-Battesimo del Signore imelia GiovanniNicolini Anno A 19960107.mp3
Data: 07/01/1996
🗣️ Lettura Vocale Testo:
Testo dell'Omelia
E' il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi delizio, ho posto il mio spirito su di lui, egli porterà il diritto alle nazioni, non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spesserà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta, proclamerà il diritto con permessa, non verrà meno e non si abbatterà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra e per la sua dottrina saranno in attesa le isole. Così dice il Signore Dio che crea i cieli e li spiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l'alito a quanti camminano su di essa. Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano, ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre. Parola di Dio. Parola di Dio. E questo è il mio figlio diretto, la sua parola ascoltate. E questo è il mio figlio diretto, la sua parola ascoltate. Dato e l'ora al Signore figli di Dio, date al Signore gloria e potenza, date al Signore la gloria del suo nome, prostratevi al Signore in santi ornamenti. E questo è il mio figlio diretto, la sua parola ascoltate. Il Signore tuona sulle acque, il Signore sull'immensità delle acque, il Signore tuona con forza, tuona il Signore con potenza. E questo è il mio figlio diretto, la sua parola ascoltate. il Signore. Il Dio della gloria scatena al tuono, nel suo tempio tutti dicono gloria. Il Signore assiso sulla tempesta, il Signore siederà per sempre. E questo è il mio figlio diretto, la sua parola ascoltate. Dagli Atti degli Apostoli, al capitolo decimo, dal versetto 34 al versetto 38. Pietro prese la parola e disse, in verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga è a lui accetto. Questa è la parola che Egli ha inviato ai figli di Israele recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti. Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni, cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazare, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. Parola di Dio. Egli ammora a terra di Dio. Alleluia Alleluia Alleluia Alleluia Alleluia Alleluia Alleluia Si aprirono i cieli Il padre Il padre Il padre dice Questo è il mio figlio Indiletto ascoltatelo Alleluia Alleluia Alleluia Alleluia Alleluia Alleluia Alleluia Alleluia il Signore secondo ui del comito Signore into secondo axis e Nухabalia è il Signore e questo si stesso credo ci ai crying從 un fenomeno e escandalificato poi tes helped Omega mandò a un canto di risvegliation per passi ma che ci saranno i dati. Mi dovanti però, poter appiccettere, dicendo che io ho bisogno di essere abitato da te, e tu chiedi da me. Ma se tu mi chiedi, lascia fare te ora, perché consiede che così attenziamo i nostri figli. Allora sbagli a tutti. E' da mattinato, a Gesù ci ha dato, ed ecco si aprirano i cieli, ed ed esiste lo Spirito di Dio, che entra in tutta la tromba, che venga in più. Ed ecco la voce da un cielo che disse, questo è il Dio sempre in mezzo, nel quale ci sono come Gesù. ed ecco la voce di Dio. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. ascoltatelo, andategli dietro, siate bravi. Oggi tutta la liturgia di questo giorno è come un grido e un'estasi di Dio che proclama quanto gli è prezioso questo suo figlio, quanto gli è caro questo suo figlio. E vuol parlare bene di lui al nostro cuore, vuol incoraggiarci perché? Perché da oggi, proprio dall'uscita dalle acque del Giordano, Gesù comincerà a chiamarci e anche quest'anno noi saremo chiamati da lui, saremo invitati ad accostarci a lui, ad ascoltarlo, a seguirlo, ci porterà attraverso vicende e luoghi. Ebbene, come faremo a seguirlo? Lo faremo ricordando questa grande voce che oggi scende sul piccolo Gesù, dicendo subito che è una cosa assolutamente opportuna che il Padre faccia questo, perché altrimenti è così delicato e misterioso il cammino di Dio che noi non lo riconosceremo. Dov'è Gesù? E non sapremo trovarlo. C'è una persona particolare, c'è una strada speciale, c'è una sapienza speciale in mezzo a tutte le altre, che è proprio quella giusta, c'è una via che è della salvezza, c'è una porta stretta e luminosa per la quale possiamo anche noi cercare di dirigerci, c'è una mano di cui fidarci? Ebbene sì, questa mano c'è, ma il Padre la deve segnalare, appunto la deve segnalare, perché altrimenti noi non potremmo riconoscerlo. Ed è bellissimo questo, che noi non potremmo riconoscerlo, perché questo, come sapete, è il segno straordinario della strada che Dio ha fatto verso di noi. Di pensare senza questa voce del Padre dovremmo dire che si è perso tra noi, e si è perso tra noi al punto tale che non riuscimo più a trovarlo, a riconoscerlo. Allora c'è bisogno di oggi, capisci? E c'è bisogno di tutte e due gli avvenimenti di oggi, c'è bisogno di quel piccolo, preziosissimo dibattito tra Gesù e Giovanni Battista, che solo il Vangelo di Matteo ha custodito, proprio quello che noi abbiamo ascoltato, e c'è poi bisogno della voce del Padre, c'è bisogno di quel dibattito e di quell'ultimo passo, c'è bisogno che Gesù entri nell'acqua dei peccatori. E d'altra parte, una volta che è entrato nell'acqua dei peccatori, abbiamo bisogno che tra noi peccatori ci sia uno segnalato in mezzo a noi, perché ci sia detto, ecco, adesso fidati di Lui. E' quello a cui il Padre vuol bene. E sapete che se si andasse indietro a far ragionamenti nella preziosità delle sante scritture, dovremmo addirittura dire che questo Gesù meraviglioso, che al Padre piace molto, è proprio la creatura umana, a immagine e somiglianza di Dio, così come Dio l'ha creata. Di Adamo si sa poco, se non qualche notizia delle origini, notizie importanti, buone e cattive, è vero, ma invece certamente si sa molto di Gesù. Per cui, da Gesù in poi, e da questo momento al Giordano, quando tu vuoi sapere come piace al Padre che questa creatura simile a Lui sia, cammini, dica, patisca, muoia. Ebbene tu adesso hai davanti la bellezza di questa creatura a immagine e a somiglianza di Dio, perché Dio nel suo Cristo è venuto a recuperarla e a restituircela. Adesso sai com'è la bellezza dell'uomo, perché altrimenti di proposte di bellezza, di sapienza, di verità, ce ne sono molte. E perché non dire che sono molte, quindi, le vie della verità, della bellezza, della pace? Ma certo, volentieri diciamo, anzi, molto di più, vedremo proprio a motivo di Gesù Cristo, anche noi veniamo convincendoci, sia pure con tutte le fatiche del nostro orgoglio, delle nostre divisioni, dei nostri linguaggi, di quello che il nostro amico pescatore, il nostro amico Pietro, si va convincendo, sto proprio, convincendomi che però allora ogni persona, da qualunque popolo, terra, cultura, civiltà, venga, se è dentro a questa immagine di Gesù, è gradita a Dio. È proprio vero. E infatti i cristiani si caratterizzano per essere appassionati ricercatori del volto del Signore. È vero? Molte volte noi dobbiamo dire che questo è il nostro impegno di sapienza e di carità. Molte volte noi siamo qui a dire che purtroppo abbiamo smarrito in certe circostanze, in certe facce della nostra vita, lo splendore di questo impeto del cuore a trovare su ogni volto e in ogni circostanza le sembianze del nostro dolce Gesù. Perché quando una persona o un avvenimento è davanti a noi, è noi davanti a quella persona e a quell'avvenimento, per un canto del nostro cuore che solo lo Spirito Santo può suscitare in noi, possiamo dire, è il Signore. È il Signore. Allora tutto entra, no? Nella verità, nella pace. Tutto si aggiusta, tutto si purifica. Anche le cose dolorose, anche quelle difficili, anche quelle che sembra abbiamo dovuto subire, anche uno schiaffo dell'esistenza che razionalmente non può apparire che come un'ingiustizia, una cosa indesiderata, non voluta. Quante volte, no? Abbiamo questa obiezione del nostro stesso cuore. L'avessi scelto, avessi voluto, lui l'ha voluto, ma quest'altro ha tutto subito. È piccolo, mendicante della vita, ferito. La sua esistenza, per quello che io posso appunto capire con la mia testa, è un'esistenza tutta, tutta prigioniera, tutta nel buio. E io entro nello sgomento a dire, ma che senso ha questa vita? Finché non posso dire, è il Signore. Finché non posso riconoscere, anche in quella creatura così piccola e così povera, il volto del Signore. Allora, per questo era necessario l'ultimo passo. Volevo farvi notare così di passaggio, no? Che è molto bello il fatto che avendo celebrato la festa ieri e un'altra festa oggi, ci troviamo davanti a una specie di ostacolo simile, in circostanze del tutto diverse, no? Ieri che cosa vedevamo? vedevamo che l'epifania del Signore si realizzava perché c'erano uomini che venendo da lontano andavano fino a Lui. Oggi è in certo senso un cammino rovesciato, no? Può essere riconosciuto il figlio di Dio perché Lui viene da noi. Ieri eravamo noi i lontani che venendo dalle lontananze dei nostri peccati, delle nostre idolatrie, del nostro paganesimo, pian piano, ci siamo mica ancora arrivati, è vero? Siamo ancora molto pagani, siamo ancora molto idolatri, siamo ancora all'inizio della vita cristiana, è vero? Non ci spaventa nessuno che è idolatra e pagano perché lo siamo anche noi per tantissimi aspetti della nostra vita. Credo che siamo magari dei pagani anonimi, nel senso che poi ci riteniamo cristiani, ma via, in moltissimi atteggiamenti della nostra vita siamo ancora enormemente indietro dal pensiero e dal cuore del Vangelo, è vero? Tant'è il Signore a pazienza. Guai se qualcuno non si identificava da ieri anche con questi che venivano così da lontano. Tutti veniamo sempre da lontano. E però c'è questa stella che ci guida bene e s'andava a Lui. Oggi capite? Lo stesso mistero è celebrato in qualche modo in senso rovesciato perché è Lui che viene a noi ed è Lui che proprio perché viene a noi e viene dentro nella nostra storia. in modo direi quasi drammatico, anzi senz'altro, così drammatico proprio per questo e per la voce del Padre noi allora possiamo riconoscere. Ebbene, in tutte e due le vicende, quella di ieri e quella di oggi c'è un ostacolo. L'ostacolo di ieri era palesemente negativo, palesemente cattivo. Noi mi sembra lo identificavamo in due aspetti, no? Da una parte c'era quella che rappresenta l'enfasi disperata della solitudine dell'uomo che è la sete del potere e la violenza e quindi l'enfasi del gesto omicida. Di Caino c'era quel povero disgraziato di Erode, è vero, menzognero, violento, cupido, che organizzava subito la sua trama. È vero, perché questo è di fatta la condizione del cuore umano quando si è allontanato da Dio. Ma poi per la verità ci rattristava anche un altro ostacolo, è vero? Come ci sembravano fredde ieri le scritture. È il punto di tutto il Vangelo in cui la Bibbia è più brutta, è vero? Bisogna dirselo questo, che la Bibbia è bellissima, ma quando il nostro cuore è raffreddato, quando la nostra testa è impigrita e ottenebrata, anche le scritture non fanno più luce. Allora Erode mandava a dire, ma dov'è che deve nascere? E loro, ovvero, sembra che facciano fatica tirano fuori le concordanze, chissà, sono andati dai professori e alla fine hanno detto, ma dove nascere a Betlem? E non muove niente. Com'è triste quando persino la scrittura, che è il deposito prezioso, lo scrigno divino della parola di Dio, non dice più niente, è vero? Ostacoli, insomma. Però non si lasciavano fermare gli angeli, i magi, e noi tenevamo per loro e per la stella, è vero? E dicevamo coraggio, e loro superando, un po' perché sono furbi, un po' perché sono semplici, chissà, tanto sta che ce l'hanno cavata. E l'incontro è avvenuto. Oggi l'ostacolo sembra che avvenga in tutte altre circostanze, buonissime circostanze. Questo per dire che qualche volta l'ostacolo del Signore è un elemento negativo della vita, qualche volta potrebbe essere anche un elemento positivo, è vero? In fondo l'abbiamo visto anche nel nostro Giuseppe, proprio il giorno della vigilia di Natale. Ma che Natale abbiamo festeggiato quest'anno con tutte queste feste concentrate una sull'altra. E stava per nascere il nostro Signore, ma eravamo ancora nel dubbio del giusto Giuseppe, che si chiedeva che cosa doveva fare. È vero? Certe volte, dunque, anche le buone disposizioni possono essere un po' un ostacolo. Perché? Perché poi alla fine quello che è chiesto è sempre l'abbandono della fede. E l'abbandono della fede, da una parte, è scritto in continuità con tutte le cose buone che Dio ha messo, ma poi esige che si sia bambini, che ci si faccia prendere per mano. Avete sentito com'è bella quell'espressione del prendere per mano? Avete sentito l'affettuosità con la quale il Padre si china su Gesù e dice, ti ho preso per mano. È bellissimo pensare che oggi noi iniziamo un cammino in cui ci faremo prendere per mano da Gesù e Gesù è quello che il Padre ha preso per mano e non ha trovato resistenza. Pensatelo così, il Signore, come uno preso per mano dal Padre che mitemente cammina e ci porterà fino a Gerusalemme, poi fino alla nostra casa, quella dove tutti desideriamo andare, la terra stillante latte e miele della risurrezione e del sorriso di Dio. Dunque, ecco, alla fine è poi questo che bisogna fare. E anche qui nella buona intenzione di Giovanni potrebbe nascere un ostacolo. Quale potrebbe essere l'ostacolo? È in fondo la percezione che Giovanni ha, e che è la grande consapevolezza che deriva al popolo del Signore d'avere vissuto queste centinaia di anni, dentro l'alleanza del Sinai, dentro la legge, dentro questa fedeltà che li ha consegnati anche in così grande povertà in mezzo a tutte le nazioni della terra, i loro piccoli, fedeli, diandanti, tutti concentrati in quell'immagine bellissima che abbiamo trovato, in quei pastori vigilanti della notte, vi ricordate, è vero? Che aspettavano questi grandi inventori e custodi della speranza, che sono i padri ebrei, questi uomini e donne così consapevoli che la creatura umana è fragile, che non deve illudersi né con le divinità della guerra, né con quelle dei quattrini, né anche con quelle più sublime e positive, perché è prigioniera del peccato e della morte. È vero? Ci sono due volte queste parole della prigionia oggi, nelle parole del profeta Isaia, quando dice il padre a Gesù, ti ho mandato qui per liberare, due volte gli dice dalla prigione, dal carcere, dalla reclusione, perché l'umanità è messa così. Certe volte nelle galere ci sono degli assistenti sociali che creano anche un clima abbastanza sopportabile, è vero? Però sono sempre galere. Chi ci tirerà fuori dalla nostra prigione? Ebbene ecco, questo è il punto delicato. Gesù non può accettare la proposta di Giovanni, che è pure quella di dire, ecco ma stai venendo te, abbiamo bisogno che tu... Non poteva fermarsi lì. Perché? Perché se non faceva quell'ultimo passo e non entrava anche nell'acqua dei peccatori, la distanza non sarebbe stata coperta, non sarebbe stata eliminata. Ci sarebbe stato sempre lui fuori dalla nostra acqua, fuori dalla nostra carne di peccato, fuori dalla mia paura, fuori dalle nostre sconfitte. Bisognava che entrasse nell'acqua proprio allo stesso modo e per lo stesso motivo per cui era entrato nella nostra carne. Nella carne del pecatore, eh? Nell'acqua per i peccatori. In fila con i peccatori, ci siamo sempre detti a proposito di questa vicenda del Giordano. E dunque pecatore tra i peccatori, bisogna dirlo, sai. Bisogna dirlo, sai. Se non lo dici, non riesci ad affermare che lui poi ti ha preso per mano. Dopo dovrai dire che lui di peccati non ne ha fatto, che in quell'acqua c'è entrato innocente, che nella morte è entrato come vittima purissima, gradita a Dio, certo. Che aveva capito tutto il ladrone che diceva, e noi giustamente, ma lui non ha fatto niente di male, è vero. Però era necessario che facesse quest'ultimo passo, perché altrimenti il giusto sarebbe rimasto fuori dalla nostra vita. E mi è piaciuto molto che lo faccia anche in modo così affettuoso con Giovanni. Quando gli dice, eh, lascia fare, perché bisogna che adempiamo ogni giustizia. Lo dice coinvolgendo Giovanni. Certo, perché? È perché è un grande incontro. Oggi e anche domenica prossima dobbiamo sempre fare molta memoria affettuosa per i nostri padri ebrei, proprio a partire dal buon esempio che ci dà Gesù. E gli dice, dai, adesso dobbiamo adempiere la giustizia. E cioè tu devi preparare l'acqua per i peccatori e io devo entrarci. E io devo entrarci. Tant'è che la salvezza di ogni uomo, sapete, è di ogni popolo. Si realizza sempre lì. Sempre lì alla rima del Giordano, eh, si realizza. Poi dopo tu mi dici si realizza la croce. Beh, certo. A Cana, certo. Ma perché dappertutto si celebra lo stesso mistero. Ma oggi siamo lì. Dove si può celebrare il mistero dell'incontro del Signore? Quando finalmente sono capace di gemere per la mia prigionia e per la mia morte. Quando finalmente imparo a gridare compassione, allora in quel momento ci incontriamo. E quindi guai se non c'è la parte di Giovanni Battista. Guai se non c'è il pianto della creazione. È vero, voi lo sapete e tante volte le scritture ce lo comunicano questo, che il problema, come sempre cerco di dirvi, non sono i guai che combiniamo e i guai che gli uomini combinano. Ma purtroppo sono sempre le nostre pretese di giustizia il nostro grande guaio. Perché? Perché di fatto, vi ricordate, c'è il rischio che al Giordano scenda anche della gente, ma che lo fa per diventare ancora più brava, ancora più forte, ancora più sicura. Il massimo ostacolo del mio incontro con il Signore è la mia incapacità di piangere, la mia incapacità di confessare il mio peccato. È la mia incapacità a lasciarmi in certo senso afferrare, abbracciare da Lui. Ho paura della Sua misericordia. Ho paura della mia morte. E questo è un grande pericolo, è solo questo. Ecco perché il passo di oggi è delicatissimo e lui incoraggia Giovanni ad andare avanti e dice però lasciami fare. Mi raccomando, lasciami fare. E Giovanni è bellissimo, lo lascia, lo acconsente. È bellissimo questo. Per me è stata una delle cose forti di questi giorni. Pensare che la fede dei nostri padri ebrei acconsente alla morte del figlio di Dio, lo accoglie, lo riceve. Non se ne scandalizza, non se ne impaurisce, non lo tira fuori. È vero. E in fondo erano l'unico popolo della terra che poteva accettare questa cosa. Tutti gli altri pompano dei palloni, è vero, buttano Dio per aria e poi dicono adesso fate la gara per arampicarvi. Ma nessuno lo prende in casa. Il rapporto con Dio è sempre un rapporto specialissimo in cui l'uomo esce da se stesso. Invece gli ebrei ci hanno insegnato che è Dio che esce dalla sua casa e viene in mezzo a noi. Lascialo fare, lascialo venire. E Giovanni lo permise. E questo appunto, con il segno del battesimo della colomba, scioglie, come vi dicevo, l'appassionato canto del Padre che oggi ci presenta Gesù. Tenerlo presente perché poi ce lo ritroviamo tutte le domeniche. È vero. E se possiamo anche tutti i giorni, speriamo. Nel Vangelo di ogni giorno, speriamo. Nel cammino dentro al Vangelo di ogni giorno, ma sì. Come si fa il martedì altrimenti? Perdonate la dicressione, no? Dice, ci vediamo domenica prossima. Bella cosa. E martedì? Allora, i più forti gli basta da domenica a domenica, ma i più deboli come faranno il martedì? Allora avranno bisogno di lui e della sua parola anche martedì. Anche per quale vi, eh? Sì, per dire sempre, insomma, no? Abbiamo bisogno sempre perché siamo più piccoli, siamo più deboli. E lui si è accostato a noi i più piccoli e i più deboli e quindi ci dà un pane che può essere anche quotidiano. Bene, allora oggi ce lo descrive attraverso le parole del canto. Il canto del capitolo 42 è meraviglioso, è un po' diverso dagli altri canti del servo che sono riportati dentro nel libro di Isaia perché come in modo più diretto lui, Dio, parla, parla del suo Messia, parla del suo Gesù. E avete visto che ne parla in due maniere, no? Prima parla a noi di lui e dice, ti dico com'è fatto questo qua, eh? Perché così lo riconosciamo. E poi si rivolge a lui e però ci permette di ascoltare. Avete provato a ascoltare la bellezza di questo canto? Innanzitutto quello che ci dice. Mi ha molto colpito che parta da un avvertimento dei modi. Dice adesso le prossime domeniche quando li incontrerai nel Vangelo, come sarà questo Gesù? E dice, intanto sarà una persona la più umite, la più umite. Non griderà. Se una canna è incrinata non la spezzerà. Se un lumino è appena appena acceso non gli soffia sopra. Non lo spegne. Delicatissimo. E questo sarà un modo per riconoscerti. Sarà un modo. E permettetemi di dirvi, è importantissimo che ci avverta subito non solamente di quello che ci dirà, ma del modo come lo dirà. Mi dispiace se è così. È come se dicesse, beh ma tanto, adesso sai tante domeniche, o tra due domeniche ci si becca tutte le beatitudini, quindi a dire non so come faremo neanche a contenere quello che ci dirà. Oggi mi piace che ci dica il modo come ce lo dirà nelle prossime domeniche. Questo uomo come te che esce dall'acqua del Giordano, questo povero uomo che è entrato nell'acqua dei peccatori, si distinguerà per essere il Messia di Dio, innanzitutto per questo. Perché sarà molto mite in mezzo a noi. Questo potrà costituire anche una certa difficoltà nei prossimi mesi, perché ci saranno idoli gridanti, ci saranno verità conclamate, ci saranno sapienze violentissime. E noi dovremmo stare attenti a non farci imbambolare. Qualche volta noi cristiani, noi discepoli del Signore ci facciamo un po' imbambolare, no? Lui ce l'aveva anche detto, dice, vi diranno, è qui, è là, sono io il Cristo. Dice, non andateci, vi ricordate, no? Ci dava questo insegnamento. Non lasciamoci imbambolare. Innanzitutto c'è questa buona indicazione. È impossibile dire a il Signore se uno arriva e tratta male. Se uno soffoca, condanna, spegne, spezza, non è il Signore. E d'altra parte subito c'è l'altra assicurazione. E poi non ti molla, non cede. E finché non vince la tua battaglia, continua. Sarà fermissimo. Questo omino così mite non cederà, non si fermerà. Finché non sarà riuscito a portare il Vangelo dentro del tuo cuore. E te nel cuore del Vangelo non si fermerà mai. E infatti è proprio sempre questo, anche no, che noi ammiriamo moltissimo. È vero, quando diventiamo un pochino consapevoli diciamo, ma insomma, non si stufa mai. Anche perché c'è una volta nel Vangelo dove sembra che si stufi, vero? Quando quella volta che dice, ma fino a quando mi sopporterò? Sì, o me? Guai a noi se non ci sopporta, è vero? Allora l'altro mirabile modo è che il Signore non mi ha mai abbandonato. L'altra meraviglia è che il Signore non ti ha mai abbandonato. Tant'è che devi stare molto attento anche nei tuoi criteri di osservazione e di giudizio nei confronti delle persone, perché non ha mai abbandonato te per dirti che non abbandona mai nessuno. Sta attento quindi a non dirlo mai che c'è qualcuno abbandonato da Dio. È radicalmente non vero. E chi pensa a un mondo in cui Dio abbandona non pensa più nei termini della vita cristiana, perché questo Signore non cede, ma sempre sta inseguendo la sua creatura amata. Ma mi fermo lì perché poi tante altre robe ce le dirà dopo, nel seguito. Mi piace un momentino fermarmi anche su quello che poi, dopo aver parlato con noi, parla con lui. Appena detto questo è il mio figlio, mi piace. Mi sono compiaciuto, non so come dire. Voi non lo direste mai, no? Mi compiaccio di questi tortellini. Insomma, è una cosa un pochino troppo. Come dici dei tortellini? Mi piacciono. E il tuo bambino mi piace molto. E la mia gente mi piace moltissimo. Ebbene, ecco, Gesù ci dice, mi piace molto. Il padre ci dice di Gesù, questo mi piace proprio molto. E poi si rivolge a lui. E appunto gli dice quella cosa affettuosa, ti ho preso per mano, ti conduco. E poi gli dice anche quello che deve fare. Ti ho preso perché devi restituire la vista ai ciechi. Ti ho preso perché devi liberare. E gli dà tutto il programma. È vero. E noi possiamo ascoltare il programma oggi. Che cosa succederà le prossime domeniche? Succederà che Gesù è un figlio impediente. E tenuto per mano dal padre farà meraviglie in mezzo a noi. E noi le siamo già venute un po' a sapere oggi. E Pietro, che comincia anche lui a venirle a sapere e a capirle, a esserne contento. Perché non è una cosa sola capire e essere contenti. Pietro invece usa un'espressione bellissima per dire che capisce ed è contento. Ed è contento di che cosa? Appunto di quello che già ieri vedevamo. di questa potenza enorme di attrazione, di seduzione che il Cristo Signore ha verso ogni creatura umana. È l'unico salvatore, ma è l'unico salvatore di tutti. È una frase importante che nei prossimi mesi dovremo più volte sentirci ricordare. È solo lui. Perché capisci? se te hai la tua via di salvezza, di sapienza e di pace, io ho la mia, è vero, ognuno va bene per strada sola. Non c'è bisogno che ci incontriamo. Qui a San Martini, a casa dei nonni, in casa tua. Non c'è bisogno. Che te metta su il gruppo del Vangelo a cento. Non ce n'è bisogno. Invece perché abbiamo bisogno del gruppo del Vangelo? Perché abbiamo bisogno soprattutto della messa? Perché è solo lui. Non è vero che te vai per la tua strada. E proprio il guai è quello lì, semmai, no? Che ognuno, o fidandosi della sua testa, o fidandosi delle sue passioni, va per la sua strada. Quel per me è così. Un prete è sottoposto a questo dalla mattina alla sera. La gente che gli dice, io non resisto, io qui, io là. E tutto questo io, no? Che salta sempre fuori. È il più gran guaio che ci sia. È vero perché? Perché invece, come Gesù è mite nelle mani del Padre, anche noi bisogna che ci aiutiamo a essere miti nei confronti di Gesù. Ci saranno tante belle robe, ma nessuna cosa è bella come il Signore. Ci saranno tante parole bellissime, ma nessuna parola è bella come il Vangelo, no? Allora non puoi dire che sei contento perché ognuno va per la sua strada. Questo no. Questo no. Mi piace questo qui, dice il Padre. Avete capito? Mi piace questo qui. Le altre ipotesi sono più fragili, sono più delicate. Possono avere qualche cosa di buono, ma non possono essere il modello. Nessuno può dire venite dietro a me. Nessuno può dire. Tutti andiamo dietro a lui. Allora ci si aiuta sempre per ritrovare lui. Allora come dice, cosa ha fatto? Ma non capisco qui che cosa vuol dire questa parabola. Proviamo a capirla, dai aiutiamoci. Preghiamo insieme per capirla. Chiediamo al Signore che ci prenda per mano e ci faccia capire che cosa vuol dire. Perché per noi è importantissimo vedere sempre meglio e stare sempre di più con lui che al Padre piace molto. Allora è quello che cercheremo proprio in questo. Il vedere come nel nostro Signore tutti sono chiamati a ritrovare la verità della loro vita e la pace del loro cuore. E' per quello che prima dicevamo poi, che allora andiamo sempre attenti in mezzo alla storia delle persone, a dire questo qui nella punta dell'orecchio assomiglia al Signore Gesù. Quello là nella misura dei piedi assomiglia al Signore. Questo qui, sai che quando ha parlato era gentile come il Signore. Allora il mio vescovo mi spiegava così, che bisogna pensarla come una specie di grande bolla, un cerchio insomma, e ci si salva solo per il Signore. Allora per essere salvati bisogna che uno abbia una qualche partecipazione al mistero del Signore. Allora mi diceva, per esempio, dice c'è quel selvaggio là che adora gli idoli, eccetera, così, e è molto buono con il suo bambino. Per quel pezzo lì, la sua bolla è dentro la bolla del Signore. Dice io sono battezzato e sono anche arcivescovo. Quella parte lì sono dentro al Signore. Tratto malissimo, è vero, i miei segretari, per quella parte lì sono fuori dal Signore. Ognuno ha qualche pezzo che è dentro e a qualche pezzo che è fuori. È vero? Allora a me piace moltissimo la fetta per cui tu sei dentro al Signore. Ho bisogno della tua fetta dentro nel Signore. Non c'è nessuno che è dentro nel Signore tutto intero. È vero, qualche volta abbiamo solo una punta del dito mignolo dentro al Signore. Ha dato un bicchierd'acqua io o me. Basta poco. Ce lo diciamo sempre, è vero? Per quel bicchierd'acqua assomiglia al Signore. Però allora avete capito com'è importante che Lui ce l'abbia segnalato. Com'è bello che noi oggi possiamo uscire dalle acque del Giordano e intraprendere la nostra strada dietro Gesù. Com'è bellissimo che possiamo sperare questo con molta semplicità e molta forza per tutte le nazioni. È bello anche perché magari qualche volta succede che uno ti dice ma secondo te com'è questa roba? È giusta o sbagliata? E tu provi a fare un esercizio nuovo della tua vita e invece di dirgli se è giusto o sbagliata per me i ragionamenti di testa glielo devi provare a dire a seconda del Vangelo. Prova. Perché non è così immediato e istintivo, no? Ma il più presto dirà ah è giusta, ah è sbagliata. Ma con che criterio l'hai detto? Oggi ci è dato il grande criterio. Il grande criterio è il Signore. Vedrai, è un criterio molto severo e molto accogliente, molto piccolo e molto largo. Come sia questa faccenda? Non è sempre immediatamente facile capirlo. Certo vedo che in Lui, sto rendendomi conto che in Lui tutti trovano la speranza.