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XXXI DomenicaTO-commento_PaoloRicca-Sammartini 20171105-(27).mp3

Data: 05/11/2017

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Cari fratelli e sorelle, grazie per avermi invitato a condividere con voi questo passo, questa parola di Gesù. La parola di Dio e tanto più la parola di Gesù è il vincolo più profondo e più tenace che da sempre ci unisce nella comune fede cristiana. Io vi porto i saluti della Chiesa Valdese alla quale appartengo, è una piccola Chiesa, come sapete, piccolissima Chiesa che esiste però in Italia dal Medioevo addirittura, quindi un'antica comunità, piccola comunità, che cerca anche lei di essere cristiana, di vivere almeno un po' il cristianesimo, la parola di Gesù. Questa parola che abbiamo sentito, che avete sentito, è una parola severa, severissima. Se poi voi andate avanti nella lettura del capitolo 23 di Matteo, vedrete che è ancora più severa, diventa una serie di guai a voi, guai a voi, guai a voi, ripetuta sei, sette, otto volte e dovremo stabilire a chi è rivolta questa parola. che fa pensare per contrasto all'inizio dell'Evangelo di Matteo, che come sapete contiene il Sermone sulla Montagna e il Sermone sulla Montagna comincia con le Beatitudini. Allora, beati voi, beati voi, beati voi, sei volte, sette volte, otto volte e ora qui al capitolo 23, guai a voi, guai a voi, guai a voi, cioè è proprio l'antitesi, questo capitolo 23 è l'antitesi del... cioè che cosa vuol dire? vuol dire che la salvezza offerta se non viene ricevuta diventa condanna, la grazia offerta se non viene ricevuta diventa perdizione. e quindi noi ci troviamo sempre in pericolo quando ascoltiamo la parola di Dio, sempre in pericolo, perché quello che è un annuncio bello, un annuncio buono, un annuncio di vita, di vita eterna, addirittura, se non viene ricevuta diventa il suo contrario. Il beati si trasforma nei guai. Ecco perché ascoltare la parola di Dio è una cosa bella, l'abbiamo sentito anche con questa parola di malachia, una parola impressionante, una parola impressionante, cioè appunto, insomma, essere messi davanti alla parola di Dio è occasione di salvezza, ma anche può essere occasione del contrario, se questa parola non viene ricevuta. ma appunto di chi parla Gesù in questi dodici versetti che avete sentito. Parla dei farisei, parla ai farisei. Chi sono i farisei? Lo sapete. Erano il principale partito giudaico ai tempi di Gesù. Il nome fariseo viene interpretato in vari modi, ma il modo più plausibile è quello di separato, cioè separato dai pagani, naturalmente, ma anche separato dagli ebrei infedeli o considerati infedeli. abbiamo nel racconto evangelico, abbiamo nel racconto evangelico, i pubblicani, eccetera, cioè quelli che non osservavano la legge pur appartenendo al popolo ebraico, allora i farisei erano separati da questi ebrei infedeli, diciamo così, considerati infedeli, che sono invece proprio quelli ai quali Gesù si rivolge con un particolare affetto e con una particolare attenzione. I farisei erano molto scrupolosi nell'osservare la legge, coltivavano una pietà personale e familiare molto viva, erano anche animati da zelo missionario, cioè i farisei cercavano di conquistare persone fuori, anche dalla comunità ebraica. anche Saulo, che poi diventerà l'apostolo Paolo, anche lui era un fariseo e lo dice in una delle sue lettere, ero fariseo come per dire, ero un ebreo doc, un ebreo doc. e questo è l'equivalente se noi diciamo, ma oggi a chi corrisponde? Corrisponde al cristiano doc. il fariseo corrisponde al cristiano militante, al cristiano impegnato, quello che forse siamo noi che siamo qua a messa, diciamo apparteniamo ai cristiani che ci tengono a essere cristiani, insomma che cercano di essere cristiani, siamo noi, siamo noi, Gesù parla di noi, parla di noi. Però che cosa succede? Succede che quando Matteo scrive questi versetti, i farisei non c'erano più, perché il popolo, il popolo di Israele, la comunità di Israele era stata dispersa, era stata distrutta, l'imperatore Tito aveva distrutto Gerusalemme completamente. Se voi andate a Roma nel marco di Tito vedrete gli schiavi, gli ebrei ridiventati schiavi, i farisei deportati a Roma come schiavi da Tito, l'imperatore che ha distrutto, e i farisei erano dispersi, non c'erano più, non c'erano più. E quindi Matteo scrive queste parole che Gesù riferiva ai farisei quando c'erano al tempo suo, ma 40 anni dopo, quando lui scrive questo evangelo, non c'erano più, tutto era cambiato. E quindi quando Matteo scrive sui farisei, a chi pensa? No, non pensa più ai farisei che non c'erano più, ma pensa al nuovo fariseo, cioè al fariseo cristiano, al fariseo cristiano che potremmo essere noi, potremmo essere noi, potenzialmente farisei. il cristiano impegnato, il cristiano militante, potenzialmente nuovo fariseo. E cosa vuol dire nuovo fariseo? Potenziale, non è detto che lo siamo, forse nessuno di noi è fariseo. Ma forse sì, forse sì. E da dove si vede? Che cos'è? Cosa vuol dire fariseo? Voi avete notato che Gesù, quando parla dei farisei, aggiunge sempre una parolina, ipocrita. Scrivi ai farisei ipocriti. Lo dice ripetutamente in questo capitolo 23 e anche in altri passi del Nuovo Testamento. Cosa vuol dire ipocrita? Ipocrita sostanzialmente vuol dire doppio. doppio. Doppio. Cioè, sembri uno e sei un altro. Sembri in un modo e sei in un altro modo. Doppio. Come i mantelli a double face. Doppia faccia. Può essere così, può essere così. E allora vediamo come Gesù illustra questa doppiezza possibile a noi possibili, potenziali, nuovi farisei come la descrive. La descrive in questi versetti, perché dobbiamo limitarci a questi versetti, in quattro modi diversi. La prima doppiezza l'avete sentita. È molto evidente, è molto lampante, è persino quasi banale, diciamo così. E cioè, dicono e non fanno. La doppiezza tra le parole che pronunciamo e la vita che viviamo. Ecco, la doppiezza credo che conosciamo tutti, ma soprattutto la conosco io, che sono un pastore, che sono un predicatore, che dico sempre tante cose belle, che presento sempre il cristianesimo nella sua forma più alta, più bella, più vincente, ma io stesso mi trovo sempre in contraddizione con quello che dico. Dico di più di quello che vivo. e c'è un grande pericolo. Un grande pericolo qual è? È che le parole sono vuote. Le parole diventano vuote. Quelle che sono piene diventano vuote. Quando? Quando appunto c'è la doppiezza tra quello che io dico come pastore, come predicatore, lo dico anche adesso, no? Dico delle cose belle, delle cose grandi, delle cose divine, ma poi nella vita, nella vita sono trovato in deficit, in grande contraddizione, non riesco a vivere quello. E allora qui c'è quello che dico. E allora qui c'è la doppiezza tra la vita delle parole e la vita dei fatti. la vita, ecco, le parole sono tutte belle, i fatti non tanto. Le parole sono tutte cristiane, i fatti non tanto. E questo dicono e non fanno, ripeto, e soprattutto per noi che parliamo di più quasi per ufficio, per ministero, siamo in grande pericolo di svuotare le parole perché non c'è la sostanza dei fatti. Questa è la prima doppiezza, ma ce n'è una seconda doppiezza, l'avete sentita, l'avete sentita quando dice vogliono apparire, vogliono apparire, tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini. e questo è il grande trend, come si dice oggi, il grande trend del nostro tempo, cioè quello che conta, che cos'è? L'immagine. Non conta quello che sei, conta quello che appari. e quindi tutto lo sforzo, anche lo sforzo della Chiesa, è di apparire. Lo show, il cristianesimo, diventa uno show, uno spettacolo, perché si è visto l'immagine. Quello che c'è dietro, ci pensiamo poi, quello che c'è dietro può non essere così decisivo, definitivo, quello che conti è che tu appaia, che tu appaia cristiano. Poi se lo sei dentro o non lo sei dentro, non importa, l'importante è apparire, vogliono essere osservati. Ah, guarda, come sono cristiani. La doppiezza tra l'apparenza e la realtà. Tra come appari, allora io mi faccio fotografare, che sto pregando, sto pregando, e allora l'immagine, ah, quello sì che prega, e poi dentro non sto pensando a tutt'altro. Capito? E oggi, oggi si vive di immagine e è la grande, il grande inganno del nostro tempo, proprio questa doppiezza tra, tra, l'apparire cristiano e essere cristiano. Poi c'è una terza doppiezza che Gesù mette in luce molto chiaramente, dice, non vi fate chiamare Rabbi, cioè maestro. Non vi fate chiamare maestro, perché c'è un solo maestro. Perché non devo chiamarmi maestro? Io che ho studiato tanto. ho studiato teologia, ho il dottorato in teologia, due dottorati, tre dottorati. Come non mi fate? Sì che sono un maestro. No! No! Al massimo puoi aspirare a essere discepolo. Al massimo. se riesci a essere discepolo è il massimo che puoi avere. Cioè la doppiezza tra il titolo che pretendi di avere, a cui, che affermi di avere, di affermi di possedere il titolo. Sono dottore in teologia. Sono dottore in teologia. un super maestro. No! Sei un povero discepolo che deve ancora imparare a diventare discepolo. la doppiezza tra il titolo che pretendi di avere e quello che, nella migliore delle ipotesi, puoi avere per pietà di Dio verso di te. Diventare discepolo. discepolo. Ma guardate, portiamo tutti dei titoli più grandi di noi. Anche il nome cristiano, ci chiamiamo cristiani, e allora vi racconto questo piccolo episodio che un grande cristiano, diciamo così, danese che si chiamava Kierkegaard, un grande teologo, più che filosofo, veniva ammirato come un grande, appunto, un grande cristiano, la gente gli diceva sì, tu sì che sei un cristiano. No! Diceva lui, sono aspirante cristiano. Aspirante cristiano. Questo siamo noi, nella migliore delle ipotesi, aspirante cristiano. Di cristiani, ha detto Nice, ce n'è stato uno solo, e quello lo hanno messo in croce. Questo dunque è la terza doppiezza tra il titolo e la realtà. E l'ultima doppiezza, la quarta, è quella che avete sentito. Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre. Eh, allora qui non posso, non posso non riferire quello a cui probabilmente pensate anche voi, e cioè il grande esempio di Francesco D'Assisi, il quale, come sapete, a un certo punto nel conflitto con il padre terreno, si, in un momento cruciale della sua storia, si denudò completamente di tutti i suoi vestiti, rimase nudo come un verme in piazza davanti davanti al vescovo, davanti al sindaco di allora e disse restituendo tutti i suoi vestiti al padre, disse le parole famose che conoscete, d'ora in poi voglio dire padre mio che sei nei cieli e non più padre mio Pietro di Bernardone che era il nome del suo padre biologico diciamo, da ora in poi voglio dire padre mio che sei nei cieli e non più padre mio Pietro di Bernardone. ha messo in pratica la parola di Gesù non chiamate nessuno sulla terra vostro padre ma oltre alla lezione di Francesco d'Assisi c'è soprattutto la lezione di Gesù il quale non si è mai chiamato padre si è sempre solo chiamato figlio figlio dell'uomo figlio di Dio ma sempre figlio mai padre e anche quando dice secondo l'Evangelio di Giovanni la grande parola il padre e io siamo uno non dice io sono il padre no io sono il figlio uno con il padre ma solo il figlio cioè noi siamo figli figli e figlie ovviamente ma siamo figli questa è la nostra condizione la condizione sia biologica diciamo così perché uno nella sua nella sua vita può anche diventare padre o madre ma può anche non diventarlo uno può benissimo non avere nessun figlio né come donna né come uomo quello che sei comunque e sempre è figlio puoi diventare padre ma anche no puoi diventare madre ma anche no figlio e figlia sei sempre questa è la nostra condizione biologica ma anche la nostra condizione spirituale siamo figli e figlie di un unico padre e perciò siamo fratelli e sorelle e allora la doppiezza qui qual è? è la doppiezza del rapporto sbagliato diciamo così no tu dici sono padre no non sei padre sei figlio fondamentalmente figlio sia in senso biologico sia in senso spirituale e Gesù appunto ha dato questa straordinaria perché uno potrebbe dire ma se c'è uno che potrebbe dire io sono il padre di tutti i miei discepoli di tutti i miei figli eccetera eccetera Gesù no io sono figlio e resto figlio dall'inizio alla fine ecco dunque questi in questi quattro modi è possibile anche a noi di diventare farisei cioè doppi no e quindi chiediamo a Dio in conclusione che benché sia facile proprio in quanto impegnati in quanto militanti sia facile diventare farisei nuovi farisei farisei cristiani chiediamo a Dio umilmente di preservarci da questa da questo rischio da questo pericolo e di mantenerci in una vita il più possibile non doppia né tra le parole e le opere né tra quello che siamo fuori e quello che siamo dentro né nella condizione nella condizione del discepo di chi resta fino in fondo discepolo né di chi resta fino in fondo figlio di Dio Amen врем An crypto sape la tara ora la a la la