gerusalemme a Geri, in quel momento lì ho conosciuto Dio negli occhi compassionevoli del samaritano che si è fermato. L'altro modo dell'amore è quello di Re di Gesù. È quello di nostra madre. È quello di un sacro di gente. Che cosa ha fatto questo sacro di gente che ci ha guardato qui questa mattina? Ci ha visto a portare un sacro di carbone peso da mani, molto più grosso di noi. Ma dice, ma perché sono tutte le stupidate che ha raccolto nella sua vita? Adesso è lì che se le tira dietro. E uno vicino a me dice, a me è buono. Se le volo molto ce lo metto. E poi un altro è passato, dice, sono passato, e dice, aspetta, aspetta, aspetta, aspetta un momento. E se avvicinato dovete dire, ascoltate. Voi che te lo porti? E la fede è accettare che ti lo porti. La fede è accettare che la persona che ti è accanto ti compatisca. Patisca per te. Porti il dolore per te. E certo dopo, mi capita, dopo, che fanno una scelta che è stato ospita, che avete avuto potere per me, perché hai già sopportato. Ma sai che invece c'è una passione distribuita nelle ore, nei giorni, negli anni, nei tempi. E quando arrivano due radici in chiesa per sposarsi, noi che dobbiamo dire, chiedere quella cosa assurda, ma volete volervi bene loro pure? Tutti lì che non capiscono niente quel giorno lì, no? Poi lei pensa che di chi ha il vestito, eh? Quindi niente. E però sono lì, dice, sì, ma io prometto di esserti fedele nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia. Certo. E' quel portare i pesi più degli altri, e' quel portarsi l'un l'altro, che fa diventare il dolore, ma uno dei linguaggi più importanti dell'amore. Questo desiderio assoluto di essere contento. questo non sopportare di pensare che se hai un sacco di carbone tu sia da solo. Questa astuta verità della mia vita che diventa tale se non solo se posso dire di... Eh, non è quel portare il dolore. questo portare insieme, magari in erano. Questo arrivare certe volte alla sera di certe giornate, il cui ci si può semplicemente guardare in pace. non farla delle buonanze, vuol dire, si viene buona, si viene buona. Si va avanti, si va avanti. E persino, bene così, bene, bene così. Oggi la faccenda è andata a finire in piccolo. Le piccole, trame dei piccoli giochi del cuore e dell'esistenza. Voi che siete intelligenti, questa roba qui la dovete portare a Belgrado e in tutti i posti. Perché è sempre la stessa roba. Assolutamente sempre. finché non scopriamo l'assoluta identificazione tra il demico e questo altro che è proprio male, non è il preame in questo era un'esistenza. Ci siamo abituati a rapidissimi divorzi e amuri. Perché abbiamo paura di soffrire, perché abbiamo paura di quella coniugazione, si capisce. Ma è radicalmente l'opposto della conoscenza di questo dio strano, insomma, della Santissima. Ecco perché mi permettevo di dire all'inizio della Messa, porca ragazzi, ma vado di guai perché sono qui con un forbicciotto, è vero un attrinciatore, mi ho tagliato e mi diceva perché qui lo tagliamo, qui, ma qui, ma l'altro paese, la non ne voglio più sapere. E via. In certe volte invece abbiamo preso una relazione e ne abbiamo fatto un piccolo soffocante che ha succhiato le persone che noi abbiamo usate. Ma tutto si deve poter aggiustare, tutto. Tutto. Finisco con una piccola confidenza che ti fa capire quanto sono gli altri. Sono lì al distributore della macchina e i ragazzi che lavorano, lì al distributore, si sono messe a parlare delle loro donne. Voi siete esperti? Immaginate che cosa andiamo, insomma. Dei tempi del corpo, del... Eh, bisogna aggiustarle le relazioni. perché le persone sono molto più preziosi. Non si può parlare delle persone così. Quando arriva e sei prezioso una persona, non puoi parlare del suo corpo proprio meglio. Tutte le relazioni si possono tutte recuperare. quelle tra i popoli che si sono spezzate. Quelle tra le persone che sono gli incidenti della nostra violenza o che sono le sventure della nostra devolenza. Non ci sono solo carnezie, appunto, ci sono anche vittime, no? Ma tutto, rigorosamente tutto, si può ricontare alla speranza di questa festa. Ognuno adesso ha da fare incontro con se stesso, con casa sua, con la sua storia, con i suoi vicini di casa, con il suo progetto, eccetera, eccetera. Andiamoci davanti. Il venerdì intanto a pregare insieme è un bel vantaggio perché se ognuno fosse per conto suo, è vero, entrerebbe subito in accorso più che nella reggita del credo. E vogliamoci vivere. In maniera che passo per passo possiamo tutto portarvi alla divina bellezza di quello che abbiamo accenuto dal mistero del Signore. Amo. Amo. Amo. Grazie a tutti.