II DomenicaQuaresima-omelia_GiovanniNicolini-Dozza 20170312.mp3
Data: 12/03/2017
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Testo dell'Omelia
L'idea è anche di altre fede religiose, ma tutte suppongono che l'umanità sia capace di diventare Dio. La nostra fede, invece, dice che è Dio che è capace di diventare noi. E lo vuole. Lui ama la nostra povertà e ama noi, poveri, peccatori, ma Lui ci vuole bene. E tutta la storia della salvezza che oggi su questo monte viene ricordata, no? C'è anche quel particolare passaggio dove dice che questi due grandi supremi personaggi della prima alleanza, Mosè e Elia, parlano con Lui. Ma il verbo che è usato dal testo vorrebbe dire che proprio parlano insieme con Lui. Ecco, è come se parlassero tutti insieme. E fanno così perché tutti stanno dicendo la stessa cosa. Perché oggi, per esempio, si è ascoltato quel testo che dice che Abramo, a un certo punto, ha ricevuto un ordine da Dio. E l'ordine è quello di uscire dalla casa di suo padre, dall'ambito nel quale vive, e di partire per una terra che Lui non conosce, nella destinazione che Gli verrà data. E' profezia del figlio di Dio, che nella pienezza dei tempi lascia la casa del padre, lascia lo splendore della sua divinità, assume la nostra carne e viene a giocare con noi. La partita della storia, la partita della vita, viene ad essere uno di noi. E il miracolo è questo, no? Che oggi Lui prende questi tre discepoli che rappresentano tutti noi, li porta su questa monte e lì viene riempito della luce di Dio. Perché questa è la volontà di Dio, che noi siamo riempiti di Lui, siamo riempiti dalla sua luce, siamo invasi dal suo amore, siamo sedotti e vinti dalla potenza della sua parola. Siamo ricercati anche quando siamo lontanissimi, pervuti proprio. E pieni di oscurità qualche volta, di tenebre, di peccato, ma Lui tutti vuole visitare, tutti ama. E quindi questa trasfigurazione è di fatto il miracolo che Lui vuole compiuto in ogni esistenza. E' l'esistenza di un nostro fratello che si chiama Mario, che ieri ha fatto il suo ultimo passo verso il paradiso. Sono qui con noi oggi, ha messo i suoi cari, a ringraziare il Signore per il cammino che lo sposo e il papà ha fatto bene, fino alla grande illuminazione. E tutti siamo su questa strada. Nessuno cammina più verso la morte. Tutti camminiamo, come ci diciamo sempre, verso la pienezza della vita. Nessuno entra nella fine di tutto. Ma si cammina verso quello che è il principio di tutto e può diventare pienezza per ciascuno di noi. La beatitudine della fede in noi, povere persone da niente, ci restituisce continuamente a questa meraviglia. E' una domenica che ho, anche questa volta, pieno di sofferenze, di persone che stanno male, di persone che sono entrate nel linguaggio del pianto. Persone che sembrano stravolte rispetto a un cammino di pace, di semplicità, continuamente rapite dalla violenza dei pensieri, dei sentimenti. E penso che anche voi abbiate un po' questa compagnia. Ebbene, portiamoceli tutti a messa, no? Portiamoceli tutti a messa. Siamo a messa anche per loro. Vogliamo assolutamente essere fedeli, appassionatamente fedeli alla missione del Padre che ci manda continuamente a recuperare presenze, situazioni, miserie, povertà. Anche ieri un viaggio che ho fatto nel reparto dell'ospedale, dove nascono dei bambini che una volta non riuscivano neanche a nascere. Adesso ci riescono, ma insomma, è una vicenda. Ed è una vicenda che qualche volta non li abbandona, però, capite? Quindi è una cosa di bambini appena nato, però dove ci sono anche dentro dei signori e delle signore, insomma, in età matura che ancora si portano dietro. È la loro malattia. Ed è però bellissima, insomma, questa situazione e condizione. E anche questi giorni abbiamo pregato anche su un testo del libro del Siracide, che stranamente rende un grande onore ai medici. È vero. Anche se a un certo punto dice, se hai fatto peccati, cadi in mano il dottore. Come punizione, penitenza, è vero. Però tutto il testo dice una specie di bella collaborazione, no? Perché dice Dio ha fatto belle e ha fatto bene tutte le cose e i medici gli danno una mano. È vero. Gli danno una mano. Perché mettendo insieme quel poco che hanno imparato all'università e un po' andando a rischio e indovinello, è vero, fa sì che la creazione vada avanti, no? È vero. E gli riguardando questi bambini dice, guardate questi qui, è vero. Mi dicevano che una trentina di anni fa non c'era, insomma, no? Finivano ancora prima di nascere. E invece adesso ci sono, poi dopo ne ho conosciuto di grandi che mi hanno spiegato, voluto spiegare la loro trafila. Eh, bene, bene. Il Signore ha fatto bene tutte le cose. E quindi non solo ha creato tutto, ma poi ha mandato anche te. Beh, ha fatto bene a mandarti. Eh? Per cosa ti ha mandato? E ognuno di noi è qui questa mattina. Con il carico e l'incarico della sua obbedienza, com'è andata questa settimana? Eh, così, così, eh. Sono un po' anche scappato via, ho fatto fughino, insomma. È vero, mi sono un po' stafato. Ho trattato male qualcuno, insomma. Una settimana da sei meno o meno. Eh, va bene, è andata così. È vero. Ma tutti però importantissimi, no? Voi siete tutte persone importantissime. Perché avete attaccato a voi altre esistenze, altri luoghi, pensieri, progetti, fatiche, malattie. Eh? Tutta roba affidata a voi. Eh? Siete persone molto importanti, vero? E giocate in questo terribile confronto tra la povertà che ci caratterizza e dire, ma insomma non so cosa fare, eh. È vero. È il compito troppo alto che c'è. Eh? Può risplendere la luce anche in quella povera opacità. Il Signore vuole che sia così. La trasfigurazione. Eh? In qualche modo la Messa, la Messa è un po' il miracolo della trasfigurazione, no? Perché a un certo punto portano lì un pane, portano lì un bicchiere di vino, è vero? Ma la potenza dello Spirito riempie anche queste povere cose che diventano il corpo e il sangue del Signore. È vero? E anche la nostra povera assemblea di peccatori, eh, diventa un'assemblea di figli di Dio illuminati dalla sua misericordia che possono essere a Messa insieme a Lui e intorno a Lui. La Messa è una roba del tutto sproporzionata rispetto alla nostra vita, no? E quindi ci si va anche certe volte con un po' di imbarazzo, qualche volta magari uno anche scatterebbe via per dire, ma io ho quella roba lì. Non c'è niente. E invece no. E invece no. È vero? Siccome sei qui questa mattina, tu sei qui perché sei stato preso dal Signore e ti ha portato un po' qui in disparte, alla dozza, è vero? E ti ha portato sul monte della Divina Liturgia. È una prova generale della Pasqua, capite? Perché? Perché questo è il senso della Pasqua. È vero? È per quello che non si può dare tanto ascolto al povero Pietro. È vero? Pietro istintivamente si aveva la vocazione da Papa, no? Quindi a un certo punto dice, bene, troviamola un po' comoda anche, no? E invece no, non si può. Lui dice, ma facciamo qui tre centine così carine, voi vi sistemate qui, noi qui ci stiamo bene. Eh, non si può. Perché non si può? Perché adesso ci aspettano tre domeniche di fuoco. E non si può fermarsi qui, capite? Perché non ci si può? Perché domenica prossima lui vuole incontrare la donna di Samaria. L'avete un po' in mente, eh? Quella lì che all'inizio si dà un po' di arie, è vero? Come mai tu che sei giudeo, chiedi a me, Samarità? Insomma, si dà tutte le ariette e poi piano piano si scopre, è vero, tutta la sua povertà, che è povertà d'amore. E quindi non si può lasciare lì, da parte, questa umanità, è vero, assettata e bisognosa di amore. Assettata e bisognosa di essere amata. Sul monte non ci si può fermare. Non ci si può fermare sul monte perché la domenica dopo incontriamo quel secco nato, è vero, che ha mai visto la luce. Ah, ma allora bisogna andare anche là, eh? Ah, non è la mattina di Pasqua, questa è la trasfigurazione per poi proseguire il chiammino. Perché alla fine, alla fine c'è addirittura Lazaro. E c'è Lazaro nella sua tomba. E c'è addirittura l'importanza straordinaria del pianto di Gesù su Lazaro. Non si può mica perdere questo pezzo essenziale del Vangelo, no? E quel commento bellissimo della gente che troveremo, quando vede che il Signore piange sulla tomba del suo amico e dice, ma guarda come gli voleva bene. E gli vuole talmente bene che può richiamarlo alla vita. Allora, c'è un po' di strada ancora, vedete? Però prima di entrare in questi passaggi di fuoco, eh, il Signore ci vuole rassicurare. È come la luce della sua misericordia. Può entrare questa mattina anche in me, anche in te, anche in lui. È vero? Eh, certamente sarà potente anche con queste attese delicatissime del dramma della storia. Perché la storia è piena di drammi. È piena quindi di un'attesa di salvezza. È piena di un'attesa di pace, di guarigione, di carezza. L'umanità ha bisogno. Il Figlio di Dio è stato mandato per questo. Dietro c'è l'esperienza di quello che è già successo col piccolo popolo degli ebrei, di questi pastori, erranti della penisola del Sinai. È vero? Adesso questa storia arriva a pienezza. Perché? Perché questo giovanotto, oggi tutto illuminato, e commentato e presentato dalla voce del Padre. Questo è il figlio mio, prediletto, l'amato. Ascoltatelo. Questa persona, suoi molte, come sapete, è Dio. È il figlio di Dio. È il dono di Dio all'umanità. Non è l'umanità che deve raggiungere Dio. Perché è Dio che viene a visitare l'umanità. Poi celebriamo in questo momento questo desiderio assoluto di Dio di non perdere nessuno dei Suoi figli. e dice, ma siamo qui in quattro... No, siamo qui anche in abbastanza, ma siamo qui poi in quattro gatti. È vero? È vero? Però che potenza ha questa assemblea di peccatori amati da Dio e da Lui visitati? È vero? Quanti ne hai portati a messa? È vero? È vero? È? Quanta potenza ha il tuo affetto che non condanna, non separa, non ignora, ma hai imparato anche tu affettuosamente a cercare tutto quello che è perduto. in maniera che non manchi nessuno. È vero? Anche questi giorni, a un certo punto, Giobbe, ci hanno detto, ma non avete ancora un letto? E ci è venuto in mezzo che abbiamo ancora un letto. Così domani viene a stare con noi un ragazzo che dicono che è malato, non può camminare, viene dall'Africa anche lui, fa la scuola qui. È una presenza importantissima. E siete contenti? Sì. Siamo contenti. C'è una confusione in casa che non avete idea. È vero? Si fa fatica tutte le volte a capire quanti siamo a mangiare. Sì, è un po' disordinario. Però a me pare di capire che la nostra preghiera ci ha guadagnato. È vero? Ma come? Ma non dovete stare tutti bei silenziosi e ordinati? Ah beh, ma sì. È vero? Basta cominciare quando tutti dormono e lì c'è un silenzio. È vero? meraviglioso. E poi però è bellissimo che tutto si popola. È vero? Da tutti questi mandati da Dio a noi per la nostra salvezza. Perché il ragazzo che arriva domani non è mica mandato, perché semplicemente noi gli facciamo qualche favore. Lui è mandato a illuminare noi. È vero? È vero? È vero? E a darci la conferma. Il Signore quindi continua a avere pazienza con noi e a salire con noi sul monte della sua carità. Ecco, questo è il senso della trasfigurazione. Così si piglia un ultimo incoraggiamento, capito, verso Pasqua. Qualcuno che avevamo dimenticato, che avevamo visto che era una boccia persa. Finito da fare lì. È vero? Finito da fare. E no, è vero. E no. Hai recuperato anche lui, vero? C'è anche quella vicenda lì, vero? Non mollarla, eh? Non mollarla. Ma non sono capace di far niente. Tientela nel cuore. Tientela nel cuore. Continuo a presentarla. La preghiera non è un atto di separazione per cui mi isolo per dire le preghiere. È il supremo atto che noi possiamo compiere per entrare nella storia, come fa Gesù. Così anche noi lo possiamo fare. Vedete? Siamo tutti nella nuvola del Padre. Siamo tutti nella nuvola del Padre. Quella nuvola è il segno della tenda, nella tenda del convegno. Si entra in questa tenda perché lì, è vero, c'è l'appuntamento con Dio. Benissimo. Benissimo. Siamo tutti in questo momento nella graziosa nuvola del Padre con tutte le nostre amicizie, amicizie, fatiche, problemi, è vero, e tante bellissime cose in verità. Sotto questa nuvola si trova di tutto. C'è veramente la voce del Padre. C'è veramente il suo invito ad ascoltare quello che di fatto abbiamo sempre bisogno di scoprire e di riscoprire. per tutto questo sia benedetto il Signore. E noi adesso, entrando nella pienezza della liturgia, entriamo dunque nella pienezza della trasfigurazione e la luce di Dio che risplende dall'altare del Signore, risplende anche nei vostri cuori. grazie. Grazie. Grazie. Grazie.