IV Domenica TO, anno A 19960128 GiovanniNicolini.mp3
Data: 28/01/1996
🗣️ Lettura Vocale Testo:
Testo dell'Omelia
Volevo sapere se c'era una delle beatitudini sulla quale volevate che ci fermassimo di più. La prima? A me serve un po' per dire che le beatitudini del Signore vanno tutte ricevute in una profonda unità. Certamente soffermarci sulla prima, come lei dice, come accennavo all'inizio della liturgia, è probabilmente ancorarsi al cuore di tutte le beatitudini. E tutte però, credo, sono in profonda comunione fra di loro, perché tutte di fatto sono descrittive in modo radicale del mistero di Gesù. E quindi tutte tendono ad essere descrittive della strada che i discepoli percorrono dietro al Signore. Siamo partiti, dicevamo, lasciando le nostre barche, vi ricordate, sulla riva del lago domenica scorsa. Lo seguiamo, che strada ci farà fare? Ecco, in qualche modo in questo esordio dell'insegnamento e del viaggio, Gesù ci dice anche il suo esito finale. Cioè, propriamente qui c'è dentro tutto il mistero di Cristo. Certo, questo credo si possa e si debba dire poi di ogni parola della Santa Scrittura. Però ci sono delle parole emergenti, delle luci, delle folgorazioni particolarmente radicali, e certamente queste beatitudini sono l'esito finale. Lui in questo momento, all'inizio del cammino, sta indicandoci qual è la prospettiva. Allora si potrebbe dire, ma perché allora non ci dice semplicemente che dobbiamo essere come Lui? No? Oppure perché non ci dà allora solamente questa beatitudine della povertà in spirito, se è vero che questa beatitudine le raccoglie tutte? Beh, perché il Signore ci vuole accarezzare in ogni spazio della nostra vita. Ci vuole consolare e illuminare in ogni vicenda del nostro cammino. Allora può darsi che dello stesso mistero cristiano noi di volta in volta siamo portati dalla nostra storia a celebrare una sottolineatura più forte dell'altra. Io per esempio quest'anno, date le cose che mi sono successe tutte poco gravi, tuttavia ho deciso di eleggere come mia beatitudine di attenzione la beatitudine degli afflitti. Beati, gli afflitti perché saranno consolati. Il testo addirittura propriamente direbbe beati coloro che piangono perché saranno consolati. Ma anche in questa beatitudine è necessario inserire tutte le altre per cogliere quello che poi di fatto questo vuol dire. Ma dunque obbediamo alla richiesta e parliamo soprattutto di questa beatitudine della povertà. Della povertà in spirito, notate, in modo non sempre profido, nei commenti che sono stati fatti negli ultimi decenni, molti di questi specialisti studiosi della Bibbia hanno preferito dire che la beatitudine della povertà va soprattutto osservata nell'insegnamento del Vangelo di Luca dove il Signore dice Beati voi poveri. Quindi interpellando direttamente i Suoi discepoli e qualificandoli come poveri e non aggiungendo al termine della povertà la parola, l'espressione poveri in spirito. Ma noi invece abbiamo questa mattina il testo di Matteo e ringraziamo profondamente il Signore per questo. Perché in realtà io ritengo che questa ulteriore precisazione da parte del Signore dia una profondità straordinaria al suo insegnamento e soprattutto eviti ogni rischio, cioè di fare una identificazione di una certa povertà. Perché di tempo in tempo, di luogo in luogo e anche in diversa età della vita magari si potrebbe pensare che sì, questa è veramente quella situazione nella quale possiamo essere da Gesù chiamati poveri, Beati voi poveri. Tranne peraltro poi tutto il rischio di pensare che mai potremmo essere chiamati poveri perché chi può essere chiamato povero e non deve confrontarsi è vero con una situazione in realtà più misera, più ferita della sua. Ieri la città e la chiesa di Bologna sono state dominate dal passaggio vertiginoso del bescovo ausiliar di Serraievo che proprio ce n'ha raccontate di tutti i colori tra l'altro in modo straordinario con una fede, una sapienza è vero, piena di luminosità è però certo davanti al dramma spaventoso di una terra, di una chiesa davanti alla quale questo stesso vescovo ieri diceva ma potrà sussistere la chiesa in quella terra e ci diceva di chiese, di diocesi, di spazi ecclesiali radicalmente eliminati dove non esiste più niente e nessuno della chiesa polvere allora certo davanti a queste improvvise narrazioni, esplosioni anche di povertà che magari anche la cronaca più banalizzata di tutti i giorni non è capace di portare a noi con la consapevolezza con la quale questo giovane, grande maestro di fede ieri faceva davanti alle assemblee che ha incontrato noi potremmo dire ma allora certo cosa posso dire io? che cos'è la mia povertà? ma dunque invece no, beati i poveri in spirito e subito anche dissipando un'ipotesi banale vorrei dire volgare che sistema la povertà in spirito per la tranquillità di paperon dei paperoni cioè a dire va bene tu hai anche moltissima roba ma siccome sei distaccato tutte queste balle è vero che non possono essere certamente nell'intenzione di Gesù perché non riflettono neanche il grande itinerario sapienziale lungo il quale l'intera storia del suo popolo si è edificato e come sapete il Signore non è venuto a togliere niente di quello che è stato promesso ma a portare tutto a compimento e quindi la povertà in spirito non è una povertà cosiddetta spirituale che non si capisce cosa voglia dire contrapposta alla povertà materiale oppure capace di convivere anche con la povertà con la ricchezza materiale no, non è niente di tutto questo la povertà in spirito vuol dire che se ognuno di noi oggi guarda dentro al suo spirito cioè dentro all'intimo della sua persona non a una nuvola che vola ma all'interno del suo cuore del suo pensiero della sua personalità non so come dire nell'intimo di se stesso può dire che è povertà in spirito quello che dentro di sé trova vuoto trova quindi aperto trova nel gemito trova nella consapevolezza appunto della povertà il povero in spirito è colui che è consapevole di essere niente e di aver niente è colui che è consapevole che la sua vita è interamente riferita ad un altro che lo fa vivere che la sua sopravvivenza è interamente legata ad un altro che lo nutre che lo disseta che lo consola che lo conforta il povero in spirito è colui che è consapevole che noi siamo niente Dio è tutto e che dunque cammina in un necessario abbandono radicale alla potenza e alla bontà del Signore il povero in spirito dunque lo si trova all'improvviso dentro a una coscienza dentro a un cuore dove non ci si aspetterebbe perché coincide perfettamente con l'atto di fede ma è necessario però a questo punto fermare un momento il discorso e dire subito che in quanto siete cristiani tutti voi siete tratti segnati da questa povertà nello spirito quando un bimbo viene portato in chiesa dai suoi genitori dal padrino e dalla madrina e noi imprimiamo su di lui il segno della croce noi imprimiamo in quel momento in lui nella sua coscienza in un certo senso vorrei dire nella storia che lo aspetta tutta la povertà del Cristo cioè tutta l'apertura di Cristo al Padre e tutta la possibilità che il Padre ha di riempire il Cristo di sé tutta la possibilità che Gesù ha di descrivere la meraviglia divina delle sue parole e lo splendore infinito delle sue opere dicendo niente di mio dico niente di mio faccio niente di mio perché tutto ricevo dalla potenza e dalla bontà del Padre è per questo che consente a Gesù di essere la perfetta rivelazione del Padre perché è così povero il nostro dolce Gesù da sapere ritrarre sempre tutto di sé perché in lui si manifesti pienamente il mistero del Padre di tutte le genti questa è la povertà dello Spirito dunque la povertà che appunto consiste in questa specie di possibilità perenne che la misericordia di Dio ci dà di ritornare a una condizione fanciulla perché poi ci fermassimo alla beatitudine beati i poveri in spirito dopo nascerebbe tutto un problema direi come fare siccome sicuramente però da una parte direi che lo sono per titolatura cristiana ma lo sono lontanissimo per immediatezza di pensiero per le scelte della mia vita per i miei atteggiamenti critici sono del tutto lontano dalla povertà in spirito che fare le sapienze di questo mondo si affrettano a questo punto a dare moltissimi consigli buonissimi tutti per esempio cerca di essere molto moderato nel tuo rapporto con le cose cerca di essere molto attento nei tuoi rapporti con le persone cerca di non parlare mai male di nessuno di non aggredire nessuno e allora uno si mette pieno di buona volontà e dopo dieci minuti è tutto sudato è vero perché non ce la cava e soprattutto scopre che gli basta un banale mal di denti per perdere tutti i sentimenti buoni è vero e se il suo vicino di casa ha rovesciato qualche cosa sulla scala e non ha poi provveduto questo giustifica perfettamente un grande scatenio di indignazione eccetera quindi si perde subito tutto una strada disperata quella che è affidata alla nostra possibilità il Signore in un unico punto secondo me del Vangelo dà un'indicazione molto semplice che non risolve quasi niente ma insomma ci serve per fare un passo avanti e cioè dice che per essere poveri in spirito dobbiamo diventare come i bambini prende un bambino lo mette in mezzo dice volete entrare nel regno bisogna diventare come lui ecco ho trovato abbastanza utile nella mia preghiera riflettere a questo gesto del Signore non perché io creda che i bambini siano buoni io sono strettamente legato a Sant'Agostino che ritiene che i bambini nascano con il peccato originale e che il bello comincia da allora è vero che ce n'è di strada è vero quindi non ritengo che i bambini siano buoni credo che però i bambini abbiano nativamente e certe volte per vizio, per capriccio un migliore rapporto con le loro infermità con le loro piccolezze basta pensare per esempio alla differenza tra un bambino e un vecchio riflettendo a come mi secca enormemente scoprire che una salita in montagna che tre anni fa facevo tranquillamente adesso la faccio con un fiato pesantissimo è vero e sento dentro di me vacillare le forze il saper camminare meno mi dà un sacco di fastidio perché ho nessuna voglia di non essere capace invece ho visto ieri un piccolo bambino che crudelmente veniva forzato da sua madre a camminare da solo e lui non aveva nessuna voglia è vero che appena poteva si voltava riabbracciava la mamma e stava lì lei faceva benissimo a insegnargli a camminare ma lui del suo non saper camminare faceva un'occasione splendida per immergersi nelle carni abbondanti della sua mamma e lì stare tutto caldo tutto tranquillo con nessuna voglia è vero di imparare a camminare credo che diventare piccoli nell'indicazione del Signore voglia dire questo recuperare con attenzione con sapienza e con una capacità profonda le ferite, i limiti, le povertà della nostra vita per farne come sempre ci diciamo i grandi luoghi del bacio di Dio i grandi appuntamenti che il Signore fissa per noi essere povero in spirito e cioè diventare povero in spirito vuol dire in qualche modo quindi cogliere dentro nella nostra esistenza nel nostro pensiero quegli spazi di ferita quegli spazi appunto di afflizione di esclusione di persecuzione e viverli in modo nuovo perché sono in realtà istintivamente i luoghi e le celebrazioni della nostra indignazione della nostra rabbia del momento in cui cerchiamo di reagire per non essere così per non rimanere così e invece possono diventare i luoghi dell'abbraccio e del bacio di Dio è bello cioè essere sufficientemente liberi dal punto di vista interiore per potere tranquillamente essere afflitti per esempio anzi come dicevamo per potere tranquillamente piangere ricordavo un fratino francescano che alla verna conduceva a vedere quello sasso spicco staccato dove Francesco si ritirava a pregare questo fratino alto così magrolino vecchio svelto come un topo mi ricordo con impressione tremenda che quando si risaliva le scale di ste sasso spicco lui non solamente ci superava ma addirittura correva sulla balaustra di pietra ed era già lassù che noi eravamo ancora lì boccheggianti questo fratino che secondo me era sonato però ci raccontava sempre perché si portavano sempre i bambini di tutte le generazioni a vedere la verna è vero che San Francesco era diventato cieco perché aveva pianto molto sulla passione del Signore è vero che Francesco è morto cieco praticamente e è vero che i fioretti raccontano appunto che questa cicità era dovuta al suo pianto sulla passione di Cristo e questa notizia che vabbè insomma collocavo nello spazio della leggenda mi dava anche un po' fastidio perché insomma poi questa passione di Cristo la sappiamo da quando siamo nati insomma mica ci si può poi sempre troppo comuovere cosa si fa è un dato che ne so Cristo è la sua passione e mi sentivo poco commosso stoltissimo no? stoltissimo e ci ripensavo proprio ieri ascoltando questo giovane vescovo e per dire che invece aveva perfettamente ragione il frate Topolino perché in realtà ogni afflizione celebra il mistero della passione di Cristo ogni ferita ogni sventura ogni condizione mortificata della vita è una straordinaria celebrazione della passione del Signore perché non piangere dunque e quindi credo che in realtà Francesco piangesse perché è totalmente povero in spirito cioè totalmente libero da sé e quindi totalmente aperto al mistero del Signore era guidato dallo spirito del Signore a cogliere la presenza di Gesù e della sua passione nel pianto di un bimbo come in una casa che era condotta nella desolazione come in un popolo ferito come in una chiesa distrutta e Francesco piangeva e piangeva sempre sulla passione del Signore che lui coglieva negli occhi che lacrimavano nei segni della fede desolati e quindi in tutti i luoghi dove in qualche modo il Cristo si rendeva presente e Francesco piangeva aveva ragione lui era veramente lui il povero in spirito appunto che invece di piangersi adosso è vero di piangere d'orgoglio di piangere di rabbia sapeva vedere il suo Signore e quindi dappertutto piangeva era Francesco che appunto essendo povero in spirito era anche puro di cuore e il puro di cuore che cos'è? è una sono occhi che non sovrappongono nulla alla meraviglia che ogni altra persona è d'essere cioè un'icona un segno una scintilla del Signore la castità che cos'è? la castità è la possibilità di vedere in ogni persona da un bimbo a un vecchio da una donna bellissima al volto di mia madre semplicemente il volto del Signore i puri di cuore sono quelli cioè che vedono bene che in ogni carne si è impressa il mistero del verbo eterno di Dio e che quindi Cristo è colui che ci sta davanti e che quindi nessuna carne nessuna persona può essere luogo di aggressione di rapina di soprafazione di uso violento ma ogni carne è luogo di attenta devozione perché in ogni carne si è resa presente la carne del Signore questi credo sono i puri di cuore penso che siano loro ancora appunto dei poveri in spirito capite che non sovrappongono cioè altre cose perché noi non siamo dunque dei poveri in spirito perché noi a quella croce di Cristo che è stata impressa in noi il giorno del nostro battesimo sovrapponiamo una infinità che dire di ricchezze di ingombri di pesi di immagini di violenze è vero e quindi l'operosità cristiana consiste in questo incessante ritrovare in noi una dimensione di bimbo che è in qualche modo la freschezza la bellezza di quella creazione nuova che Dio ci ha impresso nel sacrificio di Gesù ritrovare in noi cioè la persona stessa di Cristo questo è il mistero e la beatitudine della povertà perché ognuno di noi è cristiano è vero? e che bello che è questo ognuno di noi è cristiano che vuol dire che è di Cristo ma che vuol dire anche che il suo cammino si impera nella sua trasformazione in Cristo eh? ognuno di noi è dentro a questa straordinaria diciamo così metamorfosi e celebreremo il testo della trasfigurazione anche quest'anno se Dio vorrà nella seconda domenica di Quaresima in ognuno di noi sta operandosi una trasformazione nella direzione di Gesù ma però non solamente la nostra persona ma tutto intorno a noi è chiamato a questa conversione e trasformazione nel mistero del Signore per cui il povero in spirito è colui che con l'Apostolo dice io non ho voluto conoscere in mezzo a voi se non il Cristo e questi crocifisso per tutti questi motivi voi siete quel popolo di Corinto e qui bisognerà fare qualche precisazione che sotto lo sguardo affettuoso dell'Apostolo che gli scrive dice ma tra di voi non ci sono poi molti nobili vero? né molti ricchi né molti potenti e qui volevo stabilire con voi una piccola regola riguardo al modo di ricevere le parole del Signore voi non dite bene se voi pensate che questa faccenda si potesse dire in quel momento in quell'anno in quel mese di quegli abitanti di Corinto che erano tutti degli scaffati e chissà perché il Padre Eterno aveva scelto solo della gente da poco è vero? ma di noi non si può dire sbagliato questo perché? perché succede questo che quando un avvenimento entra nella Santa Scrittura perché è visitato dalla potenza di Dio diventa in qualche modo una storia normativa provo a spiegarmi cioè a dire anche i cristiani di San Martino o di non so dove perché diversi di oggi non vi conosco insomma da dove venite quelli che in questo momento siete qui in ogni caso siccome siete qui e siete dei cristiani siete tutti dei poveretti ah sicuro se no non sareste cristiani e l'esperienza cristiana l'esperienza della vita cristiana cioè la conoscenza amante di Gesù perché questo è l'essere cristiani non è essere bravi no? anzi essere cristiani è essere sicuri sempre di più che siamo cafoni ma sempre di più amati da Dio in Gesù dunque l'esperienza cristiana è irrimediabilmente anche la nostra crescente certezza che fra di noi non ci sono né nobili né potenti né ricchi perché Dio ha scelto le cose stolte di questo mondo per confondere quelle sapienti il che mi consente allora di arretrare ancora nella meraviglia del testo di Sofonia là dove dice e io lascerò in mezzo a te Gerusalemme un popolo umile e modesto il mio compito di prete oggi è quello di proclamare su di voi la beatitudine della vostra povertà beati voi fratelli perché siete poveri in spirito e quindi il Cristo in voi trova spazio il Cristo si compiace dei vostri occhi e può piangere nei vostri occhi il Cristo può trovare spazio nella vostra passione di pace e può farsi in voi vittima di pace perché questa tra l'altro è la beatitudine dei facitori di pace i facitori di pace non sono degli abili organizzatori di assemblee dove si cerca di dialogare faticosamente per trovare la pace i facitori di pace sono le vittime della pace sono gli agnelli della pace sono quelli che pongono la loro vita e con questo costruiscono gli unici veri ponti della pace proprio come ancora ci raccontava quel vescovo di ieri dove ci diceva una cosa meravigliosa diceva cioè che questa chiesa piccolissima piccolissima a costo di rischiare la sua estinzione instancabilmente si poneva in mezzo per la pace non accettando la logica delle divisioni nazionali delle divisioni religiose è vero e cercando di fare sempre per tutti e richiamando la verità assoluta di questo per tutti un essere per tutti sottolineava con grande acutezza tra l'altro dolorosa perché diceva sono secoli e secoli che stiamo insieme e non è che sia facile stare insieme e diceva la mia famiglia non ha più la casa e ce l'hanno portata via i musulmani però aggiungeva adesso però si riesce ad andare più d'accordo con i musulmani che con i nostri fratelli cristiani che roba che roba che immenso dolore e però che bellezza di speranza ma noi non accettiamo questa divisione dice sono sedici secoli che questa chiesa è qui adesso è più niente ci diceva proprio per dire di una chiesa intera una diocese che non c'è più non c'è più neanche un cristiano neanche un cattolico neanche una chiesa niente ci diceva in quella diocese là c'erano 88.000 cattolici ce ne sono 6.000 adesso una distruzione tremenda diceva in quel paese se tu non sai che lì c'era una chiesa ah non puoi immaginarlo perché è proprio arata nulla e in questa grandissima desolazione dice però mettiamo su delle scuole di come dice multietniche per tutti che bello è proprio vero che dopo la morte c'è la risurrezione è proprio vero è proprio vero che dunque non dovete temere le vie di povertà lungo le quali il Signore ci trascina perché sono i luoghi da dove far risplendere la sovrabbondanza della sua luce è una condizione essenziale tutti gli spazi che in noi non sono povertà dello spirito diventano spazi di azione nostra di pensiero nostro di sforzo nostro che è una cosa peraltro anche onorevolissima buonissima figuratevi se non è bene sforzarsi per diventare buoni ma la gran fregatura è che non è roba sua è roba anche bella che merita attenzione ma guarda come si è sforzato ma è roba nostra il povero in spirito non sopporta di rischiare che ci sia un'azione umana abbandonata a se stessa questo ormai non è più sopportabile perché perché la nuova naturalità dell'umanità sono queste nozze che Dio ha stabilito con l'umanità allora adesso non si può più pensare di costruire una storia singolare o di un popolo come da soli nella solitudine tremante della creatura ferita questo non è più sopportabile bisogna essere poveri è necessario cioè non saper fare non voler fare non voler pensare è necessario questo ormai altrimenti non costruiamo più per la speranza e quindi siamo spaventati quando dentro di noi io non guardo fuori c'è una abbastanza dei guai che combino io ecco siamo preoccupati quando dentro di noi si rierge un'ipotesi di una personalità capace di costruirsi in una specie di circolarità perfetta e chiusa sono capace è vero mi realizzo trovo questo è il più grande guaio oggi con mite e coraggio questa povertà nello spirito dunque la domandiamo ne facciamo proprio la nostra preghiera vogliamo diventare poveri in spirito che vuol dire che vogliamo diventare quello che già siamo perché questa croce in realtà è stata già impressa nei nostri cuori noi non vogliamo più essere di noi stessi noi vogliamo essere di lui questo segreto della vita è accompagnato da questa beatitudine che scende come una rugiana no? dice beati i poveri in spirito beati gli afflitti perché saranno consolati beati i puri di cuore perché vedranno Dio mi viene voglia di dirvi ma secondo voi questa beatitudine quanto? dopo? dopo? no no no no no adesso adesso adesso siate molto esigenti come cristiani mi ricordo che quando appunto chiedevo a mio padre che cosa voleva dire pregare lui mi diceva che era fare a Dio delle domande difficili siate esigenti nei confronti di Dio lui ama questi figli prepotenti la beatitudine vogliatela adesso in che modo? così provate intanto a dire che la beatitudine è lui stesso il Signore con voi e provate a dire dunque che storicamente concretamente la beatitudine è la sua presenza a voi è il suo celebrare lui la vostra vita allora dunque nella beatitudine che mi sono scelto per il 96 appunto quella dell'afflizione io non mi aspetto assolutamente di essere consolato nel 97 e neanche nell'aldilà voglio nel 96 anzi il 28 gennaio oggi e come avviene questo? e avviene così che l'afflizione come tutta l'esistenza cristiana come ogni esistenza di un credente è camminare su un crinale mi ricordo di avervi raccontato che uno dei guai maggiori di certi comodi cammelli che accompagnano dal monastero di Santa Caterina nella penisola del Sinai fino in cima al monte è vero hanno un difetto tremendo questi cammelli è che gli piace sempre camminare sull'orlo della strada e pergiunta per la loro strana forma una volta la gobba ti butta tutta verso il monte ma una volta ti butta tutta verso il fuori allora il mio sindacato degli ipertesi che patisce anche le vertigini quando la gobba va dall'altra parte non è per niente contenta e però è una immagine graziosa della vita del credente il credente Dio lo fa sempre camminare su un baratro sul cicchio ed è il credente colui che sperimenta come il tutto e il nulla la speranza e la disperazione la vita e la morte si bacino continuamente e quindi se la gobba del cammello si sposta da una parte tutto è vita e dall'altra tutto è morte e Dio ti tiene lì cammina lì dice ragazzi mi è arrivata una sentenza di morte dice è la vita questa questo è il credente questa è la condizione nella quale il credente cammina ebbene allora anche l'afflizione è un camminare sul crinale tra la disperazione e e ancora lui e Gesù è difficile pensare a una sperimentazione più profonda dell'afflizione cristiana circa appunto la presenza del Signore nella nostra vita se qualcuno di voi in questi giorni è visitato in modo particolare dall'afflizione sa che questo che io dico è vero l'afflizione cristiana è una straordinaria beatitudine perché è un abbraccio straordinario e tenerissimo del mistero del Signore e della sua passione la beatitudine dell'afflizione fa sentire per esempio tutta la stoltezza di certe ebrezze nostre così un po' costruite eppure così labili così effimere così fuggitive così pronte a riversare una grande amarezza e l'afflizione che è una condizione sconfitta della vita è un spazio straordinario della affettuosità del Signore beati gli afflitti come beati tutti gli altri perché è beato il nostro Signore lo sapete di un gruppo di amici che ho a Bologna che sono tutti messi male tutti stordi tutti feriti tutti e si sono messi in gruppo e dopo però siccome creavano delle domande un po' difficili al Cardinale il Cardinale mi ha detto se potevo fare un po' da prete di questi personaggi formidabili di cui sono molto amico persone di grande valore allora hanno deciso di scegliersi un nome dovendosi scegliere un nome gli è venuta in mente la beatitudine ma scegliendo la beatitudine non gli è venuta in mente quella del Nuovo Testamento ma gli è venuto in mente un testo profetico che noi ascoltiamo tutte le notti sante di Pasqua durante quella lunga liturgia della parola e lì l'espressione è così beati noi e loro si sono chiamati così beati noi la frase del profeta prosegue in questo modo beati noi perché ciò che piace a Dio ci è stato rivelato beati noi beati noi lontanissimi da questa beatitudine perché siamo sempre un po' distratti un po' pigri un po' fuggitivi davanti al mistero di Dio è un fuoco troppo grande e la nostra anima infreddolita si ritrae e tuttavia è stato seminato in noi il fuoco di Dio beati noi perché Cristo cioè ciò che è gradito a Dio Cristo ci è stato rivelato ed è stato rivelato alla nostra carne prima che alla nostra mente e questo è importantissimo no? è importantissimo anche la nostra carne quando è così povera da non pensare quando è così povera da non essere più capace neanche di pregare la nostra carne porta già dentro di sé il linguaggio di una creazione nuova beati noi perché ci è stato rivelato Cristo che è colui che piace a Dio di un hotel per aver guardato che pibe legge la nostra carne è Hilfe per aver in mano è vero resta y certainly per aver guardato