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VI Dom TO, anno A 19960211 GiovanniNicolini.mp3

Data: 11/02/1996

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Grazie a tutti iniziato, ricordate, con le beatitudini. Di esse noi avevamo sottolineato soprattutto la prima, beati poveri in spirito, considerandola in qualche modo il cuore delle beatitudini. La scorsa domenica questa povertà dello spirito era stata collocata sul monte, città sul monte. Oggi il Signore ancora ci accompagna in un passaggio decisivo del suo insegnamento. E ci dà appunto ancora una volta il segno di questa sapienza nuova cui facevo cenno all'inizio della Messa. Una sapienza che secondo una citazione dell'Antico Testamento, che abbiamo ascoltato qui sempre nel brano della lettera, l'occhio non avrebbe mai pensato di poter vedere, nell'orecchio di udire, nella testa di formulare. Troppo il Vangelo è un'altra cosa. Non riesco mai a capire se sia la cosa più vicina a me o più lontana da me. Se la considero a partire dalla mia testa, dal mio cuore, dalle mie vicende quotidiane, lo sento laggiù. Se poi, di fatto, soprattutto quando la prova urta la mia vita, il mio cuore, la mia coscienza, provo a interrogarmi, lo trovo subito accanto. Anche in questi giorni tutta la vicenda di Enrico è stata per me un'enorme evidenza del Vangelo. Io ho visto in modo impressionante quello che poi sapevo di dover tentare di dire adesso. ho visto cioè che persino la morte, e cioè la potenza disgregante più forte, talmente forte da avere quasi una sua maestosità, certamente una sua regalità. Per cui quando le culture, i popoli si trovano intorno alla morte, immediatamente capiscono che di fatto sono in contatto con il mistero grande, una specie di contraddizione interna alla vita, al pensiero, alla bellezza, all'amore, una specie di insulto. Beh, ho visto in questi giorni questa contraddizione alla morte, data dalla croce del Signore, e questo doversi piegare la morte a diventare come il ventre di una donna, capace di generare. In fondo se ci pensate tutta la nostra fede giocata lì, in quell'istante delle donne e degli angeli a decidere se il morto è proprio morto, oppure, oppure, non sa neanche il coraggio di dirlo. Follia questa sapienza cristiana, follia. Eppure è tutto lì. Non lasciatevi mai ingannare a pensare che il cristianesimo sia fare del bene ai poveri, dire la verità. C'è un'altra cosa che ha bisogno di Cristo. O meglio, se volete, il voler bene ai poveri, il dire la verità, non è altro che la scrittura fiorita di questo avvenimento che è un pugno nello stomaco. Colui che era morto è stato portato in vita. Il Cristo Signore è in mezzo a noi, non semplicemente perché ha detto delle cose così belle che dopo duemila anni vale la pena ancora di ascoltarli. Non perché ha saputo dire delle cose così seducenti e capaci di strapparci dal tedio e dall'angoscia quotidiana che conviene ogni tanto trovare spazi liberanti di quiete. Niente di tutto questo. Noi siamo qui perché il Signore è vivo in mezzo a noi. Allora, se ci teniamo attaccati a questa follia, entriamo nella meraviglia. E oggi lui entra nella meraviglia con un coraggio, secondo me, inaudito, che certo è per forza. Infatti dice che nessun orecchio avrebbe potuto udire, no? Inaudito. Perché oggi il Vangelo affronta, secondo me, quelli che sono i tre grandi spazi della violenza della storia, tre supremi spazi. La guerra, le donne e le religioni. Sono i tre spazi delle grandi violenze. Si capisce in tutta la loro esplicitazione, dilatazione, per cui la guerra è ogni forma di aggressività, è ogni forma di rivalità, eccetera. Le donne è tutta la storia dell'umanità. È tutta segnata dalla direzione che la sapienza ebraica trasversalmente taglia tra le culture e le religioni per avviare un'ipotesi radicalmente nuova, per la quale il Cristo muore per la sua donna. e le religioni. Quello può darsi che a qualcuno di voi faccia impressione che io lo dica, ma è proprio così. Le religioni sono un grande guaio. Io mi rifiuto di che, invece, a che recentemente sono andato a trovare Don Umberto nella sua malattia, e proprio gliel'ho fatta questa domanda, ho detto, ma secondo te, queste religioni, come funzionano queste religioni? E lui mi ha detto, beh, in prima battuta funzionano bene, c'è qualche cosa che viene da Dio. E poi, un gran guaio. Le religioni sono un gran guaio. Un principio di rivalità, di odio. Un peso enorme di accumulo di ragioni per far del male. Ha un problema gravissimo le religioni. E Gesù coraggiosamente affronta tutti e tre i problemi. Che facciamo adesso? Possiamo anche affrontarli tutti e tre anche noi. Non so, preferite che parliamo di qualche cosa? Allora, parliamo di guerra, parliamo di donne o parliamo di religioni? Cosa dici, Osanna? Di cosa parliamo? di tutte e tre? No, non possiamo, devo andare da mia mamma dopo. Vabbè, proviamo a dire qualche cosa di tutte e tre, ma insieme. Perché poi, di fatto, la strada è una sola, eh? Quella che lui indica è una sola, in modo, secondo me, luminosissimo. La guerra, dice, avete sentito che ha detto di non uccidere, ma io ti dico che non puoi dire del tuo fratello stupido, pazzo, se ti arrabbi con lui. Eh, è già guerra, è già guerra. Ma allora, che storia sta scrivendo attraverso questo insegnamento? Sta scrivendo una storia per la quale, e sarà ripreso anche nella prossima domenica, si capisce come si fa ad affermare la verità e la pace. Bisogna dare la penne, come ha fatto lui a far pace. non ha ucciso nessuno, non ha buttato fuori nessuno, ma ha detto il Vangelo e ci è morto dentro. Fino all'audacia del Vangelo di dire, sta attento, mentre sei per strada, mettiti d'accordo col tuo avversario, perché altrimenti è un guai. Cosa vuol dire mettersi d'accordo con l'avversario? Bisogna fare in modo che quello non si arrivi alla fine della strada e sia ancora avversario. Bisogna che sia tuo amico, tuo fratello, il più caro dei tuoi fratelli. Allora come fare? Convincerlo, imbavagliarlo, cedere? È certo di più, dare la vita. Ah, non c'è strada. Non c'è strada. La pace è stata costruita così. Come ha fatto a battere il muro di separazione tra gli ebrei e tutte le genti che gli ebrei consideravano genitalia? Tra il Tempio e i peccatori, tra Dio e gli uomini, tra la santità di Dio e la nostra ferita. Come ha fatto? Ha dato la vita. Come si vincono le inimicizie? Una mamma in casa sua e ognuno di voi, là dove vive, come fate a fare la pace? Date la vita. e le donne. Il simbolo della violenza del mondo. Non è tanto qui questione di matrimonio. C'è una dottrina del matrimonio che poi il Signore riprenderà nello stesso Vangelo di Matteo più avanti, ma qui in modo evidente, soprattutto per la citazione del ripudio, è la donna come oggetto di violenza. E quindi intanto un'affermazione importantissima, che non c'è bilancia in pari. È una vicenda sbilanciata quella dell'umanità, dove la donna è oggetto di oppressione, di violenza, di disonore, di sfruttamento. Una realtà che taglia trasversalmente le culture, le religioni, le civiltà, tutto. Il discorso sarebbe lungo. E lui che dà quei piccoli insegnamenti, no? Che sembrano i fioretti che ci dicevano le suore quando andavamo all'asilo nella prima guerra mondiale? Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo. Se la tua mano ti scandalizza, tagliala. Che strada è questa lungo la quale ci porti? È che di fatto bisogna che un vecchio modo, violento, rapinatore, possessivo, utilizzatore, scompaio. E venga su un'altra ipotesi, appunto quella di Gesù. E cioè che per le nostre donne impariamo a dare la vita. Il volto nuovo dell'umanità si costruisce precisamente a partire da questo ribaltamento del rapporto tra l'uomo e la donna. Mio padre nello spirito diceva perfettamente inutile pensare di cominciare a mettere a posto e in pace tra di loro le nazioni. Bisogna andare molto più indietro, molto più in fondo, molto più nel quotidiano, molto più nella nostra carne. E proponeva questo ribaltamento prima. Bisogna cominciare da lì, almeno per quello che riguarda la terra. Bisogna che l'uomo incominci a imparare a morire per la sua donna. Non è questione, capite oggi tanto, di una dottrina o di un'altra. È proprio della sostanza. E così le religioni. Bisogna che le religioni finiscano. Il nostro vescovo in tutti i modi, continuamente, in tutte le salse, ho visto fino al consiglio comunale di Granarolo, è andato a raccontare che le religioni devono finire. O che perlomeno bisogna dire che il cristianesimo non è una religione. È la fine della religione. Perché tutte le religioni sono tutte giocate sul fatto che Dio è lontano. Che è molto complicato da capire. Che è molto complicato da convincere. E che quindi c'è tutta necessità di un castello, di sacerdoti, di riti, di robe da fare, di paure da avere. Perché pian piano bisogna tentare di avvicinarsi a questa situazione. la citazione del giuramento ha sicuramente, indubitabilmente, questo significato oggi. Rivela un mondo che è quello delle religioni. E il mondo delle religioni rivela la lontananza di Dio. Ma adesso non è più lontano. Adesso non c'è più rito da fare. E dice, ma con noi siamo a fare il rito. Ma non c'è più il rito. Potremmo discutere, insomma, su ste cose. Non c'è più il rito. Non c'è più lo specialista. Diceva un vecchio profeta di Israele che quando vengono i tempi giusti, alla fine dei tempi, non c'è più nessuno che deve dire all'altro riconosci il Signore. Perché tutti mi riconosceranno. Perché tutti lo riconosceranno? Perché è qui. Perché è vicino a te. Perché è nel tuo cuore. Perché si è fatto carne. Perché è intimo a te. Parola di contraddizione sposata a te. Lacerazione della tua coscienza. Il Vangelo del Signore. Qui con te. Adesso il tuo parlare. deve essere solo sì, sì, no, no. Cosa vuol dire? Vuol dire che siccome è arrivato qui non c'è bisogno di appellarsi, di minacciare, di promettere, di indicare. Adesso c'è la presenza, non c'è più la religione, che è la tecnica per coprire la distanza. Adesso c'è la fruizione del dono di Dio nella sua pianeta. C'è questo meraviglioso Gesù in mezzo a noi. C'è il fascino assurdo della sua parola. C'è questa faccia della luna che è l'ipotesi che tutto sia diverso. Che sia meglio perdonarsi che farsi la guerra. che non vada bene dire parole ingiuste, parole non vere. È sempre sbagliato. Che bisogna fare la pace. Sempre. Che bisogna sempre perdersi dentro la passione per la pace, per l'amore. che lo splendore della nostra vita è che la nostra vita è dedicata. Dedicata. Dedicata ai nostri figli, dedicata ai nostri fratelli, dedicata alla luce. Anch'io con le mie chiacchiere, no? Aspettavo con paura giovedì la messa. C'è una richiesta sola. Signore mio, fa che possiamo lasciare le tenebre. Fa che possiamo trovare la luce. Fai che i miei figli trovino la luce. non mi sembra di desiderare altro. Voglio che la mia gente stia bene. Voglio dare la vita per la mia gente. Dopo, come vi dico sempre, basta che uno mi schiacci il piede e mi infuglio. ti puoi immaginare che forza di dar la vita. Roba da ridere. Sì, è vero. Ma dentro questa cosa c'è. Non c'è niente da fare. Ormai è proprio così. Capisci? La violenza delle guerre e la violenza sulle donne, la violenza delle religioni. Non c'è più tutto questo. Adesso c'è questo sì, sì, inuffiale al Signore che fa nuove tutte le cose in mezzo a noi e c'è no, no, radicalmente a tutto quello che dice il vecchio regime di abbandono, di ferita, di paura, quello che ci portava a uccidere il nostro fratello, che ci portava ad avventarci sulle persone per usarle, che ci faceva cercare delle grandezze nostre attraverso delle affermazioni di principio. C'è più niente di questo. Adesso c'è la bellezza di questa creazione nuova nella verità di Gesù e nella pace. E questo mi piace oggi coaguli, insomma, in qualche modo tutta l'attenzione del mio essere e anche ancora una volta tutta l'ipotesi di dire ma allora che cos'è la fede? Allora ancora una volta proviamo a dirci che cos'è la fede. ecco, forse la fede, che si può e si deve dire in molti modi certamente, che ha certamente della conoscenza esplicita della persona di Gesù, certamente la sua piena nuzialità, ma nel suo nucleo quello riposto nel tuo cuore, se non come affermazione perlomeno come provocazione, se non come cosa che hai accolto perlomeno come ipotesi che ti disturba. Che cos'è la fede? come colossale disturbo di Dio. Il fatto che all'improvviso ci sia l'ipotesi che una sola cosa coagula in sé tutto il senso della nostra vita, della mia vita, della tua. Lo splendore di questa vita data. Questa possibilità affascinante di interpretare la vita non più come paura di morire, ma come desiderio che tutto viva. Desiderio di pagare, perché ho proprio voglia voglia di tirarmi indietro perché lui sia. Ma questa è follia, non ci sono tanti meccanismi di autoconservazione, di autoaffermazione, ma certo, ci sono tutti. Pesanti, fortissimi, agguerritissimi, sapienze, dice l'Apostolo. Sono le sapienze dei dominatori di questo mondo, dice, quindi i dominatori fanno opinione, fanno tradizione, sono convincentissimi. eppure c'è questa sapienza nuova. Dice che se i dominatori di questo mondo avessero saputo che c'era questo scherzo sotto, non avrebbero fatto la pelle al Signore. È vero? Eh beh, era facile pensare. Questo qui dice delle robe da amanti, tutta la gente gli va dietro, provoca una confusione del diavolo, se si può dire così, facciamolo fuori. Ed è lì però il punto, vedi? È proprio lì il punto. L'hanno ammazzato. Quindi cosa hanno fatto? Ancora una volta hanno fatto entrare la morte. Eccola qua, che è arrivata. Ma lui, mitissimo, innocente, chiaro e soprattutto appassionato, l'ha fatto diventare il suo linguaggio per dire che voleva bene a me, a te, al peccatore, all'ultimo. Sì che la sua morte non è stata il divorzio da noi, non è stata la separazione. E' stato il suo essere qui oggi. Così è sempre. Così è sempre. Può sembrare difficile e impossibile, no? E la pazienza di Dio non solo concede questo, ma lui stesso se la concede. In tutti questi giorni ho continuato a dire, Signore Gesù, non riesco neanche a dir messa perché mi viene continuamente da piangere. Fa in modo che sia il pianto di Gesù Cristo davanti a Lazzaro. Fa in modo che sia così. Perché la bontà infinita del Signore ci ha concesso anche di piangere e ha fatto diventare il pianto non una debolezza umana, ma un'icona di Dio. Prova da ridere, eh? Per le religioni. Questa è roba da ridere. Un Dio che piange. Noi abbiamo un Dio da nasconderci, eh? Per tutte le religioni serie. Ve l'ho detto, no? Altre volte che quando un musulmano passa sotto il nostro crocifisso si copre gli occhi perché noi diciamo una bestemmia con il crocifisso. Diciamo che quello lì è Dio ed è morto. Prova da male. Ed è tutto lì. E' tutto lì. Dio ha pianto. Sono andato liscio su questa faccenda. Appunto non riuscendo a dir messa, infapinandomi. Perché mi veniva da piangere. E però dentro ho continuato a dirmi fa che sia il pianto del Signore, fa che sia il pianto del Signore. E si andava avanti. Perché nel Signore anche il pianto, tutto è. Tutto. Allora, ho detto niente, secondo me, della guerra, né delle donne, né delle religioni. Anzi, probabilmente ho creato parecchia confusione. Vedremo poi di panare la matassa. Andate via almeno con una cosa chiara. Andate via almeno con una cosa chiara. Che oggi possiamo rinnovare i nostri cuori in questo. che qualunque sia il problema che ti porti dentro, magari tanto spinoso da poterlo chiamare anche croce, con un po' di retorica, magari. Ma insomma, poi si fa anche fatica, eh. Saranno pesi piccoli che devo portare, ma oh, si vede che sono debole. Faccio fatica. Il regista dovevo scrivere ai miei fratelli in Africa. Io glielo ho detto, no. Sono squaccio. E però, guarda, se oggi riusciamo a fare questa preghiera, che facciamo scaturire dall'insegnamento del Signore, veramente allora possiamo chiedergli che la nostra croce sia questo gioco dolce, questo ventre materno, questo sepolcro spalancato, questa terra nuova, dove misteriosamente Dio è capace di far fiorire la vita. Dalla nostra sconfitta, dalla nostra povertà, dal nostro dolore, Dio è capace di far scaturire la vita. Le violenze del mondo vengono ambientate. Sì, sì.